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Lo scalone, i coefficenti, l'europa, tutti pronti alla macelleria sociale,
con l'esclusione
dei soliti noti:
Pensionati al minimo di decenza!
Ciampi
Risulta che nel 1999, a 79 anni, godeva di tre
pensioni: una INPS dall'81, pari a 8.222.150 lire mensili.
Una Bankitalia dal 1980, di 45 milioni e mezzo di lire
mensili.
Una seconda pensione Bankitalia da 12 milioni e mezzo.
Al mese, 71 milioni e passa.
All'anno, 852 milioni e mezzo.
In più, nel '99, Ciampi godeva del principesco
emolumento di capo di stato: un settennato d'oro,
senza spese di casa, d'affitto e di auto.
Oggi, oltre alla pensione di ex-presidente, percepisce
lo stipendio di senatore a vita più tutti i benefit
della carica, autoblù eterna, voli gratis, omaggi e
gratifiche. Ed ora va per gli 87 anni.
Anche il riformatore Dini dovrebbe dare il suo
contributo.
Prendeva nel '99 (poi i dati sono diventati segreti)
due pensioni, una INPS da 13 e passa milioni al mese,
e una Bankitalia da quasi 37 milioni.
All'anno, 650 milioni e passa.
Oltre, si capisce, agli emolumenti e ai benefit di
ex-ministro, di ex presidente del Consiglio, di
parlamentare.
Giuliano Amato?
Nel '99, aveva una pensione del Tesoro da quasi 442
milioni l'anno.
Padoa Schioppa? Pensione da 600 milioni annui.
Rainer Masera riceve da quando aveva 44 anni una
pensione di Bankitalia di 85 milioni l'anno.
Pur essendo giovanissimo, e occupato in carriere
bancarie da miliardario (come direttore generale di
San Paolo IMI, nel '98 prendeva un miliardo e trecento
milioni).
E i parlamentari?
Non è solo che con una unica legislatura già hanno
diritto a una pensione di 5 milioni mensili, e dopo
sette un senatore ne prende 15.
E' che se prima lavoravano come dipendenti ed hanno
abbandonato il posto mettendosi in aspettativa, il
loro ente di previdenza continua a pagargli i
contributi (cioè li paghiamo noi contribuenti), e
finirà per avere una seconda pensione gratis.
Non si osa pensare quanto prenderà di pensione - o già
prende - un tipo come Cimoli, coi suoi 179 mila euro
mensili di stipendio; e gli altri grand commis, e i
consiglieri regionali, i direttori generali regionali,
la folla dei dirigenti provinciali e comunali. a
Milano, anche il presidente di un consiglio di zona
già «ha diritto» a 2 mila euro mensili.
fonte\r.lavoro\ecn
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