Lottiamo per una pensione pubblica dignitosa!
Con l’approvazione della finanziaria lo scorso dicembre
è entrata in vigore la controriforma sul Tfr per i lavoratori dipendenti.
La controriforma, che per ora riguarda solo i lavoratori del settore
privato (il Governo punta entro febbraio a promuovere una legge ad hoc
anche per il pubblico impiego) riguarda solo il Tfr futuro e non quello
già maturato, per il quale continueranno ad essere applicate le vecchie
regole.
Entro 6 mesi (dal 1 gennaio al 30 giugno 2007) i
lavoratori dovranno decidere la destinazione del proprio Tfr, per chi
verrà assunto successivamente, invece, il tempo di sei mesi per decidere
decorrerà dalla data di assunzione. Ciascun lavoratore dovrà decidere se
utilizzare il proprio Tfr per costruirsi una pensione privata oppure
lasciare le cose come stanno.
Nel primo caso, il Tfr verrà destinato
ad un fondo pensione; nel secondo caso continuerà ad essere accantonato
mensilmente. In base alla nuova normativa se l’azienda presso la quale si
lavora ha meno di 50 dipendenti, il Tfr rimane in mano al padrone; se
invece ne ha più di 50 viene versato attraverso l’Inps alle casse del
Tesoro, per il lavoratore non cambierà nulla rispetto a prima rispetto ai
rendimenti e le tutele di questi anni . Ma mentre la scelta di destinare
il Tfr a un fondo pensione è irrevocabile, cioè una volta aderito non si
potrà più fare marcia indietro, l’inverso, cioè decidere anche dopo
trascorsi i 6 mesi di destinare le liquidazioni ai fondi pensione può
essere fatto in qualsiasi momento.
La scelta dovrà essere esplicita e
compiuta mediante comunicazione in forma scritta attraverso un apposito
modulo, nel caso ciò non verrà fatto il Tfr del lavoratore sarà destinato
automaticamente a un fondo pensione, secondo il metodo del silenzio
assenso.
L’affare del secolo
Le ragioni che
stanno all’origine di questa manovra sono tanto semplici quanto
preoccupanti per gli interessi dei lavoratori e per il futuro delle loro
pensioni.
Aprire il Tfr ai fondi privati significa mettere a
disposizione del mercato finanziario una massa enorme di capitali freschi
da utilizzare per la speculazione. Infatti i lavoratori accumulano ogni
anno solo in Italia quasi 19 miliardi di euro.
Per anni la pensione
complementare non è mai veramente decollata, in 15 anni (le prime leggi a
riguardo le fece il governo Amato nel 1992) hanno aderito a questo tipo di
fondi il 13% dei lavoratori dipendenti.
Il governo e gli speculatori
finanziari si aspettano nel prossimo periodo, secondo alcune stime fatte
dal ministro del lavoro un aumento dei lavoratori che vi aderiranno,
puntano ad arrivare nel primo anno a un adesione che si aggira al 40% dei
lavoratori, circa 6 miliardi di euro.
Le controriforme previdenziali di
questi anni, a partire dagli anni ’90 con Amato nel ‘92, Dini nel ’95 e
per ultimo il Governo Berlusconi, hanno scardinato il sistema
previdenziale pubblico preparando la strada al suo definitivo
affossamento. Questa è stata la premessa indispensabile per spingere i
lavoratori nelle mani delle pensioni private. Oltre ad aver permesso ai
vari governi che si sono succeduti in questi anni di fare cassa sulla
pelle dei lavoratori e dei pensionati. Sempre il ministro del lavoro
recentemente ha fatto sapere che negli ultimi 15 anni grazie alle varie
controriforme si sono risparmiati oltre 200mila miliardi di vecchie
lire.
Si è resa la pensione pubblica e quindi il sistema previdenziale
nazionale inadeguato e insufficiente a garantire una pensione dignitosa
trasformandola nei fatti in nient’altro che in un sussidio di povertà
visto che grazie alle varie controriforme di questi anni, in particolar la
riforma Dini (che ha trasformato il sistema pensionistico da retributivo a
contributivo) oggi con 40 anni di contributi e 65 anni compiuti si andrà
in pensione con meno del 60% dell’ultimo salario. Tutto questo, come
dicevamo, è servito ad aprire la strada alla costruzione della previdenza
privata, che a dire di esperti, telegiornali e dirigenti sindacali
rappresenta l’unica strada per poter avere un giorno una pensione
dignitosa per poter affrontare la vecchiaia con
tranquillità.
La verità sui fondi
pensione
La caratteristica dei fondi pensione, aperti o
chiusi poco importa è quella di finanziarsi col metodo della
capitalizzazione, cioè rastrellando i risparmi previdenziali dei
lavoratori. Questa forma di finanziamento è molto rischiosa, svalutazione,
inflazione, truffe e fallimenti (Enron, bond argentini, o per rimanere in
Italia Cirio e Parmalat sono un esempio) dei fondi sono sempre in agguato.
E se si è fortunati e se dopo decenni di lavoro il fondo esiste ancora, i
veri rendimenti saranno legati al reale andamento delle borse e
dell’economia internazionale. Infatti non si parla mai di rendimenti
garantiti ma di previsioni. Coi fondi pensione non c’è certezza. Il
risultato positivo o negativo dei rendimenti dipenderà unicamente
dall’andamento dei mercati finanziari.
Se il fondo fallisce si può
perdere tutto il risparmio versato. Esempi a proposito ce ne sono
parecchi. La Sicilcassa per rimanere a casa nostra ha fatto crack e ha
azzerato il fondo pensione di migliaia di bancari che forse riusciranno a
recuperare il 15 o al massimo il 25% di quanto versato negli anni.
I
fondi per i lavoratori rappresentano solo un pericolo e un grande affare
per i padroni. Sono loro i veri beneficiari di eventuali guadagni, coi
quali possono darsi alla speculazione più sfrenata, inseguire le borse a
livello internazionale ricercando i rendimenti a breve termine più
redditizi, senza il rischio di perderci visto che i soldi ce li mettono i
lavoratori. Speculazione che inseguendo il massimo profitto impone ai
lavoratori di essere complici dello sfruttamento, delle ristrutturazioni e
del licenziamento di milioni di altri lavoratori.
Sostengono che questo
reddito sarà garantito dagli alti rendimenti dei fondi pensioni ma nessun
fondo pensione è in grado di garantire nulla né tanto meno lo stesso
rendimento garantito dal Tfr.
Il Tfr lasciato in azienda o presso
l’Inps continuerà a rivalutarsi ogni anno dell’1,5% fisso e dello 0,75%
dell’aumento del costo della vita rilevato dall’Inps. Negli ultimi 10 anni
si è rivalutato di circa il 4%, molto più di un qualsiasi fondo
pensione.
Oltre ovviamente a tutta una serie di garanzie che coi fondi
pensione si perderanno. Se cambi azienda ti verrà restituito tutto subito
mentre se aderisci a un fondo se ne perde la titolarità.
Quando andrai
in pensione ti verrà versato immediatamente, mentre il fondo restituirà i
soldi a rate mensili solo quando saranno maturati gli anni per la pensione
di vecchiaia, ovvero 65 anni. Se si va in pensione di anzianità quindi si
dovrà aspettare qualche anno, come si dovrà aspettare se si dovrà smettere
di lavorare a causa di una sopraggiunta invalidità.
Ma c’è di più,
mentre la pensione pubblica ti verrà versata per il resto della vita dello
stesso importo, quella privata potrà diminuire in base alla possibilità
che l’aspettativa di vita aumenti, per lo stesso motivo a parità di
versamenti e soldi versati già oggi le assicurazioni private calcolano
pensioni più basse per le donne perché hanno un’aspettativa di vita più
lunga. Donne che devono già subire salari più bassi e che hanno nell’arco
della vita meno opportunità di accumulare contributi continuativi.
Fondi pensati per i giovani, ci dicono, il cui futuro con la pensione
pubblica è ancora più incerto ma che proprio perché giovani, quindi in
gran maggioranza assunti coi peggiori contratti che la legge 30 può
offrire non solo spesso e volentieri non hanno un Tfr da parte, ma non
riescono a mettere insieme qualche anno consecutivo di lavoro. Senza
considerare poi che è ormai un dato di fatto che nelle ristrutturazioni
invece i padroni danno la precedenza nel licenziamento ai lavoratori tra i
45 e i 55 anni, cioè quelli dal loro punto di vista più costosi in fatto
di salari e contributi sociali.
Rifiutare i fondi,
rilanciare la pensione pubblica
Rifiutare il trasferimento del Tfr nei fondi pensione
è la prima cosa da fare per fermare l’attacco che da anni si porta avanti
al diritto alla pensione. Ma ovviamente ciò non basta perché le pensioni
con l’attuale sistema pensionistico non danno da vivere. Dobbiamo tornare
a discutere come fare per riconquistare pensioni pubbliche dignitose per
tutti. Per fare ciò e necessario ripristinare il vecchio sistema di
calcolo cioè il retributivo, aumentare i coefficienti e rivendicare la
pensione dopo 35 anni di lavoro. Oltre ad aumentare quelle di chi è già in
pensione. In Italia oltre 5 milioni di pensionati vivono con 500 euro al
mese e altri 5 milioni guadagnano tra i 500 e i 1.000 euro.
Inoltre va
respinta la favola del collasso dell’Inps. L’Inps è in attivo, solo nel
2005 ha registrato un attivo di oltre 2 miliardi di euro e il suo
patrimonio netto è di 24,2 miliardi di euro, nonostante ogni anno i
padroni evadano qualcosa come 50 miliardi di euro di contributi
pensionistici. Senza contare che sulle casse dell’Inps continua a pesare
la gestione di altre casse come quelle di dirigenti, commercianti e
artigiani (quelle si in passivo) o che la cassa delle pensioni paga
ammortizzatori sociali come mobilità e cassa integrazione di cui dovrebbe
farsi carico lo Stato.
I soldi ci sono, solo nel 2006 i padroni hanno
conseguito oltre 41 miliardi di profitti fatti col nostro lavoro che lor
signori si sono intascati. La produttività dei lavoratori in questi
decenni è aumentata esponenzialmente ma questa produttività non è finita
né nello stato sociale, né nei salari ma nelle tasche dei padroni. È ora
di presentare il conto.
I vertici sindacali, che ora si stanno facendo
promotori di una campagna a favore dei fondi pensione perché coinvolti coi
fondi di categoria, per cui possono accedere alla spartizione della torta,
non solo devono fare marcia indietro e abbandonare questa strada che
porterà solo tragedie alle tasche e alla vita di milioni di famiglie, ma
devono anche ritirarsi dalla trattativa con Governo e Confindustria su
nuovi attacchi al sistema pensionistico. Trattativa per la quale non hanno
mai ricevuto nessun mandato dai lavoratori.
Bisogna aprire al più
presto una discussione nei luoghi di lavoro per dire No al Tfr nei fondi
pensione, denunciando quali trappole si nascondono dietro, e organizzarsi
da subito per portare avanti una campagna capillare di difesa ed
estensione del diritto a pensioni e salari dignitosi.
22 gennaio 2007
FalceMartello
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