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Mobilitazione per vicenza-dal molin PDF Stampa E-mail
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giovedì 25 gennaio 2007
Vicenza 23 gennaio 2007  assemblea sotto il tendone del presidio Dal Molin
 
 
Grossa assemblea al capannone del Presidio Dal Molin a Vicenza ieri sera 23 gennaio 2007. 200-300 persone stipate dentro il capannone. Nella prevalenza gente dei dintorni famiglie, vicentini dellà città ma anche di paesi contermini. Eppoi i primi arrivi di altri comitati come quelli di San Pietro di Rosà i quali vedono clonato in grande il loro capannone. La discussione guidata si è incentrata sull'accoglienza da riservare a una delegazione del Parlamento guidata dal presidente di Commissione De Gregorio, molto noto per essere sensisbile al miglior offerente. Alla fine l'assemblea decide per una mobilitazione di massa per giovedì nel primo pomeriggio in coincidenza con l'arrivo della commissione, se tale commissione vorrà incontrarsi coi cittadini e non andare solo a lustrare le scarpe degli americani ben venga il confronto. Ma si dubita che a De Gregorio interessino i quattro straccioni della popolazione di Vicenza, così come al console americano così per lui i veri valori sono quelli dei vari Zonin della banca Popolare Vicentina etc etc.E qui sta tutto l'arcano. 
 
QUINDI TUTTI QUELLI CHE POSSONO GIOVEDì 25 SI RECHINO AL PRESIDIO DAL MOLIN ALLE ORE 14
 
 
Nell'assemblea uno di Rifondazione dice che Lidia Menapace verrà invece al presidio. Questa venuta della deputata Menapace apre anche uno spiraglio di discussione sui 120 deputati che a Roma stanno riuniti a discutere cosa fare contro la decisione di Prodi e del governo. Sono stati invitati anche alcuni "popolani" dei quali però si è persa traccia. E' un pò esilarante una riunione contro la base che vede presenti ministri sottosegretari di un governo che ha deciso la base stessa. E sono loro ad avere la parola sui giornali. C'è chi sbandiera ancora l'idea del referendum, chi di una mozione di sentimenti. Nessuno minaccia di opporsi veramente. Qualcuno agita lo scambio Vicenza Afghanistan, come al solito, come al tempo dell'Iraq.Tutti poi pretendono di condizionare l'andamento della manifestazione nazionale del 17 febbraio che deve essere civilissima e non turbare i loro sederi ben appoggiati alle varie poltrone e poltroncine.
 
Questa tragicomica farsa politica  pesa molto sull'andamento della lotta. Si intravvede tutta una azione delle forze politiche per recuperare anche a fini elettorali il malfatto. Per cui i deputati locali dichiarano di opporsi e intanto passa il tutto e si spera in un premio elettorale futuro. Le stesse forze che hanno condotto la fase morbida dell'Osservatorio sulle servitù militari che si incentrava nell'illusione che i governanti amici e compagni bloccassero la base, soprattutto le componenti "riformiste" e sindacali adesso devono rientrare in forze e domare la protesta popolare che non ha ancora un livello di organizzazione autodeterminantesi come quello della Valsusa, per intendersi. Son ben riconoscibili perfino dentro l'assemblea del presidio tracce di vecchie soggettività dal percorso sensibilmente diverso da quello della Valsusa. Del tutto azzardato ad esempio mi pare il giudizio riportato da Il Manifesto di oggi 24 gennaio del disobbediente veneziano Tommasino Cacciari il quale eguaglia la mobilitazione di Venezia No Mose a quella della Valsusa e propone lo stesso paradigma per Vicenza. Se a Vicenza succederà quel che è successo a Venezia siamo fritti! Ha più ragione suo zio il sindaco di Venezia e margheritino Massimo Cacciari che dichiara a radio sherwood che si è aperto un nuovo cantiere del laboratorio veneto.Ma chi condurrà questo cantiere?Evidentemente anche lui vuol essere della partita e lo sarà. Vicenza ha un carattere generale, riepilogativo consultivo e di apertura di fase o di sconfittà definitiva di un ipotesi democratica e popolare di trasformazione.
 
Tutta la partita dunque sta qua. Il Veneto può diventare una più grande Valsusa, ma occorre avere il coraggio di andare al di là dei vecchi percorsi dello scontro virtuale. Bisogna andare ad uno scontro vero di massa! Una battaglia lunga e vera.L'unica forza che può fermare il ricatto americano ( CHISSA' COME HANNO RICATTATO PRODI E D'ALEMA GLI AMERICANI) è una grande mobilitazione popolare, una vera e propria resistenza. Ma per darsi ha bisogno di costruire la sua rete, il suo blocco. HA BISOGNO CHE IL PRESIDIO SI ALLARGHI, SI RADICHI, DIA VOCE ALLE COMUNITA' TERRITORIALI RESISTENTI E SI PONGA DEGLI OBIETTIVI DI MOBILITAZIONE COSTANTI CON ALLA FINE UN GRANDE CAMPO INTERNAZIONALE CHE VADA AD OPPORSI MATERIALMENTE ALLA COSTRUZIONE DELLA BASE. E BISOGNA CHE LA DIREZIONE DIA VERAMENTE DEMOCRATICA, ALLARGATA, APERTA AGLI STRATI POPOLARI. Molto più di qualche sceneggiata e della partecipazione alle varie cordate e ai vari progetti. -
 
LA GIGANTESCA BASE DEI COMMANDOS AMERICANI A VICENZA, (NON A CASO  VICENZA SEDE DELLA GENDARMERIA EUROPEA ), NON SERVE TANTO AD ANDARE NEL MEDIO ORIENTE, - anche questo certo-QUANTO A DOMINARE L'EUROPA  SUDORIENTALE. COME CAMP EDERLE HA CORRISPOSTO AL DOMINIO DEMOCRISTIANODELLA SECONDA META' DEL SECOLO SCORRSO QUESTA NUOVA BASE VUOLE CORRISPONDERE AL DOMINIO imperialista SULL'EUROPA CENTROORIENTALEMERIDIONALE. E' inutile che Diamanti si lamenti adessod della base. Anche i suoi tanto decantati artefici del Nord Est ( guardi a Zonin per esempio) i distruttori della Jugoslavia i conquistatori della Romania etc hanno bisogno dei reparti speciali che piombino nel cielo  e la nuova guerra a bassa intensità, le nuove rose dei venti hanno bisogno di nuovi covi.Purtroppo queste semplici coordinate  non sono ancora ben chiare a livello di massa. Sarebbe necessario un passo avanti a Vicenza. Bisogna riprendere la riflessione collettiva che rimetta assieme tanti anni di lotte e tanti anni di esperienze.La nuova base di Vicenza è un problema di tutti quelli che hanno combattutto a Vicenza nel Veneto, in Italia e fuori l'imperialismo e le sue guerre esterne ed interne, di alta , media o bassa intensità. Tutte le linee, le tattiche sono adesso al crivello di Vicenza.
Fermiamo davvero la nuova base di guerra e di sterminio dei popoli e del territorio.
 
Fausto
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