.: Italia Alternativa :.
.: domenica 06 luglio 2008 :.
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| Mobilitazione per vicenza-dal molin |
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| giovedì 25 gennaio 2007 | ||||||||
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Vicenza 23 gennaio 2007 assemblea sotto il
tendone del presidio Dal Molin
Grossa assemblea al capannone del Presidio Dal
Molin a Vicenza ieri sera 23 gennaio 2007. 200-300 persone stipate dentro il
capannone. Nella prevalenza gente dei dintorni famiglie, vicentini dellà città
ma anche di paesi contermini. Eppoi i primi arrivi di altri comitati come
quelli di San Pietro di Rosà i quali vedono clonato in grande il loro
capannone. La discussione guidata si è incentrata sull'accoglienza da
riservare a una delegazione del Parlamento guidata dal presidente di
Commissione De Gregorio, molto noto per essere sensisbile al miglior
offerente. Alla fine l'assemblea decide per una mobilitazione di massa per
giovedì nel primo pomeriggio in coincidenza con l'arrivo della commissione, se
tale commissione vorrà incontrarsi coi cittadini e non andare solo a lustrare
le scarpe degli americani ben venga il confronto. Ma si dubita che a De
Gregorio interessino i quattro straccioni della popolazione di Vicenza, così
come al console americano così per lui i veri valori sono quelli dei vari
Zonin della banca Popolare Vicentina etc etc.E qui sta tutto
l'arcano.
QUINDI TUTTI QUELLI CHE POSSONO GIOVEDì 25 SI
RECHINO AL PRESIDIO DAL MOLIN ALLE ORE 14
Nell'assemblea uno di Rifondazione dice che
Lidia Menapace verrà invece al presidio. Questa venuta della deputata Menapace
apre anche uno spiraglio di discussione sui 120 deputati che a Roma stanno
riuniti a discutere cosa fare contro la decisione di Prodi e del governo. Sono
stati invitati anche alcuni "popolani" dei quali però si è persa traccia. E'
un pò esilarante una riunione contro la base che vede presenti ministri
sottosegretari di un governo che ha deciso la base stessa. E sono loro ad
avere la parola sui giornali. C'è chi sbandiera ancora l'idea del referendum,
chi di una mozione di sentimenti. Nessuno minaccia di opporsi veramente.
Qualcuno agita lo scambio Vicenza Afghanistan, come al solito, come al tempo
dell'Iraq.Tutti poi pretendono di condizionare l'andamento della
manifestazione nazionale del 17 febbraio che deve essere civilissima e non
turbare i loro sederi ben appoggiati alle varie poltrone e
poltroncine.
Questa tragicomica farsa politica pesa
molto sull'andamento della lotta. Si intravvede tutta una azione delle forze
politiche per recuperare anche a fini elettorali il malfatto. Per cui i
deputati locali dichiarano di opporsi e intanto passa il tutto e si spera in
un premio elettorale futuro. Le stesse forze che hanno condotto la fase
morbida dell'Osservatorio sulle servitù militari che si incentrava
nell'illusione che i governanti amici e compagni bloccassero la base,
soprattutto le componenti "riformiste" e sindacali adesso devono rientrare in
forze e domare la protesta popolare che non ha ancora un livello di
organizzazione autodeterminantesi come quello della Valsusa, per intendersi.
Son ben riconoscibili perfino dentro l'assemblea del presidio tracce di
vecchie soggettività dal percorso sensibilmente diverso da quello della
Valsusa. Del tutto azzardato ad esempio mi pare il giudizio riportato da Il
Manifesto di oggi 24 gennaio del disobbediente veneziano Tommasino Cacciari il
quale eguaglia la mobilitazione di Venezia No Mose a quella della Valsusa e
propone lo stesso paradigma per Vicenza. Se a Vicenza succederà quel che è
successo a Venezia siamo fritti! Ha più ragione suo zio il sindaco di Venezia
e margheritino Massimo Cacciari che dichiara a radio sherwood che si è aperto
un nuovo cantiere del laboratorio veneto.Ma chi condurrà questo
cantiere?Evidentemente anche lui vuol essere della partita e lo sarà. Vicenza
ha un carattere generale, riepilogativo consultivo e di apertura di fase o di
sconfittà definitiva di un ipotesi democratica e popolare di
trasformazione.
Tutta la partita dunque sta qua. Il Veneto può
diventare una più grande Valsusa, ma occorre avere il coraggio di andare al di
là dei vecchi percorsi dello scontro virtuale. Bisogna andare ad uno scontro
vero di massa! Una battaglia lunga e vera.L'unica forza che può fermare il
ricatto americano ( CHISSA' COME HANNO RICATTATO PRODI E D'ALEMA GLI
AMERICANI) è una grande mobilitazione popolare, una vera e propria resistenza.
Ma per darsi ha bisogno di costruire la sua rete, il suo blocco. HA BISOGNO
CHE IL PRESIDIO SI ALLARGHI, SI RADICHI, DIA VOCE ALLE COMUNITA' TERRITORIALI
RESISTENTI E SI PONGA DEGLI OBIETTIVI DI MOBILITAZIONE COSTANTI CON ALLA FINE
UN GRANDE CAMPO INTERNAZIONALE CHE VADA AD OPPORSI MATERIALMENTE ALLA
COSTRUZIONE DELLA BASE. E BISOGNA CHE LA DIREZIONE DIA VERAMENTE DEMOCRATICA,
ALLARGATA, APERTA AGLI STRATI POPOLARI. Molto più di qualche sceneggiata e
della partecipazione alle varie cordate e ai vari progetti. -
LA GIGANTESCA BASE DEI COMMANDOS AMERICANI A
VICENZA, (NON A CASO VICENZA SEDE DELLA GENDARMERIA EUROPEA ), NON SERVE
TANTO AD ANDARE NEL MEDIO ORIENTE, - anche questo certo-QUANTO A DOMINARE
L'EUROPA SUDORIENTALE. COME CAMP EDERLE
HA CORRISPOSTO AL DOMINIO DEMOCRISTIANODELLA SECONDA META' DEL SECOLO SCORRSO
QUESTA NUOVA BASE VUOLE CORRISPONDERE AL DOMINIO imperialista SULL'EUROPA
CENTROORIENTALEMERIDIONALE. E' inutile che Diamanti si lamenti adessod della
base. Anche i suoi tanto decantati artefici del Nord Est ( guardi a Zonin per
esempio) i distruttori della Jugoslavia i conquistatori della Romania etc
hanno bisogno dei reparti speciali che piombino nel cielo e la nuova
guerra a bassa intensità, le nuove rose dei venti hanno bisogno di nuovi
covi.Purtroppo queste semplici coordinate non sono ancora ben chiare a
livello di massa. Sarebbe necessario un passo avanti a Vicenza. Bisogna
riprendere la riflessione collettiva che rimetta assieme tanti anni di lotte e
tanti anni di esperienze.La nuova base di Vicenza è un problema di tutti
quelli che hanno combattutto a Vicenza nel Veneto, in Italia e
fuori l'imperialismo e le sue guerre esterne ed interne, di alta , media
o bassa intensità. Tutte le linee, le tattiche sono adesso al crivello di
Vicenza.
Fermiamo davvero la nuova base di guerra e di
sterminio dei popoli e del territorio.
Fausto
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