|
Thursday 19 October 2006 |
Egr. Direttore,
sono un'insegnante
elementare ed ho avuto l'opportunità di osservare attraverso esperienza
diretta, come bambini "handicappati" per "ritardo mentale", abbiano
avuto la possibilità successivamente di frequentare con successo la
scuola media, senza l'apporto di psicologi , insegnanti di sostegno,
ecc..
Questa in particolare è la storia di M.S. , bambino chiuso ed
appena immigrato a Milano che nei primi due anni di scuola elementare
non riusciva a scrivere né leggere.
Lavorando personalmente con lui
attraverso esercizi graduali, M.S. è arrivato alla fine della 5°
elementare a comprendere e saper applicare con certezza principi e
regole chiave della lingua italiana e della matematica.
Nonostante
la sollecitazione dell'equipe socio sanitaria e del personale
scolastico, il padre decide di non portare più il bambino alle visite
psicologiche perché riteneva che non facessero bene al bambino, che
usciva da lì rattristato; né acconsentì al termine della 5° elementare
a rinnovare la certificazione di "ritardo mentale" per suo figlio, che
quindi oggi frequenta la scuola media statale senza nessun "supporto" o
"sostegno" con discreto successo.
Da qui la mia perplessità.
Possibile che per poter aiutare dei bambini che necessitano di un tempo
maggiore per avere le capacità scolastiche richieste, bisogna passare
attraverso una certificazione di handicap che li segnerà per tutta la
vita?
Possibile che, per esempio, il numero di bambini per classe
(25), non possa essere ridotto in modo da facilitare all'insegnante il
fatto di seguire con successo più programmazioni differenti?
Possibile
che vengano stanziati sempre più fondi per pagare "esperti", che alla
fine non danno risultati tangibili e sempre meno fondi per chi come le
insegnanti, sanno cosa fare?
Sempre più spesso vedo insegnanti che delegano all'"esperto" la soluzione ai loro problemi con l'alunno, ma con quali risultati?
In passato quando tutti questi "esperti" non erano nella scuola, cosa faceva l'insegnante?
Perché
non viene ripristinato il ruolo che l'insegnante una volta aveva, di
pedagogista con il bambino e di collaborazione con la famiglia?
Oggi,
gli strumenti che abbiamo a nostra disposizione per rendere i bambini
in grado di "scrivere e far di conto", sono ancora maggiori di quelli
di un tempo. Perché indietreggiare e delegare ad altri il nostro ruolo?
Rosa Maria Ghidotti
|
|
Ultimo aggiornamento ( Tuesday 31 October 2006 )
|