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Perché la manifestazione del 30 settembre è stato un successo politico PDF Stampa E-mail
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Wednesday 04 October 2006
Perché la manifestazione del 30 settembre è stato un successo politico



La manifestazione per il ritiro delle truppe italiane tenutasi
sabato a Roma, segna un passaggio di fase per il movimento contro la
guerra ma anche nei rapporti tra la sinistra nel nostro paese.

Possiamo affermare che, finalmente, la piattaforma di convocazione è
stata in sintonia con quelle del movimento No War negli altri paesi
europei e con i movimenti di resistenza ed antimperialisti che hanno
concretamente interdetto l’escalation della guerra preventiva in Medio
Oriente.

L’obiettivo del ritiro delle truppe dall’Afganistan e dal
Libano, il sostegno alle resistenze, la riaffermazione dei diritti
storici del popolo palestinese, lo smantellamento delle basi militari,
connotano dei punti di non ritorno nel rapporto tra movimento contro la
guerra e quadro politico.

La capitolazione del voto sull’Afganistan a
luglio e il recente voto bipartizan sulla conformità costituzionale di
tutte le missioni militari, avevano decretato la divaricazione politica
e morale tra gli obiettivi del movimento in questi cinque anni e il
pragmatismo parlamentare che – con l’ultimo voto – ha inteso decretarne
la subalternità e l’irrilevanza ai fini della “politica”.

L’anomalia
secondo cui in Italia occorreva biodegradare i contenuti per renderli
accettabili alle forze moderate della sinistra, deve adesso fare i
conti con una autonomia politica ed organizzativa che segna un passo in
avanti.

I numeri della manifestazione rivelano che essa è stata all’
altezza delle aspettative ma anche come il lavoro di recupero e
rivitalizzazione delle soggettività che hanno animato il movimento
contro la guerra, vada portato più in profondità. Il doppio colpo
inflitto a luglio e poi a settembre, hanno disorientato e demoralizzato
migliaia di soggetti attivi.

Per tante compagne e compagni, non è
ancora sufficiente sapere di rappresentare la maggioranza reale del
paese (che vuole il ritiro delle truppe senza se e senza ma) o di
essere finalmente in sintonia con i movimenti nel resto del mondo. Essi
non credono ancora che l’efficacia delle iniziative diventa praticabile
solo se c’è l’autonomia del movimento e viceversa. E’ dunque un
passaggio di cultura e di mentalità politica quello su cui lavorare
nelle prossime settimane e a tale scopo non bastano solo le periodiche
manifestazioni nazionali nella Capitale.

In tal senso è importante
sottolineare che, contemporaneamente alla manifestazione di Roma, a
Vicenza si è tenuta una importante assemblea popolare contro la
costruzione di nuova base militare USA e che in questa sede maturano
condizioni che rendono questa mobilitazione assai simili a quella
contro la TAV, operando quindi un tanto atteso salto di qualità nel
movimento popolare contro le basi e le servitù militari USA/NATO nel
nostro paese.

Ma è importante anche sottolineare l’applauso che ha
accolto nella piazza di Roma la richiesta di solidarietà con i Cinque
patrioti cubani rinchiusi nelle carceri statunitensi che era uno dei
temi della manifestazione nazionale per Cuba che si stava svolgendo
contemporaneamente a Milano.

Ciò sta a significare che la giornata del
30 settembre e la manifestazione di Roma, hanno rivelato una autonomia
di iniziativa politica contro la guerra di cui si sentiva estrema
necessità e che è stata raccolta da migliaia di persone. L’ostilità o
la cautela, l’irritazione o lo scetticismo con cui i partiti della
sinistra e molte associazionii hanno guardato alla manifestazione di
sabato, devono ora fare i conti con un dato di fatto: le soggettività
per tenere in piedi il movimento contro la guerra ci sono e possono
agire concretamente anche senza la sponda istituzionale. La
contraddizione secondo cui alla maggioranza reale del paese si
contrappone la maggioranza politica in parlamento, resta obiettivamente
un punto di forza per chi è sceso in piazza sabato 30 settembre e un
punto di crisi di chi non vi ha voluto partecipare.


1 ottobre


La
Rete dei comunisti

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