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Amianto, pignorata Trenitalia PDF Stampa E-mail
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lunedì 28 agosto 2006
L'ufficiale giudiziario ha bloccato un conto dell'ex FS alla BNL di via Rizzoli. Deve risarcire 750mila euro.

Amianto, pignorata Trenitalia

L'azienda condannata si rifiuta di pagare per un operaio morto

di CARLO GULOTTA

IN BANCA, la Bnl divia Rizzoli,quando ai primi di agosto s'è presentato l'ufficiale giudiziario con una busta chiusa fra le dita, lì per lì hanno pensato ad un errore. Uno scherzo, forse. E invece l'indirizzo era giusto. Quel funzionario era lì per un pignoramento. Settecentocinquantamila euro che Trenitalia è stata condannata a pagare ai familiari di un operaio delle Officine Grandi Riparazioni morto di cancro nel 2001 e che le ex Fs, a dispetto di una sentenza esecutiva con la firma di un giudice del lavoro, per ben due volte hanno rifiutato di pagare. «Non pensavamo di dover arrivare a questo - dice l'avvocato Vittorio Casali, che coi colleghi Michelina Giaquinto e Maria Rita Serio ha curato la pratica di risarcimento per i familiari di Mauro Urlando, portato via a 51 anni da un mesotelioma pleurico, lo spettro di tutti i manovali Fs che hanno lavorato per anni in ambienti insalubri, a contatto con l'amianto - Per ben due volte, ricevuto il dispositivo della sentenza, ci siamo messi in contatto con Trenitalia chiedendo di rendere disponibile la cifra. Ci hanno risposto picche. A voce.». Così, di fronte al doppio rifiuto (nel frattempo gli avvocati dell'azienda si sono "sfilati", consigliando di trattare direttamente con la controparte) i legali hanno individuato una serie di istituti di credito fìduciari di Trenitalia e alla fine, scovata la Bnl, hanno inviato l'atto di precetto, che prelude al pignoramento vero e proprio. Ai primi di agosto la Bnl ha risposto con un fax allo studio legale, informando che sul conto c'è una disponibilità di circa un milione. Immediato il blocco del conto corrente. L'ultima parola, in attesa del probabilissimo ricorso in appello che Trenitalia, visto l'atteggiamento tenuto finora, non si farà sfuggire, la dirà nell'udienza del 21 settembre il giudice civile dell'esecuzione.
Lì, salvo improbabili sorprese, si decideranno modi e tempi del risarcimento. Intanto, fino ad allora nessuno potrà mettere le mani su quel conto corrente.
Una parabola amara. «Direi un caso esemplare in negativo -commenta l'avvocato Casali - Non abbiamo riscontrato collaborazione dalle Fs. E già questo è sorprendente. Stiamo parlando di una sentenza immediatamente esecutiva e di un risarcimento assegnato da un giudice del Lavoro ai familiari di una persona morta per esposizione all'amianto, in un luogo dove dovevano esserci presidi e cautele per i lavoratori, e che invece non c'erano. Senza contare che l'allungamento della pratica ha comportato un ulteriore aggravio delle spese per Trenitalia».
Vittoria amara, ma su tutti i fronti per i legali dei familiari di Mauro Urlando, ausiliario alle Ogr delle Ferrovie dello Stato dal 1974 e ucciso dal mesotelioma nel dicembre 2001. Perché il contrastatissimo risarcimento innanzitutto è stato riconosciuto dal giudice del lavoro Giuseppe Molinaro per il "danno ereditato", e cioè per le ricadute negative sulla famiglia della vittima. E' il primo caso del genere in assoluto. E intanto resta aperto il procedimento in sede penale contro una decina di ex dirigenti delle Fs che avrebbero dovuto vigilare sulla salute dei lavoratori. Sono imputati di omicidio colposo e lesioni personali gravissime. L'udienza è stata rinviata al febbraio prossimo. Per il risarcimento, invece, nessun altro rinvio possibile.

la Repubblica - Bologna - venerdì 18 agosto 2006

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La società, condannata e pignorata, spiega: cifra più elevata rispetto a casi analoghi

Trenitalia non paga per il morto "Troppo caro il risarcimento"

L'avvocato: dimenticano che c'è una sentenza

di SILVIA BIGNAMI - CARLO GULOTTA

TUTTO ha un prezzo. Anche una vita umana. E quindi, in particolare, ha un prezzo anche la vita di Mauro Urlando, l'operaio delle ex Fs ucciso a 51 anni da un mesotelioma pleurico, un tumore al polmone contratto in anni di lavoro alle Officine Grandi Riparazioni delle Ferrovie. Per la sua morte, una morte "da amianto", un tribunale ha ordinato a Trenitalia di pagare agli eredi 750 mila euro. Sentenza esecutiva. Trenitalia, che ha rifiutato il risarcimento per ben due volte, ha subito il pignoramento per l'intera cifra. E oggi spiega così le ragioni del gran rifiuto. "La società Ferrovie dello Stato precisa che Trenitalia non ha dato esecuzione al risarcimento rivendicato dall'erede signor Urlando perché, valutando la cifra richiesta troppo elevata rispetto ad anloghi casi - anche recenti - in cui si è proceduto ad una transazione con reciproca soddisfazione delle parti, ha ritenuto di proporre appello con riserva di motivi e contestuale istanza di sospensione dell'esecuzione". Risposta singolare. Perché il figlio del signor Urlando, come spiega uno dei suoi legali, l'avvocato Vittorio Casali, «non ha affatto "rivendicato". A suo favore c'è una sentenza del tribunale del lavoro, immediatamente esecutiva, che ha riconosciuto l'entità del danno e anche le responsabilità di chi lo ha causato. Meglio avrebbero fatto le Fs a pagare subito, come prescrive la sentenza, invece di prendere tempo e arrivare a subire il pignoramento». Insomma, è tutta una questione di costi, par di capire dall'asciuttissima prosa delle Ferrovie. Non una parola per la sentenza del giudice del lavoro Giuseppe Molinaro, e anzi la disponibilità a trattare per una cifra meno elevata «com'è accaduto in analoghi casi anche recenti», riservandosi però di proporre appello. Sul piano umano, un'enormità. Ma su questo, le Ferrovie non vogliono farsi cogliere impreparate. Così, ecco il resto della dichiarazione. «Fatto salvo il rispetto per il caso umano, la società Trenitalia non può esimersi da forme di tutela giuridica in linea, tra l'altro, con i recenti orientamenti della giurisprudenza». Come a dire: è la Legge, non possiamo farci niente. «Ci rivedremo a settembre davanti al giudice civile dell'esecuzione - replica tranquillo l'avvocato Casali, che ha curato il caso coi colleghi Michelina Giaquinto e Maria Rita Serio - Intanto il pignoramento l'abbiamo ottenuto». Ieri è tornato a parlare di rischio-amianto anche Vito Totire, presidente dell'Aea (Associazione esposti amianto). Totire ha accusato l'Arpa - che a maggio ha censito i siti "inquinati" - di «controlli lacunosi». «Ne è la prova il fatto che l'amianto nel capannone di via Corticella 203 "è sfuggito" alla mappatura. Quante altre sviste ci saranno?». Troppo lunghi secondo l'Aea anche i tempi di bonifica dell'Ausl. Per cui Totire chiede un «cambio della dirigenza». Fausto Francia, direttore del dipartimento di Sanità fa spallucce e sui tempi ribatte: «Ci mettiamo il tempo che ci vuole: la bonifica è operazione delicata».
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