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Dopo oltre 4 mesi di carcerazione preventiva, mercoledì 19 luglio, il GUP del Tribunale di Milano, confermando quasi interamente le tesi dell?accusa, ha condannato 18 antifascist* a scontare 4 anni di carcere, per un totale di 72 anni, e ne ha assolti altr* 9. Una sentenza che, oltre a devastare la vita di 18 compagn*, pone le condizioni per devastare i diritti e le libertà di tutt*, nessuno escluso! Al di là delle motivazioni formali della sentenza, che usciranno entro 60 giorni e del necessario ricorso in appello, ci sembra che questo verdetto sia perfettamente in linea con ciò che appare sempre più come una planetaria gestione di guerra della vita, delle relazioni umane, affettive, sociali e produttive. In guerra, com?è noto, le categorie principali sono essenzialmente due: amici e nemici. Ai ?nemici? non si perdona nulla, tutto è perfido e malvagio ed agli ?amici? si giustifica tutto, poiché rappresentano il bene. L?impero del bene contro quello del male, raccontano le gerarchie imperiali mentre bombardano l?Iraq, l?Afghanistan, la Palestina, il Libano e ?. Amici e nemici, sembra riproporre la pubblica accusa quando non si preoccupa di provare le responsabilità individuali dei singoli imputat* in episodi specifici (aver rotto quella vetrina, quella macchina o quant?altro), ma utilizza l?istituto giuridico del concorso morale chiedendo la condanna sulla base della sola presenza alla manifestazione antifascist*. Lasciamo ai cultori del diritto l?arduo compito di fornire interpretazioni giuridiche sulla incredibile dilatazione nell?utilizzo dell?istituto del concorso e sulla scomparsa di ciò che fino a ieri appariva come una certezza del diritto penale, ossia l?individuazione oltre ogni ragionevole dubbio della responsabilità individuale, mentre ci preme ragionare sulle ricadute concrete legate alla conferma di una simile sentenza. Da domani andare ad un corteo sarà più rischioso, dato che ogni singolo partecipante potrebbe essere ritenuto colpevole di concorso morale in eventuali ?incidenti?. Andare alla stadio potrebbe divenire pericoloso, visto che in caso di scontri ogni singolo spettatore potrebbe essere ritenuto colpevole di concorso morale. Frequentare il bar sotto casa potrebbe costare caro, poiché in caso di rissa, tutti i presenti, anche se non direttamente coinvolti, potrebbero venir accusati di concorso morale in rissa aggravata. Al di là dei garantisti a senso unico, veri cultori del privilegio, che invocano lo stato di diritto solo quando si tratta di potenti personaggi (gli amici per usare un categoria più consona alla guerra), c?è davvero ancora qualcun* che pensa che questa sentenza riguarda solo i 18 imputati condannati a 4 anni? La gestione di guerra, oltre a produrre in continuazione amici e nemici, utilizza tali categorie per definire le posizioni economiche, militari e di dominio nella scala gerarchica dell?impero. La guerra attraversa le relazioni sociali in una infinita rincorsa in cui ognuno combatte contro l?altr* per mantenere o guadagnare la posizione migliore. Così, per esempio, la mancanza di una casa si imputa alle sporadiche assegnazione di alloggi popolari agli immigrat* e non alle immobiliari ed ai banchieri che si arricchiscono con affitti e mutui da capogiro. In questo processo, caratterizzato dal diffondersi di un controllo sempre più asfissiante e generalizzato, mentre la produzione, il lavoro, si estendono all?intera vita, il reddito rimane eterno elemento di discriminazione gerarchica e ricatto, per impedire che ci si dedichi alla ricerca del bene comune. Tutto ciò avviene mutando continuamente e radicalmente il senso comune delle proporzioni. Così si considera legittimo il bombardamento della capitale e delle principali città libanesi, con tutto il suo portato di morte, in risposta al rapimento di tre soldati israeliani! E? come rispondere ad un pugno ricevuto da un ragazzo di Quarto Oggiaro, bombardando il quartiere. Purtroppo, anche in Italia, seppur in forma decisamente più soft, le dinamiche di guerra ed il progressivo mutamento del senso delle proporzioni stanno già producendo devastanti effetti. Così un graffito può costare un proiettile in testa (Caso Rumesh a Como), un fermo di polizia la vita (Caso Aldrovandi a Ferrara), un vaso di fiori spostato la morte di un ragazzino, ecc... Questi tragici episodi, tutt?altro che isolati, sono prodotti dal diffondersi di deliranti politiche securitarie. Politiche tanto care: Ai guerrafondai; A coloro che spacciano paure per raccogliere ordine; Ai cultori della sofferenza attraverso la certezza della pena, degli altri ovviamente; A quelli che spiano le persone in nome della loro sicurezza; Ai seminatori di telecamere che sognano un immenso grande fratello con attori non pagati; Agli aspiranti Cow Boy che grazie alle nuove norme sulla legittima difesa possono uccidere, senza alcun timore, per difendere la proprietà privata; Ai nuovi cultori del fascismo etico che raccontano che le droghe sono tutte uguali (faziosi e ridicoli) ed hanno appena varato una legge che sbatte in galera, per il loro bene s?intende, chi usa sostanze considerate illegali, e via di seguito? In fin dei conti questa sentenza è perfettamente in linea con questa nuove concezione del diritto e delle proporzioni, così i danneggiamenti si trasformano in ?devastazione e saccheggio?, allo scopo di ingigantire a dismisura le pene, ben sapendo che è come paragonare un pugno ad un tentato omicidio. Concorso morale in devastazione e saccheggio, è questo il verdetto per 18 antifascist*! Si usa un reato di guerra, che quando è stato istituito, guarda caso nel ventennio fascista, veniva punito con la pena di morte. Probabilmente, quest?ultima è l?esemplare punizione che si aspettavano i proprietari della casa circondariale delle libertà e qualche loro amico, pennivendolo di mestiere, che tra un incontro e l?altro con i servizi segreti si diletta a scrivere su un odioso ed insignificante giornaletto. Ma se il clima di guerra e le politiche liberticide hanno particolarmente caratterizzato i centurioni imperiali di ?centro destra?, rischia di rimanere deluso anche chi è andato a votare per mandare a casa l?insopportabile precedente governo. Sulla guerra, qui come altrove, i centurioni di ?centro sinistra? sono improntati al continuismo, altro che segnali d?inversione di tendenza! Infatti, le politiche securitarie sono altrettanto care a politicanti come Cofferati e francamente i sermoni sul rifiuto della violenza recitati da personaggi che governano legittimando politiche di guerra, risultano falsi tanto quanto chi blatera di garantismo per difendere il privilegio. Sarebbe più onesto, da parte di questi signori, rivendicare il monopolio della violenza e non il suo improbabile rifiuto, ma nello spettacolo della politica la sincerità rimane un ospite scomodo e quando il re è nudo, suscita ancora scandalo! Siamo consapevoli che è solo grazie alle mobilitazioni, alle iniziative di comunicazione sviluppate nei vari territori, al corteo del 17 giugno, che il clima forcaiolo sul processo si è allentato rispetto al 12 marzo e che la sentenza non è stata ancora più pesante. Un primo risultato è stato raggiunto: 9 compagn* sono stati assolt* e sono stati concessi gli arresti domiciliari ai 18 antifascist* condannat* in primo grado. Ora è necessario evitare che le condanne vengano confermate in appello e non solo per impedire la devastazione di 18 vite, ma anche e soprattutto per fermare l?estensione e la legittimazione di altre attuali (Genova 2001, Torino, ecc.) e future sentenze di guerra! Sarebbe un errore ragionare su questa sentenza accettando perdenti logiche di scontro tra ?antagonisti? ed apparati repressivi dello Stato. E? la guerra come forma di gestione del quotidiano che va battuta e combattuta, sono le politiche securitarie che vanno attaccate ed è solo all?interno di questa battaglia di libertà che possono porsi le condizioni per liberare i 18 compagn* condannati in primo grado. Questa è la battaglia che ci sentiamo di combattere, per amore, solo per amore, naturalmente!
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