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martedì 07 giugno 2005
CONTRO IL CLERICAL-FASCISMO
VOTARE 4 SI
AL REFERENDUM SULLA PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA
Il testo di legge sulle tecniche di procreazione medicalmente assistita,
approvato il 10 febbraio 2004, dal governo Berlusconi, Bossi, Fini e
sostenuto di fatto da parte delle forze del centro-sinistra, evidenzia, in
modo particolare rispetto alla questione della condizione della donna, il
carattere classista, discriminatorio e clericale dell'attuale struttura
politica e sociale del nostro paese. Si vogliono attaccare e svuotare anche
quei pochi diritti che le donne delle generazioni che ci hanno precedute
erano riuscite a conquistare al prezzo di dure lotte.
La scienza medica ci ha dimostrato che l'embrione in quanto tale non è vita
umana e che solo in condizioni ben determinate, può trasformarsi in vita
umana.
Con la legge approvata l'anno scorso in Parlamento, si apre la strada ad una
concezione spudoratamente antiscientifica e reazionaria a partire da quanto
fissato all'articolo 4 dove si stabilisce che quando la coppia ha deciso di
iniziare la procreazione assistita, praticamente non può più interrompere il
processo avviato. Questo significa paradossalmente sancire per legge che già
la volontà di concepimento è vita umana. Non importa nemmeno addirittura che
l'embrione non sia stato ancora impiantato nell'utero della donna. Si tratta
di un'enorme concessione dello stato alla Chiesa perché sulla base di questo
principio la conoscenza può essere sostituita con i miti della religione..
Dell'approvazione di questa legge si è occupata perfino l'ESHRE (European
Society of Human Reproduction and Embryology) in un articolo pubblicato su
Darwin il 10 novembre 2004, sostenendo che "Quando il parlamento italiano ha
approvato la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, la ESHRE ha
espresso grande preoccupazione. Non era mai accaduto prima che
l'associazione. decidesse di commentare ufficialmente la legge di un paese
europeo entrando in qualche modo nel terreno della politica. Quello italiano
però è un caso del tutto particolare e la presa di posizione . è frutto di
una semplice constatazione: la legge italiana non tiene conto dei dati
scientifici e si rivelerà disastrosa .".
Che si tratti di una pesante operazione politica ed ideologica è reso
evidente anche da una semplice contraddizione che la stessa legge solleva:
si afferma che devono essere impiantati nell'utero tre embrioni ma questa
affermazione contiene anche l'ammissione che non è possibile impiantare un
unico embrione perché ci sia qualche remota speranza di riuscita
dell'impianto. Ammettendo ciò, si riconosce che dei tre, solo un embrione
potrebbe forse giungere a maturazione e proseguire il suo cammino verso un
livello superiore di vita. Ma se secondo questa legge l'embrione è un essere
umano e in quanto tale ha uno stato giuridico, lo Stato ci deve spiegare
come mai non verranno tutelati gli embrioni che non maturano, come mai
questi "esseri umani moriranno" senza alcun riconoscimento giuridico.
È evidente l'ingerenza della Chiesa nello Stato e lo si comprende ancora
meglio se andiamo a vedere la storia del pensiero della chiesa in tema di
maternità.
Per 1700 anni infatti, fino al 1948, la chiesa cattolica sosteneva che fino
al sesto mese di vita il feto non poteva essere considerato vita umana. Di
conseguenza se la gravidanza di una donna si interrompeva prima di
raggiungere i sei mesi, il feto non riceveva i sacramenti, non entrava in
chiesa, non aveva la cerimonia funebre.
Fu solo a partire dai primi anni 50 che, di fronte alle crescenti esigenze
di emancipazione rivendicate da molte donne, il papa buttò repentinamente a
mare 1700 anni di pensiero cattolico e incominciò a decretare, in un primo
tempo che la vita fetale incomincia prima dei tre mesi, poi, dopo 14 giorni
dal concepimento e alla fine addirittura dopo appena 7 giorni dal
concepimento. Il tutto veniva giustificato con la superstizione di origine
feudale legata all'infallibilità della parola del papa per cui i vertici
della chiesa e chi li sostiene possono permettersi il privilegio di non
dimostrare quanto affermano.
La legge dichiara espressamente la volontà di tutelare la "famiglia
naturale". Ma è possibile parlare di "famiglia naturale" nella nostra
società?
Non si può certo fingere di ignorare che la famiglia di 100, ma anche
soltanto di 50 anni fa, non era il tipo di famiglia che conosciamo oggi, che
nel tempo si sono trasformati costumi, si sono modificate leggi. Non si può
fingere di ignorare un altro aspetto che assieme ad altri concorre a
produrre trasformazioni, che è anche quello legato all'avanzamento della
conoscenza scientifica. È indubbio per es. che la possibilità di procreare
in vitro, extra-utero, potrà produrre per una parte della società il
superamento dell'idea di coppia e di famiglia che conosciamo. Si tratta
allora di capire che cosa vogliono in realtà difendere il governo
Berlusconi, Bossi, Fini e le gerarchie ecclesiastiche con questa legge "a
tutela" dell'embrione. Vogliono difendere in ultima analisi, quel tipo di
famiglia che incatena la donna principalmente al ruolo di subordinazione
alla riproduzione biologica e alla cura della famiglia, condizione oggi
ancora in larga misura presente, anche a causa di un modello famigliare
legato all'economia domestica.
Per far fallire i referendum con il mancato raggiungimento del quorum, le
gerarchie ecclesiastiche e le forze politiche che le sostengono hanno
escogitato l'invito all'astensione dal voto, in quanto si tratterebbe di
esprimersi su questioni che possono comprendere soltanto gli "esperti" in
materia.
NIENTE DI PIÙ FALSO, REAZIONARIO E MISTIFICANTE!!!
Questi signori pretenderebbero che le donne e la popolazione italiana,
astenendosi, firmassero una delega in bianco ai così detti "esperti" che, in
virtù della loro conoscenza, sarebbero al di sopra degli interessi delle
forze economiche e politiche che governano il nostro paese.
Proprio questi signori, affermando l'impossibilità per la gente comune di
esprimersi su tematiche da "esperti in materia", dopo aver accusato nei mesi
scorsi di nazismo coloro che si battevano per i referendum, forniscono
argomentazioni che di fatto garantirebbero per es. l'assoluzione degli
"esperti" medici nazisti, che, nel corso della seconda guerra mondiale, "al
di sopra delle parti e in nome della scienza" utilizzarono gli internati dei
campi di concentramento come cavie da esperimento, inducendoli alla pazzia,
mutilandoli e compiendo uccisioni, torture e bestialità di ogni genere;
garantirebbero l'assoluzione degli "esperti" medici nazisti che in Perù,
sempre "al di sopra delle parti e in nome della scienza", dal 1996 al 1998,
accettarono di applicare il programma "sanitario" del governo Fujimori, di
sterilizzazione forzata di massa degli indios, denominato "Programma di
Salute Riproduttiva e Pianificazione Familiare", il quale portò alla
chiusura delle tube di 270.000 donne indie e a decine di casi di
sterilizzazione di omosessuali.
E la lista degli "esperti al di sopra delle parti" potrebbe anche continuare
a lungo. Proprio perché le donne, i giovani, i lavoratori devono rifiutare
di mettersi nelle mani di zelanti quanto poco probabili e rassicuranti
"esperti" e abituarsi a prendere il futuro nelle proprie mani, la logica
dell'astensione dal voto va rifiutata, pur nella consapevolezza che
l'emancipazione della donna e degli strati popolari del nostro paese, non
può certo essere conquistata attraverso la vittoria di un qualsiasi
referendum, ma solo all'interno di un processo di rivolgimento
rivoluzionario dell'intera società.
Clerical-fascisti giù le mani dai corpi delle donne!

SI ai 4 quesiti del referendum del 12 e 13 giugno
Gruppo donne del Collettivo Comunista Antonio Gramsci
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Ultimo aggiornamento ( lunedì 13 giugno 2005 )
 
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