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| Tuesday 07 June 2005 | ||||||||
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Fecondazione, la giurista Tamar Pitch della rete
Giudit: «E' uno dei frutti più pericolosi del berlusconismo» «La legge 40 è incostituzionale» Linda Santilli Siamo alle ultime battute di campagna referendaria. Pochi giorni ci dividono dal voto che deciderà la sorte della legge 40 approvata lo scorso anno dal Parlamento italiano. Una legge che fa carta straccia di una serie di principi costitutivi della nostra repubblica: inviolabilità del corpo femminile, laicità dello Stato, libertà della ricerca scientifica, principio di uguaglianza tra tutti i cittadini. Non è un caso che oltre ad associazioni femministe e reti di donne impegnate da anni sui temi della bioetica, si siano opposti immediatamente scienziati e scienziate, operatori nel settore medico sanitario, giuristi e giuriste, come Tamar Pitch, vice presidente dell'associazione Giudit. La legge 40 è stata definita la peggiore normativa emanata dal dopoguerra ad oggi contro l'autodeterminazione delle donne. Secondo lei è così? Sì, lo è certamente. In effetti io la vedo come una legge di revanche (la definisce così anche Rodotà). Una legge che tenta di reintrodurre un ordine tradizionale ad una realtà in cui soggettività e libertà femminili hanno scompaginato lo scenario culturale e sociale. In questa legge, la tutela, i diritti del "concepito" sono assolutamente centrali, relegando le donne a meri contenitori, e cancellando di fatto ciò che contraccezione e legalizzazione dell'aborto avevano comportato per il primato delle donne sulla procreazione, e, dunque, quel controllo sul proprio corpo essenziale alla libertà femminile. Non c'è dubbio che questa legge è uno dei frutti più velenosi prodotti dal berlusconismo. Ma essa comincia il suo iter nella precedente legislatura quando era al governo il centro sinistra. La storia la conosciamo. Il testo originario di cui era relatrice Marida Bolognesi subì svariate modifiche, tutte peggiorative, finchè si riuscì a bloccarlo al Senato. Le mediazioni su cui l'allora maggioranza lavorò per giungere ad un accordo crede che abbiano introdotto aperture pericolose? Il senso comune di molta sinistra non è molto più avvertito e aperto rispetto alla libertà femminile di quanto lo sia il centrodestra. Certo, la legge 40 non sarebbe passata senza un preciso diktat del Vaticano. Tuttavia, i progetti di legge delle passate legislature erano anch'essi assai restrittivi precisamente per quanto concerne le libertà e responsabilità femminili in ordine alla procreazione. Ricordo, molti anni fa, Giuliano Amato dichiarare che l'interruzione volontaria della gravidanza poteva essere vista come una decisione egoista presa da donne interessate piuttosto alla carriera che alla maternità, e invocare che si desse voce anche ai potenziali padri prima di prendere questa decisione. Negli anni ottanta e novanta, è prevalso un senso comune secondo cui le donne, piuttosto che vittime, erano virago onnipotenti, padrone della vita e della morte, mentre le nuove vittime erano i potenziali padri e gli embrioni. Ma c'è ancora qualcosa di più generale. Che cosa? Molti chiamano le nostre società "società dell'insicurezza e della paura". C'è, indubbiamente, un senso diffuso di insicurezza, le cui ragioni hanno radici complesse e lontane. A questo senso di insicurezza si cerca di riparare cercando capri espiatori: gli immigrati, le diversità, la pluralità di opinioni, esperienze, stili di vita. L'ostentato rifiuto di ciò che malamente viene chiamato relativismo etico, e che in realtà non è che il dovuto riconoscimento di un pluralismo etico assolutamente fondamentale in qualsiasi società liberale e democratica, fa parte di questo tentativo di fronteggiare l'insicurezza. Le donne hanno qui un doppio ruolo: per un verso, le loro libertà sono viste come causa di disordine, per altro verso, come al solito, sono ritenute essenziali come custodi dell'ordine tradizionale, dei cosiddetti "valori". Cosiddetti, perché sembra, quando si invocano, che essi siano autoevidenti, validi per sempre e per tutti. Ma qui ad invocare questi valori è stato il legislatore, che ne ha fatto addirittura il principio ispiratore della legge, violando la laicità dello stato... Infatti utilizzare il diritto come una clava, per imporre un modello etico e culturale particolare, nell'illusione di contrastare incertezza e insicurezza, non è solo assolutamente inefficace, sia sul piano pratico che simbolico, ma è palesemente in contrasto con ciò che sta alla radici del moderno stato di diritto, la separazione tra diritto e morale. Nel documento che come Giudit avete prodotto, affermate non solo che la legge è sotto vari aspetti contraria alla Costituzione, ma anche che in questa legge non c'è niente da salvare. La vostra opposizione dunque non è circoscritta ai punti più gravi oggetto del referendum, ma va oltre.I quattro quesiti le sembrano riduttivi? La legge andava respinta in toto, in essa da salvare non c'è proprio niente. Questa è stata la posizione di molte donne, compreso il Forum delle donne di Rifondazione. Insomma tra chi oggi sostiene le ragioni del sì ci sono posizioni e punti di vista diversificati ed approcci differenti, persino sull'opportunità che sia un Parlamento - qualsiasi Parlamento - a legiferare attorno a una materia tanto complessa come quella sulle tecniche di riproduzione assistita. Quale è la sua posizione? Io penso che aver tenuto nel cassetto il regolamento Guzzanti e poi il regolamento Veronesi sia una grave responsabilità dei governi precedenti: se lo scopo era la tutela della salute, in primo luogo delle donne e dei potenziali nascituri, di una legge non c'era affatto bisogno. Comunque, una legge su questa materia non può che essere "mite" e leggera, e aperta a continue revisioni in relazione ai rapidi mutamenti dello scenario tecnologico e scientifico. Nel caso in cui il referendum del 12 e 13 giugno avrà un esito positivo e di fatto la legge sarà inapplicabile, quali passi da compiere ci attendono? Perché non c'è dubbio che a qualcuno spetterà il compito di "fare ordine" nel campo della procreazione medicalmente assistita. A chi? Due punti: torniamo ai regolamenti per i centri che operano sulle tecniche di riproduzione assistita, regolamenti che sono sepolti nei cassetti; ma anche, per quanto riguarda le donne, e le femministe in particolare, la riflessione e la discussione non sono che appena cominciate, e non riguardano soltanto la pma, ma in generale le trasformazioni del corpo, del significato di vita e di morte, e così via, che scienza e tecnologia ci impongono. Voglio dire che comunque vada il referendum credo che su tutta una serie di questioni complesse e importantissime della nostra vita, questioni che hanno a che fare con la procreazione, con i nuovi scenari aperti dallo sviluppo delle tecnologie, con le trasformazioni del corpo, si debba continuare a discutere.
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