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mercoledì 24 maggio 2006
Due o tre cose della Bibbia che non sappiamo




Noi genericamente definiamo "Bibbia" quel librone di oltre mille pagine che
troviamo un pò dappertutto, in chiesa come a casa nostra come nei motel dei
film americani. Ma quel libro in realtà contiene sia il "Vecchio" che il
"Nuovo" Testamento, ovvero la Bibbia originale degli ebrei - detta Tanach,
che risale al 600-1200 A.C - più i Vangeli cristiani "canonici", scritti
invece dopo Cristo.

Il "cristianesimo" quindi è, in un certo senso, una "libera interpretazione"
della Bibbia originale ebraica, rivista, tramite l'aggiunta dei Vangeli,
alla luce della predicazione di Gesù. La differenza fondamentale fra le due
religioni sta proprio nel fatto che l'ebraismo non riconosce nella fìgura di
Gesù il "Messia" annunciato dalle profezie bibliche, mentre il cristianesimo
sì.

In questa sede, comunque, per "Bibbia" intendiamo esclusivamente il testo
sacro, o Tanach, composto dei 39 singoli libri originali (Isaia, Ezechiele,
Genesi, Esodo...ecc.) del canone ebraico. (Lista che, per la precisione,
differisce per alcuni libri da quella adottata dal nostro "Vecchio
Testamento").

I PARTE - BREVE STORIA DELLA BIBBIA

ORIGINE E CONTENUTO

Va detto innanzitutto che la Bibbia non è affatto un testo unitario, ma
piuttosto un intricato compendio di tradizione orale, di fonti storiche, di
miti e leggende popolari, sia locali che importate, di scritti dei vari
profeti, di leggi e regole per l'igiene e la nutrizione, di poesie, canti e
proverbi di ogni tipo. In altre parole, una summa cumulativa di tutto il
sapere contemporaneo di quella regione, che cominciò a prendere forma
definitiva, e ad essere considerata "Legge di Dio", soltanto intorno
all'ottavo secolo avanti Cristo. Più avanti parleremo dell'effettiva stesura
dei testi, che iniziò in quel periodo, per mano di scribi che non erano in
nessun modo gli autori del testo originale.

IL TESTO ORIGINALE

I testi biblici erano scritti - in ebraico antico ovviamente, eccetto per
brevi segmenti in aramaico - su lunghi rotoli di pelle, o di pergamena. Ben
lungi dall'essere leggibili a prima vista, però, questi rotoli apparivano al
lettore come una sequenza interminabile di lettere, dalla prima all'ultima
riga. (In realtà, come si vede dalla foto accanto, ogni tanto ci sono delle
spaziature multiple, che indicano però delle pause "emotive", e non hanno
nulla a che vedere con la composizione delle singola parole).

P r a t i c a m e n t e l a b i b b i a a p p a r i v a s c r i t t a c o s
ì

Non sono indicate le parole vere e proprie, ma devi trovartele tu, separando
i gruppi di lettere al punto giusto. E siccome in realtà gli ebrei non
scrivevano nemmeno le vocali, l'equivalente per noi sarebbe stato questo:

P r t c m n t l b b b p p r v s c r t t c s

Moltiplicate questo rebus per circa 2 milioni e mezzo di lettere
consecutive, ed avrete davanti la Bibbia originale.


INTERPRETABILITA'

Il problema dell'"interpretabilità" della Bibbia è quindi a strati multipli,
poichè bisogna prima di tutto mettersi d'accordo su quello che c'è
effettivamente scritto sopra. Soltanto dopo si potrà affrontare un'eventuale
lettura allegorica, o simbolica, del testo, e casomai, in ultimo, quella
ancor più complessa ed arcana detta esoterica, o "cabalistica".

In un testo cosi lungo si verificano, per pura legge statistica, migliaia di
casi in cui certe lettere possono essere attribuite sia alla parola
precedente che a quella seguente, dando comunque un senso compiuto. L'udito,
oppure lu dito? (Per un sardo, il problema potrebbe anche porsi).

Vi sono poi altrettanti casi in cui la variazione delle semplici vocali può
dare adito a letture completamente diverse. Una cosa è dire "ti amo tanto",
ben altra è dire "tu mi tenti", anche se le consonanti - t m t n t -
rimangono le stesse. (Per non parlare poi di "temo i tonti", o di "Tom è
tinto").

Naturalmente, nel corso del tempo le varie generazioni di rabbini sono
giunte ad un consenso di massima sul significato di ogni frase, che è
rispecchiato dalla moderna versione ebraica della Bibbia. Già che c'erano
hanno pensato bene di aggiungere anche le vocali, e di staccare le parole.
Anche l'occhio vuole la sua parte.

AUTENTICITA'

Come facciamo noi a sapere che questa versione "ufficiale" corrisponde
davvero all'antico originale? In fondo, abbiamo visto come i Vangeli
canonici siano stati martoriati, nel corso dei primi secoli, da correzioni,
tagli e interpolazioni di ogni genere, volute dai padri della chiesa per
adattare il credo, originariamente nato in Palestina, al mondo e alla
mentalità dei gentili.

Per quel che riguarda la Bibbia, diciamo innanzitutto che per "originale" si
intende, in realtà, la versione redatta nel 539 a.C. dal profeta Ezra, sulla
via del ritorno da Babilonia, andando completamente a memoria. I "veri"
testi antichi, infatti, erano stati tutti distrutti nel rogo del Primo
Tempio, dai soldati di Nabuccodonosor. Fortunatamente sono stati ritrovati,
nell'ultimo dopoguerra, i cosiddetti Rotoli del Mar Morto, dei libri sacri
che la comunità sacerdotale degli Esseni aveva nascoto nelle inaccessibili
grotte di Qumran (v. foto), e che così sono sfuggiti anche alla distruzione
del Secondo Tempio, ad opera dei Romani, nel 70 d.C.

Fra questi rotoli si è ritrovato un libro quasi completo di Isaia (foto
sotto), che antedatava l'esodo di Babilonia, e che risultò essere identico,
lettera per lettera, alla versione tramandataci a memoria da Ezra.

Questa fu messa definitivamente per iscritto nel secondo secolo a.C., nella
versione cosiddetta "masoretica", della quale però nessun originale riuscì a
superare intatto le intemperie della storia. Il più antico testo completo
della Bibbia ebraica disponibile oggi è il Codex Leningradensis, che è una
copia del masoretico che fu redatta "soltanto" nel 1008 dopo Cristo.

Nonostante questo, grazie ad una seri di complicatissimi riscontri
incrociati fra tutti i reperti biblici ritrovati finora - dal completo Isaia
di Qumran, al più microscopico frammento di testo sacro - è stato possibile
affermare con relativa certezza che la Bibbia ebraica contemporanea, cioè la
versione masoretica, corrisponda fedelmente al testo originale del tempo dei
profeti.

Ma vediamo adesso che cosa dice questo testo originale, nella sua traduzione
letterale.



II PARTE - IL CONFRONTO CON L'ORIGINALE

IL PENTATEUCO

La tradizione vuole che i primi 5 libri della Bibbia, che noi chiamiamo
Pentateuco, e gli ebrei Torah, siano stati scritti direttamente da Mosè,
intorno al 1200 a.C. Fra questi sicuramente il piu importante è il primo,
che noi chiamiamo Genesi, e gli ebrei chiamano Behreshit ("l'inizio"). In
esso si descrivono sia la cosmogenesi che l'antropogenesi, cioè la nascita
del mondo materiale, e quella dell'Uomo e delle altre forme viventi.

LA GENESI

Se ora noi confrontassimo il testo originale della Behreshit con quello
della nostra Genesi, rimarremmo probabilmente di stucco. Che dire, ad
esempio, di fronte alla scoperta che il mondo non sarebbe stato creato
affatto da "Dio" (singolare maschile), ma da una allegra combriccola di
"Dei"? Il termine Elohim infatti, che nella nostra Genesi è tradotto con
"Dio", in ebraico è solo plurale, ed è sia maschile che femminile. (Qualcuno
ricorda la frase "infelice" di Papa Luciani, che prima di morire volle farci
sapere a tutti i costi che "Dio è uomo, ma anche donna"?). Oppure, cosa dire di fronte al fatto che non fu l'uomo ad essere fatto "a
sua immagine e somiglianza", ma è l'umanità che fu fatta "ricalcando i loro
contorni"? Cioè, proiettando dei loro "parametri" astratti, ideali, nel
mondo concreto della materia. Una cosa è lo "stampino" della ceralacca - che
fra l'altro ci ha condannato a visualizzare l'uomo barbuto che ci perseguita
da millenni col bastone alzato - ben altra è pensare ad una
"cristallizzazione" nel mondo denso della materia di un progetto ideale,
tanto puro quanto assoluto. Nello stesso modo, in un certo senso, in cui un
regista "sogna" il proprio film, e poi gli dà una forma concreta usando
attori, pellicola e cineprese. (Curioso come gli Aborigeni d'Australia, il
più antico popolo vivente sulla terra, chiamino la nostra dimensione terrena
"dreamworld", il mondo dei sogni).

ELOHIM O JAVEH?

A chi si ritrovasse ora confuso sul "nome di Dio" originale, ricordiamo che
è la Bibbia stessa a mescolare le carte, poichè a volte presenta il Creatore
come Elohim, altre volte lo chiama Javeh, o Jehovah (Giavè, Geova), e più
raramente Adonài (Signore, Padrone). Elohim però, come detto, è soltanto
plurale, maschile e femminile insieme (significa letteralmente "coloro che
sono in alto", "i signori di sopra"), mentre sia Javeh che Adonài sono al
singolare maschile (in realtà Javeh è neutro, ma non pone comunque una
questione di pluralità).

Ma perchè allora, viene da domandarsi, "Dio" nella nostra Bibbia è stato
tradotto al singolare? Qui non sta certo a noi rispondere, e possiamo al
massimo avanzare un'ipotesi: già ai tempi dell'ebraismo, una delle chiavi
unificatrici, a livello popolare, fu proprio l'introduzione del monoteismo
(quante volte insiste a ricordarcelo, lo Javeh della Bibbia, che "non avrai
altro Dio all'infuori di me"?). Un' altra cosa che contribuì a rinforzare
l'impatto della nuova religione fu l'abolizione dell'idolatria. Fu quindi
chiaro alla classe sacerdotale, già da allora, che meno "dispersione"
simbolica c'è, nella mente del credente, più facile è per lui recepire il
messaggio complessivo di quella religione.

Non stupisce quindi che i rabbini non amino troppo sentirsi chiedere "che
cosa significa esattamente Elohim?", poichè dovrebbero introdurre una
dimensione spirituale molto più complessa e delicata di quella del semplice
"Dio" Javeh. Figuriamoci quindi gli stessi padri della chiesa cristiana, che
già avevano mille problemi a mettersi d'accordo sui Vangeli canonici, che
voglia avevano di rispettare anche questa distinzione, quando traducendo (in
greco) tutto con "Dio", almeno quel problema non si poneva nemmeno. Accadde
così che a loro volta gli anglosassoni, che tradussero dal greco - in
inglese, con Erasmo da Rotterdam, ed in tedesco, con Martin Lutero - la loro
versione della Bibbia, si ritrovarono come noi con un semplice "God" al
singolare.

Ma perchè esiste, da dove origina, e cosa significa questo doppio presenza
di Elohim e Javeh nella Bibbia originale? Questa è una domanda che assilla
gli studiosi sin dai tempi dell'università di Tubinga, che agli inizi
dell'800 dedicò un'intero ramo dei suoi studi all'esegesi biblica. Noi qui
possiamo soltanto cercare di riassumere la tesi oggi generalmente più
accettata, in cui tutto il materiale biblico sarebbe stato unificato, e
messo per iscritto, da almeno quattro mani diverse, che sono riconoscibili
dai diversi stili riscontrabili nell'arco della lettura. Questi stili però
non si presentano in blocchi distinti e separati, ma si alternano ed
accavallano in continuazione, a volte anche per pochi paragrafi, creando
spesso una notevole confusione.

LE "CONTRADDIZIONI" NEL TESTO BIBLICO

Si potrebbero peraltro spiegare, in questo modo, certe contraddizioni
plateali nel testo biblico, che dovrebbero saltare all'occhio anche del
lettore meno attento. Nella Genesi, ad esempio, la stessa creazione viene
raccontata non una ma due volte, a distanza di pochissime pagine, e in
ordine capovolto una rispetto all'altra.

Nella prima versione viene creato prima l'Uomo, e poi tutti gli altri
animali. Nella seconda, che appare a prima vista una semplice ripetizione,
pochi paragrafi più sotto, vengono invece creati prima gli animali, e poi
l'Uomo. Parimenti, all'inizio Uomo e Donna vengono creati insieme, poco più
avanti l'Uomo precede la Donna, che viene creata dopo di lui.

In realtà la lista di contraddizioni - che di certo sono tali, se si legge
il testo in maniera letterale - è abbastanza lunga da impegnare in
discussioni che non terminerebbero mai. A queste andrebbero poi aggiunte le
varie "imprecisioni scientifiche", come l'età della Terra fissata in circa
seimila anni, oppure il fatto che la Terra sia "immobile al centro
dell'universo, ben piantata sul suo piedestallo", che fu argomento del
contendere sin dal tempo di Galileo. Tutto cambia, ovviamente, se si
affronta la Bibbia come un testo a diversi livelli di lettura, ma questo ci
porterebbe su un territorio che non siamo assolutamente preparati ad
affrontare, e che esula comunque dal nostro intento.

Diciamo soltanto una cosa sull'apparente incompatibiltà fra Elohim e
monoteismo. E' evidente che la "versione originale", con gli Elohim, ci
propone non una molteplicità dispersiva di divinità, tutte in competizione
una con l'altra, ma piuttostio una precisa gerarchia, armonica e ordinata,
in cui Javeh starebbe molto più in alto di loro stessi. Nelle religioni
orientali si trova una corrispondenza molto precisa, ad esempio, nei Cohan
del buddhismo tibetano, che sono detti anche "i creatori della materia".
Essi stessi sottostanno, gerarchicamente parlando, all'Uno Assoluto,
esattamente come le mille divinità del pantheon indù rispondono obbedienti
all'Ordine Assoluto del Brahma, o Uno Cosmico Universale. Nel Corano invece
sono gli Arcangeli, ereditati dalla Bibbia ebraica, ad occuparsi del mondo
materiale, sotto lo sguardo attento di Allah, e la stessa Bibbia nostrana ci
parla ripetutamente di Angeli e Arcangeli, confermando quindi l'esistenza di
una gerarchia superiore, funzionale ed omogenea, ma tutt'altro che
dispersiva in senso politeistico.

TANTO RUMORE PER NULLA

Un'altra realizzazione, che potrebbe congelare in un solo istante le più
accanite discussioni fra "evoluzionistì" e "creazionisti" (fra atei e
credenti, alla fin dei conti) è che in realtà essi si accapigliano per
nulla, poichè la Bibbia è un testo provvisorio, che va comunque sostituito
da un'altro, che ancora non conosciamo. Purtroppo noi non la leggiamo quasi
mai con attenzione critica, attivamente, ma ce la beviamo passivamente,
"così com'è", e accade spesso di non cogliere dettagli importanti come
questo.

Chi non ha mai letto, almeno una volta, la discesa dal Monte di Mosè, dopo
che ha ricevuto da Javeh le Tavole della Legge? Ebbene, quando Mosè si
accorge che il suo popolo non ha saputo aspettare, e si è messo ad adorare
il vitello d'oro, dalla rabbia spezza le tavole di una legge che non si
meritano, e le scaglia sotto il monte. E in seguito darà loro delle leggi
molto più infantili, semplici e grossolane, in attesa che il suo popolo
maturi e sia pronto a ricevere quelle vere.

Il problema è che Mosè poi è morto, Javeh è un bel pò che non si fa più
sentire, e a noi sono rimaste sul gobbo delle leggi crude, violente ed
obsolete, scritte 3000 anni fa per un branco di nomadi ignoranti e
adulatori. Volendo obbedire letteralmente alla Bibbia, ad esempio, se per
caso nostro fratello morisse dopo il matrimonio, e noi invece non fossimo
sposati, ci toccherebbe sposare per forza la cognata rimasta vedova, e fare
subito un figlio con lei - anche se ha i baffi lunghi un metro. E se non lo
facessimo, lei avrà il diritto di sputarci in faccia, davanti a tutta la
famiglia riunita. (Chissà perchè certi cristiani si ricordano di citare la
Bibbia solo quando gli serve contro gli omosessuali, o per giustificare
schiavitù e pena di morte, ma poi si dimenticano completamente di osservare
i mille obblighi come questo?)

A questo punto sorge però un dubbio: non sarà che questo Javeh è sparito
apposta, perchè si aspetta magari che ci accorgiamo da soli di tutte queste
incongruenze ridicole? Perchè non smettiamo per un attimo di seguire
pedantemente la Bibbia come "parola di Dio", e proviamo invece a
considerarla, alla pari di molti altri suoi equivalenti sulla Terra, come un
prezioso documento storico, il cui valore spirituale - indipendentemente da
chi sia stato a scriverla - va ricercato in profondità, in maniera attiva,
cosciente e selettiva, e non soltanto "letto" in superficie, in maniera
meccanica e passiva?

(Fatti non fosteŠ )

Scritto da Massimo Mazzucco per www.luogocomune.net

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http://www.luogocomune.net/site/modules/sections/index.php?op=viewarticle&artid=4
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