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Sanzioni spropositate a dipendente.... PDF Stampa E-mail
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Tuesday 14 October 2008
TRIESTE TRASPORTI ANCORA CONDNNATA PER ABUSO DELL'UTILIZZO DELLE AZIONI
DISCIPLINARE.

Il Tribunale di Trieste ha accertato il non coretto utilizzo del potere
disciplinare da parte della Trieste Trasporti spa e con la sentenza emessa
il 17 settembre scorso, dal Giudice A. Multari, ha condannato nuovamente la
società che gestisce il trasporto pubblico provinciale. I dirigenti della
T.T. spa avevano infatti sanzionato in maniera spropositata il comportamento
di un dipendente che si era dovuto assentare dal lavoro, a causa di gravi
motivi familiari. Ciò aveva comportato per il lavoratore, la retrocessione
di due livelli parametrali, con il conseguente blocco dello stipendio - per
un anno - nel corrispondente parametro inferiore. Il Giudice ha annullato la
sanzione disciplinare, condannando la T. T. spa al ripristino sia del
trattamento giuridico sia dell' inquadramento economico preesistente ed
inoltre nella sua sentenza ha sostanzialmente riconosciuto, la prevalenza
del diritto soggettivo del lavoratore, rispetto al diritto vantato ed
esercitato dalla Società di trasporto. A fronte di un clima di generale
tensione, che si accentua oramai da tempo, anche con un pesante inasprimento
delle sanzioni disciplinari a carico dei dipendenti; la Federazione
Trasporti delle R.D.B. prende favorevolmente atto di questa nuova sentenza e
si dichiara soddisfatta del pronunciamento della Magistratura triestina, che
peraltro va ad aggiungersi alle innumerevoli sentenze che già in precedenza
avevano attestato il comportamento non conforme alle regole legislative e
contrattuali, ripetutamente tenuto dalla Trieste Trasporti spa. Le R.D.B.
auspicano inoltre che anche gli Organismi di vigilanza e di controllo
territoriali - e gli stessi Enti Locali - possano tener adeguatamente conto
di questo nuovo importante episodio giudiziario, non sottovalutando la
valenza del pronunciamento espresso dalla Magistratura.


http://obzudi.splinder.com/
 
Tremonti: tenete i soldi sotto il materasso PDF Stampa E-mail
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Tuesday 14 October 2008
mercoledì, 08 ottobre 2008

Tremonti: tenete i soldi sotto il materasso

Da "ITALIA OGGI" di mercoledì 8 ottobre 2008 - (dalla rassegna stampa
governo.it)


Teneteli sotto il materasso Tremonti: «Soldi salvi in banche senza computer,
bancomat e inglese» DI ~CO BECFIIS Una battuta, ma non solo.
Al termine dei vertice di ieri dell`Ecofin in cui l`Europa ha provato a
darsi una sveglia trovando un piccolo punto in comune (la garanzia pubblica
su una quota di depositi bancari, diversa però in ogni paese), il ministro
dell`Economia italiano, Giulio Tremonti, ha descritto la sua banca ideale,
dove i risparmi possono stare al sicuro:
«Una banca che non ha il computer, non ha il bancomat e dove non si parla
inglese, con un sistema cartaceo, fisico, primitivo». Una banca che non
esiste. Una cassa rurale italiana di qualche decennio fa. Ma la dice lunga
su quello che sta accadendo nel mondo.
Secondo il Fondo monetario internazionale le perdite di questa crisi
supereranno i 1.500 miliardi di dollari...
I mercati azionari ancora ieri sono stati in altalena, accumulando nuove
perdite sia pure assai più contenute di quelle del lunedì nero.
Continueranno così per settimane se non per mesi, anche secondo il rapporto
diffuso ieri dal Fondo monetario internazionale.
I governi e le autorità centrali con più o meno timidezza stanno cercando
interventi ora di emergenza, ora soprattutto psicologici per arginare almeno
il dilagare del panico fra i piccoli risparmiatori.

A questo serve il piano del presidente ameri.

cano George W. Bush da poco approvato dal congresso con qualche difficoltà,
per questo le banche centrali hanno immesso ingente liquidità nel sistema
tamponando quel si poteva, a questo mirerà il taglio dei tassi che almeno la
Fed si appresta a comunicare al mercato (e questa volta probabilmente sarà
seguita anche dalla Bce). Dopo molti tentennamenti almeno i ministri delle
Finanze dei governi europei hanno deciso di estendere uniformemente la
garanzia pubblica sui ri- sparmi depositati sui conti correnti. Qualcuno
fino a 50 mila euro, altri fino a 100 mila euro. Una misura minima
psicologica che tocca di striscio però l`Italia che quella garanzia ha sui
conti correnti degli istituti di credito nazionali fino a 102 mila euro, il
tetto più alto all`interno dell`Unione europea.
Tamponi, perché poi ogni governo le scelte le farà sul suo piccolo mercato
nazionale.

Come è già accaduto in Gran Bretagna e negli Stati Uniti è possibile che
importanti governi europei decidano di salvare le loro banche commerciali in
difficoltà.
Potrebbe capitare anche in Italia. Ma dopo il tampone servirà un intervento
più strutturale. E insieme un segnale che separi questa era che termina in
modo così rovinoso da un nuovo tempo che riparta facendo piazza pulita del
pasto. Se è l`America che ha accesola miccia della crisi, e sempre lì che
bisognerebbe guardare per comprendere come uscirne. Se il piano Bush usa una
ramazza sui mercati ritirando tutta la spazzatura in giro (e lo fa non per
salvare banche, ma perché quella spazzatura è in gran parte in mano al
popolo dei comuni risparmiatori), l`operazione si accompagna a un`offensiva
giudiziaria senza precedenti del Fbi. Chi sbaglia, negli Stati Uniti, paga.
Sostiene Giampiero Cantoni, oggi senatore Pdl e per lungo tempo banchiere
che oggi «l`Fbi sta preparando pulman per fare retate di banchieri che hanno
portato le cose all`estremo».

Per ripartire probabilmente questo è necessario anche nella vecchia Europa,
dove non è mai accaduto. Spiega bene Francesco Micheli come questa crisi
abbia radici assai lontane: sono piùà di venti anni che sui mercati girano
titoli spazzatura, «poi i junk bonds hanno cambiato nome, sono stati
rivestiti e la spazzatura è tornata a girare largamente, è stata venduta, si
sono guadagnate importanti commissioni». E` diventata subprime, si è
travestita in obbligazioni bancarie ad alto rendimento, ma alla fine è
finita un po` a tradimento sempre in mano ai piccoli risparmiatori.
C`è bisogno questa volta per ripartire anche di un`operazione pulizia nel
sistema bancario internazionale, anche in quello italiano.
Non basta dire «temo che abbiamo fatto male i nostri calcoli», ora
licenziare qualche centinaio o migliaio di dipendenti e pensdare di tornare
in rotta magari con qualche ciambella di salvataggio pubblica.

Questo virus che oggi è esploso e sembra la Sars dei mercati (e come la Sars
alla fine si ridimensionerà) ha i suoi untori consapevoli. Si dissemini ora
ogni vaccino, perché è necessario. Ma non ci si dimentichi degli untori.
Nel frattempo, come dice Tremonti, tutti fermi. Tenete i soldi nella banca
ideale senza bancomat computer e inglese, o sotto il materasso...
Franco Bechis Negli Strati Uniti si ritira dal mercato la spazzatura ma si
punisce anche chi l`ha disseminata in  modo consapevole.
Sostiene Giampiero Cantoni clte «l`Fbi sta preparando i bus per arrestare i
banchieri colpevoli» , e questa volta anche l`Europa dovrebbe seguire
l`esempio.


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processo Thyssenkrupp: quarta udienza PDF Stampa E-mail
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Tuesday 14 October 2008
 A tutti i partecipanti ad Ambiente e Lavoro 2008



La  Sezione VII , Titolo I del D.Lgs 81/2008 titola: <<Consultazione e
partecipazione dei Rappresentanti dei Lavoratori>>, ci  "informa" che
esistono gli RLS (art.47) , gli RLST (art.48) e gli RLS di sito produttivo
(art.49), ci "spiega" le loro prerogative (art.50); magnifico!
Rispetto al passato (ante D.lgs 626) un bel passo avanti, però.la realtà dei
luoghi di lavoro corrisponde alla teoria sopra citata? Gli RLS, nelle varie
modalità previste, sono stati eletti dovunque? Possono operare nella
pienezza delle attribuzioni sancite dalla Legge?. Sappiamo tutti che la
risposta è tristemente negativa.

Nella realtà quotidiana in molti luoghi di lavoro non si conosce nemmeno
l'esistenza
degli RLS, laddove eletti , in base ad accordi di settore sempre "avari" nel
fornire i mezzi adatti all'operatività necessaria, gli RLS si trovano quasi
sempre in condizioni di inagibilità.
Troppe informazioni vengono nascoste e/o fornite fuori tempo massimo, troppe
segnalazioni rimangono inascoltate  se formulate in modo propositivo (quello
"suggerito" dallo spirito della normativa, quello auspicato dal
Legislatore).
L'RLS viene "preso per stanchezza", viene costretto al ruolo di
"sindacalista di rincalzo" con delega alla "lagnanza sulla Sicurezza" ,  di
conseguenza,  in molti casi, assistiamo a ruoli ricoperti solo formalmente,
lontanissimi dalla piena applicazione descritta dal citato articolo 50
D.Lgs 81/2008.
Per coloro che, nonostante tutto, si ostinano a proseguire, ad insistere
nella "pretesa" dell'applicazione delle norme scatta la repressione:
minacce, velate e non, diffide, sospensioni dal lavoro (come accaduto alla
Piaggio Spa) ed infine licenziamenti.
I casi sono ormai molti, troppi per non pensare ad una modalità "condivisa"
a livello interaziendale.
Da Andrea Pianeta (licenziato dall'ATM di Milano nel 2004) a Dante De
Angelis (ri-licenziato da Trenitalia Spa nello scorso agosto) stiamo
raccogliendo numerosi casi di attacco a chiunque abbia osato denunciare i
rischi, più o meni gravi, rilevati  nei luoghi di lavoro.
L'RLS deve solo attendere, secondo il dogma padronale, i  tempi e i modi
decisi dall'azienda dove opera, aspettare "con fiducia" di essere prima o
poi consultato. Guai a rivolgersi a terzi, in particolare nel settore dei
trasporti o dei servizi pubblici in generale, poiché l'immagine della ditta
potrebbe "soffrirne" e s'incappa nel cosiddetto Codice etico dell'azienda.
In tutto questo il Testo Unico che fine fa? Come possiamo sperare che la
prevenzione sia efficace in queste condizioni? Se siamo tutti d'accordo che
una delle figure essenziali, per la corretta tutela della Salute e delle
Sicurezza  nei luoghi di lavoro, sia l'RLS (aziendale, di sito produttivo e
territoriale), allora dobbiamo cooperare affinché la teoria si trasformi in
pratica quotidiana.

Dal 1994 al 2008, ovvero dal Decreto "626" al  Decreto "81" si sono
verificati più di 14 milioni di infortuni sul lavoro , di cui più di 20.000
mortali! Non possiamo rallegrarci per la diminuzione degli infortuni mortali
rispetto alle cifre degli anni passati, poiché dobbiamo essere consapevoli
che ai dati INAIL vanno aggiunti i sempre più numerosi infortuni "in nero" e
i dati relativi alle malattie professionali. Ultimo ma non per importanza è
il problema della scarsità dei controllori e di conseguenza dei controlli,
per cui le imprese si sentono "autorizzate" alle violazioni poiché raramente
"controllate". Tale scarsità di controlli, oltre a rendere ancor più
necessario il ruolo degli RLS, potrebbe trovar ottimo rimedio, data la
disoccupazione  qualificata e laureata che c'è in Italia!
Siamo sempre favorevoli a "parlare" di Sicurezza sul Lavoro, ma in assenza
di un reale impegno collettivo (che veda coinvolte tutte le Istituzioni e
gli Organismi, nazionali e non, che si occupano di Salute e Sicurezza, tutte
le aziende che producono in questo settore e tutte quelle che erogano
formazione) il rischio  è quello di  fare "molto fumo e poco arrosto", di
fermarsi all'aspetto teorico/fieristico, lasciando la realtà dei luoghi di
lavoro gravemente inalterata!

Per IL DIRITTO ALLA SICUREZZA SUL LAVORO, per IL DIRITTO ALLA SICUREZZA DEI
TRASPORTI, per LA LIBERTA' DI PAROLA DENTRO E FUORI I LUOGHI DI LAVORO e per
LA RIASSUNZIONE DEI LICENZIATI PER DENUNCE SULLA MANCANZA DI SICUREZZA è in
preparazione la MANIFESTAZIONE UNITARIA (RLS/RSU/RSA e di quanti aderiranno
all'appello)  a TORINO per il 6 DICEMBRE (anniversario della strage alla
THYSSEN-KRUPP)


Modena 8 e 9 ottobre 2008

RETE NAZIONALE DEGLI RLS, DEGLI RSU E DEI DELEGATI  ALLA SICUREZZA






 processo Thyssenkrupp: quarta udienza


PROCESSO THYSSENKRUPP: QUARTA UDIENZA

Lunedì 6 ottobre, alle ore 10:00, presso l'aula due del
Tribunale di Torino si tiene la quarta udienza del processo
alla Thyssenkrupp per l'eccidio di sette operai avvenuto il
6 dicembre 2007.
Al nostro arrivo, sono circa le ore 9:30, si nota il solito
presidio dei compagni di lavoro e dei familiari delle
vittime, accompagnato dallo striscione delle Rsu aziendali
listato a lutto; fa anche bella mostra di sé l'ormai
cronica assenza della falsa sinistra sia politica sia
sindacale: l'unica realtà presente, otre a Legami
d'acciaio - l'associazione che riunisce gli ex lavoratori
Thyssenkrupp ed alcuni familiari - è la Rete nazionale per
la sicurezza sui luoghi di lavoro, qui rappresentata da un
lavoratore dello SLAI Cobas per il sindacato di classe,
nella persona di chi scrive.
Poco prima che inizia l'udienza, che riserverà una sorpresa
eclatante presentata dal collegio di difesa dei sei
imputati - tutti vertici torinesi della multinazionale
tedesca dell'acciaio, sia Ciro Argentino (uno dei leader
della succitata associazione) sia uno dei legali delle
parti civili ricordano ai compagni di lavoro che il fatto
di essere stati accettati come parte civile non significa
che lo si possa continuare ad essere anche se, nel lasso di
tempo che ci separa dalla sentenza (che si vocifera
arriverà entro un anno), si dovesse firmare il famigerato
verbale di conciliazione: anzi, viene ribadito a chiare
lettere che, in quel caso, si viene automaticamente
estromessi dal processo.
Quando finalmente si apre la seduta si assiste al colpo di
scena preparato dagli avvocati della difesa, che chiedono
l'annullamento degli atti dell'udienza preliminare perché
una parte di essi non è stata tradotta in tedesco, e quindi
una parte degli imputati non sarebbe in grado di
comprenderli fino in fondo.
Il Gup, Francesco Giafrotta, sospende allora i lavori - tra
gli insulti dei familiari ad indirizzo degli avvocati della
parte avversa ai quali viene urlato ripetutamente: <vedete
un po' se capite questo, assassini> - per deliberare su
questa richiesta; dopo tre ore di Camera di consiglio
decide di non accogliere la pretestuosa domanda: tutti gli
imputati parlano e comprendono bene la lingua italiana e la
richiesta di annullamento è un chiaro pretesto volto ad
allungare i tempi del processo in vista della prescrizione
dei reati a loro ascritti: "omicidio colposo ed omissione
aggravata di tutele anti-infortunistiche" per cinque di
loro, "omicidio volontario con dolo eventuale" per
l'amministratore delegato in Italia, il signor Herald
Hesphenhahn.
Quindi, il processo viene aggiornato alla quinta udienza
che si terrà lunedì 13 ottobre, e che dovrebbe vedere
l'inizio della fase dibattimentale.

Torino, 06 ottobre 2008


Stefano Ghio - torino
 
manifestazione a modena/versoil 6 dicembre PDF Stampa E-mail
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Tuesday 14 October 2008
manifestazione a modena/versoil & dicembre



      A tutti i partecipanti ad Ambiente e Lavoro 2008

La  Sezione VII , Titolo I del D.Lgs 81/2008 titola: <<Consultazione e
partecipazione dei Rappresentanti dei Lavoratori>>, ci  "informa" che
esistono gli RLS (art.47) , gli RLST (art.48) e gli RLS di sito produttivo
(art.49), ci "spiega" le loro prerogative (art.50); magnifico!
Rispetto al passato (ante D.lgs 626) un bel passo avanti, però.la realtà dei
luoghi di lavoro corrisponde alla teoria sopra citata? Gli RLS, nelle varie
modalità previste, sono stati eletti dovunque? Possono operare nella
pienezza delle attribuzioni sancite dalla Legge?. Sappiamo tutti che la
risposta è tristemente negativa.

Nella realtà quotidiana in molti luoghi di lavoro non si conosce nemmeno
l'esistenza
degli RLS, laddove eletti , in base ad accordi di settore sempre "avari" nel
fornire i mezzi adatti all'operatività necessaria, gli RLS si trovano quasi
sempre in condizioni di inagibilità.
Troppe informazioni vengono nascoste e/o fornite fuori tempo massimo, troppe
segnalazioni rimangono inascoltate  se formulate in modo propositivo (quello
"suggerito" dallo spirito della normativa, quello auspicato dal
Legislatore).
L'RLS viene "preso per stanchezza", viene costretto al ruolo di
"sindacalista di rincalzo" con delega alla "lagnanza sulla Sicurezza" ,  di
conseguenza,  in molti casi, assistiamo a ruoli ricoperti solo formalmente,
lontanissimi dalla piena applicazione descritta dal citato articolo 50
D.Lgs 81/2008.
Per coloro che, nonostante tutto, si ostinano a proseguire, ad insistere
nella "pretesa" dell'applicazione delle norme scatta la repressione:
minacce, velate e non, diffide, sospensioni dal lavoro (come accaduto alla
Piaggio Spa) ed infine licenziamenti.
I casi sono ormai molti, troppi per non pensare ad una modalità "condivisa"
a livello interaziendale.
Da Andrea Pianeta (licenziato dall'ATM di Milano nel 2004) a Dante De
Angelis (ri-licenziato da Trenitalia Spa nello scorso agosto) stiamo
raccogliendo numerosi casi di attacco a chiunque abbia osato denunciare i
rischi, più o meni gravi, rilevati  nei luoghi di lavoro.
L'RLS deve solo attendere, secondo il dogma padronale, i  tempi e i modi
decisi dall'azienda dove opera, aspettare "con fiducia" di essere prima o
poi consultato. Guai a rivolgersi a terzi, in particolare nel settore dei
trasporti o dei servizi pubblici in generale, poiché l'immagine della ditta
potrebbe "soffrirne" e s'incappa nel cosiddetto Codice etico dell'azienda.
In tutto questo il Testo Unico che fine fa? Come possiamo sperare che la
prevenzione sia efficace in queste condizioni? Se siamo tutti d'accordo che
una delle figure essenziali, per la corretta tutela della Salute e delle
Sicurezza  nei luoghi di lavoro, sia l'RLS (aziendale, di sito produttivo e
territoriale), allora dobbiamo cooperare affinché la teoria si trasformi in
pratica quotidiana.

Dal 1994 al 2008, ovvero dal Decreto "626" al  Decreto "81" si sono
verificati più di 14 milioni di infortuni sul lavoro , di cui più di 20.000
mortali! Non possiamo rallegrarci per la diminuzione degli infortuni mortali
rispetto alle cifre degli anni passati, poiché dobbiamo essere consapevoli
che ai dati INAIL vanno aggiunti i sempre più numerosi infortuni "in nero" e
i dati relativi alle malattie professionali. Ultimo ma non per importanza è
il problema della scarsità dei controllori e di conseguenza dei controlli,
per cui le imprese si sentono "autorizzate" alle violazioni poiché raramente
"controllate". Tale scarsità di controlli, oltre a rendere ancor più
necessario il ruolo degli RLS, potrebbe trovar ottimo rimedio, data la
disoccupazione  qualificata e laureata che c'è in Italia!
Siamo sempre favorevoli a "parlare" di Sicurezza sul Lavoro, ma in assenza
di un reale impegno collettivo (che veda coinvolte tutte le Istituzioni e
gli Organismi, nazionali e non, che si occupano di Salute e Sicurezza, tutte
le aziende che producono in questo settore e tutte quelle che erogano
formazione) il rischio  è quello di  fare "molto fumo e poco arrosto", di
fermarsi all'aspetto teorico/fieristico, lasciando la realtà dei luoghi di
lavoro gravemente inalterata!

Per IL DIRITTO ALLA SICUREZZA SUL LAVORO, per IL DIRITTO ALLA SICUREZZA DEI
TRASPORTI, per LA LIBERTA' DI PAROLA DENTRO E FUORI I LUOGHI DI LAVORO e per
LA RIASSUNZIONE DEI LICENZIATI PER DENUNCE SULLA MANCANZA DI SICUREZZA è in
preparazione la MANIFESTAZIONE UNITARIA (RLS/RSU/RSA e di quanti aderiranno
all'appello)  a TORINO per il 6 DICEMBRE (anniversario della strage alla
THYSSEN-KRUPP)


Modena 8 e 9 ottobre 2008

RETE NAZIONALE DEGLI RLS, DEGLI RSU E DEI DELEGATI  ALLA SICUREZZA
 
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