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DOCUM. E MANIFESTO DIFFUSO X IL 1° MAGGIO 2008 |
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martedì 06 maggio 2008 |
DOCUM. E MANIFESTO DIFFUSO X IL 1° MAGGIO 2008
La fame, che attanaglia un quinto del genere umano è il risultato
diretto e inseparabile del dominio del capitalismo finanziario
parassitario
I lavoratori del mondo intero debbono battersi contro ogni cricca di
potere per liberarsi dallo sfruttamento e dall'oppressione statale e
socializzare mezzi di produzione e risorse.
Con l'inizio di aprile è esplosa la rivolta per il pane in ogni
continente. In Africa: Burkina Faso, Camerun, Costa D'Avorio, Egitto,
Etiopia, Kenia, Madagascar, Mauritania, Mozambico, Nigeria, Senegal,
Tunisia, Uganda. In Asia: Armenia, Bangladesh, Filippine, Indonesia,
Russia, Tajikistan. In America Latina: Haiti, Messico, Perù. La
rivolta, innescata dall'impennata del prezzo del riso grano mais soia
-
di tutte le derrate alimentari -, sta investendo un numero crescente
di
paesi. Tipiche quelle di Haiti ed Egitto. Nel piccolo paese centro-
americano il 4 aprile una massa di dimostranti dà l'assalto, dalla
zona
sud, a negozi e magazzini. Poi la sollevazione si allarga a tutta
l'isola. Per tre giorni consecutivi vengono assaltati nella capitale,
Port au Prince, supermercati banche uffici. Nel popoloso Stato
mediterraneo, che conta oggi 75 milioni di abitanti, le dimostrazioni
contro il caro-prezzo del pane sono incominciate con scioperi operai,
che hanno scosso il delta del Nilo sin dal mese di marzo. Poi le
proteste e i disordini si sono estesi a tutto il paese e al Cairo, ove
si sono formate file interminabili per l'acquisto del pane a prezzo
calmierato. Le forze dell'ordine hanno represso le sollevazioni con
estrema violenza procedendo all'arresto di decine di migliaia di
dimostranti. Mentre scriviamo lo scenario si allarga. Aspetti comuni,
presenti in ogni rivolta, sono finora: gli assalti ai negozi e ai
supermercati alla ricerca di cibo e gli scontri con la polizia o con
l'esercito.
La catastrofe alimentare
Per avere una visuale adeguata della realtà mondiale e dell'incendio
provocato dall'ascesa dei prezzi alimentari bisogna ricordare che sul
pianeta un miliardo e mezzo di individui vive con un reddito pro
capite
giornaliero di un dollaro; e che altri due miliardi di individui
vivono
in stato di povertà. In Egitto un terzo della popolazione è in stato
di
miseria. In queste condizioni è sufficiente il rincaro del pane per
far
saltare ogni possibilità di sopravvivenza. In un anno il prezzo dei
cereali, che sono alla base dell'alimentazione, è raddoppiato. Il
grano
è salito del 100%. Il riso, che sfama 3 miliardi di bocche, è salito
del 100%. Lo stesso dicasi per il mais, alimento base per l'America
Latina. Solo la soia ha avuto un aumento più lento (40%). Il raddoppio
dei prodotti alimentari ha così travolto l'Africa e via via i paesi
importatori di cereali.
L'impennata dei prezzi però ha avuto soltanto il ruolo della classica
scintilla che fa divampare l'incendio. L'ondata di rivolte si è
scatenata a causa del grave stato di impoverimento delle masse
proletarie e semiproletarie che costituiscono la maggioranza del
genere
umano. L'affamamento di queste masse, chiamato ufficialmente crisi
alimentare, non è un fenomeno improvviso o congiunturale, è il
risultato del supersfruttamento capitalistico affermatosi dagli anni
ottanta con lo schiavismo tecnologico a scala mondiale. Le rivolte in
corso sono incontenibili sollevazioni contro il sistema capitalistico-
finanziario, modello di affamamento mondiale e in sfacelo. Nel mondo
non manca il cibo per calamità disastri penurie o cose di questo
genere, né manca la possibilità di produrlo; manca al contrario la
possibilità di acquistarlo in conseguenza della miseria del
sottosalario o della mancanza di salario. Non si ha cibo perché il
cibo, per tanti canali, è nella disponibilità pressoché esclusiva
della
piovra finanziaria.
Le cause generali e contingenti dell'affamamento mondiale delle masse
proletarie
Tratteggiando, in un nostro opuscolo edito il 28 maggio 1995
intitolato "La bancarotta del capitalismo - sovrapproduzione e
miseria", i caratteri peculiari degli anni novanta abbiamo riassunto
tali caratteri in questi dieci tratti specifici: 1) esplosività delle
contraddizioni accumulate dal sistema capitalistico, di fase, di
stadio
e di epoca storica; 2) l'impoverimento; 3) la finanziarizzazione
totale
dei sistemi economici; 4) la ricerca violenta di sbocchi; 5) la
crescente contrapposizione tra paesi imperialistici, Stati, realtà
nazionali; 6) la trasformazione dei sistemi industriali in modelli
asfittici; 7) la precarietà strutturale del lavoro e l'uso di tutti i
metodi di supersfruttamento della forza-lavoro; 8) la coazione al
lavoro; 9) l'esplosione della crisi sociale e della crisi politica;
10)
lo schieramento politico della giustizia. Con riferimento
all'affamamento spiegavamo: "Il secondo tratto specifico, che assume
un
aspetto agghiacciante negli anni ottanta, è l'impoverimento
travolgente
del genere umano. Il monopolio crescente dei mezzi di produzione e
della finanza da parte di un pugno di multinazionali e banche ha
ridotto il mondo in una minoranza di ricchi e benestanti e in una
maggioranza di poveri e affamati. Ovunque volgiamo lo sguardo, nelle
metropoli e nelle periferie, vediamo crescere la massa di schiavi
senza
razione". Non si tratta di profezie ma dell'evidenziazione della
logica
di sviluppo propria del sistema capitalistico (che ha come obbiettivo
assoluto il profitto e che, per realizzarlo, espropria e immiserisce
coltivatori e lavoratori); della logica di dominio della finanza (che,
come il vampiro, succhia risparmi e risorse dappertutto); della logica
del mercato (che impone i suoi prezzi e le sue merci). Si tratta
insomma della logica complessiva e unica di un sistema che porta alla
catastrofe alimentare e umana.
Analizzando l'aumento del prezzo delle derrate alimentari uomini di
governo, economisti accademici, giornalisti, ecc., chi in un modo chi
in un altro danno la colpa dell'aumento a questi cinque fattori: a) la
popolazione cresce di 77 milioni l'anno mentre la terra coltivabile
rimane sempre la stessa; per cui cresce la domanda mentre diminuiscono
le scorte; b) i cereali vengono utilizzati per produrre energia; c)
c'è
la speculazione finanziaria che con i future sul grano specula sui
prezzi; d) aumentano i costi di produzione dei prodotti agricoli; e)
la
siccità pregiudica e diminuisce i raccolti. I fattori incolpati, a
prescindere dal fatto che si riferiscono all'aumento contingente dei
prezzi e che sono manifestazioni tipiche dell'economia capitalistico-
finanziaria, non sfiorano il fenomeno generale dell'affamamento.
Infatti, se la produzione alimentare non tiene il passo con il
fabbisogno mondiale ciò dipende unicamente dalla conduzione
capitalistica dell'agricoltura che indirizza gli investimenti nei
settori più profittevoli. E non occorre, d'altra parte, mettere più
terre in lavorazione in quanto la quantità dei raccolti non è legata
all'estensione della superficie coltivata bensì alla produttività del
lavoro. Gli altri fattori incolpati, a parte la siccità che merita un
discorso distinto e che comunque va ricollegata all'inquinamento
capitalistico, sono gli elementi immediati del rialzo dei prezzi e
della penuria creata dall'affarismo speculativo come dimostra la
trasformazione dei cereali in etanolo e biocarburanti. Quindi i
responsabili della catastrofe alimentare hanno una identità precisa:
sono le multinazionali e le filiere di imprese capitalistiche che
dominano l'agricoltura mondiale.
La corsa al si salvi chi può e l'ora degli Ogm
Responsabili della catastrofe alimentare sono inoltre il Fondo
monetario internazionale (FMI) e la Banca Mondiale, i due poderosi
strumenti nelle mani del direttorio imperialistico americano-europeo-
giapponese, che hanno imposto a tutti i paesi arretrati e bisognosi di
investimenti (cioè a tutti i paesi oggi in rivolta) politiche
liberiste
e subalterne al Nord America Europa Occidentale e Giappone. Tra i
responsabili c'è anche il WTO (l'organizzazione del commercio
mondiale)
che, predominato dal direttorio imperialistico, ha contribuito alla
rovina dell'agricoltura africana asiatica e latino-americana
consentendo l'esportazione in queste aree delle eccedenze agricole,
nord-americane ed europee, sostenute dai sussidi statali. E per
completare l'elenco dei responsabili e fare un accenno al loro grado
di
responsabilità bisogna ricordare che proprio negli ultimi anni Stati
Uniti Gran Bretagna Giappone Germania Francia Italia hanno ridotto i
fondi (gli aiuti finanziari) a tutti i paesi bisognosi, accentuando
progressivamente le loro difficoltà alimentari.
Ora che lo sconvolgimento mondiale è ingovernabile ogni Stato ogni
potenza o sistema di potenze ricorre o sfodera le armi di cui dispone.
Cina India Indonesia Vietnam hanno deciso restrizioni all'esportazione
di riso. Lo stesso ha fatto il Messico per il mais, seguito da altri
paesi latino-americani. Pakistan e Tailandia hanno mobilitato
l'esercito a protezione del raccolto nei campi e nei magazzini;
istituendo pene severissime per chi violi il blocco di esportazione.
Per converso l'UE, dopo avere confermato la direttiva del 2006 che
destina il 10% di biofuel al trasporto, ha autorizzato nuove
impostazioni nelle produzioni agricole basate sugli organismi
geneticamente modificati come la superpatata della Basf. Il nostro
ministro dell'agricoltura è stato un alfiere di questo indirizzo.
Prima
di tutto ha escluso ogni riduzione dei sostegni comunitari,
rivendicando che la Pac (la politica agricola comune) venga orientata
all'ampliamento produttivo con l'abolizione delle quote e della messa
a
riposo delle terre. In secondo luogo ha sostenuto che è poca cosa
destinare in Italia 300-400.000 ettari a biomasse e biodisel e un
milione in UE rispetto ai 30 milioni che Bush intende destinare al
bioetanolo. E che occorre lanciare gli Ogm. Quindi ogni Stato sta per
conto suo; mentre ogni potenza o gruppo di potenze sfrutta la fame
creata per imporre la propria supremazia biotecnologica ai paesi
trascinati nella disperazione.
La fame dalle periferie investe le metropoli
Al vertice del Fmi, svoltosi il 12 aprile presente il governatore
della Banca d'Italia, l'inviato indiano ha sottolineato che le rivolte
per il cibo investiranno anche i paesi ricchi. Bisogna dire che la
realtà dell'affamamento è più estesa di quanto si pensi o si veda.
Nell'area occidentale da anni le masse salariate vivono in una
situazione di sprofondamento sociale e di indebitamento crescente. In
Italia attualmente ci sono 15 milioni di poveri: di giovani adulti
anziani che non hanno e non sanno come sbarcare il lunario. Nella
ricca
Milano i poveri si avvicinano a 200.000 circa; e si allungano ogni
giorno di più le file delle persone locali che vanno a ritirare una
razione o a consumare un pasto gratuito. Lo stesso avviene negli Stati
Uniti. La peculiarità della fame nei paesi superindustrializzati è
che,
rispetto ai paesi arretrati ove manca il cibo, gli scaffali nei negozi
sono pieni ma mancano i soldi per acquistare la merce. Ciò dimostra in
modo agghiacciante che sovrapproduzione e miseria si ingigantiscono; e
che la fame, la catastrofe alimentare, è il risultato specifico del
capitalismo finanziario parassitario.
Pertanto diamo il nostro saluto alle rivolte per il pane in qualunque
angolo della terra si stiano svolgendo. Al contempo cogliamo
l'occasione per raccomandare e raccomandiamo alle avanguardie
proletarie di ogni paese e a tutti i lavoratori indistintamente di non
limitare le dimostrazioni e le sollevazioni al soddisfacimento
soltanto
del bisogno alimentare, ma di attaccare le proprie cricche di potere.
Non ci sono vie per poter debellare l'affamamento delle masse
sfruttate
se non quella di rovesciare il dominio capitalistico. Solo abolendo lo
sfruttamento capitalistico la terra potrà sfamare l'uomo. Dunque
bisogna porre, ovunque, all'ordine del giorno battendosi per
obbiettivi
immediati la prospettiva della rivoluzione proletaria.
Milano 16 aprile 2008.
Edizione a cura di
RIVOLUZIONE COMUNISTA
SEDE CENTRALE: P.za Morselli, 3 - 20154
Milano-
e-mail:
Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
http://digilander.libero.it/rivoluzionecom/
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30 maggio aggressione a Mira - 1 maggio in piazza a Mira |
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martedì 06 maggio 2008 |
COMUNICATO STAMPA
Il nostro compagno operaio e membro del nostro coordinamento provinciale, Emanuele Minotto di Mira, già in altre occasioni oggetto di aggressioni fasciste, giovedì 30 aprile nel tardo pomeriggio è stato aggredito all’inizio di via Cesare Battisti a Mira mentre a piedi si recava nella nostra sede dove aveva da assolvere ad alcuni impegni preparativi della nostra presenza in piazza dei 7 Martiri a Mira il 1° maggio.
L’aggressione è stata portata al compagno da tre membri di Forza nuova originari del vicino comune di Mirano.
I fascisti hanno trovato pane per i loro denti non essendo il compagno sprovveduto a causa di precedenti simili episodi di minore gravità e dello strano e gravissimo incidente stradale occorsogli il 3 agosto scorso, da noi denunciato, che poteva avere conseguenze letali.
Alle conseguenze per il compagno hanno assistito tre altri nostri compagni nella sede di Mira alle ore 21 circa del 30 aprile. Nonostante il fatto sia avvenuto a 200 metri dalla locale stazione dei carabinieri, questi non sono intervenuti. In genere sono invece molto attenti ai nostri movimenti su mezzi su quattro ruote.
Il compagno Minotto è stato comunque in grado di presenziare alla manifestazione in Piazza dei 7 Martiri a Mira il 1° Maggio. E le ferite all’occhio sinistro sono state viste così da decine di altri lavoratori.
I fascisti stiano lontani da Mira e dai nostri compagni e lavoratori !
Questa è la seconda aggressione fisica in pochi mesi. Inoltre a Mira abbiamo denunciato tramite il ns.coordinatore provinciale anche altri episodi recenti.
88 voti di Forza Nuova a Mira non ci piacciono, ma non abbiamo arrecato ai signorini del servo dei servizi segreti inglesi, Roberto Fiore, alcun danno fisico. Non hanno alcuna legittimità ad operare.
Non pensino di fare i gradassi o di farla franca anche a livello legale noi non abbiamo alcun senso dell’omertà verso le merde come loro !
Coordinamento provinciale Venezia e Padova
SLAI Cobas per il sindacato di classe
2 maggio 2008
1° MAGGIO DI NOI LAVORATORI E LAVORATRICI
Lavoratrici e Lavoratori, Compagne e Compagni,
siamo in questa piazza con Voi per una battaglia che è di tutto il movimento operaio e dei lavoratori, quella che si sta conducendo ogni giorno per una società ove morire sul lavoro non sia ammissibile né frequente, una cosa che non debba succedere.
Da due anni lavoriamo a denunciare e documentare questa strage, collaboriamo con altre realtà impegnate su questo campo, a livello locale e nazionale. Recentemente il 5 aprile abbiamo costruito una assemblea militante molto partecipata da lavoratori e delegati, durante la quale abbiamo dato il via anche a Marghera alla carovana per la sicurezza sui posti di lavoro. Subito dopo è stata costituita la Rete per la sicurezza sul posto di lavoro a Marghera e nel veneziano, che tiene le sue riunioni ogni due lunedì, riunioni aperte a tutti i lavoratori e lavoratrici, per costruire dal basso anche qui una mobilitazione che non sia solo di denuncia e di celebrazione ma che sia soprattutto di mobilitazione di forze nuove e di costruzione dal basso di modo da poter fronteggiare la deriva che in maniera sempre crescente va delineandosi nel nostro paese nel campo dei diritti e del diritto al e nel lavoro.
Su queste cose vorremmo chiarire il nostro punto di vista. La legge 626 e la legge 123 (del 2007) non sono applicate in tutte le imprese, e non si tratta di casi isolati, ma anche di imprese importanti. I piani di sicurezza interni non sempre sono conosciuti e discussi con i lavoratori. E raramente sono rispettate le misure di sicurezza quando occorre “fare in fretta”. Non è vero nemmeno che siano “perfetti”, spesso sono carenti in questioni che dovrebbero essere ovvie per tutti (soprattutto regole di magazzinaggio, rispetto ai rischi di incendio; regole per le vie interne e nei piazzali per i muletti, per i frequentissimi incidenti che avvengono tra lavoratori in genere entrambi innocenti e colpevoli solo di aver bisogno di lavorare e di essere spesso soggetti a ricatti su produttività, velocità, ecc.; regole per le gru ed i macchinari di sollevamento pesi, movimentazioni di tubi pesanti, ecc.: tutti siamo rimasti colpiti ogni giorno dalla gravità di ciò che accade: pensiamo al padre che si vede arrivare il bambino in cantiere e che immediatamente dopo lo vede morto sotto un carico dei macchinari che stava movimentando !). Questo significa non solo sicurezza da spiegare, corsi per i lavoratori ecc., quando sappiamo per esempio che i corsi sono fatti da ditte specializzate che lavorano per associazioni padronali e che poi i padroni aderenti a quelle stesse associazioni nemmeno sanno quelle cose !
Come Rete per la sicurezza sul posto di lavoro a livello nazionale stiamo promuovendo in tutta Italia, da Palermo a Torino, da Napoli a Taranto, da Milano a Marghera, da Ravenna a Roma, in moltissime altre parti d’Italia, manifestazioni ed assemblee con delegati, medici, rls, rsu tra i quali i compagni di Tyssen Krupp, anche con altri sindacati di base, di modo da arrivare ad una grande manifestazione nazionale a Roma. A Mestre c’è fra poco la conclusione del processo Fincantieri per i 14 morti da amianto, una data per l’unità di tutti i Lavoratori.
Non è neppure vero che è solo un problema di soldi. È innanzitutto un problema di modello economico. La “flexurity” è una strabiliante falsità impossibile ad attuarsi, una esclude l’altra strutturalmente non per una questione di principio ma per una questione pratica, di che cosa è che muove la società, se la ricerca di benessere, giustizia, eguaglianza di base nelle cose fondamentali, o se invece unicamente il profitto, il dominio, la schiavizzazione (e non solo degli immigrati).
Per questo la nostra è solidarietà di classe, del proletariato, e non solidarietà verso la grande e spesso anche la media borghesia, veri responsabili della folle corsa alla devastazione del territorio (grandi opere e spese in gran parte di cemento ed asfalto, e disinteresse verso i problemi delle masse o puro e ovviamente limitato e controllato tramite le associazioni, assistenzialismo).
Per questo siamo qui a testimoniare che per noi il Primo Maggio è giornata dei Lavoratori e non dei parassiti arricchiti con la speculazione edilizia e con la schiavizzazione del lavoro, è giornata internazionalista perché i Lavoratori sono sfruttati in tutto il mondo e da tutto il mondo giungono oramai in ogni paese.
Per questo non concordiamo con Damiano e chi per lui, per noi lo Statuto dei lavoratori va applicato a tutti i lavoratori dipendenti ed è l’articolo 19 a dover essere abrogato tornando alla democrazia dal basso dei Consigli di fabbrica, ed abolendo le leggi e leggine della precarietà (referendum: www.bastaprecarieta.org )
Per questo stiamo anche promuovendo le iniziative pubbliche che sono note e quella della proposta di legge popolare sulla sicurezza sul lavoro, vertenze per i cosiddetti infortuni, cause legali e denunce, anche per denunciare quegli incidenti che oggigiorno persino in grandi fabbriche accade non vengano resi a volte noti.
Per questo, per una lotta di tutti i Lavoratori ed in particolare per l’impegno di quelli maggiormente coscienti, invitiamo tutti a partecipare alle nostre riunioni della RETE PER LA SICUREZZA SUL POSTO DI LAVORO (prossima riunione degli aderenti, aperta agli interessati, lunedì 5 al com.quartiere Cita a Marghera alle ore 19)
Informazioni sulla mail-list domeus.it al gruppo bastamortesullavoro (
Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
, oppure nelle pagine del Bollettino operai auto-organizzati da noi edito)
Sindacato Lavoratori Autorganizzati Intercategoriale per il sindacato di classe - COBAS
Associazione Esposti Amianto e ad altri rischi ambientali
1-5-2008
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Fai una scelta di campo fra il cretinismo della sinistra radicale ed il fascismo postmoderno: divent |
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martedì 06 maggio 2008 |
Fai una scelta di campo fra il cretinismo della sinistra radicale ed il fascismo postmoderno: diventa comunista!
La sinistra radicale non mi interessa. Non so nemmeno che cosa significhi il termine: radicale da chi, da cosa? E soprattutto: verso cosa? Qualche volta ho messo piede in un centro sociale: non fanno per me, né io faccio per loro. Sono comunista, ma non mi faccio le canne. Sono sui generis? Non lo so. Sono comunista e perciò non perdo tempo a dare fuoco a bandiere: lo trovo, francamente, un passatempo di cattivo gusto. In ogni caso, dovessi scegliere se sia più grave bruciarne una o ammazzare un uomo, non direi mai, con Fini: “sono molto più gravi le contestazioni dei giorni scorsi della sinistra radicale contro la Fiera del libro di Torino“. La vita di un uomo vale meno di una bandiera bruciata? Benissimo: che lo si ripeta in faccia alla madre del ragazzo morto a Verona o alle madri di Plaza de Mayo, che ancora aspettano di riabbracciare i loro figli, “desaparecidos” per mano fascista che non torneranno mai più. Non sono per la teoria gandiana dottrinaria della non-violenza, men che meno per quella pragmatica. Tuttavia non mi ritengo un balordo. Ad ogni modo non trascuro il fatto che le Rivoluzioni (comprese quelle borghesi) si siano sempre fatte mettendo in conto qualche perdita. Sono momenti della Storia: se ti riesce, sovverti; altrimenti, t’arrestano. Si tratta di “cogliere l’attimo”. Se l’attimo non c’è, è meglio che desisti. I brigatisti mi fanno pena. Sono ateo: non ne farei una colpa. Non penso andrò in Paradiso, ma neanche Cosimo Mele ci andrà. Ci ritroveremo entrambi, forse, a bighellonare all’inferno con qualche graziosa donnina. Credo che sia sbagliato, oltreché pericoloso, costruire gli Stati sui Libri Sacri. Tuttavia, e non lo nego, Città del Vaticano e lo Stato di Israele esistono. Come esistono le coppie di fatto, gli omosessuali, le lesbiche, i Palestinesi. A parità di condizione esistenziale, non mi pare il caso di buttare i secondi nel cesso solo perché così è scritto. Credo nella laicità dello Stato e penso, da comunista, che sarebbe giusto che il potere sia degli operai. In questo senso, non vedo male una soluzione rivoluzionaria che, sparigliando gli interessi della borghesia sionista, conduca lavoratori israeliani e palestinesi al Governo di una Grande Palestina. Lavorandoci sopra, pacatamente e serenamente, “si può fare!”: nell’attesa, non sarebbe male se l’ONU intervenisse contro Israele per le reiterate violazioni internazionali e riconoscesse al popolo Palestinese il diritto ad esistere con un proprio Stato sovrano. Se poi un giorno l’ONU riconoscesse pure il fatto che la Striscia di Gaza è stata fatta diventare un Ghetto , saremmo davvero a cavallo. Penso che sia legittimo contestare la continuità omicida del Governo di uno Stato, a maggior ragione se è perseguibile per “crimini contro l’umanità”. Il Massacro di Sabra e Chatila non l’ho procurato io: chiedete a Sharon. Cinque anni fa non sapevo cosa fosse Falluja: chiedete a Bush. Non sono così stupido da confondere Olmert con la genialità della millenaria tradizione culturale ebraica. Tuttavia mi riservo di essere critico della Politica: è possibile? Forse sì, forse no: forse sì, perché non esiste la sinistra radicale, fortunatamente; forse no, perché sono tornati i fascisti. In salsa postmoderna.
Francesco Fumarola
6 Maggio 2008
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