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Uno sciopero dei lavoratori stranieri? UN'APPELLO AI LAVORATORI ITALIANI E STRANIERI PDF Stampa E-mail
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venerdì 23 maggio 2008
APPELLO AI LAVORATORI ITALIANI E STRANIERI

Operai, lavoratori, proletari italiani e di ogni nazionalità: per i nostri padroni noi non siamo altro che merce forza-lavoro che produce profitti di cui loro si appropriano. Il nostro diritto a vivere come esseri umani è subordinato alle esigenze economiche del nostro padrone e del mercato. Il diritto allo sfruttamento operaio è sancito dallo Stato e a questo - se “compatibili” - sono subordinati tutti gli altri “diritti”, a cominciare da quello di guadagnarci da vivere per noi e per le nostre famiglie.

Molti capitalisti, nella ricerca del massimo profitto, chiudono le fabbriche in una Regione e le aprono in un’altra, le chiudono in Italia e le aprono in Paesi dove il costo del lavoro è irrisorio.
Altri chiamano in Italia, ogni anno, centinaia di migliaia di lavoratori immigrati da sfruttare con salari da fame nelle fabbriche, nei cantieri, nell’industria agricola, mettendoli in concorrenza con i lavoratori italiani per abbassare i salari e dividere i lavoratori, alimentando la guerra fra poveri, per poi abbandonarli senza mezzi al loro destino quando non servono più..
 I padroni ed i loro governi (sia quelli di CentroDestra che quelli di CentroSinistra) – sono i primi responsabili del peggioramento della nostra condizione di vita e di lavoro, dell’aumento dello sfruttamento, dei morti sul lavoro e di lavoro, delle malattie professionali, delle mancanza di case, dello strangolamento dei mutui e degli affitti - cercano di nascondere le loro responsabilità mettendoci gli uni contro gli altri per deviare la lotta dal vero obiettivo: il sistema capitalista.
A differenza delle epoche passate, quando i lavoratori delle classi subalterne pativano la fame per effetto delle carestie, nel sistema capitalista i lavoratori peggiorano le loro condizioni per aver prodotto troppo. La sovrabbondanza di capitali e di merci diventa oggi fonte di miseria e la recessione americana e la crisi, ormai giunta anche alle porte dell’Europa, porterà nuove guerre e peggiorerà ulteriormente la condizione della classe lavoratrice se non ci sarà una risposta adeguata.

Noi lavoratori non abbiamo niente da spartire con i nostri padroni. La difesa dei nostri interessi ci spinge a fianco e non contro i lavoratori di tutti i Paesi.
Oggi l’impoverimento e la miseria crescente di intere popolazioni del “terzo” e “quarto” mondo, di sempre maggiori settori di proletari, è frutto dell’abbondanza in mano a pochi.

Il nemico è in casa nostra, sono i padroni, i parassiti di vario genere, e i loro governi.

Anni di deleghe (in bianco o “critiche”) ad organizzazioni politiche e sindacali della sinistra filoimperialista sono servite solo a creare una nuova classe dirigente borghese, composta da ex “sindacalisti di sinistra” ed ex “sovversivi”, che ha fatto carriera e si è sistemata sulla pelle dei lavoratori.

Nessuno difende gli operai se non sono loro stessi a farlo.

Noi operai, lavoratori, proletari di ogni razza, etnia e religione che ci scontriamo ogni giorno sui posti di lavoro e nella società contro il capitalismo dobbiamo riprendere in mano il nostro destino costruendo adeguate forme di organizzazione di difesa economica conseguentemente anticapitalista, ed una forza politica autonoma che sappia mettere in discussione con la lotta un sistema che continua a riprodurre i padroni come borghesi e gli operai come schiavi salariati.

Per discutere della nostra condizione e ripristinare un punto di vista proletario sui temi dell’organizzazione, delle lotte e della prospettiva politica, invitiamo tutti i lavoratori che condividono il contenuto di questo appello a firmarlo e a mettersi in contatto col comitato promotore per costruire un percorso che porti ad un’assemblea nazionale autoconvocata.

Comitato promotore Assemblea nazionale autoconvocata

per contatti, adesioni e promuovere con noi l’iniziativa: 
posta elettronica:  Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo      cell. 3357850799 e  3381168898
 
Torino Primo Maggio: una piazza con tante anime PDF Stampa E-mail
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martedì 13 maggio 2008
Torino Primo Maggio: una piazza con tante anime

Il Primo Maggio torinese, come ogni anno, ha avuto il suo fulcro nel
corteo organizzato dai sindacati di Stato da piazza Vittorio a piazza S.
Carlo.
Ormai da molti anni il corteo del primo maggio, un appuntamento popolare,
sebbene quest’anno non si sia andati oltre le 35mila presenze, è una sorta
di grande contenitore dove convivono a distanza e talora anche in diretto
conflitto le tante anime della sinistra torinese. Lontani fisicamente e,
ancor più, politicamente, sono gli spezzoni di CGIL, CISL e UIL, quelli
delle istituzioni cittadine, dei partiti della sinistra parlamentare e neo
extraparlamentare. In coda stanno gli altri, quelli che considerano il
primo maggio un’occasione di lotta e non una mera festa.
D’altra parte sotto la Mole c’è poco da festeggiare, tra salari che non
bastano più, lavoro che non c’è e quando c’è è precario, malpagato,
pericoloso, e, talora, anche mortale.
Gli anarchici della FAI sono presenti in piazza con un banchetto con libri
e stampa e con un volantino titolato “La libertà non si delega, si
prende”.
Un folto spezzone anarchico sfila dietro allo striscione della FAI “azione
diretta contro lo stato ed il capitale”, mentre dal camion di testa si
alternano musica e interventi.
Nella piazza torinese si respirava il lutto per la sconfitta
dell’Arcobaleno un lutto di fronte al quale non possiamo che ribadire che
“La cosiddetta ‘sinistra radicale’ ha concluso la propria parabola. Hanno
cambiato nomi e simboli ma la logica del potere per il potere è sempre la
stessa: Togliatti divenne ministro, Bertinotti presidente della Camera. Il
primo liberò i torturatori ed assassini di Salò, il secondo ha avallato
leggi razziste e avventure di guerra.
La loro vicenda dimostra – se mai ce ne fosse bisogno – che il potere
corrode e muta, che il “realismo”, di compromesso in compromesso, porta ad
accettare tutto: dalla guerra ai cpt, dalle norme più liberticide alle
grandi opere, dalla distruzione dell’ambiente alla fine delle tutele per
chi lavora, dalla precarietà a vita al razzismo di Stato.
La libertà non si delega, si prende. Ogni giorno, ovunque.”
Il tradizionale pranzo nella sede della Federazione Anarchica di Torino ha
concluso la giornata.
I giorni successivi l’attenzione dei media sarà catalizzata dalla
contestazione del tutto simbolica a Bertinotti, e dall’ormai rituale rogo
di bandiere israeliane e statunitensi da parte degli autonomi.
Per quanto ci riguarda, il Primo Maggio e i giorni successivi, il nostro
impegno di controinformazione e lotta, senza clamori né eco mediatica, è
stato a fianco dei rom, sgomberati e buttati in strada dalla giunta
Chiamparino alla vigilia della “festa” dei lavoratori.

Da Umanità Nova n. 17 dell’11 maggio 2008

Di seguito il volantino distribuito dalla FAI torinese il Primo Maggio
La libertà non si delega, si prende

Tira un’aria grama. Ogni giorno più grama.
A Torino, dove, negli ultimi tre anni, 8 immigrati sono morti durante
controlli di polizia, mentre si moltiplicano i comitati razzisti e
fascisti, che alternano le manifestazioni di piazza alle ronde notturne
contro immigrati, rom, poveri.
A Torino, dove si lavora e si muore come nell’800. A Torino dove la vita
di un operaio vale meno dei 20 euro che servono per la ricarica di un
estintore.
A Torino, dove i fascisti bruciano con le molotov un campo rom, i media
falsificano, minimizzano, arrivano a incitare all’odio. Fuori, tra la
gente, c’è anche chi applaude, mentre i più, soffocati dall’indifferenza,
tacciono.
A Torino dove vogliono fare due grattacieli, mostri succhia energia,
monumenti allo spreco e all’arroganza delle banche e delle istituzioni che
li vogliono, mentre c’è chi non ha dove passare la notte.
A Torino, dove la giunta Chiamparino ha appena cacciato 200 rom rumeni dal
campo di basse di Stura, dove hanno vissuto in miserabili roulotte e in
una tenda per i mesi invernali.
A Torino, dove fare la spesa costa sempre più, ma i civich vanno in giro
con manganelli telescopici e spray urticante.

Torino, come tutto questo nostro paese, sta scivolando verso un baratro. È
il baratro del fascismo che ritorna, che ritorna nelle strade, che ritorna
nelle leggi sempre più razziste e liberticide, che ritorna, e questo è il
peggio, tra noi tutti, gente comune che fa fatica ad arrivare alla fine
del mese, gente che non ha i soldi per pagare il fitto o il mutuo, gente
che la disoccupazione e la precarietà obbligano ad un’esistenza sempre più
miserabile, gente che sta tramutando il sano odio di classe, l’odio per i
padroni che ci sfruttano e ci rubano la vita, nell’odio per gli ultimi,
per chi sta peggio di noi, gli immigrati poveri in cerca di un’opportunità
di vita.

I governi di questi anni, i governi di “destra” e quelli di “sinistra”
hanno fatto la stessa politica, distruggendo poco a poco i piccoli margini
di libertà e di giustizia strappati con la lotta nei decenni precedenti.
Strappati dai torinesi e dagli immigrati di allora, la gente del sud e
dell’est venuta a Torino per lavorare, uniti per la casa, i trasporti, i
servizi, le scuole, il salario, i tempi di lavoro.
Uniti anche se diversi, perché consapevoli che il nemico non è l’immigrato
che ti vive accanto ma chi marcia alla tua testa. Oggi destra e sinistra
hanno creato e alimentato la guerra tra poveri, i media l’hanno
amplificata ad arte, moltiplicando i falsi allarmi sulla sicurezza. I
reati più gravi – omicidi, stupri, rapine – diminuiscono mentre si
moltiplicano gli “incidenti” sul lavoro. Ma si fanno leggi contro i
lavavetri e i posteggiatori, mentre i padroni lucrano sulle nostre vite e
ogni giorno qualcuno di noi muore lavorando. Italiani o immigrati, quando
si cade da un’impalcatura, si viene stritolati da una macchina, si brucia
vivi in acciaieria, siamo tutti uguali, ma se non re-impariamo ad essere e
sentirci uguali nella vita, se non re-impariamo a lottare contro i nemici
comuni di ogni sfruttato, la vita se ne va ogni giorno più in fretta, ogni
giorno più miserabile, ogni giorno più insicura. L’insicurezza, quella
vera, è nel lavoro che non c’è, nel lavoro che mutila, nel lavoro che
uccide: loro li chiamano “incidenti”, ma il nome vero è omicidi. Ormai
usano una lingua nuova, una lingua dove i fatti e le parole sono sempre
più distanti: la guerra di classe è nascosta come la guerra che gli alpini
combattono in Afganistan. La chiamano “missione di pace” ma fanno la
guerra, ammazzano in nostro nome, sottraendo risorse alla sanità, alla
scuola, ai trasporti, ai servizi.

Destra e sinistra sono due facce della stessa moneta: stesso peso e stesso
valore comunque la giri. La cosiddetta “sinistra radicale” ha concluso la
propria parabola. Hanno cambiato nomi e simboli ma la logica del potere
per il potere è sempre la stessa: Togliatti divenne ministro, Bertinotti
presidente della Camera. Il primo liberò i torturatori ed assassini di
Salò, il secondo ha avallato leggi razziste e avventure di guerra.
La loro vicenda dimostra – se mai ce ne fosse bisogno – che il potere
corrode e muta, che il “realismo”, di compromesso in compromesso, porta ad
accettare tutto: dalla guerra ai cpt, dalle norme più liberticide alle
grandi opere, dalla distruzione dell’ambiente alla fine delle tutele per
chi lavora, dalla precarietà a vita al razzismo di Stato.

La libertà non si delega, si prende. Ogni giorno, ovunque.

Oggi più che mai non ci sono scorciatoie. Solo l’azione diretta,
l’autogestione delle lotte e della vita, il conflitto quotidiano contro
una società ingiusta possono mettere sabbia negli ingranaggi di un potere
sempre più nudo nella sua ferocia.

Resistenza Rom
10 anni di lotte, occupazioni, sgomberi a Milano.
Venerdì 16 maggio ore 21 in corso Palermo 46
assemblea
contro le politiche razziste, le ronde fasciste e leghiste, la violenza
securitaria e la repressione... percorsi di autogestione, solidarietà,
lotta
Interverranno esponenti di “Via Adda non si cancella”
Proiezione del video “Via Adda 14. Tutti sotto un tetto”

Federazione Anarchica Torinese – FAI
Corso Palermo 46 Torino – la sede è aperta ogni giovedì dalle 21 in poi
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338 6594361

 
sentenza processo 13 maggio 99 PDF Stampa E-mail
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martedì 13 maggio 2008
E’ USCITA LA SENTENZA SUL PROCESSO DEL 13 MAGGIO

http://www.inventati.org/13maggio99

A questo indirizzo troverete tutti gli atti, tutto quello che c'è da sapere su questo processo.

Lo scorso 28 gennaio il Tribunale di Firenze ha condannato a 7 anni 13 imputati colpevoli di aver manifestato contro la guerra NATO nei Balcani (1999). Una guerra sostenuta dall’allora governo D’Alema in spregio alla Costituzione repubblicana: l’Italia ripudia la guerra.. Una condanna che arriva nove anni dopo i fatti. Il reato è resistenza pluriaggravata (dal fatto di essere più di dieci in una manifestazione).
7 anni per resistenza non hanno eguali, per questo reato, nella storia della Repubblica. Come abbiamo detto e scritto all’indomani delle condanne una sentenza degna della Grecia del regime dei colonnelli.

Sette anni per aver preso un sacco di legnate a mani nude. Sette anni a conferma che nella società contemporanea non c’è più misura. Nello sfruttamento come nelle sentenze dei tribunali. Si potrebbe fare l’elenco degli omicidi che si sono conclusi con pene inferiori.  Per partecipazione a banda armata le pene vanno dai 3 ai 5 anni, per rapina, senza feriti, sono sotto i 5.  Che cos’è una trappola? Un messaggio che dice non state nelle piazze alla luce del sole, perdetevi in trame impossibili così ci aiutate ad alimentare la psicosi del terrorismo (interno ed internazionale). Stupri e violenze sulle donne, così come gli incidenti sul lavoro, sono considerati reati di poco conto: sono attentati alla persona e non alla proprietà che è quella da difendere. Una condanna che, travolgendo ogni misura, fa vedere l’odio della casta per gli attivisti che sfidano l’ordine imperiale della guerra globale.
La Magistratura interpreta la crisi verticale della rappresentanza politica e della sua incapacità di controllare spinte e conflitti sociali.
Non si deve manifestare, tanto meno contro la guerra. E poi, se al governo c’era il centrosinistra è ancora più grave, viene meno ogni “giustificazione politica”.
E’ l’altra faccia del delirio securitario che vuole incarcerare tutti i romeni che scappano dalla Romania a causa dei “nostri” imprenditori arrivati a sfruttare la forza lavoro locale per 80 euro al mese.
A Firenze dopo aver riesumato le ordinanze (1933) del Podestà per deportare i lavavetri, hanno dichiarato la guerra ai poveri colpevoli di avere cattiva incidenza sul turismo - come se Firenze non fosse una città internazionale e cosmopolita. Vengono organizzate reti di spionaggio dal Comune! Ed ora sotto con gli sgomberi delle case occupate…
La città va affidata a guardie pretoriane che devono esercitare il controllo assoluto non solo sui movimenti, ma sui corpi e sulle menti, perché cresce la marea dei senza reddito, senza casa, senza cittadinanza e che devono rimanere anche senza voce.
Sentenze come questa, e quella di Genova del novembre scorso,  vogliono sancire lo slittamento del conflitto sociale all’interno della normativa penale. Imputate/i capri espiatori, diversificati per provenienza ed estrazione, per poter esercitare su di loro una giustizia altrettanto diversificata. Per sperimentare la tenuta di “nuovi” reati, quali devastazione e saccheggio, mantenendo i “vecchi” resistenza e danneggiamento. Tutto questo non è né dato né scontato: è uno spazio di conflitto in cui affermare la libertà di movimento, il diritto alla resistenza, alla soddisfazione dei bisogni primari. L’assoluzione per tutti gli imputati nel processo di Cosenza al “Sud Ribelle” lo dimostra.

RICORDIAMO I FATTI DI QUEL LONTANO 13 MAGGIO
Il 13 maggio 1999 lo sciopero delle organizzazioni di base fu un grande successo (a Firenze 3.000 in piazza). Lo sciopero dimostrò la possibilità di lottare contro la guerra NATO nei Balcani, guerra sostenuta dal governo di allora, guidato da D’Alema, e definita da CGIL-CISL-UIL “una contingente necessità”. A corteo concluso davanti al Consolato Americano partirono, senza preavviso, durissime cariche poliziesche: candelotti sparati ad altezza d’uomo, 5 manifestanti costretti alle cure ospedaliere, mentre tanti altri contusi evitarono gli ospedali. L’atteggiamento delle forze dell’ordine fu conseguente alla circolare D’Alema-Iervolino (”perché non vengano tollerate manifestazioni contro basi militari e sedi governative”). Un paese in guerra adegua il comportamento della propria polizia alla situazione bellica. Un video mostrò l’esatta dinamica delle cariche - video ripetutamente fatto vedere dalla trasmissione “Striscia la notizia”, anche, strumentalmente, nei confronti del centrosinistra al governo.
Già le richieste del pubblico ministero apparivano surreali: dai 4 ai 5 anni per “resistenza a pubblico ufficiale.

COSA DICE LA SENTENZA?
La sentenza si basa su due menzogne molto semplici::

-         c’era un piano preordinato per assaltare il consolato degli Stati Uniti;

-         il piano veniva attuato con un colpo di mano da feroci autonomi che sottraevano il controllo della manifestazione al sindacalismo di base.
Menzogne, contraddette dai fatti e dallo svolgimento del processo.

NOI SAPPIAMO CHE RIUSCIREMO A ROVESCIARE QUESTA SENTENZA

IL PROCESSO AL PROCESSO

Accompagna da mesi le nostre iniziative, nelle piazze, negli stabili occupati, con banchini nei luoghi di lavoro attraversando la città (la città bene  comune e spazio pubblico). Una campagna lunga e multiforme che ha l’obiettivo di arrivare all’appello con la ridicolizzazione della sentenza, l’affermazione positiva del diritto alla resistenza ed un vastissimo schieramento sociale, politico, giuridico e culturale.

Siamo sicuri di vincere sul campo, di ribaltare questa sentenza.
Per tutti coloro che credono che cambiare il mondo non solo sia giusto, ma sia doveroso e possibile. Per tutti quelli che lottano per i loro bisogni, nei posti di lavoro, nei quartieri, nelle università, nelle scuole. Per tutti quelli che si battono contro la devastazione dei territori e dei beni comuni. Per tutti quelli che intendono impedire che vengano chiusi gli spazi di movimento di oggi e di domani.

LIBERTA’ DI MOVIMENTO
 
palermo: solidarietà ai precari assistenti tecnici PDF Stampa E-mail
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martedì 13 maggio 2008
Comunicato stampa

Palermo, 9 maggio 2008

Lo Slai Cobas esprime la propria solidarietà di classe ai precari assistenti tecnici della scuola che oggi hanno manifestato davanti all'Ufficio Scolastico Provinciale ribadendo con forza che non è certamente la GUERRA TRA POVERI la soluzione ai problemi che in questa fase investono diverse categorie di lavoratori, i precari da un lato e i lavoratori ex enti locali, oggi assistenti tecnici di ruolo nello Stato, dall'altro, entrambi  colpiti nei loro diritti dai giochi politici di governi e istituzioni nazionali e locali portati avanti in questi anni sulla pelle dei lavoratori.

LA GUERRA TRA POVERI, il disprezzo e il discredito riversato contro i lavoratori ex enti locali in modo assolutamente ingiustificato, alimentati peraltro da sindacati come la CISL o l'ANTES ma anche purtroppo da alcuni Dirigenti Scolastici, non fa altro che danneggiare e distogliere l'attenzione dei lavoratori dalle vere cause che hanno portato a questa complessa situazione, le politiche governative dei continui tagli, degli organici sempre più ridotti, dell'elemosine delle immissioni in ruolo e in questo il nuovo governo Berlusconi si sta preparando a fare bene la sua parte per incentivarle e metterle ancora più in atto mentre i sindacati confederali dietro i bei proclami di difesa dei diritti dei lavoratori hanno continuato a sottoscrivere accordi/bidone che sanciscono le suddette politiche e i Dirigenti Scolastici si limitano a prenderne atto.

NOI NON CI STIAMO NE’ VOGLIAMO CADERE NELLA VECCHISSIMA TRAPPOLA DELLA GUERRA TRA POVERI!

Ci prepariamo pertanto a chiedere un incontro al nuovo Ministro della Pubblica Istruzione e al Dirigente Regionale per la Sicilia portando le nostre proposte e richieste, l’immissione in ruolo degli aventi diritto (guardando a tutti i profili professionali), l’apertura dell’area AR19 (assistenza all’infanzia) nella nostra regione, l’estensione della figura di assistente tecnico nelle scuole secondarie di 1° e primarie, il corretto e definitivo inquadramento giuridico ed economico degli assistenti tecnici ex enti locali.

Chiamiamo ancora una volta tutti i lavoratori, precari e non precari, ad unirsi nella lotta.


Slai Cobas per il sindacato di classe
Via G. del Duca, 4 Palermo 
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