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BUONI PASTO: ci risiamo ! PDF Stampa E-mail
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mercoledì 02 aprile 2008
Ci risiamo.
Non è passato un anno (blocco del lotto 2) che la CONSIP regala, ai lavoratori pubblici, un'altra delle sue "perle".
Il 14 febbraio 2008 sono state pubblicate le sentenze, emesse dalla Sezione III del TAR Lazio, n. 1370/2008 sul ricorso n. 10518/2007 proposto da Day Ristoservice S.p.A, n. 1371/2008 sul ricorso n. 9419/2007 proposto da Repas Lunch Coupon s.r.l e n. 1372/2008 sul ricorso n. 9420/2007 proposto da Qui! Ticket Service S.p.A, con le quali l'organo di giurisdizione amministrativa ha annullato i provvedimenti di esclusione dei ricorrenti nonché tutti gli atti conseguenti, relativi alla gara Buoni Pasto ed. 4 (538.461.538 n° di buoni pasto suddivisi nei lotti n. 1 Valle d'Aosta, Piemonte, Lombardia e Liguria, n. 2 Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna e Toscana e province autonome di Trento e di Bolzano, n. 3 Lazio, n.4 Umbria, Marche, Abruzzo, Molise, Puglia, n.5 Campania e n. 6 Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna).

Il TAR del Lazio aveva bloccato la gara CONSIP, per il servizio di buoni pasto ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni, già con l'ordinanza del 9 gennaio 2008, disponendo "l'inibizione in via interinale di ogni atto, anche di natura contrattuale, consequenziale agli affidamenti in contestazione".
Un atto che, in pratica, rinnovava una decisione già assunta dai giudici amministrativi lo scorso 6 dicembre 2007, con l'ordinanza n. 1427 e che si è conclusa con le sentenze di febbraio 2008.
I ricorrenti, infatti, hanno contestato alla CONSIP l'esclusione dalla gara di alcune aziende partecipanti, nonostante i migliori punteggi risultanti dalle loro offerte.
CONSIP, avrebbe ritenuto "estranee all'offerta" le condizioni da queste presentate, relativamente ai "servizi aggiuntivi" destinati agli esercizi convenzionati ed alla vendita di pubblicità, mediante il veicolo delle copertine dei carnet dei buoni pasto.
Dall'altra parte, la paura di un nuovo squilibrio nel settore dei ticket, peraltro molto appetibile, unitamente alla preoccupazione che i "servizi aggiuntivi" possano ricadere sugli esercenti mediante offerte “anomale”, hanno già indotto le varie associazioni di imprese che svolgono attività di ristorazione, a ricorrere al Consiglio di Stato contro le sentenze del Tar Lazio.

Insomma, un impasse di contenziosi che delineano un orizzonte oscuro e, sicuramente, dai tempi incerti.
A seguito, quindi, di queste pronunce, la CONSIP candidamente ha fatto sapere che "sta svolgendo le attività necessarie al fine di dare esecuzione alle menzionate decisioni giurisdizionali ma che, presumibilmente, sarà possibile per le amministrazioni emettere ordinativi di fornitura a partire dal mese di luglio 2008".
Ma di quale attività si tratta ?
Semplice, la CONSIP, nella riunione che si è tenuta prima della pausa pasquale, presso la sede di Via Isonzo, a Roma, ha suggerito ai rappresentanti di tutte le amministrazioni presenti, di indire gare a licitazione privata per l'affidamento della erogazione dei buoni pasto, garantendo il proprio supporto legale.
Alla "faccia" della razionalizzazione della spesa pubblica !

Insomma, i danni derivanti dall'incompetenza vengono "scaricati" direttamente sulle amministrazioni che dovranno vedersela direttamente anche con gli eventuali e molto probabili, rilievi degli organi di controllo.
La CONSIP, per chi non lo sapesse, è una società per azioni che lavora seguendo le direttive del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), suo unico azionista, ed è al servizio della pubblica amministrazione (almeno dovrebbe esserlo!).
Dal 2000, uno dei suoi compiti è quello di far risparmiare lo Stato, attraverso un “Programma di razionalizzazione della spesa pubblica per beni e servizi: CONSIP indice bandi di gara nazionali per la fornitura di beni e servizi e, in seguito, apposite convenzioni con i vincitori.
In questo modo, sfruttando la forza della domanda aggregata, secondo CONSIP, si ottengono prezzi più bassi dai fornitori.
Quindi, una delle principali attività svolte per la razionalizzazione degli acquisti, si concretizza con lo sviluppo di Convenzioni quadro.
Peccato, però, che questa scelta comporta, spesso, un ribasso eccessivo.
Più di una volta abbiamo denunciato questo effetto perverso.
Nel caso dei buoni pasto, per esempio, le aziende emittenti alzano le commissioni, del 10, addirittura 12 per cento e chi ci rimette, è il lavoratore che si ritrova con quantità o qualità minori di cibo.
Ora, con questo blocco totale della gara, la CONSIP ha trovato il modo di eliminare anche questo problema !

In questo quadro di contenzioso infinito, fatte salve alcune amministrazioni detentrici di "riserve" dalle quali si potranno attingere i ticket per qualche altro mese, già centinaia di lavoratori non percepiscono più i buoni pasto.
Una situazione inaccettabile che diventerà devastante, per tutti i lavoratori, nei prossimi mesi.

Ancora una volta, quindi, sono i lavoratori a pagare le conseguenze di una irresponsabile e recidiva gestione nella fornitura dei buoni pasto.
L'erogazione e il diritto ad usufruire dei buoni pasto, oltre ad avere natura contrattuale, ha anche natura assistenziale apportata dal datore di lavoro per agevolare la prestazione lavorativa.
E' certo, ormai, che le gare d'appalto, per il servizio sostitutivo di mensa, mediante l'emissione di buoni pasto cartacei, gestita dalla CONSIP (Acquisti in rete della P.A.), non garantiscono l'esercizio del diritto e inficiano persino le prestazioni lavorative.
Si tratta, quindi, oltre che di una chiara inadempienza di un obbligo contrattuale, anche di un comportamento fortemente lesivo della dignità personale e che evidenzia un sistema insufficiente, una incapacità gestionale, appetibile per speculazioni economiche.
Questo, è un dato di fatto incontrovertibile e, qualcuno, dovrà pur rispondere di questa violazione.

La RdB/CUB darà battaglia affinché il valore dei buoni pasto venga MONETIZZATO in busta paga perché, oltre al danno di non avere la disponibilità dei buoni pasto, con il trascorrere del tempo i lavoratori otterranno la beffa di vedere ulteriormente compromesso e ridotto anche il loro potere di acquisto.

 

Federazione Nazionale Pubblico Impiego - Settore Statali
Via dell'Aeroporto, 129 - ROMA - cap 00175
www.rdbcub.it - Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo - TEL. 06762821 - FAX 067628233

 
Coordinamento Nazionale Ministero dell'Economia e delle Finanze
Via XX Settembre n.97 - 00187 - ROMA - piano terra, scala A, stanza n. 716
tel. 0647616129/6130 - fax 06233208972/0647614356/4369
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Basta morti operaie! PDF Stampa E-mail
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mercoledì 02 aprile 2008
comunicato stampa
lo slai cobas per il sindacato di classe puglia basilicata esprime la sua
solidarietà alla famiglia del'operaio Domenico Monopoli, il secondo in tre
mesi "ucciso" dentro i cancelli della fiat sata, precipitato da un ponteggio
al reparto verniciatura.
Appoggiamo tutte le iniziative di lotta dichiarate e, allo stesso tempo, non
possiamo che rinnovare tutta la tutta la nostra indignazione per il
rinnovarsi del rituale di ipocrite reazioni cui assistiamo da parte della
Fiat,delle istituzioni e delle OO:SS presenti attualmente in fabbrica.
Oggi ancora una volta gridiamo forte che come è avvenuto alla Tyssen, come
avviene nelle fabbriche in cui siamo presenti dall'Ilva alla dalmine
dall'enichem si tratta non di tragica fatalità ma di una sorta di morte
annunciata.
Dopo l'incidente rischiato mesi fa Mirafiori, dopo la morte un operaio alla
fiat cassino poco dopo, dopo la morte di Luigi Simeone, la verità resta che
anche alla Fiat si muore e si continua a morire.

Un intero sistema produce incessantemente questa strage quotidiana. Un
sistema fatto di ritmi esasperati, precarietà e lavoro in ogni condizione,
ricatto dei capi, massima produzione, inosservanza delle norme della 626,
che anche alla fiat sata sono diventate la regola e non l'eccezione.
Un sistema che si perpetua grazie anche all'inerzia degli organi ispettivi,
di istituzioni e magistratura, e dall'assenza di un reale sindacato di
classe combattivo e determinato o di rls capaci di contrastare sul campo i
pericoli e gli attacchi costanti o stesso modo.
Argomenti fortemente denunciati in queste ultime settimane da più parti - ma
in maniera organica da noi e solo da noi.
Ma lamentarsi non basta
Da parte nostra abbiamo costituito insieme a operai e delegati di diverse
fabbriche e posti di lavoro una rete nazione di per la sicurezza sui posti
di lavoro e lo scorso 18 marzo davanti gli stessi cancelli della Fiat di San
Nicola abbiamo presentato a l'iniziativa di una Marcia/Carovana nazionale
partita il 13 marzo a Ravenna, nell'anniversario della strage della mecnavi
e che tornerà a Melfi il prossimo 24 aprile, nel quadro di una mobilitazione
nazionale che toccherà oltre 20 città e tanti luoghi simbolo della morte sul
lavoro e della lotta per costruire un movimento reale capace di abolire lo
stato di cose esistente anche in materia di sicurezza sul lavoro.

Chiamiamo tutti oggi più che mai a sostenere l'iniziativa della rete
nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro e la marcia carovana
nazionale.

BASTA MORTI PER IL PROFITTO
Difendiamo LA VITA DEGLI OPERAI!

slai cobas per il sindacato di classe puglia basilicata

Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo - 347-1102638
27-03-08
 
PROVOCAZIONE SIONISTA E POLIZIESCA A MILANO PDF Stampa E-mail
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mercoledì 02 aprile 2008
PROVOCAZIONE SIONISTA E POLIZIESCA A MILANO


Sabato 29 marzo all'interno della campagna nazionale di boicottaggio del
governo israeliano nel ruolo di ospite d'onore alla fiera del libro di
Torino  si è tenuta un iniziativa di controinformazione in preparazione
del corteo nazionale del 10 maggio.

Il presidio, con continui interventi al megafono, un volantinaggio di
massa e l'affissione di striscioni per tutta la piazza, si è svolto
davanti alla Feltrinelli di piazza Piemonte per denunciare la sua
partecipazione  alla fiera del libro, avallando cosi di fatto la
legittimazione del governo terrorista israeliano e l'occupazione
militare della Palestina e delle sue politiche genocide e di apartheid.

Il presidio è stato oggetto, durante tutto il pomeriggio, di continue
provocazione da parte di componenti della comunità ebraica milanese a
cui non abbiamo risposto se non con interventi politici di denuncia
dell'arroganza e della violenza verbale del sionista di turno incapace
di rispondere al carico di responsabilità criminali del governo israeliano.

Nel tardo pomeriggio però le provocazioni hanno raggiunto un livello
insostenibile quando un militante sionista ha platealmente strappato uno
striscione di 10 metri su cui c'era la scritta "con il popolo
palestinese che resiste".

A questo punto, all'avvicinarsi dei compagni e delle compagne per
allontanare il provocatore, la polizia presente ha caricato a freddo il
presidio ferendo al volto e al torace con manganellate e colpi di casco
alcuni dei nostri compagni e compagne.

Denunciamo con forza questa provocazione combinata che fa capire come
Israele sia e rimanga il nervo scoperto e intoccabile di una politica
d'aggressione imperialista in tutta l'area mediorientale.

Ribadiamo che siamo e saremo sempre a fianco del popolo palestinese in
lotta per la propria autodeterminazione e che in sintonia con la
campagna nazionale di boicottaggio lavoreremo per essere in massa al
corte nazionale del 10 maggio a Torino.



Boicottiamo Israele

Con il popolo palestinese che resiste.



I compagni e le compagne del Centro Sociale Vittoria




PROVOCAZIONE SIONISTA E POLIZIESCA A MILANO


Sabato 29 marzo all’interno della campagna nazionale di boicottaggio del governo israeliano nel ruolo di ospite d’onore alla fiera del libro di Torino  si è tenuta un iniziativa di controinformazione in preparazione del corteo nazionale del 10 maggio.

Il presidio, con continui interventi al megafono, un volantinaggio di massa e l’affissione di striscioni per tutta la piazza, si è svolto davanti alla Feltrinelli di piazza Piemonte per denunciare la sua partecipazione  alla fiera del libro, avallando cosi di fatto la legittimazione del governo terrorista israeliano e l’occupazione militare della Palestina e delle sue politiche genocide e di apartheid.

Il presidio è stato oggetto, durante tutto il pomeriggio, di continue provocazione da parte di componenti della comunità ebraica milanese a cui non abbiamo risposto se non con interventi politici di denuncia dell’arroganza e della violenza verbale del sionista di turno incapace di rispondere al carico di responsabilità criminali del governo israeliano.

Nel tardo pomeriggio però le provocazioni hanno raggiunto un livello insostenibile quando un militante sionista ha platealmente strappato uno striscione di 10 metri su cui c’era la scritta “con il popolo palestinese che resiste”.

A questo punto, all’avvicinarsi dei compagni e delle compagne per allontanare il provocatore, la polizia presente ha caricato a freddo il presidio ferendo al volto e al torace con manganellate e colpi di casco alcuni dei nostri compagni e compagne.

Denunciamo con forza questa provocazione combinata che fa capire come  Israele sia e rimanga il nervo scoperto e intoccabile di una politica d’aggressione imperialista in tutta l’area mediorientale.

Ribadiamo che siamo e saremo sempre a fianco del popolo palestinese in lotta per la propria autodeterminazione e che in sintonia con la campagna nazionale di boicottaggio lavoreremo per essere in massa al corte nazionale del 10 maggio a Torino.

 

Boicottiamo Israele

Con il popolo palestinese che resiste.

 

I compagni e le compagne del Centro Sociale Vittoria
 
SLAI Cobas e elezioni - Nessuno difende i lavoratori PDF Stampa E-mail
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mercoledì 02 aprile 2008
ELEZIONI: NESSUNO DIFENDE
LE CONDIZIONI DEI LAVORATORI
 
 
La campagna elettorale è partita, ma, a parte alcune promesse che non manterranno, nessuno difende gli interessi dei lavoratori. I programmi del Partito Democratico (Veltroni), del Popolo delle Libertà (Berlusconi) e i "10 punti" della Confindustria (Montezemolo) sostengono nella sostanza gli stessi obiettivi, perché difendono i medesimi interessi: quelli dei profitti (presentati come "interessi comuni" per lavoratori e padroni).
 
          Gli obiettivi di governo di queste forze, infatti, vanno nel senso di: aumentare la precarietà (mentre dicono di volerla "risolvere"), ridurre i salari reali (innalzando la produttività e subordinando gli ultralimitati "aumenti" agli obiettivi aziendali,reintroduzione delle gabbie salariali), smantellare i diritti rimasti nei posti di lavoro (agibilità sindacale riservata ai "sindacati di comodo", nessun diritto esigibile direttamente dai lavoratori).
 
          Nel corso degli anni i governi di centro sinistra e centro destra si sono alternati nel condurre l'attacco contro le nostre condizioni di vita e di lavoro. Il governo ultimo di Prodi ha continuato nell'opera portata avanti dal governo precedente di Berlusconi.
Perché mai, oggi, questi stessi soggetti dovrebbero fare politiche di miglioramento delle nostre condizioni di vita e di lavoro? Come dimostrano le stesse statistiche, l'aumento dei profitti di banche, finanziarie e aziende realizzatosi, in questo periodo, si è fondato su una costante diminuzione del costo del lavoro.
 
 Alcuni regali di Prodi al padronato
 
o    conservazione delle leggi che precarizzano il lavoro (Pacchetto Treu e Biagi)
o    anticipo di 1 anno del furto del TFR previsto dalla legge Maroni
o    aumento dell'età pensionabile
o    "accordo" su Welfare, precarietà, pensioni nel luglio 2007
o    tagli ai servizi sociali (sanità per prima) e privatizzazioni (come chiesto da Bankitalia)
o     aumento dei contributi previdenziali, dei ticket sanitari, della tassazione sul TFR
o    riduzioni e agevolazioni fiscali per i padroni (Irap, deduzioni, auto di rappresentanza, premi aziendali, straordinari...)
o    assunzioni limitate nel pubblico impiego,  mancata stabilizzazione dei precari pubblici, finanziamento alle scuole private
o    aumento delle spese militari
o    mantenimento della Bossi-Fini sull'immigrazione
 
Non sono gli stessi di Berlusconi?
 
          Riduzione dei salari, taglio delle pensioni, aumento della precarietà, privatizzazione dei servizi sociali, ampliamento delle basi militari e partecipazione attiva alle varie guerre sparse per il mondo, ... non sono state forse la costante delle politiche dagli anni '90 in poi sotto i vari  governi, in nome della "modernità", delle "riforme"? Perchè mai oggi dovrebbe essere diverso, adesso che la crisi incombe in maniera radicale?
 
trovate questi obiettivi  nei programmi elettorali?
 
o   un lavoro stabile (un lavoro a tempo indeterminato, che non sia sottoposto al ricatto dei contratti precari e che consenta di pianificare il vostro futuro),
o   un salario e una pensione decenti (che vi consentano di superare la quarta settimana del mese, che non siano taglieggiati da mutui e affitti alle stelle),
o   diritti garantiti nei posti di lavoro (dalla sicurezza -vita compresa-, a relazioni sindacali democratiche, al rispetto della dignità umana dei lavoratori).
 
1987, 1997, 2000, 2007
 
1987 crollo delle borse in tutto il mondo. 1997 crisi finanziarie in Asia, Russia e Brasile che si ripercuotono dappertutto, per oltre un anno. 2000 crac delle azioni "internet" dagli USA all'Europa e all'Asia, che continua fino al fallimento della Enron nel 2001. 2007 crisi dei mutui "subprime" negli USA, che si estende a tutto il mercato finanziario e coinvolge banche e istituzioni finanziarie in tutto il mondo. Crisi che non ha finito di manifestarsi e che dagli USAsi sta propagando in Europa, coinvolgendo sempre più la produzione, come dimostrano gli annunciati 8.100 licenziamenti in Germania alla BMW (di cui 5.000 lavoratori interinali).
          Una crisi che i padroni tenteranno di farci pagare, che ha già ridotto i nostri TFR versati nei fondi pensione e a cui il padronato si sta preparando, per farcene pagare il costo con CIG, licenziamenti e mobilità.
Una crisi che determinerà la politica del nuovo governo, che come sempre ci chiederà sacrifici per far fronte alla situazione.  Promettendo, come seguito, un "secondo tempo" di piena occupazione e salari crescenti, che da almeno trent'anni non si vede mai, anzi i salari non sono mai stati così bassi, mai si è lavorato così tanto (sia in termini di orario, sia di fatica), mai è così cresciuta la precarietà!
 
in nessun programma troverete obiettivi che vi difendono, come quelli contro:
 
o   la cassa integrazione per 900 (o più) lavoratori della Sea a Malpensa, anzi sono tutti a favore di una Cig che serve unicamente a trasformare in peggio le condizioni di lavoro, tanto che hanno approvato il "decreto mille proroghe" che consente l'utilizzo di interinali mentre ci sono la Cig e la mobilità.
o   la creazione di un reparto confino alla Fiat di Pomigliano, dove sono ammassati gli operai di cui la Fiat si vuole liberare dopo la ristrutturazione dello stabilimento. Un reparto dove sono messi gli operai che si oppongono, come alla Fiat di Valletta degli anni '50 o all'Alfa di Arese negli anni '90. Reparti di confino che sono l'anticamera dei licenziamenti.
o   il licenziamento degli ultimi 68 cassaintegrati dell'Alfa di Arese non rispettando gli accordi sottoscritti e dopo anni di promesse non mantenute di reinserimento al lavoro. Anzi, centro sinistra e centro destra sono impegnati a mettere le mani (con le società e le coop collegate) sui fondi che saranno stanziati per l'Expo 2015, che vogliono fare nell'area dell'Alfa di Arese.
o   i licenziamenti politici nelle aziende, Fiat per prima, effettuati dal padronato per bloccare sul nascere le lotte e ottenere la pace sociale intimidendo tutti i lavoratori. Una pace sociale necessaria per impedire che i lavoratori si organizzino e lottino contro il peggioramento delle condizioni di lavoro.
o   l'utilizzo di tutte le forme di lavoro precario (interinali, a progetto, apprendistato, inserimento,ecc.) che servono ad ottenere più profitti e, alla lunga, far sparire i "vecchi" contratti e le garanzie conquistate.
morti sul lavoro: la strage
 
Appena asciugate le lacrime di coccodrillo per la strage della Thyssen di Torino, altri cinque morti da lavoro a Molfetta, a fine marzo uno alla Fiat di Melfi. I lavoratori continuano a morire al ritmo di quattro al giorno, senza alcuna discriminazione di razza o colore, nei cantieri come nelle fabbriche.
In quale programma elettorale trovate la richiesta della riduzione della giornata lavorativa a parità di salario come misura più  tutelante contro la pericolosità e la nocività subite nei posti di lavoro?
 
DOBBIAMO CONTARE SOLO SU NOI STESSI
 
 
          Non abbiamo nulla da guadagnare da un governo di centro sinistra o di centro destra, chi vincerà le elezioni applicherà un programma dettato dai poteri forti del capitale.
          Ma non dobbiamo nemmeno illuderci che la cosiddetta "sinistra radicale", la Sinistra Arcobaleno, rappresenti una prospettiva politica di reale difesa dei lavoratori.
          La politica di queste forze, fino a ieri al governo, non è stata ne è quella di rafforzare ed estendere la lotta di classe nei posti di lavoro e nella società, ma di subordinare la lotta dei lavoratori alle logiche parlamentari, di servirsene per garantire ai propri dirigenti una poltrona nelle istituzioni, naturalmente, dicono, per "cambiarle".
          Lo sviluppo della lotta di classe, non passa attraverso le aule parlamentari e le istituzioni, ma attraverso le lotte concrete, per l'autonomia politica e l'autorganizzazione dei lavoratori.
          La Sinistra Arcobaleno vorrebbe un capitalismo più "onesto", più "equo e solidale", ossia vorrebbe che il capitalismo non fosse più se stesso.  Diffondono quest'illusione in nome della governabilità e della lotta a Berlusconi, ma come hanno dimostrato nell'ultima legislatura, la Sinistra Arcobaleno ha accettato tutte le misure antioperaie e i regali ai padroni, il programma liberista di Prodi, la conservazione della precarietà, la repressione delle lotte e dei movimenti sociali, le spedizioni militari, ecc!
          Oggi, che viene posta fuori dall'area di governo dal bipolarismo, formalmente radicalizza gli obiettivi, ma non rompe con la politica concertativa. Il suo unico fine è quello di influire nei giochi parlamentari con un maggior peso elettorale. Una prospettiva, questa, perdente per i lavoratori e che non favorisce lo sviluppo della lotta di classe.
          E infatti Bertinotti sostiene che, per "salvare Alitalia", ci vorrebbe un manager come Marchionne! Bella proposta per difendere i lavoratori: un manager "all'avanguardia" nell'attacco agli operai della Fiat!. (24 Minuti del 26/3/2008)
 
EPPUR SI MUOVE!
 

          Si racconta che così diceva Galileo riferendosi all'orbita della terra attorno al sole (verità negata dal tribunale dell'Inquisizione, il quale voleva che il sole girasse attorno alla terra).
           Così oggi, seppur data per defunta, la lotta di classe fa capolino nei rapporti tra proletari e padroni. Si manifesta, ha delle fiammate, si attenua, riprende. Come un fremito percorre la penisola italiana (e non solo) e pur con tutte le difficoltà fa tremare di rabbia gli alfieri del liberismo e della sovranità del mercato, i maghi della finanza che parlano di indici azionari in crescita eterna, i politici che parlano di equidistanza tra capitalisti e lavoratori o di unione d'interessi tra capitale e lavoro.
           La lotta di classe tende a manifestarsi nuovamente perchè il capitalismo non è in grado di assicurare salari crescenti, una vita decente, un futuro certo ai lavoratori. Non parliamo poi della pace, dal momento che l'Italia imperialista scatena e conduce guerre in tutto il pianeta.
i sindacati: uno strumento per il controllo dei lavoratori

          Cgil, Cisl Uil, Ugl, Sinpa, ... sono corresponsabili dell'attacco ai lavoratori.. Le loro politiche di concertazione contribuiscono a sgretolare la resistenza dei lavoratori contro la ristrutturazione, creano le premesse di successive e peggiori sconfitte dei lavoratori.
 
          Questi sindacati sono irreversibilmente integrati nelle istituzioni dominanti (anche dal punto di vista affaristico), gestori di Fondi Pensione, condividono uomini e interessi con le forze del centro sinistra e del centro destra. Una carriera da sindacalista, spesso, si conclude con un posto da sottosegretario di governo, presidente della Camera e Senato, o nella segreteria di questo o quel partito.
 
          Il sindacato, nell'epoca dell'imperialismo, non essendo legato ad un partito rivoluzionario si è trasformato da strumento di difesa dei lavoratori, in uno strumento di subordinazione, di concertazione con gli interessi padronali, in un apparato per il controllo della forza lavoro.
 
          Nei sindacati istituzionali si sono pressoché chiusi gli spazi per chi dissente, rimanendo all'interno dei loro apparati non è più possibile organizzare concretamente i lavoratori per difendere le proprie condizioni di vita e di lavoro.
 
DIAMOCI DA FARE

           Sempre più lavoratori sono scontenti della situazione che vivono, si stufano di essere precari, giorno dopo giorno. Essi si distaccano da sindacati confederali concertativi, e neppure condividono la politica dei partiti borghesi e delle opposizioni "ufficiali". La maggioranza dei lavoratori, però, è ancora legata al proprio capitalismo, al suo Stato, alle sue istituzioni, ai servi sindacali, non percepisce ancora la necessità di superare questo sistema sociale basato sul profitto e che sta portando l'umanità alla rovina  .
 
           I lavoratori che portano avanti una lotta in senso anticapitalista devono intervenire in tutte le contraddizioni, per delineare una prospettiva indipendente di classe.
Per riuscirvi non serve, né utilizzare la campagna elettorale per conquistarsi maggiore visibilità mediatica (presentazione di liste che non avranno mai un eletto), né tantomeno limitarsi alla conta delle astensioni (che non corrispondono, automaticamente, ad una volontà di lotta contro questo sistema sociale).
 
          Non ci nascondiamo che nella maggioranza dei lavoratori sono ancora diffuse le illusioni che le istituzioni si possano "usare" a vantaggio dei proletari, che la prospettiva politica sia solo quella elettorale, che l'idea di un sindacato "diverso" sia unicamente quella di chiedere qualcosa di più nei rinnovi contrattuali. Ma nel corso della nostra "campagna elettorale", dobbiamo rilanciare la necessità della lotta di classe, agire concretamente perchè cominci a formarsi un fronte di classe che si contrapponga alla politica borghese sul piano sindacale e sul piano politico. Solo in questo modo possiamo contrastare realmente l'attacco antioperaio.
 
          Un fronte di classe, che su obiettivi comuni e condivisi, cominci a unificare i lavoratori sulle rivendicazioni e sulle azioni di lotta in difesa delle proprie condizioni di vita e di lavoro (salario, pensioni, precarietà, diritti, ecc.); che  non deleghi a terzi l'opposizione alla guerra imperialista, la lotta all'aumento delle basi militari, alla TAV,  alla distruzione dell'ambiente, al capitalismo.
          Noi non diamo l'appoggio a nessuna delle forze che partecipano alle prossime elezioni, invitiamo invece i lavoratori ad autorganizzarsi, a mobilitarsi, a rilanciare la lotta per affrontare al meglio l'accentuarsi della crisi economica, ad unirsi in un fronte unico contro i padroni.
 
          Su questo terremo siamo disposti a misurarci con tutti quei lavoratori che, sul piano politico e sindacale, vogliono fare altrettanto.
 
LAVORO STABILE, SALARIO, DIRITTI

 
          Come Slai pensiamo che l'esistenza di un sindacalismo di classe sia uno degli elementi che possano favorire la formazione di un'organizzazione politica indipendente del proletariato.
          Di "sindacato di classe" oggi si parla molto, ma questo risultato non è banalmente l'unificazione dei sindacati di base esistenti. Oggi non esistono già le condizioni politiche per la costituzione di un sindacato di classe, di massa e anticapitalista. Nei sindacati di base non è stato reciso fino in fondo il cordone ombelicale con le posizioni concertative della "sinistra arcobaleno" e in buona parte di esso la prospettiva non è anticapitalista, ma quella di un "quarto sindacatino" che sia più "radicale" di Cgil-Cisl-Uil quanto a rivendicazioni. A volte, addirittura, in nome del "non esser tagliati fuori dalle trattative" o per ottenere un'agibilità simile a quella dei confederali, settore dei sindacati di base sono stati capaci di siglare accordi e contratti pesantemente negativi per i lavoratori. Un "realismo" che non condividiamo e che impedisce lo sviluppo della lotta di classe e l'affermazione di una prospettiva anticapitalista.
          Il sindacato di classe sarà piuttosto un superamento delle attuali organizzazioni di base e, per arrivarci, secondo noi occorre mettere mano a un processo di unificazione dei proletari, a partire dai posti di lavoro. Un processo che coinvolga lavoratori iscritti ai sindacati di base, ai sindacati confederali, non iscritti e si apra al territorio, agli immigrati, collegandosi a comitati di lotta, centri sociali, lavoratori a vario titolo organizzati. Un processo di unificazione su obiettivi e piattaforme comuni e condivisi, in cui tutte le realtà esistenti abbiano pari dignità e che si ponga quale strumento per coordinare in modo permanente tutti i vari episodi di lotta e resistenza, nei posti di lavoro e nel territorio.
Un processo di unificazione che deve darsi contenuti anticapitalisti, a cominciare dalla rivendicazione di un lavoro stabile (per contrastare l'incertezza creata dalla precarizzazione, dal lavoro in cooperative), di un salario e di una pensione decenti (che consentano di vivere senza il patema d'animo della fine mese e siano un'effettiva riconquista della ricchezza sociale prodotta dai lavoratori), e di diritti certi per i lavoratori (bloccando l'erosione di tutte le conquiste ottenute in passato che governo e padronato stanno realizzando).
Una ripresa della lotta di classe, del conflitto capitale lavoro, deve porsi nell'ottica di:

    *
      Forti aumenti salariali egualitari, non legati agli obiettivi aziendali.
    *
      Ripristinare la scala mobile.
    *
      Trasformare tutti i contratti precari in contratti a tempo indeterminato.
    *
      Un salario garantito per disoccupati e cassaintegrati pari al salario medio operaio.
    *
      Abrogare legge Biagi e pacchetto Treu.
    *
      Aumentare le pensioni, abolire il calcolo contributivo, diminuire l'età pensionistica, diritto di recesso dai Fondi Pensione.
    *
      Diritti sindacali direttamente esigibili dai lavoratori, precari compresi.
    *
      Abolire il 33% garantito nelle RSU per i sindacati confederali, ridistribuire i permessi per i delegati RSU del pubblico impiego.
    *
      Abolizione del criterio della "maggior rappresentatività" per i sindacati firmatari di contratto.
    *
      Diritto alla casa per tutti, con affitti correlati ai salari (10% dei salari)
    *
      Servizi sociali (scuola, sanità e trasporti) pubblici e gratuiti per tutti.
    *
      Permesso di soggiorno per tutti i lavoratori immigrati. Chiusura dei CPT e abrogazione delle leggi Bossi/Fini e Turco Napolitano.
    *
      Riduzione della giornata lavorativa a parità di salario.

Slai Cobas  www.slaicobas.it

Sindacato dei Lavoratori Autorganizzati Intercategoriale

Sede nazionale: Viale Liguria 49, 20143 Milano, tel/fax 02/8392117, Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo   www.slaicobasmilano.org

Sede legale: Via Masseria Crispi 4, 80038 Pomigliano d'Arco (Na), tel/fax 081/8037023, Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo    www.slai-cobas.org

 

la televisione sul web dello Slai Cobas
 
www.mogulus.com/slaicobastv

(trasmissione continua)
 
www.youtube.com/slaicobas

(archivio filmati)

 

 

fip Milano 26.3.2008
 
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