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Sugli arresti disposti dalle procure di Bologna e Viterbo |
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Monday 30 May 2005 |
Comunicato di venerdì 27 maggio
sugli arresti disposti dalle procure di Bologna e Viterbo
I nostri computer sono stati
sequestrati, per questo motivo solo ora
riusciamo a riferirvi quello che è successo ieri. Abbiamo passato
l'intera giornata di giovedì 26
maggio tra il subire perquisizioni
(diverse sono durate tra sette e dieci ore) e aspettare davanti alla
Questura di Bologna. La situazione si è
evoluta di ora in ora e solo in
nottata siamo riusciti a ricostruire un minimo il complesso della
vicenda repressiva. Ancora non sappiamo dare informazioni
precise su
quante persone siano state perquisite e su chi tra questi sia indagato
e chi no. Cercheremo nelle prossime ore di raccogliere anche tramite
gli
avvocati notizie più precise e faremo uscire altri comunicati di
aggiornamento.
Due sono i filoni d'indagine, uno partito da Bologna e uno da
Viterbo e gli arresti sono stati effettuati in due tempi.
Danilo e Valentina a Pescara, inseriti in entrambe le indagini, sono
stati arrestati nella
mattinata contemporaneamente a Massimo, Claudia e
Stefano a Viterbo. Nel corso della giornata sono stati portati in
questura per la schedatura molti dei
perquisiti, tra i quali anche i
compagni che verranno arresati in serata dopo che in un primo momento
erano stati rilasciati. Lucia Elsa e Mattia sono stati
intercettati
fuori dallo studio degli avvocati e portati in Questura con la solita
scusa di dover firmare dei documenti. Mentre li attendevamo
all'uscita
abbiamo avuto la notizia dell'arresto loro, di un ragazzo di Locri
(colpevole di aver frequentato in passato uno degli arrestati) e di
un
quinto arresto a Roma.
L'inchiesta della procura di Bologna ruota intorno alla redazione di
Crocenera Anarchica, un bollettino periodico di
informazione su
repressione e carcere nato nel 2001 per sostenere le lotte dentro e
contro le galere. Questi inquisitori assolutamente privi di
un
qualsiasi barlume di intelligenza su ciò che andavano facendo, chiamati
da tutte le parti d'Italia per dare man forte ai loro degni
colleghi,
sembrano aver ripreso le veline della digos di 5/6 anni fa per colpire
non solo alcuni compagni ma anche chiunque si trovasse a quel tempo
ad
essere loro amico.
Pare che in tutto le perquisizioni di ieri siano oltre un centinaio. E
per arrivare a tanto devono aver messo in mezzo davvero
chiunque, dai
parenti a vicini che nemmeno si conoscevano, giungendo fino a scavare
in luoghi definiti a disposizione degli indagati, come i boschi
vicini
alle abitazioni.
Il delirio e la ferocia di questo attacco repressivo sventra vite e
affetti senza peraltro avere il ben che minimo riscontro
oggettivo che
possa in qualche maniera sostenerlo.
Per intenderci vediamo cosa cercavano gli investigatori: stampanti a
getto di inchiostro;
diserbante; tessuti di lana di colore nero,
marrone o azzurro; pentole a pressione; bombolette di gas da campeggio;
flash per macchine fotografiche; personal
computer; buste ed etichette
per le spedizioni postali.
Ovviamente il bottino è stato ricco perché chi non ha in casa almeno un
paio
di quegli oggetti? Quale madre non possiede una pentola a
pressione da farsi sequestrare.
Infine i compagni sono stati incarcerati nei luoghi
più disparati (per
esempio Lucia è stata portata a Reggio Emilia dove certamente i suoi
due figli, minorenni, la potranno facilmente visitare!)
e sono stati
oscurati sul sito di filiarmonici le pagine che ospitavano Crocenera.
Riepilogando gli arrestati sono in tutto dieci, e ventuno
(circa)
dovrebbero essere gli indagati, anche se la condizione di quelli che
indagati non sono può cambiare da un momento all'altro senza
che
intervengano nuovi elementi. I Pubblici Misteri che da Bologna hanno
disposto perquisizioni e arresti sono i sostituti procuratori Luca
Tampieri e
Morena Plazzi.
Ricordiamo a tutti di non utilizzare il conto corrente postale di
Crocenera Anarchica per i versamenti a sostegno delle spese
legali
perché nessuno può ritirarli. Quanto prima sarà diffuso un altro contro
corrente postale ah hoc.
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Per ricominciare a parlare di Amnistia 2 |
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Monday 30 May 2005 |
l'amnistia presuppone un paese
pacificato cosa che non è in essere
(vedi sofri che pur scodinzolando, rimane in carcere per postuma
vendetta) meglio (forse) puntare come si preffige
questo comitato
l'agire sulle leggi esistenti, il resto è conseguenziale.
ecco la parte finale del testo proposto dal comitato contro
la 270 e i reati associativi:
"Un Comitato promotore con il compito di:
1) indire un'Assemblea Nazionale per presentare e dare
inizio alla campagna vera e propria;
2) preparare una sorta di "kit" di materiali di base da mettere a
disposizione delle realtà
locali (un manifesto a carattere nazionale,
una mostra, un dossier, un volantone, moduli prestampati per i
comunicati stampa, ecc.);
3) lavorare ad
una "mappatura" completa e costante delle azioni
repressive su tutto il territorio nazionale (il passaggio ad una
dimensione europea dipende solo
dal tempo e dalla qualità del nostro
lavoro!), in modo da avere, non solo uno strumento di conoscenza, ma
anche di sostegno per l'azione politica e
legale alle singole realtà
colpite dalla repressione.
Il sostegno richiesto, oltre all'impegno dei singoli, dovrà
concretizzarsi
nello sviluppo all'interno del proprio territorio di
"Comitati cittadini" a sostegno della Campagna, che organizzino il
lavoro di agitazione e
propaganda, attraverso iniziative di
mobilitazione (banchetti, conferenze stampa, affissioni, interventi
nelle diverse assemblee, sensibilizzazione continua
e capillare sulle
questioni legate alla repressione, ecc.) ed assemblee di dibattito in
città (avvalendosi anche del contributo di compagni avvocati)
e luoghi
in cui sarà possibile.
A questo punto il Comitato promotore dovrà trasformarsi in
Coordinamento Nazionale, che coordini
materialmente il lavoro dei
singoli comitati e che dia respiro alla campagna proponendo iniziative
coordinate a carattere nazionale.
In definitiva
l'obiettivo che ci proponiamo con questa campagna è
quello, innanzitutto, di sviluppare un lavoro di agitazione e di
propaganda, di denuncia e di
controinformazione a livello di massa come
elemento tattico, successivamente un'attività più complessiva che
sviluppi un Centro di
coordinamento tra le forze rivoluzionarie
all'altezza di organizzare e mobilitare movimenti, realtà, singoli
contro la repressione e la
controrivoluzione preventiva.
Questo impegno potrà apparire, forse, un pò schematico e azzardato se
non addirittura
velleitario, ma noi siamo convinti che lo spazio di
agibilità sui temi della repressione sia enorme e questo ci determina a
sostenere questa
proposta.
E se siamo consapevoli che una reale opposizione si potrà costruire in
avanti con lo sviluppo di esperienze di ricomposizione sociale
e
politica che sappiano imporre concreti rapporti di forza, crediamo che
fin d'ora sia indispensabile tentare di mettere qualche zeppa negli
ingranaggi
repressivi che tanti danni stanno provocando all'impegno e
agli sforzi di tanti/e compagni e compagne in ogni parte d'Italia.
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Monday 30 May 2005 |
Care compagne, cari compagni,
vi invitiamo ad
esprimere la vostra solidarietà e supporto ai compagni
e alle compagne anarchiche recentemente arrestati inviando lettere,
fax, comunicati e
quant'altro.
In questo grave momento repressivo è più importante che mai mostrare a
chi è stato colpito dallo stato
fascista che non è solo e che
all'esterno c'è chi sta al suo fianco.
Teniamoci in contatto, scambiamoci informazioni su
quanto accade e collaboriamo tutti alle attività di supporto.
Nessuno deve restare isolato, nessuno di noi creda di essere diverso
da
chi è stato incarcerato aderendo alla propaganda istituzionale che
rimarca la differenza tra gli anarchici cattivi (quelli arrestati) e
i
"veri anarchici"(i buoni non toccati per ora o adesso dalla
repressione), i no global e il social forum.
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Bologna - In solidarietà ai/alle compagni/e arrestati/e |
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Monday 30 May 2005 |
Come
Comitato cittadino a sostegno della "Campagna contro il 270 e tutti i
reati associativi" esprimiamo la nostra massima solidarietà ai
compagni e
alle compagne recentemente arrestate a seguito dell'ennesima retata eseguita
in grande stile su ordine delle procure di Roma e
Bologna.
Questo attacco si aggiunge ad un'altra serie di pesanti iniziative
giudiziarie messe in atto in questo ultimo periodo e che segna senza
dubbio
un salto di qualità dell'attacco alle diverse istanze del movimento di
oposizione in Italia: dagli arresti in Puglia a quelli di
Cagliari, dalle
provocazioni contro i precari romani a quelle contro gli occupanti a
Bologna, dalle iniziative sbirresche a Torino agli ultimi
arresti dei
compagni del (n)PCI in Francia.
Vorremmo però soffermarci in particolare sugli ultimi arresti di Bologna
nell'area
anarchica, non solo perché ultimi cronologicamente, non solo
perché conosciamo personalmente i compagni e le compagne arrestate, e
nemmeno solamente perché con alcuni di loro abbiamo condiviso varie lotte e
varie esperienze (tra cui questa stessa del Comitato Cittadino
contro il
270). Vorremmo invece evidenziare alcuni aspetti di questa operazione che ci
sembrano paradigmatici su ciò che noi definiamo
repressione preventiva e
sulle sue attuali tecniche di applicazione.
Innanzitutto denunciamo come dietro al solito polverone di accuse ben
supportate dal clamore di giornali e pennivendoli vari, quello che in
concreto si è realizzata è stato un attacco ad uno strumento
di
comunicazione (il periodico Croce Nera Anarchica) che di fatto è stato
scientificamente smantellato, compresa la sua versione
telematica che è
stata sequestrata ed oscurata. Questo riteniamo sia un fatto gravissimo!
Ancora una volta chi tenta di ritagliare uno
spazio di comunicazione non
controllato e non compatibile, che riflette sul carcere e dà voce ai
prigionieri viene colpito e
criminalizzato.
In secondo luogo, a fianco degli arresti, abbiamo assistito a decine e
decine di perquisizioni, accompagnate oltre che dalle
consuete razzie di
materiale politico e telematico, anche da pratiche diffuse di minaccia e di
pressione psiscologica nei confronti di parenti,
amici e conoscenti con
l'evidente obbiettivo di creare terra bruciata attorno agli arrestati dal
punto di vista umano prima ancora che dal punto
di vista politico. Altro che
democratiche forze di polizia: questa pratica da pieno ventennio fascista va
denunciata con forza!
Infine
dobbiamo evidenziare come ancora una volta l'uso dei reati
associativi (in particolare l'art. 270 bis, cioé l'associazione sovversiva)
sia alla base di questa come di decine di altre inchiesta in questi ultimi
mesi e di come questo, ancora una volta, cerchi di innescare quei
meccanismi
di differenziazione e desolidarizzazione tanto utili alle varie magistrature
quanto dannifici all'interno dei movimenti sociali e
politici.
Non dobbiamo correre il rischio, come purtroppo già successo in passato, di
cadere nella trappola della divisione tra
"ribelli buoni" e "ribelli
cattivi", tra chi può e chi non può essere difeso. Non possiamo lasciare
nelle mani
di sbirri, magistrati, giornalisti forcaioli il potere di
giudicare a priori cosa, chi e quali pratiche o quali ideologie sono
compatibili e
quali no. Sarebbe un errore gravissimo!
Esprimiamo solidarietà ai compagni e alle compagne arrestati/e, indagati/e,
perquisiti/e.
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