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Referendum: Non vogliamo il vostro Moderno Medioevo |
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Monday 13 June 2005 |
Dietro
l’astensione al voto e l’ipocrita campagna sulla “vita”
vogliono toglierci il diritto d’aborto e peggiorare le
nostre vite
Non vogliamo il vostro Moderno Medioevo
Il Movimento femminista proletario rivoluzionario si sta battendo per
i
4 SI ai referendum sulla fecondazione assistita perché considera la
Legge 40, che regolamenta le modalità di accesso alle tecniche per
la
procreazione assistita, una legge completamente sbagliata, reazionaria,
liberticida, una legge che, col pretesto di mettere ordine in un
presunto
“far west”, di fatto, nega fondamentali diritti agli
individui, alle coppie e, soprattutto, alle donne.
La legge 40,
innanzitutto, restringe le possibilità di accesso alla
fecondazione assistita alle coppie sposate o, al limite, a quelle
conviventi da diversi anni
(purchè non dello stesso sesso!) negando, a
chi non rientra in queste categorie, la possibilità di fruirne: questa
è una pesante
discriminazione verso i single, la maggior parte delle
coppie di fatto, gli omosessuali ed è, soprattutto, l’ennesima
manifestazione della
volontà di imporre il modello della famiglia
tradizionale, la “sacra famiglia” da sempre esaltata dalla Chiesa,
dall’ideologia
oscurantista e reazionaria, dallo stesso sistema
capitalista, che ne fa la cellula base su cui fondare una società
funzionale al proprio
mantenimento.
La gravità della legge, tuttavia, consiste soprattutto nell’affermare
che l’embrione è persona e nel
riconoscere ad esso, di conseguenza, i
diritti giuridici. Questa non è soltanto una falsità scientifica, ma è,
soprattutto, un ulteriore
attacco ai diritti delle donne: infatti,
stabilendo, come fa l’art 1 della legge 40, il riconoscimento di tutti
i diritti giuridici all’embrione
al pari di una persona, si mette sullo
stesso piano un gruppo di cellule (che ha solo la potenzialità di
divenire persona) e la donna, che dovrebbe
essere una persona a tutti
gli effetti, ma che, per questa legge, è considerata come una sorta di
contenitore. In questo modo, di fatto, si stabilisce
che la vita delle
donne vale meno di un embrione e che i diritti delle donne, compresi
quelli fondamentali come quelli alla vita, alla salute, al diritto
di
decidere, possono essere annullati o, comunque, subordinati a quelli di
un gruppo di cellule. Viene spontaneo chiedersi: nei casi in cui ci
si
troverà a scegliere tra la vita di un embrione e quella di una donna,
cosa si sceglierà?
E, soprattutto, se
l’embrione è persona, quanto tempo passerà prima che
l’aborto verrà considerato omicidio e, conseguentemente, la
donna
un’assassina?
La legge 40, nei fatti, si dimostra un ulteriore attacco al diritto
d’aborto,
diritto che le donne hanno conquistato con anni di dure
lotte, in nome della volontà di decidere in prima persona della
propria
sessualità e maternità. La conseguenza principale della legge
40 è la negazione, per la donna, di ogni diritto di decidere come e
quando
avere un figlio, della difesa della propria salute e
dell’autodeterminazione sul proprio corpo e, quindi, sulla propria
vita.
Il divieto alla fecondazione eterologa, poi, impedendo che si possa
ricorrere a gameti esterni alla coppia, nega a tante coppie
sterili o
con grave malattie di poter avere figli. La legge vieta, inoltre, che
si producano più di 3 embrioni e che si possano congelare gli
embrioni
non impiantati: in caso di mancata riuscita dell’impianto , la donna
viene così costretta a ripetuti e difficili interventi, a
ulteriori
bombardamenti ormonali, compromettendo gravemente la propria salute.
La legge 40, nel contempo, impone che nel corpo della donna
vengano
impiantati contemporaneamente i 3 embrioni prodotti, anche se non sani
(visto che la legge vieta la diagnosi pre impianto), con rischi gravi
per
la salute della donna e degli eventuali bambini; la donna, inoltre,
non può, per legge, revocare il proprio consenso all’impianto…e
quindi,
ancora una volta si attaccano pesantemente i diritti delle donne, la
loro volontà, la loro possibilità di decidere.
L’impostazione della Legge è frutto di una concezione medievale del
ruolo della donna, vista unicamente come
fattrice, concezione che è
propria (da sempre, ma ora più che mai) della Chiesa, nonché
dell’ideologia reazionaria,
oscurantista e maschilista che sta tornando
a diffondersi in modo sempre più pericoloso, grazie anche al ruolo dei
media ( basti pensare alla
disinformazione fatta sui referendum) e alle
logiche politiche ed economiche che li gestiscono.
Ci battiamo per cancellare, col SI al
referendum, almeno le parti più
aberranti della legge, consapevoli, nel contempo, che dietro ad essa vi
è la volontà di portare avanti
un attacco più generale alla condizione
femminile e ai diritti delle donne.
Movimento Femminista Proletario
Rivoluzionario
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fip080605
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Torino: -Sicurezza del degrado- |
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Monday 13 June 2005 |
-Sicurezza del degrado-
Il degrado
dell’area dell’ex Balon prosegue con sicurezza e pare senza
altro intoppo che le risse fra gruppi di potere, finti comitati di bottega
o di partito e la Curia. Programmaticamente escluso il parere degli
abitanti.
L’animazione del mercato del Balon in piazza Borgo Dora
ha lasciato il
posto alle spianate asfaltate e malsane di uno squallido ed irrazionale
parcheggio che funge da aureola all’immenso Arsenale
della Pace di Ernesto
Olivero. La piazza si conclude con un giardino ingabbiato, dove i genitori
per far giocare i bambini devono far saltare il
lucchetto.
Dalla piazza, risalendo verso corso Regina, sembra che il modello
trionfante sia quello che ha trasformato il “quadrilatero
romano”, dopo le
dovute espulsioni e speculazioni, in una sequela di locali notturni per
fighetti, snaturando completamente le
caratteristiche popolari e la
vivibilità stessa della zona al di sopra di corso Regina (mansarda 50 mq
=140.000€).
Così, risalendo le vie desolate dell’ex Balon, ci si ritrova a passare
davanti a una quantità abnorme di finte piole e finte
osterie
autenticamente esose.
Dall’ex “piazza dell’Albero” (abbattuto insieme alle cabine telefoniche),
si
può risalire fra le botteghe dei rigattieri, esose anch’esse, che
richiamano un pubblico perennemente bisognoso di scorta,
fantasmi ed
imitatori di Mastroianni e Jaqueline Bisset.
In questo tratto almeno siamo oltre i tristi casermoni della speculazione
democristiana degli anni ’50 e ’60, che incombono da “piazza dell’Albero”
a piazza Borgo Dora, ma l’abbandono in
cui versano le basse e secolari
case operaie non fa presagire nulla di buono.
Nei casermoni si concentra un’umanità che conviveva a
fatica con i clamori
del Balon e che ora si affaccia su di un interminabile, anonimo
parcheggio, dove, il sabato, vengono esposte qua e là
mercanzie scadenti
uscite da qualche negozio.
La casa del Feramiu, se pure sana, è stata abbattuta appena occupata e
subito
recintata, non c’è fretta per costruire l’ennesimo parcheggio, la
fretta è solo quella di sgomberare gli occupanti
dell’Osservatorio
Ecologico, già sgomberati dal casello n.1 della Ciriè-lanzo, cui
un’impresa edile ha provveduto prima
a spaccare e poi ad asportare il
tetto, nonostante anche questo edificio fosse sano. Altra dolente nota,
quella della Ciriè-Lanzo, che,
nonostante la sua linea interrata
prefigurasse la metropolitana, è stata abbandonata, stazione al centro di
Torino e caselli. Ma, si
sa, i nostri amministratori hanno ben altri
progetti per le mani, il TAV per esempio…
Ora per l’Osservatorio n.3 è stato
occupato l’Arsenale abbandonato e
saccheggiato da anni, destando un autentico vespaio. Tutti lo vogliono! La
circoscrizione forcaiola
capeggiata da Mago Barberis, i pompieri per farci
il loro museo, la famelica lobby dei bottegai che non si accontenta di
aver acquisito gli spazi
della piazza del Maglio e infine il potentissimo
e tentacolare Ernesto Olivero, raccomandato direttamente da Dio,
attraverso il suo
rappresentante in terra: il Papa.
Sembra un mondo che gira all’incontrario, dove si conduce una guerra senza
quartiere a tutto ciò
che è vivibile.
Parliamo dunque del Balon. Uno dei mercati dell’usato più affascinanti
d’Europa, uno dei più
antichi mercati dei poveri, dove chiunque poteva
vendere senza alcun permesso quel che aveva per tirare su quattro soldi.
Bene il Balon è
stato ucciso, non c’è più!
Nella Torino in cui l’ingiustizia sociale e il grigiore sono la regola
imposta, una congiura
di burocrati e speculatori rossi e della lobby dei
bottegai, unita all’insipienza degli stessi venditori ed alla cieca
indifferenza degli
altri, ha ucciso il Balon.
Ora i suoi resti sono raccolti in un ghetto con tanto di cancelli nei
pressi della chiesa di S. Pietro in Vincoli (il
cimitero degli impiccati).
Peggio che nel ghetto di Varsavia, dove i documenti si davano per uscire,
qui si danno per entrare, per
lavorare…
In spregio alla tradizione ambulante ed ariosa del Balon, i bottegai
riuniti hanno voluto al suo posto un’insulsa
imitazione sterilizzata e
domenicale, gonfiata nei prezzi e nella pubblicità, frequentata non più
dalla gente di Torino, ma solo da
alcuni: quelli che possono
permetterselo. Si è modestamente autodefinito il Gran Balon… Simbolo: un
pallone gonfiato.
Per
animare questo cadavere, in appositi uffici, si organizzano ogni
tanto finte feste popolari.
Questo il disastro del quartiere del Balon.
Torino, 10 giugno 2005
fottinprop
Ecosservatorio n.3 Arsenale
occupato
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Dal nordest sull'ondata repressiva |
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Monday 13 June 2005 |
Dagli spazi sociali del nordest
un'intervento sull’ondata repressiva in tutta Italia
L’ondata di arresti, perquisizioni, inchieste inaugurata nelle
ultime
settimane da diverse procure italiane, da quella di Bologna a quella di
Lecce, da Roma a Cagliari, rappresenta nel suo insieme un atto
gravissimo
per la libertà di espressione e di movimento in Italia. Il
primo dato è che tale ondata tocca ormai tutte le componenti dei
movimenti
antagonisti, sindacali, alternativi, libertari, pacifisti e
antirazzisti.
Ciò che sta accadendo non è certamente un fatto
nuovo se pensiamo allo
stillicidio continuo di atti repressivi e inquisitori nei confronti
delle reti di movimento in questo paese e più in generale
di chiunque
abbia osato, nel panorama del generale peggioramento delle condizioni
di vita sociali ed economiche, attuare forme di protesta - come
lo
sciopero - per la difesa dei diritti di tutti e di tutte.
Ma ciò che più preoccupa è l’ormai abituale ricorso da
parte di alcune
procure all’applicazione delle aggravanti derivanti dalle leggi sui
reati associativi e di sovversione dell’ordinamento
democratico.
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Ultimo aggiornamento ( Wednesday 22 June 2005 )
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