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COMUNICATO DEL MOVIMENTO CONTRO LA GUERRA - prime adesioni |
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Friday 15 July 2005 |
COMUNICATO DEL MOVIMENTO CONTRO LA GUERRA
Con gli attentati di Londra la guerra è di nuovo entrata drammaticamente
nella vita
quotidiana e nelle case delle popolazioni di quegli Stati che
partecipano alla guerra preventiva, all'occupazione e all'oppressione di
altri
popoli. Dopo gli attentati dell'11 marzo, a Madrid la gente scese in
piazza con uno striscione coraggioso e chiaro: "Nostri sono i morti, vostra
è la guerra". Quella parola d'ordine è stata la lapide di un governo
reazionario e filo USA come quello Aznar che aveva voluto
essere parte a
tutti i costi della coalizione politico-militare che aveva invaso
illegalmente l'Iraq in contrasto con la volontà della
maggioranza della
popolazione spagnola.
E' tempo che anche il governo Berlusconi sia costretto a prendere questa
decisione. La maggioranza sociale del nostro paese vuole che le truppe
italiane in Iraq vengano ritirate e che l'Italia venga sottratta alla
guerra
e alle sue conseguenze. Il governo - al contrario - continua a far finta di
niente, tentando di gestire il coinvolgimento dell'Italia
nella guerra e
nell'occupazione di Iraq e Afganistan come normale amministrazione. Fino ad
oggi ha potuto contare sulla riluttanza della gran
parte dell'opposizione ad
ingaggiare una seria battaglia per il ritiro delle truppe. Gli attentati di
Londra dimostrano al governo e al
centro-sinistra che non c'è più molto
tempo per prendere la decisione giusta: ritirare le truppe dall'Iraq e
mettere fine alla
complicità dell'Italia con la guerra. L'unica exit
strategy possibile dal pantano irakeno è il ritiro immediato di tutte le
truppe straniere, senza rinvii o escamotage come ad esempio quelli
prefigurati da chi pensa ad una copertura da parte dell'Onu.
Le conseguenze delle scelte sbagliate dei governi guerrafondai sono state
estremamente drammatiche per i cittadini iracheni, oltre che per quelli
di
Madrid e Londra. Ma domani potrebbero diventarle anche per i cittadini
italiani.
Occorre agire subito, prima che l'Italia
divenga il bersaglio del terrore e
prima che in nome della "sicurezza" e della lotta al terrorismo vengano
ulteriormente ristretti gli
spazi di libertà e di agibilità democratica
attraverso leggi speciali che prima o dopo si rivelano sempre liberticide.
Per questo proponiamo a tutte le forze che si oppongono alla guerra e all'
occupazione dell'Iraq di mobilitarsi martedì 19 luglio, in
concomitanza con
la discussione in Parlamento del decreto di rifinanziamento della missioni
militari italiane all'estero. Proponiamo per la
mattina un incontro con i
capigruppo del centrosinistra per ribadire le richieste del movimento contro
la guerra, e una manifestazione sit-in
sotto la Camera dei Deputati nel
pomeriggio (ulteriori dettagli sull'orario del sit-in verranno forniti non
appena sarà reso pubblico il
calendario parlamentare)
Prime adesioni
Comitato nazionale per il ritiro dei militari italiani dall'Iraq,
Federazione Nazionale delle Rappresentanze Sindacali di Base - CUB,
Confederazione Cobas, Radio Città Aperta, Rete dei Comunisti,
"Essere
comunisti" - Partito della Rifondazione Comunista, Red Link, Action, Forum
contro la guerra.
Per
ulteriori adesioni
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Roma/Infortuni sul lavoro |
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Friday 15 July 2005 |
Comunicato Stampa 14 luglio 2005
ROMA/INFORTUNI SUL LAVORO
\"BLOCCATE I CANTIERI PER UNA SETTIMANA, NON C\'E\' SICUREZZA!\": I
COMITATI ROMA
NORD DENUNCIANO NUOVAMENTE LO STATO DI PERICOLO NEI CANTIERI
ROMANI. L\'ORGANICO ISPETTIVO E\' ASSOLUTAMENTE INSIGNIFICANTE E, IN QUALCHE
CASO, E\' A RISCHIO CONCUSSIONE E CORRUZIONE.
DOPO L\'ULTERIORE MORTO DI IERI, ROMA E\' DIVENTATA SENZA DUBBIO \"MAGLIA
NERA 2005\" DELLE GRANDI CITTA\' PER GLI INFORTUNI SUL LAVORO.
Giuseppe aveva 49 anni e stava lavorando ieri mattina con
una ditta
subappaltatrice di infissi presso il polo tecnologico della Tiburtina. Anche
Giuseppe, precipitando giù da una botola senza
parapetti di sicurezza, ha
lasciato il mondo dei vivi ucciso da questo brutale sistema di permissivismo
e superficialità nei cantieri e,
in generale, negli ambienti di lavoro della
città di Roma.
Se, passando in auto, si osservano le alte impalcature di grandi cantieri
edilizi capita di vedere operai senza casco e senza cinte di sicurezza..\"
E\' un segnale significativo di quanto stia prendendo piede la
cultura della
disattenzione. La recente tragedia mortale sul GRA, all\'altezza della
Giustiniana, dove un operaio è stato travolto da un
automezzo all\'interno
del cantiere per la terza corsia, ha preceduto di pochi giorni la morte del
giovane operaio ventenne di origine
siciliana schiacciato da una lastra di
marmo in un altro limitrofo cantiere GRA. Non è stato l\'ultimo di una lunga
serie di incidenti
mortali che attualmente collocano la città di Roma come
\"Maglia nera del 2005\" tra le grandi metropoli del nostro paese. Il 26
maggio 2005 un operaio di 42 anni è rimasto folgorato in una cava di via
Portuense. Il 14 maggio scorso un altro operaio di 42 anni è
rimasto
folgorato in un cantiere della zona Casilina. L\'11 maggio un operaio di 51
anni ha perso la vita a seguito di una caduta
all\'interno dell\'Istituto
industriale Antonio Meucci in via del Tufo (Pietralata). Un operaio rumeno
di 30 anni è morto il 4 aprile
scorso presso il cantiere di via Casa Selce
147 (Castel di Guido) rimasto incastrato in un nastro che trasportava
breccia. Il 18 gennaio un
giovane operaio dell\'azienda SIR è rimasto
schiacciato dal muletto con cui stava lavorando. Tralasciando i gravi fatti
accaduti
l\'anno scorso presso il Palazzo delle Esposizioni dove, nonostante
i controlli ispettivi preliminari, si è verificato un crollo che ha
travolto
cinque operai. Deve essere rivisto radicalmente il funzionamento dei
controlli e delle ispezioni negli ambienti di lavoro\":
Il Coordinamento
Comitati Roma Nord lancia l\'allarme e chiede controlli a tappeto su tutti i
grossi cantieri a rischio.
Il
Coordinamento Comitati Roma Nord chiede una sorta di \"task force\"
provinciale operativa che coordini tutti i servizi S.Pre.s.a.l, e che
sia
capace di avviare subito un monitoraggio capillare di tutti i cantieri a
rischio:
L\'organico dei servizi SPRESAL delle ASL non
solo è assolutamente
insufficiente da un punto di vista numerico ma è anche carente da un punto
di vista professionale e formativo.
In alcuni casi isolati sono emersi
tendenze a concussione e corruzione.
Occorre inoltre mettere mano alla formazione dell\'organico esistente
e
pensare ad immediate assunzioni di nuovo personale preparato presso le
Direzioni Provinciali del Lavoro e le ASL.
Le
seguenti frasi l\'abbiamo già scritte pubblicamente mesi fa: \"Il rischio
di nuovi incidenti è imminente. Chi deve agire si assuma
la responsabilità
di agire subito!\"
Oggi le riscriviamo con la consapevolezza che la sordità istituzionale, nel
frattempo, ha prodotto altri 4 morti.
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Trieste CPT *condanne tra 5 mesi e un anno........ |
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Thursday 14 July 2005 |
Pesanti
condanne per la chiusura del CPT di Trieste
Global_VeneziaGiulia - Venerdì 19 marzo 2004
[ versione per la stampa ]
Condannati
Casarini, Metz e altri 7 che fecero chiudere il CPT/lager di Trieste
Vergogna! Mai più lager sulla nostra terra!
Con una
vergognosa sentenza oggi il Tribunale di Trieste ha condannato
nove disobbedienti a pene tra sei mesi e un anno per la manifestazione
che il 24 ottobre 1998
portò alla chiusura del Centro di Permanenza
Temporanea (CPT) allestito nell'area del Porto Vecchio di Trieste,
struttura in cui venivano detenute in
condizioni disumane diverse
decine di cittadini migranti. Tra gli imputati Luca Casarini, portavoce
dei Disobbedienti, e Alessandro Metz, consigliere
regionale dei Verdi
del Friuli Venezia Giulia, entrambi condannati a un anno di reclusione
di fatto per aver subito con gli altri una carica a freddo del
reparto
Celere di Padova che tentava di impedire l'ingresso (precedentemente
accordato) di una delegazione accompagnata dai giornalisti all'interno
del
CPT.
L'aspetto più assurdo di questa pesante condanna risiede proprio nel
fatto che in seguito a quelle cariche - in cui diversi
manifestanti
vennero feriti da manganellate e lacrimogeni sparati ad altezza d'uomo,
e in cui si evitò il peggio solo grazie all'uso degli scudi da
parte
delle prime file del corteo - non solo la delegazione riuscì finalmente
ad entrare nel CPT e a documentarne pubblicamente lo scandalo,
ma
proprio in virtù di questa denuncia l'allora governo di centrosinistra
decise l'immediata chiusura del CPT e la sua non riapertura,
decretando
quindi - caso unico in Italia - una importante vittoria dei movimenti e
della società civile che da anni si battono contro l'apertura di
questi
nuovi lager. Il governo Berlusconi tenta oggi di mettere in discussione
quella vittoria con la paventata apertura di un CPT per il nordest
a
Gradisca d'Isonzo: se Pisanu insisterà a sfidare la volontà contraria
della società civile del Friuli Venezia Giulia disobbediremo
ancora e
non sarà questa condanna a impedircelo!
Crediamo però che la sentenza di oggi debba far riflettere e mobilitare
le
coscienze di tutti e tutte coloro che in questi anni hanno riempito
le manifestazioni contro la legge Bossi-Fini e contro il meccanismo
disumano delle
deportazionie e dei CPT, ma anche tutti quelli che
domani 20 marzo scenderanno in piazza contro la guerra globale e i
meccanismi di terrore e controllo che
essa produce: la
criminalizzazione delle idee e del dissenso è ormai una pratica diffusa
in cui l'azione della magistratura si intreccia fittamente
con le
indicazioni provenienti dai palazzi del potere in una spirale perversa
che tenta di emarginare il movimento che in maniera radicale si oppone
alla
guerra, al razzismo, all'attacco ai diritti. La sentenza di
Trieste sta a dimostrarlo come sta a dimostrarlo il processo apertosi a
Genova contro 26
manifestanti o la vergognosa inchiesta di Cosenza,
stanno a dimostrarlo le misure restrittive per Francesco Caruso e per
molti altri e la richiesta di
sorveglianza speciale per Luca Casarini.
Stanno a dimostrarlo anche i provvedimenti contro chi sciopera o occupa
le case sfitte: anche questo è guerra
e dobbiamo dirlo chiaramente.
Lanciamo un appello affinchè dentro il movimento e in ogni sua
espressione si apra una seria riflessione al riguardo.
Movimento delle/dei disobbedienti
Invisibili Nordest
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Thursday 14 July 2005 |
COMUNICATO
Innescata dagli attentati a Londra, il
governo Berlusconi tramite il suo ministro Pisanu lancia una nuova virulenta campagna antimmigrati e vara leggi speciali,all'insegna della caccia
agli immigrati , agli immigrati islamici, a tutti coloro che non si uniscono alla crociata di guerra e repressione 'antiterrorista' . Prende nuovo
slancio una crociata ideologica di salvaguardia dell¹Occidente, che è una crociata di salvaguardia dell¹imperialismo e di un sistema
sociale che affama tre quarti dell¹umanità, relegandoli nella miseria e nella fame, che conduce una guerra infinita contro i popoli oppressi
e le loro lotte di liberazione e che all¹interno stesso dei paesi imperialisti aumenta il divario tra padroni e proletari, tra profitti e salari,
tra le ricchezze e il lusso di una minoranza e l¹impoverimento della maggioranza. Una crociata odiosa che parte con la Lega, e le parole della
Fallaci, di Pera,pregne di razzismo, e nelle parole di Ratzinger di oscurantismo medioevale ma a cui si uniscono in diverse forme lo schieramento di opposizione parlamentare capeggiata da prodi. I veri responsabili degli attentati indiscriminati di Londra sono i padroni del mondo del G8 che,
nonostante i canti melodiosi dei giullari del ³Live 8², stanziano 1 euro per l¹Africa e miliardi di euro per armamenti e guerre; e ora
usano gli attentati per incentivare la guerra imperialista e lanciare una nuova fase della guerra reazionaria contro chi li combatte. Il terrorismo cieco
è alimentato dal terrore imperialista. Il vero terrorismo sono le bombe che distruggono l¹Irak, che cancellano Falluja. La resistenza dei
popoli, la lotta di liberazione, le guerre di popolo non sono terrorismo. Gli immigrati non sono criminali nè terroristi.
NO alla caccia
razzista, NO alle espulsioni, NO alle leggi speciali NO allo Stato di polizia, al moderno fascismo. Ritiro dei soldati italiani dall¹Irak. Solidarietà con la resistenza e la lotta del popolo irakeno! NO alla guerra imperialista. A sostegno delle lotte di liberazione dei popoli.
proletari comunisti
13.7.05
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