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Torino: comunicato sul corteo del 28 luglio |
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Monday 29 August 2005 |
La Torino che resiste al
fascismo che avanza, al clima di guerra, alle
leggi speciali, alla criminalizzazione dell'opposizione sociale, agli
sgomberi dei posti liberati, alla
devastazione del territorio, alle
leggi razziste, ad un modello di città ancora targato Fiat si è data
appuntamento ieri sera davanti al Fenix
sgomberato. Eravamo in tanti a
gridare che l'antifascismo non si arresta, che gli antifascisti
incarcerati il 20 luglio li vogliamo liberi e subito.
Un corteo comunicativo in cui si sono ritrovate le molte anime in cui
si articola l'opposizione sociale sotto la Mole, la dimostrazione
che
chi crede che Torino sia ormai pacificata, chiusa nella rassegnazione,
piegata di fronte ad un presente fatto di precarietà, ingiustizia
e
repressione ha fatto i conti senza il movimento. Ha fatto i conti senza
gli uomini e le donne che vogliono una città diversa e la
stanno
costruendo.
Il momento è difficile. Siamo in guerra: in nostro nome truppe
tricolori occupano il territorio iracheno e
quello afgano, contribuendo
attivamente ad un bagno di sangue senza fine, che non risponde alla
follia integralista, alla barbarie kamikaze, ma la
alimenta
quotidianamente, cancellando qualsiasi prospettiva di libertà e
giustizia. Il terrorismo di stato che bombarda, opprime ed uccide in
Iraq
e Afganistan, qui, sul fronte della guerra sociale, ruba a
ciascuno di noi le esili libertà e tutele di cui godiamo. Le leggi
speciali di Pisanu non
fermeranno nessun kamikaze ma sono rivolte
contro noi tutti, contro quelli che alzano la testa e rifiutano un
ordine sociale ingiusto.
Nella Torino preolimpica il governo della città, in concorrenza con i
(post) fascisti per una medaglia alle olimpiadi della repressione,
ha
trovato una magistratura come sempre disponibile, un Tatangelo che da
mesi sta avocando a se tutti i processi "politici" in città, che
ha
tirato fuori accuse al limite del ridicolo pur di cacciare in galera un
po' di anarchici e comunisti, pur di sgomberare un posto che esibiva
uno
striscione in cui si ricordava che "lo stato uccide".
Dopo il corteo del 2 luglio, ieri sera è stata un'importante occasione
per
dimostrare a Chiamparino, Pisanu e soci che la pacificazione
olimpica non passerà, che la repressione non ferma la volontà di chi
lotta per un
riprendersi in mano il proprio presente e per dare
l'assalto al proprio futuro.
I poteri forti in questa città sono avvertiti: non
bastano le botte, le
cariche, le denunce, la criminalizzazione, il carcere a fermare chi
vuole una società di liberi ed eguali.
Libertà per gli antifascisti, libertà per tutti.
Federazione Anarchica Torinese - FAI
Corso Palermo 46
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011 857850
338 6594361
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Torino: la pace olimpica la guerra sociale |
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Monday 29 August 2005 |
Giovedì 28 luglio tutti
in piazza per la liberazione degli antifascisti arrestati!
Appuntamento alle 19,30 al Fenix sgomberato
c.so s.maurizio angolo via rossini
Di seguito il testo del volantino che distribuiremo alla manifestazione
Viviamo in un paese in guerra, viviamo in un mondo in
guerra.
Truppe italiane sono schierate in Iraq e Afganistan, le chiamano
missioni di pace ma sono operazioni di guerra, dove c'è chi
combatte,
uccide e muore. In nostro nome anche se in tanti, tantissimi abbiamo
detto no.
In questa guerra, come in tutte le guerre schifose che gli
stati ed i
potenti ingaggiano tra loro, a morire sono soprattutto i civili, quelli
senza nome che crepano a centinaia in Iraq e Afganistan, quelli con
un
nome e una foto ma con eguale destino che sono morti a Madrid, a
Londra, a Sharm el Sheik…
In questo mondo, c'è una città
che si chiama Torino. In questa città il
sindaco di "sinistra" vuole proclamare la "pace olimpica". Perché qui,
tra il fine
corsa della Fiat e la follia del treno ad Alta Velocità sta
per arrivare il baraccone olimpico, quello dei soldi pubblici per
profitti privati, una
vetrina verso le elezioni del 2006.
Una vetrina che niente e nessuno deve sporcare.
E allora? Il sindaco appartiene ai DS, quelli delle bombe
sulla
Jugoslavia, quelli che votano per le truppe in zona di guerra, quelli
che hanno aperto i CPT-lager per migranti, quelli del lavoro interinale
e
dello sfruttamento selvaggio, quelli che il futuro di Torino lo
scrivono al tavolo di Luca Cordero di Montezemolo. È gente, lo sappiamo
bene, che
chiama pace la guerra. La guerra esterna e quella interna. E
allora il buon Chiamparino ha proclamato la pace.
Lo ha fatto il 19 giugno quando ha
sottratto dalle mani il manganello
al (post) fascista Ghiglia ed ha condannato gli antifascisti che il
giorno prima avevano subito cariche, botte ed arresti
per aver preteso
di manifestare nel centro di Torino. Neanche una parola in una città
che ad ogni angolo di strada ha la lapide di un partigiano
"morto per
la libertà" per i due anarchici accoltellati una settimana prima da una
squadraccia fascista. Molte troppe parole invece contro i
centri
sociali e le case occupate, posti dove il Fenix dove uno striscione
ricordava che "lo stato uccide", contro i valsusini che
vogliono
ostacolare il progresso e sono "populisti e conservatori", contro gli
operai Fiat che fischiano le Olimpiadi, contro tutti coloro che
lottano
perché questo mondo di galere, ingiustizie, oppressione e sfruttamento
ceda il posto ad una società libera e solidale.
Puntuale all'appello del potere politico si è presentata la
magistratura, il ben noto Tatangelo che già si era accanito contro i
due
anarchici arrestati il 18 giugno, prepara il suo teorema.
L'operazione scatta il 20 luglio, 4 anni esatti dall'assassinio di
Carlo Giuliani, una data
scolpita nella memoria e nel sangue di chi ha
imparato in un solo meriggio d'estate che "lo stato uccide" e "non ci
sono poteri buoni".
17 inquisiti, sette arresti e lo sgombero del Fenix. Le accuse sono da
brivido: devastazione e saccheggio come per i responsabili del disastro
del
Vajont, che ha seppellito 3.500 persone e tre paesi. Gli
antifascisti, equiparati ad un esercito di lanzichenecchi calati in
città per distruggere e
saccheggiare, rischiano per questa sola
imputazione da 7 a 15 anni di carcere. Si sfiorerebbe il ridicolo se
con questa farsa non fossero state chiuse in
galera 7 persone,
colpevoli di aver manifestato contro il fascismo ed il razzismo di
stato.
La pace olimpica è iniziata.
La
"pace" olimpica che vuole il sindaco, che vogliono tutti i poteri
forti in città, consiste nel tappare la bocca a tutti coloro
che
denunciano gli sprechi del baraccone olimpico, serve a tappare la bocca
a chi si è schierato apertamente a fianco del valsusini in lotta
contro
la TAV, serve a tappare la bocca a chi si oppone alla mostruosità dei
CPT, le prigioni amministrative per migranti.
Ma c'è
un'altra Torino.
È la Torino bugianen, quella che a piè fermo resiste al fascismo che
avanza, alla devastazione ambientale, alle leggi
razziste ed ai CPT,
allo sfruttamento selvaggio degli uomini e della natura, alla chiusura
di spazi di libertà.
È la Torino che non
ci sta e dopo il corteo indetto dalla Federazione
Anarchica Italiana il 2 luglio per la liberazione dei due anarchici
arrestati il 18, torna ancora in piazza
a viso aperto per dire ai
torinesi spaventati dalle balle dei politici e dei giornali che la pace
del sindaco ha il volto della guerra, della guerra sociale.
Una guerra
in cui i fascisti colpiscono, la polizia reprime, la magistratura
incarcera, il potere politico ed economico incassa. Per dire che
gli
squadristi scorazzano per la città, che la libertà di manifestare è
impedita, che l'antifascismo non si arresta.
Fuori gli antifascisti dalle galere!
Tobia, Mauro, Andrea, Darco, Manu, Sacha, Fabio liberi subito!
Federazione Anarchica
Torinese - FAI
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APPELLO PER UNA ASSEMBLEA CITTADINA ad ATESIA |
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Wednesday 27 July 2005 |
Le vicende di questi
giorni occorse in ATESIA sono molto preoccupanti.
Di fronte abbiamo uno scontro grosso tra chi vuole il perpetuarsi della
precarità incarnato dagli interessi delle Imprese e i lavoratori che autorganizzandosi
hanno posto con la forza dei numeri la rivendicazione
della stabilizzazione.
Scioperi quasi totali, manifestazione cittadina, adesione fortissima nelle
assemblee, contestazione e critica
delle proposte sindacali.
A questo va aggiunto il processo INPS contro ATESIA (la nuova udienza si
terrà a settembre) per
evasione contributiva la cui vittoria segnerebbe
un bel passo avanti in tema di diritti.
A rendere pesantissimo il clima va aggiunto il
pesantissimo attacco ai lavoratori
e alle strutture autorganizzate e del sindacalismo di base che stanno appoggiando
la lotta FATTO DAI SINDACATI
DI CATEGORIA, che nell'ultimo comunicato tacciano
i lavoratori del COMITATO PRECARI di essere prezzolati dal'azienda e attaccano
le
"forze esterne" fautrici di confusione e caos.
Con il licenziamento dei 4 compagni del comitato l'azienda mostra i muscoli
con l'avallo del sindacato e fa sapere che ce ne saranno degli altri.
Manca anche un sostegno forte della città a questa lotta che
è contro il
simbolo della precarietà (4000 addetti) sopratutto da parte di quelle realtà
che in questi mesi si sono
mobilitate sul tema dei diritti - reddito.
NON POSSIAMO ABBANDONARE QUESTA LOTTA nel periodo pre-estivo CONSCI che
a SETTEMBRE
arriveremo alla resa dei conti definitiva.
PER QUESTO LANCIAMO UN APPELLO A TUTTE LE REALTA innanzitutto per inviare
messaggi di
solidarietà ai licenziati e ai lavoratori in lotta (ieri ancora
si sono svolte tre assemblee molto affollate)
e un invito alla
partecipazione AD UNA ASSEMBLEA VENERDI' ORE 17,00 fuori
atesia
VIA LAMARO 25 - CINECITTA' DUE.
cobas telecom
PS i messaggi di solidarietà possono arrivate alla mail
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TUTTI GLI AGGIORNAMENTI INVECE LI TROVATE SU :
http://italy.indymedia.org/features/roma/
http://www.precariatesia.altervista.org/
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BO:'ennesima indagine contro 12 attivisti |
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Wednesday 27 July 2005 |
[Precog] *Bologna capitale
dell'eversione
ricevo&inoltro.
GMDP
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Bologna capitale dell'eversione?
Da un
pò di tempo a Bologna, c'è un brutto clima, e non è solo la cappa
della calda estate emiliana.
E' stato reso
pubblico ieri l'avviso di conclusione dell'ennesima indagine
contro 12 attivisti che fanno parte da anni dei movimenti sociali della
città e delle reti del Nord Est.
I capi d'accusa sono diversi ed aggravati dall'ipotesi di eversione.
Alcuni di noi sono
già stati colpiti altre due volte da questa pesante
accusa, nell'inchiesta sull'autoriduzione al cinema Capitol dell'ottobre
2004 e nel
caso dello sgombero di System_Error in zona universitaria che
il 18 maggio portò agli arresti di tre attivisti del collettivo
"Passepartout".
Tutti i provvedimenti fanno il paio con il giro di vite e la
normalizzazione della vita politica
secondo i canoni della "legalità"
proposto dallo sceriffo Cofferati.
Le nuove accuse si riferiscono ai tafferugli
avvenuti in Stazione Centrale
a Bologna mentre centinaia di persone, contrattando un'autoriduzione del
prezzo del biglietto, si dirigevano al
treno per recarsi a Roma alla
manifestazione dei precari e delle precarie del 6 novembre 2004. In quella
occasione la polizia bloccò le
persone nel sottopassaggio e, dopo alcuni
momenti di tensione ed una carica immotivata e gratuita, i manifestanti
riuscirono a raggiungere
comunque il treno ed a partire.
La repressione condotta attraverso le leggi speciali del periodo
emergenziale degli anni 70 sta
producendo un vertiginoso restringimento
della libertà di agibilità politica e sociale.
Tutti e tre i provvedimenti, che in alcuni
casi hanno colpito per tre
volte le stesse persone, vengono dal Pubblico Ministero Paolo Giovagnoli,
ed almeno nel caso che ha condotto agli
arresti di maggio, l'aggravante di
eversione è stata sconfessata dallo stesso Tribunale del Riesame di
Bologna, perchè "priva
di fondamento logico e giuridico". Eppure questo
ennesimo atto di una parte della Magistratura bolognese insiste sulla
logica della
tolleranza zero che criminalizza gli atti di ribellione ed i
percorsi di resistenza e mette una pesante ipoteca sul futuro di quanti
vogliano
continuare a fare politica, agire il dissenso ed a lottare per i
diritti, a Bologna e in tutta Italia.
La Procura sembra decisa a
continuare su questa linea, ed a scavare un
pericoloso fossato che divide la politica accettabile da quella
carcerabile. Va da sé che la
seconda è quella dei "senza" cioè i migranti
senza diritti, i precari senza una casa dignitosa e senza prospettive, i
senza diritto allo studio e senza cultura, i senza voce e senza
rappresentazione mediatica, i senza pace e senza giustizia.
Cioé la maggior parte degli abitanti dell'Italia in questa calda estate
del 2005.
Bologna, 26072005
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