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Monday 29 August 2005
Stefano, 20 anni, distrofia muscolare di Duchen. In Italia non si può curare perché la legge non permette il trattamento con le staminali embrionali.
In Ucraina per continuare a vivere


Costretto sulla sedia a rotelle dall'età di 10 anni perché affetto da distrofia muscolare di Duchen, una malattia ereditaria che porta gradualmente alla paralisi pressoché totale del corpo, Stefano Tricarico, 20 anni, pugliese, di nascita e residente a Termoli, in provincia di Campobasso, è partito ieri con i suoi genitori da Roma per l'Ucraina dove, in una clinica privata specializzata di Kiev, la Emicell, si sottoporrà per la quarta volta in due anni ad un trattamento con cellule staminali embrionali. «Sappiamo che quanto stiamo facendo solleverà molto clamore qui da noi - ha detto Giovanni Tricarico, il padre del ragazzo, prima dell'imbarco a Fiumicino - ma non avevamo altre alternative, visto che in Italia, con gli strumenti attuali, la malattia non è trattabile». I primi segnali che nel corpo del ragazzo ci fosse qualcosa che non andasse, sono cominciati quando Stefano, che ha una sorella poco più grande di lui, aveva 6 anni. «Fino a quell'età - ha raccontato la mamma, Grazia - nostro figlio ha camminato regolarmente. Poi, però, ha cominciato ad accusare dolori allo stomaco per poi perdere progressivamente l'uso delle gambe a 10 anni».
La signora ha quindi detto di aver subito capito che il figlio aveva ereditato la stessa malattia che in famiglia aveva già portato al decesso all'età di 22-24 anni tre suoi cugini di primo grado. «Abbiamo girato l'Italia nella speranza di trovare cure adeguate per una malattia che, così come ci hanno spiegato, colpisce solo i maschi. Purtroppo, però, non abbiamo trovato risposte incoraggianti e intanto Stefano continuava a peggiore al punto tale di perdere a 16 anni anche l'uso di braccia e mani. In queste condizioni, a scuola è stato affiancato da un professore di sostegno che lo ha aiutato negli studi». Alla decisione di rivolgersi a medici ucraini, la famiglia Tricarico è giunta due anni fa quando un cognato della signora Grazia, navigando in internet, ha scoperto che in una clinica di Kiev venivano trattati pazienti affetti dalla stessa malattia di Stefano. «A quel punto - ha aggiunto la donna, che nel viaggio con il marito ed il figlio è seguita anche da una troupe della Bbc - ci è parsa come l'unica via percorribile per cercare di far vivere nostro figlio. Sappiamo benissimo che non potrà mai più tornare a camminare, ma c'è quantomeno la speranza che possa continuare a vivere». E così, i coniugi Tricarico, lui dipendente comunale, lei casalinga, si sono rivolti ai loro concittadini che, con una colletta, li hanno aiutati ad intraprendere il viaggio della speranza.
 
PENSIONI DA FAME PER TUTTI PDF Stampa E-mail
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Monday 29 August 2005
UN IMPEGNO CONCRETO: PENSIONI DA FAME PER TUTTI

TIZIANO TREU: SISTEMA CONTRIBUTIVO PER TUTTI E SUBITO!

E' QUESTO IL PROGRAMMA SULLE PENSIONI DEL CENTRO-SINISTRA?

L'ex Ministro Tiziano Treu ha annunciato che, se vincerà il centro-sinistra, bisognerà mettere urgentemente mano al sistema previdenziale accelerando l'applicazione del sistema contributivo inaugurato con la Riforma del Governo Dini. L'aspettativa di vita, la durata media della vita degli italiani, è aumentata e a questa buona notizia, secondo Tiziano Treu, bisogna rispondere con un ulteriore taglio delle pensioni.

La proposta è semplice: a pagare devono essere sempre i lavoratori che potranno scegliere se andare in pensione alla data prevista (ma con una decurtazione della pensione) oppure lavorare ancora due anni in più (per recuperare l'aumento della durata media di vita). Anche questo non basterà ad avere una pensione decente e per Tiziano Treu, è importante incentivare al massimo il ricorso alla previdenza integrativa e favorire lo scippo del TFR a favore dei fondi pensione.

Continua così l'attacco al sistema previdenziale, Tiziano Treu spaccia per inevitabile, giusto ed equo un sistema pensionistico da fame.

La pensione calcolata con il sistema contributivo non è una pensione "equa"; produce una pensione che non sarà proporzionata al reddito percepito durante la vita lavorativa (come era prima con il sistema chiamato "retributivo"), bensì una pensione costruita con i soli contributi versati, senza prevedere collegamenti con il costo della vita o con la dinamica dei salari.

Prima della riforma Amato del 1992 l'applicazione del metodo retributivo portava ad avere una pensione pari alla media dei salari degli ultimi 5 anni, rivalutati in base al costo della vita e garantiva una pensione pari all'80% della retribuzione. La riforma Amato estese il periodo di riferimento da 5 a 10 anni, e quindi si produsse un abbassamento della media. Con la riforma Dini (1995) sostenuta da CGIL CISL e UIL si abbandonò il metodo di calcolo retributivo per passare a quello contributivo.

I danni del sistema contributivo vengono a sommarsi con la riforma del mercato del lavoro, inaugurata dallo stesso Treu: oggi gran parte dei nuovi lavoratori ha un versamento contributivo ridicolo, causato da lavori precari e discontinui (interinali, a termine, ecc.), da contributi ridotti a vantaggio delle aziende (collaboratori a progetto, soci lavoratori delle cooperative, ecc.).

Se il sistema contributivo sarà mantenuto o addirittura accelerato si avrà una situazione socialmente insostenibile per milioni di persone, ridotte a percepire pensioni da fame o nessuna pensione.

E' QUESTA LA RICETTA DEL CENTRO SINISTRA PER IL PROSSIMO GOVERNO?

Altri soldi dei lavoratori, da versare in più, per recuperare una parte della pensione tolta grazie a Dini e alle successive riforme?

Vogliamo una vera riforma a beneficio dei lavoratori, una riforma che metta mano al portafoglio delle imprese e delle finanziarie, adeguando i contributi a carico delle aziende ai livelli di produttività e di profitto.

La RdB/CUB continuerà, rilanciando lo SCIOPERO GENERALE, la mobilitazione per la difesa del sistema previdenziale pubblico, per il diritto ad un reddito sociale minimo per precari, disoccupati e pensionati.

RdB/CUB Territorio   5.08.05
 
Solidarietà a la marmitta sgombrata PDF Stampa E-mail
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Monday 29 August 2005
La mattina del quattro agosto 2005 la polizia ha sgomberato l'occupazione socioabitativa La Marmitta di via Gaetano Martino, le ruspe hanno poi demolito l'edificio nel giro di poche ore per permettere l'inizio dei lavori del nuovo centro benessere che verrà costruito al suo posto.

Evidentemente per l'ennesima volta le presunte autorità tutelano gli interessi capitalistici a scapito di chi ha intrapreso un percorso di lotta che passa per l'appropriazione di un luogo inutilizzato da anni. Chi si prende la casa e autogestisce uno spazio sociale per l'Amministrazione conta ovviamente molto meno di chi mette in circolo denaro grazie all'apertura di nuove attività commerciali. Peccato però che gli stessi personaggi si ritrovino puntualmente a parlare del disagio sociale e della risoluzione dei problemi della gente solo durante la campagna elettorale.

Da diverso tempo è in atto una campagna di sgomberi dei posti occupati e sappiamo bene che la linea dura promessa dal prefetto Serra è un attacco diretto contro chi è deciso a risolvere i propri bisogni in modo radicale e collettivo, soprattutto nei confronti di chi non è predisposto alla trattativa delle proprie posizioni politiche e che non accetta quindi di stare al gioco di spostarsi da un luogo all'altro come fa più comodo al Comune.

In un periodo in cui il costo della vita e l'insoddisfazione crescono l'Amministrazione della città con azioni simili cerca di rendere chiara la propria posizione nei confronti di chi decide di risolvere i propri problemi autonomamente ed in modo diretto, anche perché ha paura che il fenomeno possa dilagare e quindi fuoriuscire dai binari che sono stati finora predisposti per lasciare margini di contrattazioni politiche tra i partiti e chi vive nel disagio.

Lo sgombero de La Marmitta è un altro passo compiuto dall'apparato repressivo per mantenere l'ordine sociale prestabilito dalla classe al potere.

Sta a tutti noi che ci troviamo dall'altra parte della barricata organizzarci per fare un passo avanti anche noi nella costruzione di percorsi di lotta nuovi che condividano lo spirito autonomo e anticapitalista dei compagni sgomberati.

Il problema della casa, visto il prezzo degli affitti a Roma, e quello della costruzione di una socialità non relegata al mero scambio economico non sono cose che si possono risolvere dando il voto a qualche sciacallo. Organizziamoci per riprenderci quello che ci stanno rubando giorno per giorno.

 

Comitato di lotta Quadraro

Comitato Antagonista Roma Sud
 
Dalla parte del SULT: DIFENDERE IL DIRITTO DI SCIOPERO E LE LIBERTA' SINDACALI PDF Stampa E-mail
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Monday 29 August 2005
Dalla parte del SULT:

DIFENDERE IL DIRITTO DI SCIOPERO E LE LIBERTA' SINDACALI



In pieno periodo di franchigia degli scioperi, il 4 di agosto, con un
semplice fax, l'amministratore delegato di Alitalia, Cimoli, revocava i
diritti sindacali (diritto di assemblea, alla trattativa, ai permessi,
alla bacheca,..) all'organizzazione sindacale SULT; l'accusa era quella
di non aver firmato lo scorso febbraio un accordo applicativo del
contratto del 2004 (quello sì firmato anche dal Sult) siglato invece in
azienda dai sindacati concertativi. Tutto ciò nonostante il Sult sia il
sindacato che raccoglie maggiori consensi in Alitalia ed in particolare
tra gli assistenti di volo.

Il Sult, a questa incredibile provocazione padronale, ha reagito con la
proclamazione di due giornate di sciopero il 30/31 agosto prossimi. La
Commissione di garanzia, per bocca del predidente Martone, ha subito
dichiarato l'illiceità di tali scioperi ed il ministro Lunardi ha già
minacciato le precettazioni per gli scioperanti.

Alitalia, che pure è un'azienda ancora in mano pubblica, si comporta
come il peggiore padrone delle ferriere, negando sacrosanti diritti ad
un sindacato di base, nella convinzione che è l'azienda che si sceglie i
propri interlocutori sindacali di comodo, mentre i sindacati
conflittuali che si battono per i diritti dei lavoratori devono essere
totalmente emarginati e criminalizzati.

Ma Alitalia e Cimoli possono permettersi di violare macroscopicamente i
diritti sindacali perché hanno il pieno appoggio di sindacati di comodo
come CGIL-CISL-UIL, che, loro fedeli interlocutori (soprattutto quando
si tratta di consentire pesantissime ristrutturazioni con tagli
occupazionali, riduzioni di salario e restrizioni delle garanzie
normative per migliaia di lavoratori e lavoratrici), si sono in maniera
disgustosa subito schierate dalla parte del padrone, sparando a zero
contro il SULT. A dar man forte a Cimoli è intervenuto anche il
giuslavorista diessino Pietro Ichino, che dalle colonne del Corriere
della Sera ha tuonato contro i sindacati di base come il Sult, buoni, a
suo dire, soltanto a fare scioperi e ad opporsi alle scelte di
"risanamento" portate avanti dall'azienda.

Per costoro evidentemente i sindacati buoni sono quelli come
CGIL-CISL-UIL che si rivelano docili strumenti nelle mani dell'azienda,
che condividono e dettano regole liberticide sugli scioperi, che
impediscono il pluralismo ed una reale democrazia sindacale.

Le ragioni del SULT sono sacrosante. A questi compagni e lavoratori va
tutta la nostra solidarietà.

La difesa del diritto disciopero, la reale fruizione dei diritti e delle
libertà sindacali sono un bene prezioso per tutto il movimento dei
lavoratori. Non si può tollerare che a godere dei diritti sindacali
siano solo i sindacati che fanno comodo alle controparti e che firmano
accordi e contratti, che sempre più spesso non tutelano i salari e i
diritti dei lavoratroi.

Siamo di fronte ad una ripresa settembrina sempre più drammatica per i
lavoratori: decine di migliaia di licenziamenti annunciati in fabbriche
in crisi, lo scippo del TFR da parte di
governo/confindustria/cgil-cisl-uil-ugl che incombe, i contratti dei
metalmeccanici, alimentaristi e pubblici ancora in alto mare, salari e
stipendi che non arrivano alla quarta settimana del mese, la precarietà
e il lavoro nero che dilagano, la controriforma Moratti in dirittura
d'arrivo, una finanziaria da 20 miliardi di euro.

Contro tutto questo occorre costruire un grande schieramento di lotta;
il diritto di sciopero e le libertà sindacali sono la linfa vitale per
sostenere queste lotte: per questo motivo padroni, governo di
centrodestra, opposizione di sua maestà di centrosinistra e sindacati di
stato vogliono toglierceli.

Ma non si illudano, non ci riusciranno.



CONFEDERAZIONE COBAS
 
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