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5° Congresso Nazionale dello Slai Cobas |
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Monday 27 June 2005 |
Documento conclusivo del 5°
Congresso Nazionale dello Slai Cobas
Vibo Valentia, 17-18-19 giugno 2005
(25 giugno 2005)
Il 5°
Congresso Nazionale dello Slai Cobas assume e fa propri i
contenuti del documento preparatorio dei lavori congressuali e
ribadisce la necessità di una
generale riorganizzazione a livello
nazionale dello Slai Cobas, finalizzata a contribuire all'opera di
costituzione di un sindacato di classe che sia di
massa e
anticapitalista, fondato sull'autorganizzazione e su modalità di
rappresentanza consiliari dei proletari.
Per perseguire
questo obiettivo il Congresso Nazionale ritiene
fondamentale e centrale l'intervento nella massa dei lavoratori,
favorendo e sostenendo iniziative e
mobilitazioni comuni sulla base di
obiettivi condivisi e di reale difesa, ai livelli aziendali, locali e
nazionali, sia su questioni contrattuali specifiche,
sia su temi e
battaglie di rilevanza categoriale e nazionale.
Su questa impostazione, rivolta a favorire l'unificazione di tutti
i
proletari, il Congresso Nazionale inquadra anche i rapporti con gli
organismi di base costituiti da gruppi di lavoratori esterni allo Slai
e con i
sindacati di base e extraconfederali oggi esistenti. Seguendo
quest'impostazione promuove la prosecuzione e l'allargamento delle
esperienze in corso, come
quelle avviate sul TFR e sul contratto del
pubblico impiego, invitando tutti i Cobas a generalizzarle.
A questo proposito, il 5°
Congresso Nazionale dello Slai Cobas, ritiene
che oggi non sia politicamente e organizzativamente percorribile la
"scorciatoia" di patti federativi
o altri accordi simili con le forze
del sindacalismo di base e extraconfederale.
In questa scelta non c'è una volontà di isolamento
settario, ma la
constatazione che al momento non esistono i presupposti politici di
omogeneità con queste forze, rispetto a cui si ribadiscono
la
disponibilità e la volontà di percorsi comuni, aperti a tutti i
lavoratori e sulla base di obiettivi condivisi.
Per
riorganizzare l'attività sul piano nazionale il Congresso apre un
percorso politico-organizzativo di elaborazione e definizione delle
posizioni su
tutti i temi dello scontro sociale oggi in atto. Questo
percorso troverà la propria sintesi in un'assemblea nazionale, le cui
modalità saranno
successivamente definite, ma che dovrà
improrogabilmente tenersi entro un anno da questo Congresso. Il
Coordinamento Nazionale che verrà
eletto, avrà anche il compito di
attuare questa scadenza.
Il Congresso Nazionale ritiene che le questioni più sotto
elencate
siano i temi fondamentali su cui imperniare la generale attività
nazionale e l'elaborazione più articolata delle posizioni e
degli
obiettivi dello Slai Cobas:
I diritti esigibili da tutti i lavoratori, a cominciare da quello di
assemblea, il rifiuto della quota
garantita del 33% e dei regolamenti
attuativi che conferiscono tutti i poteri agli esecutivi nelle RSU.
La riappropriazione del diritto di
sciopero, con l'obiettivo dell'abolizione della legge 146.
Il salario, con particolare riferimento: - alla rivendicazione di forti
aumenti
- all'eliminazione di tutte le forme di erogazione subordinate
a indici di produttività, obiettivi aziendali, pagelline di
valutazione, ... - al
ripristino di meccanismi automatici di
rivalutazione dei salari, che non siano imperniati sul fasullo indice
dell'inflazione programmata.
Il contrasto alla sempre maggior precarizzazione dei lavori, per
ottenere lo stesso salario per lo stesso lavoro. Lotta alla
precarizzazione che non
deve limitarsi solo alla generale
rivendicazione dell'abolizione del "Pacchetto Treu" e della "Legge 30"
(Biagi), ma deve:
-
fare proprie le rivendicazioni di trasformazione di tutti i tipi di
rapporti di lavoro a tempo determinato e precarizzato in rapporti a
tempo indeterminato,
che settori di lavoratori precarizzati stanno
cominciando a lanciare
- sviluppare lotte per bloccare assunzioni con contratti
d'ingresso,
interinali e quant'altro previsto dalla legislazione attuale.
La riduzione generalizzata della giornata lavorativa a
parità di salario.
La lotta per l'ottenimento dei diritti civili per i proletari
immigrati, primi di tutti il permesso di soggiorno
generalizzato e
l'abolizione di quelle vere e proprie carceri che sono i CPT.
Il rifiuto del versamento dei TFR nei fondi pensione e la
battaglia per
il ripristino di una pensione pubblica dignitosa, non calcolata con
l'attuale sistema contributivo. Questo nel quadro di un più
generale
rifiuto delle controriforme pensionistiche attuate dai vari governi
Dini, Amato, Prodi e Berlusconi.
Forme di salario garantito a
disoccupati, lavoratori di aziende
delocalizzate, cassaintegrati, ... pari al salario medio operaio.
(Questo tema dovrà essere sottoposto a un
apposito studio e a una più
precisa elaborazione da parte dello Slai).
Servizi sociali, una generale rivendicazione della loro
gratuità, a partire dalla sanità.
Opposizione alla repressione sempre più crescente da parte dello stato
e del padronato
contro i lavoratori che si difendono e coloro che li
appoggiano.
Internazionalismo proletario, lo Slai Cobas deve attivarsi
per
intrecciare rapporti stabili sul piano internazionale, europeo ed
extraeuropeo, con quelle forze che perseguono una difesa di classe
dei
lavoratori.
Guerra, proseguendo e rafforzando l'opposizione alla varie guerre in
corso, denunciando innanzitutto il ruolo specifico
dell'imperialismo
italiano e richiedendo il ritiro immediato delle truppe italiane
dall'Iraq.
Questo elenco è ovviamente solo
un'indicazione di massima e la sintesi
di questi punti troverà espressione nella prevista assemblea nazionale.
Il Congresso Nazionale
assume come assi strategici fondamentali lo
sviluppo e il sostegno alle lotte degli autoferrotranvieri e degli
operai di Melfi e dell'industria. Misure
concrete e risorse specifiche
dovranno essere deliberate e attuate, sia per difendere gli
autoferrotranvieri dalla repressione e rilanciare la questione
della
libertà di sciopero, sia per sostenere le lotte nell'industria e
appoggiare politicamente e organizzativamente gli operai dello
stabilimento
di Melfi.
Il Congresso Nazionale, infine, ritiene necessario pubblicare un
giornale nazionale e da mandato al prossimo Coordinamento
Nazionale di
attuare questa decisione.
Il 5° Congresso Nazionale dello Slai Cobas decide che da questo momento
tutti gli organismi
nazionali e tutte le cariche nazionali sono
decadute da ogni potere e da ogni rappresentanza legale in nome e per
conto dello Slai Cobas.
Il Coordinamento Nazionale si riunirà a Bologna sabato 2 luglio, alle
ore 9.30, presso la sala delle RSU delle Ferrovie (che si trova nei
pressi
del parcheggio delle biciclette della stazione di Bologna). Nel
corso di questa riunione sarà nominato il nuovo coordinatore nazionale.
Vibo Valentia, 19 giugno 2005
fonte:
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Napoli:27 giugno lotta del quartiere di Gianturco per la riappropriazione del campetto |
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Monday 27 June 2005 |
“L’UNICA LOTTA CHE SI PERDE È QUELLA CHE SI ABBANDONA”
Lunedì 27 giugno sembra annunciarsi come un giorno importante per il quartiere
di Gianturco. La notizia non è soltanto
l’apertura degli uffici della
circoscrizione (cosa della quale non possiamo che rallegrarci: se ne parlava
da anni!!), quanto piuttosto
il fatto che rappresenterà un momento decisivo
per la decennale battaglia del quartiere per la restituzione ad uso
collettivo del
campetto e del CRAL della ex manifattura Tabacchi.
La vicenda del campetto a Gianturco è proceduta negli anni incontrando
delusioni e
promesse mancate (indimenticabile quella dell’allora sindaco
Bassolino nel 1995!!) ma anche, come accaduto negli ultimi mesi, segnali che
intendiamo interpretare come rassicuranti: nello scorso mese di dicembre,
sempre a seguito di una forte mobilitazione che ha visto protagonista il
quartiere tutto, dai bambini agli anziani al fianco degli attivisti del
c.s.o.a. officina99, finanche il consiglio circoscrizionale
all’unanimità ha
votato una impegnativa indirizzata al sindaco e alla giunta della città
affinché si
adoperassero “per l’estrapolazione del campetto del Cral
dall’accordo di programma e di restituirlo ai cittadini del quartiere,
trasformandolo in luogo di socializzazione e di aggregazione”
Ci aspettiamo che oramai si passi dalle parole ai fatti e che il sindaco e la
giunta, in occasione della loro venuta a Gianturco (rara ed impedibile!!) si
esprimano in merito dando le risposte che da anni il quartiere
tutto aspetta
LUNEDÌ 27 GIUGNO 2005
CONCLUSIONE DELLA PETIZIONE DI QUARTIERE PER LA RESTITUZIONE DEL CAMPETTO E
CONSEGNA ALLE AUTORITÀ PRESENTI IN OCCASIONE DELL’INAUGURAZIONE DELLA NUOVA
SEDE DELLA CIRCOSCRIZIONE
#
MMIEZ ‘A VIA Torneo di pallone dei ragazzi del quartiere
(sul marciapiede… in mancanza di meglio!!!)
#
L’ORA DI GIANTURCO in diretta su RadioLina 104.95fm
Telefonate in regia allo 0817340853 e fate sentire anche la vostra voce!!
FUORI IL CENTRO SOCIALE OFFICINA 99
VIA GIANTURCO, 101 - dalle ore 9.30
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Ultimo aggiornamento ( Monday 27 June 2005 )
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Palermo:merc. 28.06 presidio antisfratto |
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Monday 27 June 2005 |
*CONTRO OGNI SFRATTO SARA' UNA
BARRICATA*
Palermo in questi mesi sara' al centro
di una delle solite operazioni di promozione
dell'"immagine"
della citta', alcuni appuntamenti
come -il Festino- e Kals'art e il programma
estivo palermitano , con lo sperpero di
decine di
miliardi, per una tradizione popolare
(il festino di Santa Rosalia),che ormai e'
diventata soltanto business,
ed un cartello di
appuntamenti estivi
che punta alla "riqualificazione" del quartiere
popolare della kalsa, operata a colpi di ristrutturazioni
e speculazioni immobiliari, di concerti, ristorantini , pub
e localini per i borghesi della "palermo bene";
processo che sta
vivendo tutto il centro storico
con interi quartieri popolari che vengono svuotati
dei proletari per farne "vetrine" e salotti chic.
L'amministrazione comunale Cammarata non e' nuova
a queste operazioni di immagine che tendono a
cancellare(se mai si potesse)le mille
emergenze
sociali per le quali Palermo e' realmente la capitale
della Sicilia e del meridione.
La precarieta' del lavoro, la
disoccupazione, l'emergenza
abitativa, l'emergenza per l' ambiente e la salute pubblica
con la discarica di Bellolampo e la paventata
costruzione
del piu' grande inceneritore di rifiuti d'Europa.
Martedi' 28 giugno le famiglie del comitato di lotta per la
casa
"12 luglio" , ricorderanno all'amministrazione
Cammarata il drammatico problema degli sfratti che
a Palermo ed in tutta la Sicilia
riguarda migliaia
di famiglie , impedendo lo sfratto di via Cappuccini,
e rilanciando la solidarieta' sociale contro le
politiche
affamatorie ed eclusive delle istituzioni.
Martedi 28 giugno alle ore 8:30
in via Cappuccini(dietro p.zza indipendenza)
PRESIDIO ANTISFRATTO
del comitato di lotta x la casa "12 luglio"
Centro Sociale
"ExKarcere"
via mongitore 77 - Palermo
sportello di lotta x la casa
ogni mercoledi' dalle 10:00 alle 13:00
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Torino: iniziative per Massi e Silvio del 19 e del 24 giugno |
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Monday 27 June 2005 |
Il 24 maggio, triste festa patronale a Torino, in piazza Vittorio, dove
la gente si raduna per vedere i fuochi, erano presenti anche
numerosi
anarchici, che distribuivano volantini ed esibivano striscioni in
solidarietà ai due anarchici arrestati il 18 giugno al
corteo
antifascista caricato dalla polizia. Fischiato l'inno di Mameli. Foto
dell'iniziativa del 24 e del presidio alle Vallette del 19 giugno.
Volantino distribuito alla "festa" di s. Giovanni a Torino, il 24 maggio
Foto a quest'indirizzo:
http://italy.indymedia.org/news/2005/06/820686.php
L'antifascismo non si arresta!
Libertà per Massimiliano e Silvio!
I fatti sono IGNOTI.
Coperti, minimizzati, falsificati, strumentalizzati.
Noi non abbiamo voce sui grandi quotidiani, né
in TV o radio. Noi siamo
quelli tanto brutti che per noi è vietato passare da piazza Castello.
Se avete pazienza e voglia di sentire un'altra
voce, vi raccontiamo la
nostra, quella che abbiamo vissuto sulla nostra pelle: è una storia di
coltellate, di cariche, di botte, di lacrimogeni, di
arresti.
È la storia del fascismo che avanza in questa Torino, il cui sindaco
per mantenere pulita la vetrina olimpica, criminalizza
gli
antifascisti, insulta gli operai della Fiat, sgombera gli spazi vuoti
fatti rivivere, fa a gara con il fascista Ghiglia per vedere chi tiene
in mano
il manico del manganello.
A Torino le vie sono costellate dalle lapidi grigie con cui il comune
ricorda partigiani, socialisti, comunisti,
azionisti, anarchici, morti
per mano dei fascisti. A Torino i fascisti sono protetti dalla polizia
e gli antifascisti, picchiati, feriti, incarcerati. Sembra
di leggere
un libro sugli anni venti, quando le squadracce imperversavano per la
città, protette dalla guardie regie. Quando Pietro Ferrero
dell'Unione
anarchica, segretario generale della FIOM, veniva prelevato da casa,
torturato, trascinato per ore legato ad un camion dai fascisti
di
Brandimarte, che quella notte ne ammazzarono altri 17. Brandimarte
morirà impunito nel dopoguerra.
Quello di questi giorni
sembra un film già visto. Un gran brutto film.
Nella notte tra l'11 e il 12 giugno quattro macchine a fari spenti si
fermano nei pressi della
casa occupata Barocchio, dove tutti dormono.
Forzano la porta ed entrano nel cortile: il rumore sveglia gli
abitanti. Due accorrono e vengono immediatamente
accoltellati. Uno di
loro verrà operato d'urgenza perché la lama fascista gli perfora
l'intestino. Per un pelo non ci scappa il morto.
Sabato 18 giugno. Un migliaio di antifascisti si ritrovano in piazza
Madama per denunciare le aggressioni minimizzate dalla stampa
cittadina
e per segnalare il clima omertoso che accompagna le imprese dei nuovi
fascisti.
Il presidio, vista la buona partecipazione, si trasforma
in corteo e
contrattando il percorso con la polizia raggiunge via Po. Qui viene
bloccato dagli agenti che non vogliono farlo passare da piazza
Castello:
il salotto buono della città non deve sentire che lo
squadrismo è tornato a Torino.
Partono le cariche, la caccia all'uomo sotto i
portici, la via viene
invasa dai lacrimogeni. Due manifestanti vengono arrestati: entrambi si
sono fermati per aiutare altri caduti a terra quando vengono
fermati e
gettati sul cellulare.
Fuggendo i manifestanti lanciano in strada qualche tavolino e sedia dei
dehor per riparare i più deboli
dalla furia scatenata della polizia.
Il giorno successivo la stampa finirà l'opera iniziata in strada: gli
aggressori saranno
trasformati negli aggrediti. Gente colpevole di
voler manifestare, picchiata e gasata assieme ai passanti della via
verrà descritta come un'orda
violenta. Alla fine il bilancio sarà di
decine di persone, tra manifestanti e comuni cittadini, picchiate e
gasate, qualche tavolino spaccato, due
vetrine rotte (una dalla
polizia) e due anarchici gettati in galera.
Si arriva a scrivere che la polizia doveva intervenire per
impedire
"ulteriori violenze". Si ignora deliberatamente che fino alle cariche
della polizia il corteo era sfilato pacificamente e anche durante
le
cariche, la violenza, quella vera, quella contro le persone, era stata
scatenata dagli esponenti delle forze del DISORDINE STATALE.
Nel paese dove un multimiliardario è andato a potere dicendo di essere
un operaio tutto è possibile. È lo stesso paese del massacro
di Genova,
delle espulsioni massa di rifugiati e migranti, delle prigioni
amministrative, della guerra permanente in Afganistan e Iraq, delle
grandi opere
sulla pelle di noi tutti. Un paese (e una città) dove i
profitti di pochi contano più della vita della gente, dove si spendono
milioni per le
feste preolimpiche mentre la gente dorme in strada, dove
i servizi sono diventati un privilegio, dove in tre settimane tre
immigrati sono morti nel corso di
"normali" controlli di polizia.
Una città "normale" dove di normale c'è solo la repressione, l'intolleranza,
l'arroganza di chi comanda e di chi sfrutta.
Arriviamo al 21 giugno. Il giudice davanti cui sono trascinati
Massimiliano e Silvio, i due
anarchici arrestati durante le cariche del
18, decide che vengano rinviati a giudizio per "resistenza e lesioni":
evidentemente prendere
manganellate in questo paese è una colpa.
E, fatto inaudito, vengono trattenuti in carcere invece di essere
liberati come in genere avviene per
questo genere di accuse: una
decisione politica maturata nel clima da caccia alle streghe che i
poteri forti hanno voluto imporre in città.
L'antefatto di questa brutta storia? 30.000 persone in marcia da Susa a
Venaus contro il TAV: i grandi giochi di potere e soldi messi
in
discussione da gente che non è disposta a sottomettersi alle decisioni
del potere. Un protagonismo che fa paura, un protagonismo che
bisogna
fermare, creando un clima di tensione in città e in valle.
Anche questo è un film già visto. Un gran brutto film
A Torino nessuno deve manifestare, nessuno deve disturbare i
manovratori, né gli antifascisti, né gli operai della Fiat, né
i
valsusini. Né gli anarchici.
Ma noi non ci stiamo.
Sabato 2 luglio scenderemo ancora in piazza. Invitiamo tutti i
torinesi
a venire per guardare con i propri occhi chi stampa, polizia, e
sinistri amministratori hanno descritto come delinquenti.
Passeremo dai
luoghi che ricordano la storia antifascista di questa
città. Questa città con la quale oggi come il 18 giugno vogliamo
raccontare del fascismo
che torna, dei padroni che sfruttano, degli
amministratori che badano solo alle loro poltrone, della polizia che
picchia, della stampa asservita, della
magistratura che getta in
carcere due anarchici colpevoli di essere tali. Colpevoli di amare la
giustizia, quella di un mondo di liberi ed eguali, di amare
la libertà.
Una libertà che stanno portando via giorno per giorno a tutti i
torinesi.
Per la liberazione di Massimiliano e
Silvio
Per la libertà di manifestare
Perché l'antifascismo non si arresta
Federazione Anarchica Torinese -
FAI
Corso Palermo 46 Torino
Per informazioni e adesioni:
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