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incinta licenziata e riassunta |
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Wednesday 02 November 2005 |
COMUNICATO STAMPA Palermo 29 ottobre 2005
Incinta licenziata e riassunta Finalmente! siamo contente, ma… A fronte di un’operaia, bracciante agricola stagionale di
Villafrati, in provincia di Palermo, riassunta al lavoro, dopo essere stata sospesa perché incinta, tante altre vengono discriminate quotidianamente nei
posti di lavoro, e si passa dal semplice invito, più o meno velato, a dimettersi, al licenziamento nudo e crudo, confermando ancora una volta che se gli
operai e i lavoratori hanno problemi, le donne nei posti di lavoro, di qualsiasi settore produttivo, questi problemi li hanno raddoppiati, e non è una
battuta! Se solo la metà dei lavoratori è di sesso femminile, se le donne in media guadagnano circa la metà degli uomini (altra
“innovazione” confermata dalla legge Biagi), se le angherie subite dalle donne sono sicuramente il doppio, se il mobbing (per molestie sessuali o di
altro tipo) sta diventando la norma “scoperta” di recente, è vero oppure no che le donne sono doppiamente oppresse? Sono o no, essenzialmente
donne proletarie? Come denunciamo da tempo! E stiamo ancora parlando di donne ITALIANE, quando si passa alle donne immigrate si deve raddoppiare ancora:
“riduzione in schiavitù”! Tutto ciò dimostra in quale Stato reazionario, soprattutto nei confronti delle donne, viviamo… Contro tutto questo noi continueremo a lottare e invitiamo le altre donne a seguirci su questa strada, sulla strada della lotta organizzata, impegnandoci
anche a costituirci come parte civile negli eventuali processi per difendere gli interessi e i diritti delle donne. Per le iniziative giovedì 3
novembre h. 17 presso la sede Lavoratrici Slai Cobas - per il sindacato di classe Via G. del Duca, 4 - Palermo Tel/fax 091/6716883 -
340.84029376
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Wednesday 02 November 2005 |
comunicato stampa con gli operai Ilva con lo slai cobas per
il sindacato di classe taranto gli operai e lavoratori dello slai cobas dell'ilava ta e della dalmine di bergamo diffondono in tutti gli
stabilimenti siderurgici italiani un volantino dopo l'ultima morte operaia all'ilva di taranto .Da Lunedi 31
ottobre effettueremo un presidio ai cancelli ddi tutte le fabbriche siderurgiche in cui siamo presenti per incominciare la mobilitazione
in vista dello sciopero sulla siderurgia previsto per l'8 novembre i lavoratori esprimono la volontà di una grande manifestazione
nazionale a taranto e lo richiedono a tutte le OO.SS confederali ed extraconfederali come slai cobas per il sindacato di classe prepariamo per
novembre comunque un convegno operaio con rappresentanze nazionali delle fabbriche siderurgiche a taranto. Un
altro operaio caduto nella quotidiana guerra dei padroni, tante,troppe vite spezzate,sacrificate, per il profitto dei padroni. Il
sistema del profitto della “concorrenza “ che ci espone al rischio della vita in fabbrica, non merita di esistere questo è scritto sulla
scia di sangue di chi lavora ,ma dove viene perpetrato nella collaborazione sindacato-padroni-governo a garanzia dei profitti di pochi
contro una vita di sacrificio e morte di molti. Sono troppi i lavoratori che lasciano la propria vita nelle fabbriche,sono troppi gli
incidenti a cui i lavoratori sono esposti e non è accettabile come non è accettabile la cappa di silenzio che viene imposta dai mass-media ,dai padroni , dal sindacato La nostra solidarietà ai lavoratori dell’Ilva di Taranto, che debbono piangere un’altra morte
di un compagno di lavoro ed alla famiglia lontana. Che anche questo omicidio bianco ci insegni la massima determinazione di cui siamo capaci per
combattere nei nostri rispettivi luoghi di lavoro le barbarie di una produzione che bada solo al profitto, non ci ritiene uomini ma solo
appendici che devono garantirne la produzione. Anche nelle nostre fabbriche ,rischiamo la vita capitano incidenti e si cerca di
insabbiarli e dove non siamo fortunati ed un nostro compagno di lavoro è rimasto ucciso è la determinazione dei lavoratori che lottano e si organizzano nel cobas a costruire e sostenere gli esposti per non fare archiviare l'accaduto in morte "accidentale". Che
mettono i padroni siderurgici sotto accusa perchà le morti sono il frutto dell'organizzazione del lavoro in fabbrica. I capi sono
artefici di questa situazione dove a pochi giorni da questo omicidio bianco basta rallentare per pochi minuti il lavoro per non mettere a rischio un
compagno di lavoro e si viene perseguitati La collusione frequente dei delegati alla sicurezza confederali in fabbrica a
generano in fabbrica un sistema di potere e di comando che schiaccia i lavoratori ad essere solo appendici della produzione. Per contare in
fabbrica perché ci si contrapponga a questo potere serve che gli operai si autorganizzino direttamente in cobas di fabbrica, si colleghino
nazionalmente tra di loro serve un sindacato di classe che con determinazione ed attaccamento difenda le condizioni dei lavoratori perché
non si debba restare a quardare il nostro destino solo come appendici di una macchina ma si lotti e si impongano condizioni di lavoro che non
siano sacrificio della nostra stessa vita ma ne siano a garanzia. Perché il lavoro sia progresso per tutti come dovrebbe essere e non
sfruttamento e morte,come è ancora, grazie ai nostri padroni ed il sistema che li mantiene.
Slai Cobas Ilva e Dalmine per il sindacato di classe
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28.Ottobre.2005
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abbiamo le palle gonfie dei SUV e fuoristrada assortiti (dal manifesto) |
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Wednesday 02 November 2005 |
TERRA TERRA Disobbedienti ai fuoristrada KARIMA ISD Il quotidiano belga La dernière heure
annuncia l'arrivo anche a Bruxelles dei «Dégonflés anti-4x4». I 4x4 sono i fuoristrada American-style ormai largamente usati
anche nelle città europee; i Dégonflés (gli sgonfiati) sono gruppi di giovani che nottetempo vanno ad atterrare le grosse ruote
dei fuoristrada stessi, detti anche Suv (Sport utility vehicles). Nella capitale belga sono stati presi di mira in una sola notte 40 bestioni voraci di
benzina e generosi produttori di gas serra. In Francia - dove i Suv sono il 5% del mercato automobilistico, ma le vendite l'anno scorso sono salite
del 20% - il record è stato di 105 pneumatici sgonfiati in una sola notte. Il movimento parte da Parigi e a seconda delle città si
dà nomi ecologicamente significativi, come Rapapla (Gruppo per l'abolizione dei pesi massimi automobilistici) a Lione. La prima volta è
stata nel VI arrondissement; in cinque, in un'ora e mezza, sgonfiati sei fuoristrada, cosparse di fango le portiere (sempre belle lucide a
dispetto della rustica funzione originaria dei tali veicoli), lasciati volantini sui vetri. Il portavoce dei Dégonflés francesi ha spiegato: «Le gomme non le buchiamo, ci limitiamo a farne uscire l'aria. Dunque non rischiamo penalmente». Lui comunque parla nell'anonimato
perché è già «sottoposto a lavori di pubblica utilità a causa delle azioni contro i cartelloni pubblicitari».
Il movimento Stopub, infatti, da tempo scarabocchia le enormi e invasive réclame nelle strade soprattutto parigine. Simbolicamente,
sgonfiare le ruote delle macchinone è ridimensionare la voglia di apparire di chi le guida. La storia e la pratica dei Dégonflés
parte da un gruppi di amici ventenni e dalla loro constatazione: «Il conducente di Suv sa bene di inquinare il doppio degli altri veicoli, e il
100% in più di chi va a piedi o in bici; ma se ne frega. E i politici locali fanno meno del dovuto, vista la forza delle lobby». Dunque
«abbiamo deciso di rivolgerci direttamente ai consumatori; susciteremo moti di odio, ma cerchiamo anzitutto il dialogo contro questa
assurdità. Sul parabrezza lasciamo un volantino con la scritta: firmato da chiunque abbia un apparato respiratorio». L'idea di fondo
è che, invece di identificare un unico cattivo di turno - il produttore, la multinazionale, il direttore esecutivo - ci si deve focalizzare sul
consumatore. Con campagne «scioccanti, provocatorie, che facciano diventare una moda essere anti-Suv». E quindi fuori moda, out, guidarne
uno. Siti e blog indicano come diventare Dégonflés, fin nei consigli pratici tipo come non far scattare l'allarme quando l'auto
di affloscia. Del movimento si è occupato anche il corrispondente da Parigi del Los Angeles Times, sottolineando che «se i
Dégonflés avessero portato le loro azioni di sovversione urbana nella California meridionale, la mecca dei Suv, sarebbero già in
prigione, picchiati o sparati; o quantomeno multati». Le autorità parigine, in genere severe con gli atti vandalici, lasciano correre,
appunto perché non ci sono danni. Del resto la Mairie della capitale - che cerca di incoraggiare i trasporti collettivi, i ciclisti e i pedoni -
ha deciso limitazioni alla circolazione di questi mezzi ingombranti, e c'è chi li vorrebbe proprio mettere al bando in città. Il
vicesindaco Denis Baupin, che si occupa del programma dei trasporti, ha partecipato a un raduno di 200 attivisti chiamando i Suv «una caricatura
di un'auto» e augurandosi che la loro patria d'origine dopo la «catastrofe climatica» di Katrina inizi a mettere in discussione
quel modello di vita. Strepita però l'associazione francese dei proprietari di fuoristrada: «L'ostilità istituzionale
contro di noi ha incoraggiato attacchi mascherati antisociali facendoli passare per attivismo». Difficile però far passare per
ecoguerrigliero il governo nazionale, che pure ha imposto una nuova tassa per i veicoli più inquinanti sulla base dei loro livelli di
emissioni. Rimane aperto il dibattito: servono, i Dégonflés? [][][][]][ NEUROGREEN ecologie sociali, strategie
radicali negli anni zerozero della catastrofe http://liste.rekombinant.org/wws/subrequest/neurogreen
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