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Torino: l’assessore Curti nuovamente contestata |
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Monday 29 September 2008 |
Torino: l’assessore Curti nuovamente contestata
Il programma di “Torino spiritualità” quest’anno annunciava per sabato 28
settembre anche un “evento speciale”, un incontro dal titolo evocativo
“Gipsy time, una cultura che è viaggio”. A moderare il “dialogo” Ilda
Curti, assessore al comune di Torino con la delega all’integrazione degli
immigrati.
Non potevano mancare gli antirazzisti.
Nel cortile del Maglio, nel cuore del Balon fighetto voluto dalla giunta
Chiamparino, c’era una romantica roulotte, un semicerchio di sedie con i
relatori, e, di fronte, un centinaio di persone. Gli antirazzisti hanno
estratto un vecchio lenzuolo e ci hanno scritto “Casa per tutti”, lo
stesso slogan dello striscione appeso al balcone della casa di via Pisa
occupata il 6 luglio da alcune famiglie rumene. Meno di due settimane dopo
polizia antisommossa, carabinieri, vigili del fuoco e digos vi fecero
irruzione e deportarono gli abitanti nella baraccopoli di via Germagnano,
dove non c’è luce, né acqua, dove i bambini giocano nel fango e tra i
topi. Il sindaco disse “e io che c’entro?”. Stessa risposta la diede
l’assessore Curti ad un gruppo di antirazzisti che la contestarono durante
un dibattito svoltosi il 17 luglio. Ma non solo. Curti diede in
escandescenze, insultò e se ne andò filata dalla Digos a sporgere denuncia
per violenza privata nei confronti di quattro compagni.
Se pensava di tappare qualche bocca si sbagliava.
Anzi. Questa volta le cose le sono andate peggio che a luglio. I volantini
e le parole degli antirazzisti, accolti dall’assessore con ironica
sufficienza, hanno colpito i numerosi rom presenti, che li hanno invitati
a parlare dal palco. Una compagna – tra quelli denunciati da Curti - ha
raccontato la vicenda di lotta, dignità e repressione delle famiglie di
via Pisa, sottolineando l’ipocrisia delle istituzioni che organizzano
“eventi speciali” sulla cultura rom, ma permettono che centinaia di
uomini, donne e bambini vivano nella miseria lungo i fiumi della città.
Dopo l’intervento numerosi rom hanno ringraziato gli antirazzisti per la
loro presenza, facendo capannello e raccontando una quotidianità di
miseria e sopraffazione. I contestatori si sono poi allontanati lasciando
appeso al muro il loro striscione. Curti ancora una volta ha dovuto
masticare amaro: sperava di isolare gli antirazzisti ma non c’è riuscita.
La breve storia di via Pisa non si cancella.
La prossima riunione dell’Assemblea Antirazzista si svolgerà martedì 30
settembre a radio Blackout, in via Cecchi 21.
Chiunque sia interessato a contrastare concretamente il razzismo è
invitato a partecipare.
Per info:
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338 6594361
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LA TRUFFA DEI PRODOTTI DERIVATI E LE CONNIVENZE DEI GOVERNI |
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Monday 29 September 2008 |
LA TRUFFA DEI PRODOTTI DERIVATI E LE CONNIVENZE DEI GOVERNI
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In questi giorni molti lavoratori e lavoratrici si stanno chiedendo cosa
stia succedendo nell'economia mondiale. Lo scenario a cui stiamo assistendo
è il seguente: alcune grandi banche hanno fallito, altre si accingono a
portare i libri in tribunale, talune vengono salvate o tramite
l'incorporazione in altri istituti o attraverso l'intervento delle banche
centrali e dei governi nazionali. In quest'ultimo caso possiamo parlare di
vere e proprie nazionalizzazioni. Il fallimento della Lehman Brothers e la
nazionalizzazione delle due grandi agenzie Fannie Mae e Freddie Mac che
gestivano oltre il 50% del mercato dei mutui USA segnano simbolicamente la
fine di un modello di sviluppo. La prima era passata indenne alla crisi del
'29 mentre le altre due vennero costituite dopo la grande depressione per
risollevare le sorti del mercato immobiliare. Per avere un quadro più
esauriente della situazione è il caso di menzionare l'incorporazione della
Bear Stearns da parte della JP Morgan con l'apporto di due miliardi di
dollari da parte della Federal Reserve (Banca centrale americana) e della
Merrill Lynch da parte della Bank of America, il recentissimo salvataggio
del più grande istituto assicurativo del mondo l'Aig da parte della Federal
Reserve e del Tesoro americano nonché il crollo in borsa della Morgan
Stanley e della Goldman Sachs. La lista potrebbe continuare e sicuramente
nei prossimi giorni assisteremo ad ulteriori sconvolgimenti del panorama
finanziario e non solo.
Aldilà delle specifiche attività che caratterizzano i singoli istituti
esiste un terreno comune: i prodotti derivati. Fannie Mae e Freddie Mac
acquistano i mutui concessi dalle varie istituzioni finanziarie subentrando
nei crediti vantati da quest'ultime nei confronti dei privati cittadini.
Ovviamente il prezzo dei crediti rilevati è inferiore al loro valore
nominale. A questo punto i crediti vengono trasformati in obbligazioni
strutturate (prodotti derivati chiamati cdo) e vendute sul mercato a fondi
pensioni, istituti di credito etc.. A sua volta gli acquirenti si rivolgono
alle assicurazioni come Aig per premunirsi dal rischio di fallimento delle
società che hanno emesso le obbligazioni ed ottengono altra carta straccia
ossia prodotti derivati denominati cds. Ma Aig a questo punto se qualcuno
fallisce dove li prende i fondi per pagare? Semplice emette altre
obbligazioni. *In buona sostanza a fronte di 1 euro di metallo ne girano 10
di carta straccia* e ciò consente di fare utili da capogiro a tutti i
commensali, sino a che il meccanismo non si inceppa e ci si rende conto che
ci troviamo ne più ne meno di fronte ad una catena di Sant'Antonio
semplicemente più sofisticata, a scala planetaria e per importi pari a circa
15 volte il PIL di tutto il mondo. Per intenderci, la catena sta
continuando, gli 85 miliardi di dollari dati dalla banca centrale americana
(le cui casse ormai sono quasi vuote) altro non sono che un prestito fatto
dal Tesoro americano, che ha preso possesso dell'80% delle azioni della
società, a fronte del quale dovrà emettere nuove obbligazioni!!!! Fannie e
Freddie gestiscono 5.200 miliardi di dollari pari ad un terzo del PIL
americano, dunque i duecento miliardi di dollari iniettati dalla Fed
rischiano solo di essere l'antipasto di un banchetto i cui costi saranno
scaricati sulle spalle delle classi lavoratrici del pianeta (è evidente che
l'acquisizione dei pacchetti di carta straccia è avvenuta da parte di tutti
i paesi del mondo). Dunque siamo tutti sulla stessa barca? No in questi anni
queste due società hanno usufruito di straordinarie agevolazioni fiscali
pari agli utili realizzati che sono stati intascati dagli azionisti
(parliamo di circa 240 miliardi di dollari), gli stessi che oggi scaricano
sul bilancio pubblico americano il conto delle loro ruberie.
E' ovvio che *per arrivare ad una simile follia occorreva che tutti
lavorassero nella stessa direzione: governi e mondo della finanza* in tutta
la sua più ampia accezione. Infatti la Banca centrale americana, mentre si
distribuivano mutui a pioggia ed il prezzo degli immobili raggiungeva
quotazioni fuori dalla realtà, anziché frenare procedeva ad una riduzione
continua dei tassi d'interesse portandoli sino all'1%, per paura che il
mercato dei mutui e degli immobili subissero una contrazione ed il gioco
venisse scoperto. La politica dello struzzo lungi dal risolvere il problema
lo ha ingigantito spostandolo soltanto temporalmente.
Ma se il problema è solo americano, come asseriscono alcuni, perché crollano
in borsa anche le banche europee? La risposta è semplice le interconnessioni
tra la finanza americana ed europea sono molto più ramificate e complesse di
quanto non si dica e le banche europee hanno acquistato grandi quantità di
prodotti derivati.
Un ragionamento a parte meritano i fondi pensioni. Sia il Fonchim (chimici)
che il Cometa (metalmeccanici) hanno in portafoglio obbligazioni Lehman
Brothers per importi pari rispettivamente a 3.650.000 euro e 3.850.000. Se è
vero che l'incidenza sul patrimonio è ancora bassa (0,2%-0,1%), è evidente
che di fronte ad ulteriori fallimenti tale percentuale aumenterà con effetti
nefasti sulle pensioni future dei lavoratori, che, dopo aver assistito al
massacro della previdenza pubblica orchestrata dai vari governi succedutisi,
oggi rischiano anche la previdenza integrativa. In buona sostanza non esiste
più alcuna certezza per il posto di lavoro e per la pensione.
Ma una volta svelata la tecnica con il quale si sta compiendo la più grande
truffa della storia ai danni del mondo del lavoro dipendente, nella sola
Manhattan sono stati licenziati più di 100.000 lavoratori e lavoratrici
bancari, non abbiamo ancora capito le ragioni profonde per cui siamo
arrivati a questo punto e soprattutto perché l'economia è dominata dalla
finanza. Seppur le dinamiche esposte sono complesse le ragioni sono molto
semplici. Gli azionisti investono i propri capitali esclusivamente seguendo
un principio: la massima valorizzazione del capitale. Normalmente, salvo
casi di monopolio in settori cardini come l'energia dove infatti i profitti
sono superiori alla media, quando un settore merceologico realizza alti
profitti i capitali si spostano immediatamente sino a che l'offerta diviene
eccessiva rispetto alla domanda, i prezzi diminuiscono ed il livello dei
profitti si adegua a quello degli altri settori di merci o servizi. Quando
l'economia reale non riesce più a valorizzare i capitali in quanto i consumi
scendono e la concorrenza internazionale è sempre più estesa ed agguerrita
la finanza diviene una sorta di paradiso. Ma c'è un'altra particolarità
nella finanza. Il meccanismo di livellamento dei profitti non funziona per
una ragione molto semplice, la possibilità di vendita di prodotti finanziari
è pressoché illimitata. Non esiste nessuna merce che ha un fatturato pari a
15 volte il PIL del mondo come nel caso dei soli prodotti derivati. Se a
questo aggiungete governi e banche centrali ubbidienti pronti a fare
politiche monetarie e fiscali che amplificano i profitti il gioco e fatto.
E' importante a questo punto comprendere quale debba essere l'atteggiamento
dei lavoratori di fronte ad un evento di tale portata che avrà sicuramente
ripercussioni pesantissime anche nell'economia reale. Dopo la crisi del '29
il PIL americano crollo del 30%*. La gravità di questa crisi, per la portata
delle masse monetarie in oggetto, per l'interconnessione di tutte l'economie
del mondo, la Cina è il primo paese esposto con gli USA, e soprattutto per i
legami indissolubili tra finanza ed economia reale alimentati dalla
normativa emanata negli ultimi venti anni, sarà sicuramente maggiore di
quella del '29*. A cui segui la seconda guerra mondiale per una nuova
spartizione del pianeta. I lavoratori e le lavoratrici debbono separare il
proprio destino da quello degli attuali padroni del mondo, che con la loro
avidità hanno compiuto la più grande rapina della storia dell'umanità (altro
che tangentopoli) ed oggi vogliono far pagare a noi il conto.
Dobbiamo riprendere a lottare per una pensione pubblica e rimandare al
mittente la legge del TFR nei fondi pensioni, dobbiamo chiedere
intransigentemente l'aumento dei salari oltre l'inflazione e respingere
senza esitazioni qualsiasi controriforma dei contratti nazionali che
peggiori ulteriormente il nostro potere di acquisto, dobbiamo lottare
affinché si proceda alla nazionalizzazione di tutti i settori strategici del
paese per ridurre l'impatto occupazionale derivante dalla crisi, *occorre
lavorare seriamente alla formazione di un vero sindacato internazionale che
abbia la capacità di contrastare a livello globale l'azione nefasta delle
banche centrali e dei governi liberisti che ci hanno portato a questa
drammatica situazione, e per ultimo e non certo in ordine di importanza
dobbiamo contrastare senza tregua qualsiasi spinta guerrafondaia tesa ad una
nuova spartizione del pianeta. *
*Daniele Canti - Direttivo Nazionale Fisac-CGIL *
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Torino: gran bivacco a S. Salvario |
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Monday 22 September 2008 |
Torino: gran bivacco a S. Salvario
L’angolo tra via Berthollet e via Goito, nel cuore del quadrilatero dei
divieti, il 16 settembre è stato teatro di un gran bivacco di protesta
proposto dall’Assemblea Antirazzista di Torino. Durante l’estate il
sindaco Chiamparino aveva emesso un’ordinanza che vietava di bere alcolici
e di mangiare in strada in alcune vie di S. Salvario. Si tratta
dell’ennesimo tentativo di disciplinare con multe e manganelli un
quartiere multietnico, da mesi sottoposto a retate di polizia, da sempre
nel mirino di chi lo vorrebbe laboratorio delle strategie repressive
contro gli immigrati che ci vivono e ci lavorano.
Intorno alle 17 a S. Salvario c’erano tanti poliziotti della digos ed
alcune camionette dell’antisommossa. Poi, poco a poco, sono arrivati
antirazzisti armati di cibi e bevande, che hanno aperto tavoli, messo su
musica, distribuito volantini ai tanti passanti curiosi di capire cosa
stesse succedendo. Su uno striscione viene scritto “Per un quartiere
solidale, bivacco generale”. Gli abitanti di una casa si offrono di legare
al loro balcone la stoffa, che viene tesa di traverso alla via. Più tardi
alcuni immigrati ne scriveranno un altro in francese e arabo.
Nel giro di un’ora la strada è piena di gente che mangia, beve, balla. Un
gruppo di ragazzi ha portato una tovaglia a quadretti bianchi e rossi: la
stende in mezzo alla strada e si siede con vino e pane a fare pic nic;
altri subito li imitano. Spunta un pallone ed è subito partita: adulti,
ragazzi e bambini cominciano a giocare in mezzo alla strada: le macchine
deviano nelle vie laterali perché ormai la festa ha invaso la strada. Alla
fine arriva anche un tavolo da calcetto.
Intorno alle 20 da un balcone parte una secchiata d’acqua che investe un
bel gruppo di persone: dopo un primo momento di sbigottimento parte un
grande applauso e i cori che chiedono un'altra doccia. Questa volta niente
polizia, niente manganelli, niente divieti ma una buona secchiata d’acqua
per risolvere un contrasto.
Intorno alle 21 il bivacco si scioglie. Per una sera, in barba alle
proibizioni, circa duecento persone si sono riprese la strada, sottraendo
lo spazio pubblico all’ossessione del controllo, all’obbligo di
trasformare le relazioni in merce.
In serata si è svolta la riunione dell’Assemblea Antirazzista.
Il prossimo incontro è fissato per martedì 23 settembre alle 21 a Radio
Blackout, in via Cecchi 21.
Di seguito uno dei volantini distribuiti:
Bivacco libero
Chiamparino, appena acquisiti i superpoteri concessi da Maroni, ha emesso
un’ordinanza contro i “bivacchi” a S. Salvario. Chi può permettersi di
sedere nei dehor dei bar si godrà il fresco delle serate, per gli altri,
per quelli delle moretti a un euro bevute su uno scalino in strada ecco
pronte le pattuglie.
In nome della “sicurezza” un altro pezzetto di libertà che se ne va.
La libertà di chi non ha soldi e luoghi di socialità e sceglie la gratuità
della strada. La libertà di tutti.
La chiamano sicurezza. Ma ha il volto del controllo, il controllo sulla
vita quotidiana di ciascuno di noi. Telecamere ad ogni angolo, militari
armati nei mercati e nelle piazze, impronte per i bambini rom, botte nei
cpt e nelle caserme, denunce per chi si ribella.
Viviamo in uno dei paesi più sicuri del mondo ma i politici e i media che
gli fanno da megafono hanno creato lo stato di emergenza permanente.
L’emergenza, evocata con pittorica violenza, ha il tema fisso
dell’immigrazione irregolare, nel clandestino naturalmente delinquente,
contro il quale elaborare e sperimentare nuove strategie disciplinari.
È stata l’estate dei divieti tra superpoteri ai sindaci e militari in strada.
Gran parte delle ordinanze dei sindaci superman sono dirette ancora una
volta contro gli immigrati ma poi finiscono con il rendere la vita
difficile a tutti. In certe località sono stati vietati il commercio
ambulante e la questua, in altre hanno proibito il gioco della palla o il
freesbe in spiaggia, in altre ancora le riunioni di più di tre persone nei
parchi pubblici, il bagno nelle fontane, dormire sulle panchine, mangiare
un panino sugli scalini di un monumento, andare in giro a torso nudo.
Ci sentiremo più sicuri se non correremo più il rischio che una pallonata
ci riempia di sabbia lo stuoino? Vivremo meglio se non vedremo più
qualcuno che si mangia un panino con le chiappe incollate ai gradini di
chiese e musei?
Ne dubitiamo. Ma poco importa: la logica dell’emergenza, giocata con
freddo calcolo da padroni e governanti, si fonda sulla paura e la paura è
un mostro dai denti aguzzi, che prende alla gola e fa dimenticare il buon
senso, quello di sempre, quello che risolve con due parole le questioni
con il vicino rompicoglioni, senza invocare prescrizioni e manganelli.
La paura fa accettare tutto, compresi i militari in armi per le strade.
Sono gli stessi della Somalia, della Bosnia, dell’Iraq e dell’Afganistan.
Gli stessi delle torture, degli stupri, dell’occupazione feroce del
territorio.
Il confine tra la guerra “fuori” e quella “dentro” si fa sempre più sottile.
Vogliono disciplinare l’intera società, piegarla ad accettare il lavoro
precario, pericoloso, malpagato, costringerla ad una vita che se ne va con
l’aria che respiriamo e il cibo che mangiamo, farla rassegnare ad un
futuro che non c’è perché ci viene rubato ogni giorno. Cominciano dai più
deboli ma poco a poco si occupano di tutti. I provvedimenti dei sindaci
con la colt colpiscono le piccole libertà di ciascuno di noi: giocare in
un parco, addormentarsi sull’erba, mangiare e bere dove si vuole.
L’estate dei divieti ha visto protagoniste le solite jene fasciste e
leghiste così come i primi cittadini della sinistra democratica. Una gara
bipartisan verso il peggio, iniziata ben prima che il ministro
dell’Interno desse loro i super poteri.
Il divieto di mangiare e bere per strada a S. Salvario è solo l’ultimo
tassello di un mosaico che ha la trama dello stato di polizia, del divieto
che si intrufola nelle normali relazioni umane.
Fermarli è necessario. Fermarli è possibile.
Basta non stare al gioco, farsi beffe del divieto, afferrare il proprio
panino e la propria birra e riprenderci le strade. Proclamiamo il bivacco
generale. Oggi e tutti i giorni.
Federazione Anarchica Torinese – FAI
Corso Palermo 46 – la sede è aperta ogni giovedì dalle 21.
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Monday 22 September 2008 |
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giovedì 18 settembre 2008
Veltroni ha appena concluso il suo intervento alla Festa del Partito Democratico. Ad un certo punto si volta ed appaiono sullo schermo le immagini di Into the Wild, il bellissimo e grandissimo film di Sean Penn che invito tutti a vedere. Veltroni è un grande cultore di cinema e non ha perso l’occasione di citare una frase del film per le sue trovate buoniste che vengono sparse a piene mani in tutti i suoi comizi.
Cris Mc Candless, protagonista del film che si basa su una storia vera, diventa uno dei tanti esempi di cittadino democratico che lotta per non si sa che cosa. E comunque da questa citazione inopportuna e disgustosa (sono innamorato di questo film e vederlo proiettato alla festa del Pd mi fa venire il voltastomaco) Veltroni trae una frase che può benissimo venire inserita tra i principi fondanti del Pd : “la felicità non può che essere condivisa” (ma che vorrà dire?).
Poco prima nell’intervento Veltroni aveva parlato di temi ecologici, ricordandoci che il mondo rischia la distruzione, che si saccheggiano le risorse naturali: infatti nel programma del Pd la Tav è all’ordine del giorno, i rigassificatori pure, non si parla di fonti rinnovabili, si glorifica la competitività e la crescita economica.
Chissà che avrebbe pensato il buon Crish Mc Candless, proprio lui che voleva fuggire da quella società plastificata e alienante che il buon Veltroni ha invece assunto a modello.
Chissà che avrebbe pensato delle notti bianche del consumismo sfrenato, delle luci abbaglianti e dei grandi eventi di massa che il nostro Veltroni ha organizzato in questi anni a Roma quando era sindaco.
La colonna sonora di Into the Wild accompagna la chiusura dell’intervento del nostro politico buonista: è Hard Sun, grande sole.
C’è un grande sole e in un grande mondo e con un grande Veltroni che rappresenta un grande Pd per un grande avvenire dell’Italia.
Da appassionato di avventura e di viaggi on the road vorrei fare una proposta a Veltroni. Lascia per un momento la politica, comincia a viaggiare; non è necessario che tu vada in America.
Il tuo viaggio Into the Wild può svolgersi anche in Italia. Come fece Mc Candless incontra prima le persone vere, dai un’occhiata nelle periferie per esempio, o alle campagne del sud con i paesini spopolati o pieni di disoccupati e di emigrati. Viaggia all’inizio, vedi le persone e le città; accorgiti di come gli speculatori, la mafia e la corruzione hanno ridotto i nostri paesi e le nostre città; quando avrai fatto la tua esperienza on the road tra la gente comincia la grande avventura: rifugiati in una montagna isolata, e stattene da solo a riflettere su te stesso. Osserva gli animali, le piante, la natura.
Di notte accenditi solo un fuocherello: dimentica lo sfarzo delle luci e dei rumori delle notti bianche e dei grandi eventi! Qui non c’è rischio di black-out, stai tranquillo.
L’apprendistato nella natura esige semplicità e capacità di vivere con poco. Bastano i sentieri per muoverti: non serve la Tav.
Ti consiglio un parco nazionale del sud. C’è una natura bellissima; ma rifugiati in alto. A valle ne hanno fatti di sfregi! Cementificazioni inutili, conventi di monache al posto dei rifugi… addirittura ci stanno le centrali a biomasse e a cdr, in un parco nazionale! E non parliamo dei pozzi petroliferi. ..Nei paesini non andarci… sono tutti spopolati… sai l’emigrazione.
Dopo la tua esperienza Into the Wild dovresti dare una tirata d’orecchi a coloro i quali, tutti dirigenti locali del tuo partito, hanno autorizzato questi sfregi. Avanti Veltroni!
Sei il nostro Crish Mc Candless! Comincia la tua avventura, viaggiatore esteta dei nostri tempi, smarrisciti anche tu nellla foresta, sarebbe un bene per te e per i poveri italiani!
Saverio De Marco
http://www.mercantedivenezia.org
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