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Evento: 'Crash! Again... Corteo 13 Ottobre'

Bologna
Bologna
Data: Saturday, 13 October, 2007 Ore 08:00
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crash! again... non ci fermerete mai!

Alle 6.45 del 20 Agosto 2007 un atto militare tenta di fermare
l'esperienza del Laboratorio Occupato CRASH! Le ruspe cofferatiane entrano
nello spazio per demolire tutto quanto costruito e vissuto in un anno e
mezzo di occupazione di un vecchio edificio dismesso, a cui si era data
nuova vita. Nessun preavviso alla vile delibera a porte chiuse agostana.
Lo stabile torna vuoto e chiuso per le volontà dell'amministrazione
Cofferati: l'ennesimo scempio di quanto Bologna è ancora in grado di
produrre dal basso al di là delle ordinanze proibizioniste, della
negazione della socialità, della mercificazione culturale. Un Laboratorio
largamente attraversato, catalizzatore di desideri e bisogni di decine di
migliaia di persone a Bologna, che ha visto prodursi e riprodursi al suo
interno reti sociali in cerca di spazi di vivibilità.

Quello che il Laboratorio CRASH! ha rappresentato in città rimane nelle
cronache: asilo per quanti, in fuga dalla ruffiana cultura cortigiana
bolognese, hanno trovato li un luogo per esprimere le proprie conoscenze;
fruibilità per tutti di ineguagliati eventi musicali; presentazioni di
libri, rassegne cinematografiche; condivisione di saperi; laboratori
teatrali e fotografici... Ma soprattutto un virtuoso meccanismo di
coinvolgimento di quanti hanno vissuto lo spazio nella produzione di
eventi altri, di vivacità culturale e politica. Quello che lo sgombero del
Laboratorio CRASH! porta è solo un vuoto.

Ma il Laboratorio CRASH!, nella città/cavia del delirio securitario
cofferatiano, ha rappresentato anche altro. Ed è proprio su questo piano
che la vendetta politica dell'amministrazione ha preso corpo: anni di
lotte contro la precarietà, al fianco dei migranti per la chiusura dei
CPT, una rinnovata propulsività sociale che ha saputo contrastare
inquietanti presenze come quella razzista di Forza Nuova il 21 Giugno, che
ha dato battaglia per difendere la libertà d'espressione e le libertà
personali di tutte e tutti e dare soddisfazione a bisogni e desideri.

Con questo sgombero prende forma un ulteriore tassello di quello che è il
modello societario che Cofferati, in rappresentanza delle forze politiche
di cui è interprete, cerca di imporre ed esportare in tutta Italia. Sono
recenti le dichiarazioni del ministro Amato che individuano nel modello
dello "Sceriffo Giuliani" l'ideale gestionale da importare e diffondere ad
opera del costruendo Partito Democratico: un modello di esclusiva
repressione, ormai superato dalla stessa New York, sua città natale. E se
da un lato l'eco dei peggiori e più rischiosi modelli politici
d'oltreoceano approdano qui a partire da Bologna, è impossibile scordarsi
tutta la sequela di provvedimenti che in ogni parte d'Italia prendono
forma, spesso sotto il vessillo di amministrazioni di centrosinistra: dai
recenti provvedimenti, d'eco cofferatiano, contro i lavavetri a Firenze,
all'espulsione del diverso dalle città, alla manifesta connivenza nei
confronti di quanti, portatori di eredità xenofobe e fasciste, si fanno
braccio armato di queste politiche, assaltando occupazioni abitative,
bruciando campi nomadi, assassinando compagni, facendo squadrismo perfino
nel corso di eventi ludici come la recente, ma non solo, cronaca romana
mostra. Ma questa estate non ha mietuto vittime solo a Bologna: a Milano,
Verona, Padova altre esperienze di autorganizzazione e autogestione
vengono sgomberate e chiuse, marcando il segno di un inquietante
parallelismo delle politiche adottate dai sindaci forzaitalioti Moratti,
leghisti Tosi e diessini Zenonato e Cofferati.

Se il modello di amministrazione cittadino è questo, la politica
istituzionale si innalza sempre più a simulacro mediatico, a vuoto gioco
delle parti, quanto mai distante dalle contraddizioni dell'esistente. E
così ecco lanciate mistificatorie campagne di intolleranza e repressione
all'insegna della legalità, che a malapena celano una politica di
sacrifici fatta di stangate fiscali, attacchi ai diritti, bisogni
insoddisfatti, peggioramento delle condizioni di vita. Ecco inabissarsi
con questo ceto politico anche il mito di un riformismo progressista che
si rivela come semplice maschera di una esasperata voglia di impattare
contro la società, di entrarvi per distruggerla e funzionalizzarla
plasmandola ad esclusivo modello di sè, per la propria riproduzione.

La necessità di una risposta antagonista a queste politiche non potrebbe
manifestarsi adesso in modo più palese. Ed in questo stanno tutti i
conflitti che all'interno delle città, e non solo, sorgono: dalla
vittoriosa lotta della Val di Susa del No Tav, alla Vicenza del No
DalMolin, alle battaglie per la laicità e per la libertà d'espressione
vanno costruendosi terreni di rottura dai quali partire per rilanciare su
altri terreni. E nei territori gli spazi sociali assumono un ruolo
centrale nel tentativo di costruire alterità e contrapposizione, nel
strutturare queste ed altre battaglie, divenendo espressione di
ingovernabilità dei conflitti. Del resto la Bologna dello sgombero di
CRASH!, ma anche di Metrolab, della chiusura del Livello 57 e del Link,
delle ruspe abbattute sui campi rom, delle ordinanze anti-alcolici, della
chiusura forzata di ogni ambito di socialità e ludicità, della
cultura-merce ad alto prezzo solo per pochi, finisce con l'innescare
dinamiche che semplicemente si autoalimentano. Assistiamo allo spettacolo
di un sindaco costretto a trincerarsi dietro decine di agenti di polizia e
bodyguards perfino alla festa del suo partito perchè contestato e
fischiato. L'allarme sicurezza così amministrato alimenta nuove
insicurezza, la legalità brandita a mo' di manganello produce
clandestinità e questo perchè tutta questa parte della città non è
riducibile ad un deserto sociale. Chi vuole negare, neutralizzare le
esistenze di noi tutti, genera nuovi conflitti non amministrabili.

Da oggi è il momento di marcare il segno di un'assoluta incompatibilità
dei soggetti che in questa ed in altre città si muovono rispetto a queste
politiche. La distanza del Palazzo resti tale: solo da noi tutti potrà
venire una risposta adeguata, di massa, a chi questa città la sta
uccidendo. Qualcuno, a corte, ha deciso che l'alterità, a Bologna, non
debba avere casa. Rispondiamo contrastando il delirio securitario, per le
libertà d'espressione e personali, perchè CRASH! torni ad avere uno
spazio. Bologna è di chi la vive e rende viva!

Facciamo appello a tutti coloro con cui abbiamo tracciato segmenti del
nostro percorso, coloro con i quali abbiamo condiviso battaglie, piazze,
assemblee, socialità a portare assieme a noi la propria rabbia per le
strade di Bologna.
Costruiamo per SABATO 13 OTTOBRE
un CORTEO A BOLOGNA in difesa degli spazi sociali e contro il modello
cofferatiano

Laboratorio CRASH!

Per adesioni: baz at ecn punto org


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