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Prosegue fino all’11 novembre l’esposizione “CAPSELLAE. CASSETTE-RELIQUIARIO E COFANETTI DELLA COLLEZIONE FORNARO GAGGIOLI (SECOLI XIII-XVI)”, visitabile a Bologna presso la Galleria Antichità all’Oratorio in Via de’ Giudei 3/d .
L’evento, che ha già riscosso un grande successo di pubblico e di critica, ripercorre uno dei capitoli più attraenti delle cosiddette Arti Minori attraverso sedici preziosi oggetti suddivisi tra pregiate cassette-reliquiario, cofanetti intarsiati “alla certosina”, un piccolo gruppo di scatole da gioco molto rare e anch’esse ingentilite da ricchi ornamenti a ghiera o losanga, e tre importanti cassette “veneto-ferraresi” di uso cortese.
La varietà geo-culturale della collezione, costituita da significativi oggetti d’arte che vanno dall’età Tardo-romanica al pieno Rinascimento, è altresì garantita da una coppia di pregiati reliquiari di provenienza transalpina, rispettivamente una cassetta di atelier limosino - in lamina di rame con tipiche figure in smalto champlevé (XIII secolo, secondo quarto ca.) – ed eccezionalmente uno scrigno gotico della Francia centrale dedicato a Santo’Ambrogio - lavorato a sbalzo in lamina dorata su legno (XIII secolo, fine).
Due rimangono comunque i nuclei principali attorno ai quali si snoda l’esposizione: accanto a quello più numeroso dei cofanetti intagliati in osso - diffusi tipologicamente soprattutto verso gli ultimi decenni del XIV secolo con l’articolata Bottega fondata dal mercante fiorentino Baldassarre degli Embriachi e affidata allo scultore Giovanni di Jacopo -, si evidenzia il gruppo già menzionato degli esemplari di ambito veneto-ferrarese finemente realizzati con pastiglia dorata su anima di legno (XV secolo, fine - XVI secolo, inizio). Tra questi, una nota particolare va riservata a due prodotti ascrivibili alla raffinata Bottega conosciuta come dei “Trionfi Romani”, il cui repertorio iconografico prende spunto dall’omonimo ciclo eseguito da Andrea Mantegna per lo studiolo di Isabella d’Este, marchesa di Mantova. Le scene, gremite e all’insegna della riscoperta dell’Antico, rivelano infatti soluzioni figurative difficilmente possibili senza il magistrale impiego di un materiale duttile come la pastiglia. Esiti tecnici dunque distanti da quelli rappresentati dai cofanetti in osso o corno frutto della cultura umanistica italiana di inizio Quattrocento.
La rigorosa selezione degli oggetti proposti testimonia con rigore filologico anche le vicende storico-funzionali di questa singolare categoria di opere: da un’antica destinazione soprattutto liturgica a una prevalentemente profana affermatasi con lo schiudersi del Rinascimento - per esempio come contenitori di doni nuziali.
Mostra e catalogo a cura di FRANCESCA GUALANDI con la collaborazione scientifica di LUCA MOR.
Schede tecniche di GIULIANO GAGGIOLI.
ANTICHITÀ ALL’ORATORIO
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