Sabato 4 novembre non saremo a Roma per la
manifestazione
nazionale che chiede l’abolizione di tre leggi del governo
Berlusconi, (legge Biagi sul lavoro, Bossi-Fini
sull’immigrazione e Moratti sulla scuola) indetta, già dal
lontano luglio, da un cartello di strutture che va dall’Arci
alla conf. Cobas, passando da Prc e settori di Cgil. Non
siamo soliti fare comunicati di non adesione ma pensiamo che
il significato assunto da questa giornata necessiti del
massimo di chiarezza. Crediamo, infatti, che fin dall’inizio
questa mobilitazione portasse con se elementi di ambiguità e
di divisione; elementi che con il passare del tempo sono
emersi chiaramente. Che servisse più ad alcune strutture,
attualmente al governo o “amiche del governo”, per
rappresentarsi come paladini dei precari e principali
artefici della lotta al precariato, mentre ne sono forse tra
i principali coautori, grazie a tutti gli accordi firmati
dal lontano 1993 in poi. Un’operazione di palazzo, portata
avanti fino ad oggi esclusivamente da fun
zionariato politico e sindacale, che volutamente dimentica
tutte le mobilitazioni da 6 anni a questa parte (mayday …),
dove la parola ai precari non è mai stata realmente data;
altrimenti avrebbero potuto ricordare che la finanziaria
accentua il dramma della precarietà, prevede poche briciole
per le assunzioni, che la Cgil ha appena firmato l’ennesimo
accordo truffa con i ca ll center, che i Cpt non saranno
certo chiusi da Amato e così via. Ed è anche questo a nostro
avviso il motivo per cui in piazza di precari ce ne saranno
ben pochi, come la mancata adesione del Collettivo Precari
Atesia, dei Chainworkers di Milano e, nella nostra città,
del Cooordinamento Firenze Precaria, dimostra ampiamente.
> > Già convocare da luglio una manifestazione contro
Berlusconi, mentre è in via d’approvazione la legge
finanziaria del governo Prodi da bene, a nostro avviso, il
senso di questa mobilitazione. Ma il teatrino della
visibilità mediatica della rappresentanza ha fatto presto a
mostrare la farsa: la farsa di organizzazioni che prima
hanno definito unitaria, con sprezzo del ridicolo, una
manifestazione che divideva e poi si sono addirittura
sbranati tra loro con avvisi a pagamento sul Manifesto in
cui ci si accusava a vicenda. Il collante, ormai logoro
dell’anti-berlusconismo si è dissolto con una ridicola farsa
appunto giocata però sulla pelle dei precari, dove qualcuno
afferma che la finanziaria ammazza i precari e qualcun altro
(Montagni sul Manifesto) che è un corteo di appoggio al
programma dell’Unione e per “sconfiggere i Cobas”. > Beh,
se
è chiaro che adesso al governo Berlusconi non c’è e che una
fase è chiusa, è finito il momento in cui tutto andava bene
contro le destre. I “compagni di viaggio di ieri” al
Governo, quella sinistra poco di lotta e tanto di governo,
l'appoggio confederale alla Finanziaria, le generiche
piattaforme contro la precarietà prive di una reale volontà
di una scelta radicale in tal senso, i voti a favore delle
missioni militari, tutto questo pone anche a noi come realtà
di territorio, di aggregazione politica e sociale la domanda
da dove ripartire se, all'interno di quella varietà di
soggetti che ci attraversa ogni giorno, vogliamo
ricominciare a dare un messaggio chiaro. La nostra
collocazione oggi non può che essere a fianco del
sindacalismo di base che cerca realmente, a partire dai
posti di lavoro e con il coinvolgimento dei lavoratori, di
mettere in discussione le basi stesse di un sistema ormai
marcio, dove i sindacati si azzuffano con il governo non per
dare di più ai lavoratori ma …per avere i TF
R da introdurre nel mercato finanziario. Se questo è un
sindacato…….Ed è per questo che a nostro parere lo sciopero
generale del 17 novembre del sindacalismo di base deve
essere un giorno da rilanciare e praticare. > Non ci
interessa candidarci ad avere la nostra piccola quota di
visibilità, non è mai stato il nostro obiettivo e di essere
subordinati al quadro istituzionale non ne abbiamo voglia;
ci sono circostanze in cui la chiarezza è ancor più
necessaria.
Centro Popolare Autogestito Firenze
sud
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