
alle ore 21 del
21 giugno 2006
alla libreria MODO
di via Mascarella 24
a BOLOGNA
presenterò il libro
SKIZOMEDIA
trent'anni di mediattivismo
edito dalle edizioni Derive approdi
da pochi giorni in libreria
con me ci saranno Giancarlo Vitali Ambrogio e altri che hanno partecipato e partecipano all'esperienza TELESTREET.
In attesa di un'onda precaria
Occorre interpretare il carattere volatile, discontinuo delle forme espressive della prima generazione videoelettronica, capace di concentrare folle di centomila persone che manifestano chiassosamente il sabato pomeriggio e lunedì mattina ritornano nell'isolamento della loro condizione.
La generazione precaria ha introiettato le modalità ricombinanti e cellulari della prestazione lavorativa, e se vogliamo interpretare la ciclotimia di questa generazione politica dobbiamo partire dall'analisi della psicopatologia di massa che fragilizza e frantuma la coscienza e il comportamento.
Nelle condizioni del sovraccarico e dell'accelerazione, i tempi di concentrazione su qualsiasi oggetto mentale tendono ad accorciarsi sempre di più: difficile mantenere l'attenzione su un oggetto per più di pochi secondi. La mente tende subito a spostarsi, a cercare un altro oggetto.
Il trasferimento rapido procede per associazioni e sostituisce la discriminazione critica.
La volatilità dell'attenzione è conseguenza della crescente velocità di esposizione della mente al messaggio video-elettronico, ma è anche un effetto dello sbriciolamento di ogni continuità spaziale e temporale dei rapporti sociali: effetto della precarizzazione.
Sembra sia accaduta una specie di catastrofe nella stessa relazione tra volizione ed esecuzione, tra concezione di un disegno e perseguimento consapevole di quel disegno. Quando l'azione si svolge entro i binari prefissati degli automatismi sociali del lavoro, compiamo i gesti che siamo tenuti a compiere, e l'interazione produttiva funziona come un orologio. Ma quando si tratta di mettere in moto un'azione non prevista dalle routine sociali essa si spezza dopo i primi momenti. E' quel che abbiamo visto accadere, in maniera disperante, nella pratica politica dei movimenti che da Seattle in poi hanno tentato di costruire un'azione autonoma contro il dominio delle corporation e della guerra. Fin quando l'azione si configura come lesecuzione di un percorso prefissato a breve scadenza (partecipare a una manifestazione di centomila persone per gridare slogan contro la guerra) tutto funziona.
Ma non appena la volontà dovrebbe tradursi in un processo che coinvolga la vita quotidiana, trasformando liberamente l'interazione collettiva, tutto si spezza rapidamente, e la frammentazione dei percorsi individuali impedisce ogni coordinamento dell'azione. Non credo che si possa spiegare in termini politici questa evidente impotenza dei movimenti. Credo che solo ricorrendo a una spiegazione psicopatologica potremo capire perché la disperata volontà di opporsi alla violenza dello schiavismo capitalista non riesce a trasformarsi in un'azione prolungata ed efficace di autonomia e diserzione collettiva.
Un effetto di questa incapacità è un crescente sentimento di disprezzo di sé, che si diffonde sempre più largamente nei settori coscienti della generazione videoelettronica, rovescio dell'aggressività identitaria della maggioranza inconsapevole.
L'università è divenuta un luogo morto: l'introduzione dell'organizzazione didattica 3+2 trasforma il processo di apprendimento in un ciclo ripetitivo, burocratico. Sapere e godimento sono programmaticamente separati, contrapposti. L'autonomia personale viene cancellata, la creatività intellettuale rinviata a tempi successivi, che non verranno mai. Il sapere perde il carattere di singolarità creativa, di processualità condivisa, per diventare mera esecuzione frattale e ricombinabile.
Finale
Skizo-Media è stato concepito e costruito durante l'anno del falso movimento 2005.
Il luogo del concepimento è il corso di Elementi di storia sociale della comunicazione che ho tenuto all'Accademia di belle arti di Brera negli anni 2004/2005 con un gruppo di ragazzi che uniscono l'attenzione per i processi di comunicazione sociale alla formazione artistica. Questo ha permesso a loro e a me di riflettere sulla stretta relazione che è sempre esistita tra la sensibilità estetica e quelle forme di contagio che danno alla comunicazione unefficacia trasformativi.
Più che un libro questo è un collage di materiali provenienti dall'esperienza di trent'anni di agitazione poetica, di creazione grafica, di comunicazione virale.
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