Ricordiamo a tutti l'appuntamento con lo spettacolo di Emilio Franzina a Schio sabato 14 aprile 2007
Partito della Rifondazione Comunista
Circolo "P.TRESSO" SCHIO
SCHIO 14 APRILE 2007 ore 21,00
presso l'auditorium Fusinato di Schio
Rifondazione Comunista, Verdi, Comunisti Italiani promuovono il seguente spettacolo ( si veda locandina )
Qui sotto una scheda di presentazione dello Spettacolo
TIZIANO APOLLONI & SKART - CREW IN : SEMO TUTI AMERICANI
Una Little America nel Veneto : gli americani a Vicenza - 1927-2007
LEZIONE DI STORIA CANTATA DI E CON
EMILIO FRANZINA ( docente di storia contemporanea all'università di Verona )
Un racconto accattivante in forza d'immagini e di suoni originali. Come in ogni racconto che si rispetti, il narratore procede per accumulo e propone un percorso di lettura degli avvenimenti, da quelli più lontani a quelli più vicini, ruotando attorno ad alcune idee guida che nella fattispecie puntano a smontare la comoda taccia di antiamericanismo ideologico scagliata contro coloro che poco gradiscono l'insediamento di Basi di guerra in casa propria.
L'esempio vicentino prende le mosse dal 1927 con l'evocazione delle gesta aviatorie di Tomaso Dal Molin, l'asso dell'aeronautica italiana perito in esercitazione nel 1930 quando gli viene dedicata, alla presenza di Italo Balbo, la pista oggetto oltre settant'anni più tardi di tante contese e immortalata allora in un Cinegiornale Luce di rara efficacia. Sono gli anni in cui, si precisa, non l'antiamericanismo, bensì casomai l'americanismo e il mito americano già veicolato da generazioni di emigrati e di emigranti di ritorno (ce n'è parecchi nel Vicentino) si affermano da noi anche grazie alla cinematografia, ai fumetti, alla letteratura e soprattutto alla musica (jazz, swing ecc.) cosiddetta d'oltreoceano.
Particolare, questo, che offre il destro al filo conduttore del discorso canoro per dipanarsi lungo linee d'esecuzione affidate a un giovane complesso di fiati, la Skaart Crew, e a una chitarra solista, quella di Tiziano Apolloni, tutti impegnati a recuperare motivi più e meno noti (fra i primi Ba, ba, baciami piccina, Pippo non lo sa, ecc.).
Un brusco richiamo alla complessità della materia è offerto dall'irruzione degli scenari di guerra documentati nelle immagini dei film d'epoca con il sanguinoso bombardamento del Dal Molin da parte proprio degli americani nel novembre del 1944 (365 morti). Ma nel rispetto di ciò che accadde alla fine della guerra civile, anche l'arrivo della V Armata a Vicenza viene subito appresso ritratto in parole, fotogrammi e musiche (Rosamunda, In the mood ecc.) come un segno - quasi mai negativo - del complesso rapporto instauratosi durante il '900 fra il nostro paese (o più in generale l'Europa) e l'America.
In soccorso dello storico vengono a questo punto - sino all'arrivo nel 1955, dopo l'attivazione della Nato, dei primi contingenti USA alla Caserma Ederle di Vicenza (e ad Aviano, in Sardegna, in Sicilia e così via) - un bel po' di testimonianze sia dal basso (memorie di soldati, di gente comune ecc.) e sia letterarie. Per suo speciale destino si dà il caso che Vicenza abbondi in specie di queste ultime. Sicché mentre il racconto musicale prosegue dentro alle decadi 1950 e 1960 con le citazioni appropriate di un repertorio misto italiano, americano e/o americaneggiante (da Rock around the clock a Tu vuo' fa' l'americano, da Modugno a Buscaglione ecc. con concessioni saltuarie alla linea melodica nazionale...), agli spettatori ne viene imbandito un robustissimo assaggio tratto dai testi di narratori e romanzieri domestici, ma d'un certo rilievo.
Ed è così che fra brani di Piovene e di Neri Pozza, di Rigoni Stern e di Meneghello si approda, complici sempre le canzoni e i pezzi strumentali dei tempi, alla riflessione decisiva sulla percezione , almeno a livello locale, di una certa, mutevole relazione fra "noi" e "loro" destinata a raggiungere i propri vertici ieri nel racconto di Goffredo Parise Gli americani a Vicenza e oggi in alcuni brani del romanzo breve di Vitaliano Trevisan Il ponte. Un crollo, ancor prima quindi (o a riprova) dell'inevitabilità e della radicalità della protesta indotta dagli eventi di questi ultimi mesi.
Non è facile far storia a questo modo, ma a giudicare dalle prime reazioni ("Semo tutti americani" ha fatto il suo debutto alla vigilia della grande manifestazione del 17 febbraio scorso con una incoraggiante appendice a monologo regalata sul palco del Teatro Astra di Vicenza da Dario Fo e da Franca Rame*) diventa un po' più facile seguirla e capirla. E, comunque sia, anche questa è una maniera (americana?) per combattere assieme ad altri una giusta battaglia politica e di civiltà.