
Silvia Cortese
Oggi mercoledì 20 giugno è deceduta a Padova, dopo inesorabile malattia, la carissima, dolce compagna Silvia Cortese. Silvia studente e poi medico del lavoro e di base ha partecipato con slancio e passione a lotte a movimenti di solidarietà con gli sfruttati e coi popoli. Il suo criterio ferreo era quello della solidarietà concreta dall'interno della sua "professione" Dai comitati degli studenti di medicina che si schierarono con slancio nei '70 a fianco delle lotte operaie di Padova e Marghera, ai comitati dei precari dell'università, sempre nei '70. Silvia fu una delle protagoniste del Comitato nazionale dei precari dell'Università che dalla metà alla fine degli anni '70 inventò per primo il termine e il concetto di precariato e condusse all'organizzazione e alla lotta migliaia di giovani laureati. Silvia preferì, nella sconfitta del movimento egualitario e nella riconferma del sistema baronale, uscire dall'università ed andare nella professione come medico di base e come medico del lavoro. Ma non per questo rinunciò a partecipare agli altri movimenti. Fu tra le compagne più attive nel movimento delle donne di Padova e del Veneto. E fu a lungo attiva nei movimenti contro la guerra. La ricordiamo a Comiso, al principio degli anni '80 e nelle varie scadenze dei comitati popolari per la pace, come nelle numerose manifestazioni contro le basi americane. E ancora presente nei Medici contro la Guerra Nucleare. La ricordiamo in tutte le scadenze dell'ultimo movimento contro la guerra, fino ala manifestazione di Vicenza contro Camp Dal Molin cui partecipò anche se oramai fiaccata dal male. Solo la fase estrema della malattia la fece recedere da quella del 9 giugno a Roma, quando già avevava in tasca la prenotazione del treno.
Ma la ricordiamo in altri movimenti. La ricordiamo a Millau al processo contro Bové alla partenza del movimento noglobal in Europa e poi a Nizza, a Praga, medico di movimento alla scuola Diaz a Genova 2001 nelle sanguinose giornate di quel luglio la ricordiamo dividersi tra le manifestazioni e la presenza nell'ospedaletto di movimento. Ma non era la partecipazione pure importante alle scadenze di movimento quella che la caratterizzava, quanto il suo impegno quotidiano a fianco dei deboli, degli oppressi nella salute e nella psiche, oppressi da questo sistema selvaggio mortifero basato solo sul profitto, incurante della salute vera degli uomini. La ricordiamo nella sua azione quotidiana, nelle sue soste partecipi a casa delle vecchie anziane solitarie pensionate che la riempivano di centrini e prendipentole. La ricordiamo nel suo saper ricondurre il disagio sociale all'oppressione di classe. La ricordiamo nella sua intransigenza verso l'opportunismo dei politicanti, la ricordiamo nella sua fede nel cambiamento radicale, nel socialismo e nel comunismo. Senza dogmatismi ma con caparbietà. Silvia amava mettere in gioco le sue certezze, amava viaggiare, guardare, conoscere. E molti sono stati i suoi viaggi dalla traversata dell'ancora URSS a quella degli USA, dallo Yemen al SudAfrica. Spesso in compagnia di altre donne "esploratrici" Da questi ritornò sempre più convinta della necessità di un cambiamento radicale senza il quale l'intera umanità è in imminente pericolo. Ma questo cambiamento, ebbe sempre più chiaro, andava costruito con un percorso di massa grandissimo e con sapienza e larghezza di manovra politica ed andava a riallacciarsi alle lotte per il socialismo e alle lotte di resistenza e di liberazione dei popoli. La ricordiamo ad esempio nel suo viaggio di solidarietà in Iraq, nell'imminenza dell'aggressione americana, compiuto assieme a decine di altri compagni d'Europa e del Nord Africa nel 2002. Anche se sempre più chiaramente vedeva gli enormi ostacoli al movimento globale di liberazione e i guasti enormi creati dall'oportunismo. E talvolta una venatura di scetticismo e di tristezza velava il suo discorso, specie quando considerava l'efficacia, il destino di tutta una generazione resistente dall'inizio '70, generazione che si andava consumando negli interstizi spigolosi di una macchina sociale sempre più dominata dagli arrampicatori al servizio dei comitati d'affari e dei loro partiti. Ci considerava perduti oramai, stritolati, ma innocenti, ma nel giusto. Stritolati come sono stritoli dalle nanopolveri, dagli ogm, dai rifiuti e soprattutto dalla sete di profitto milioni di esseri nelle varie Padanie, nei vari Nord Est.
La tua morte, Silvia, è un grido, come sono un grido le torme degli appestati che nessuno conta veramente e che premono alle porte delle oncologie del Veneto e dell'Italia. Silvia carissima noi oggi ti abbracciamo per l'ultima volta. Nella tua vita intensa e appassionata, nelle tue lotte, nel tuo calvario, nella tua muta spoglia che ora ora giace sul duro marmo dell'obitorio padovano, privata, generosità estrema, delle cornee donate perché un altro veda, noi ci identifichiamo, compagni, popolo sofferente ed offeso e umiliato e inquinato e emarginato, ma ancora carico d'amore, di slancio, di passione. Che il tuo esempio, il tuo calvario, la tua sorte possa trasformarsi in grido, in rabbia, in rivolta.
Saluteremo Silvia al Cimitero Maggiore di Padova Venerdì 22 giugno 2007 al pomeriggio verso le 17.
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