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Data: Tuesday, 30 October, 2007 Ore 17:30
Durata: 1 Giorno
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Il referendum TRUFFA
NON cambia la nostra DETERMINAZIONE a LOTTARE CONTRO FINANZIARIA e PROTOCOLLO del 23 luglio Il protocollo del 23 luglio firmato da CGIL-CISL-UIL-UGL e GOVERNO (che sarà inserito nella finanziaria in discussione in Parlamento) è stato accolto con entusiasmo dal capo degli industriali, Montezemolo. Questo terzo accordo di luglio (dopo quelli famigerati del ’92 e ’93) peggiora ulteriormente le condizioni di lavoratrici e lavoratori, attivi e pensionati, coerentemente con tutta la politica antiproletaria del governo (vedi guerra, devastazione ambientale, caccia all’immigrato etc.). Il sindacati confederali, per poter dire che l’accordo non è stata una stangata imposta dall’alto, ma un accordo voluto dai lavoratori, hanno indetto un REFERENDUM-TRUFFA, una consultazione dei lavoratrici e lavoratori che è stata completamente falsata a monte, con un risultato che era scontato a priori. Oggi i firmatari propagandano (in coro) la falsità che i lavoratori nel complesso si sono pronunciati e hanno responsabilmente accettato l’accordo. Ma la realtà è ben diversa: a) il Protocollo era già stato firmato preventivamente con governo, ed era intoccabile: i confederali non avevano mai avuto dai lavoratori alcun mandato a trattare, e il risultato, voluto da tutti, è un peggioramento delle nostre condizioni di vita e lavoro, e un ennesimo favore al padronato; b) anche i risultati falsati evidenziano il fatto (scomodo per i sindacati di regime) che i settori più coscienti e protagonisti delle lotte, Mirafiori, Atesia, Melfi, Zanussi, Ferrari, Fiat Pomigliano e tanti altri hanno detto NO al protocollo, e indicano la possibilità di costruire un percorso di lotta. Oggi non possiamo e non vogliamo rassegnarci e chinare la testa. Contro il protocollo e contro il Governo ci sarà lo sciopero generale del 9 novembre, proclamato dall’insieme del sindacalismo di base. Se questo sciopero non è ancora una risposta sufficiente, in primo luogo perché è tardivo rispetto agli avvenimenti, esso è comunque una prima risposta, un punto da cui ripartire. Questo protocollo è un passaggio fondamentale nel quadro di una politica di attacco alle lavoratrici ed ai lavoratori; una politica portata avanti da anni – dai Governi di ogni colore – che si manifesta nelle leggi sul mercato del lavoro (Treu e legge 30), nei rinnovi dei contratti sempre più al ribasso, e in mille altre forme. Chiunque si dichiari contrario al Protocollo e a questa politica (a cominciare da FIOM, dalla Rete 28 aprile di Cremaschi, e da Lavoro e Società, componenti della CGIL) deve dimostrare di essere conseguente, passando dalle parole ai fatti, allo sciopero e alla lotta. Restare alle parole è indice di una oggettiva corresponsabilità con queste politiche, e di questo fatto dovrebbero prendere atto tutti, a cominciare dai sindacati promotori dello sciopero del 9 novembre. Se vogliamo ricostruire una capacità di difesa serve anzitutto chiarezza. Questo quadro conferma una volta di più la necessità che le lavoratrici e i lavoratori si diano forme di autorganizzazione nella consapevolezza che non possiamo affidare a nessuno la rappresentanza dei nostri interessi. Possiamo ricostruire la nostra difesa solo se ci organizziamo nei posti di lavoro e sul territorio superando le divisioni presenti tra la base dei lavoratori. L’indipendenza delle lavoratrici e dei lavoratori dagli interessi di padroni governi e sindacati firmatari del protocollo è una conquista da realizzare per liberarci anche di chi, giocando il ruolo di opposizione di sua maestà, cerca di confondere la classe lavoratrice. Così come è necessario che la costruzione delle assemblee cittadine e dei comitati di lotta non si esaurisca nello sciopero del 9 novembre ma si protragga in una lotta generale per il salario e contro la precarietà. Per questo noi, appartenenti ad alcune realtà di lavoro (Atesia, ACI Informatica, Sogei, Pubblico Impiego etc.) e territoriali, ci siamo coordinati in un’Assemblea Romana Autoconvocata aperta a tutti quei lavoratori e quelle strutture che intendono opporsi alle politiche del Governo per contribuire a ricostruire una opposizione reale all’offensiva padronale. Verso lo sciopero generale del 9 novembre si terranno assemblee in tutte le città. Lavoriamo per costruire una partecipazione di lavoratrici e lavoratori la più ampia possibile, con l’obiettivo di garantire un carattere unitario e coordinato alle assemblee e una reale incisività allo sciopero generale. Questo sciopero deve diventare un primo passaggio per costruire un rapporto di forza più favorevole e rilanciare il movimento contro la precarietà e per il salario e contro le politiche anti-operaie e anti-popolari del governo. VERSO LO SCIOPERO GENERALE DEL 9 NOVEMBRE ASSEMBLEA CITTADINA – 30 OTTOBRE – ore 17.30 – Sala Pettinelli (c/o stazione termini Seconda scalinata per sottopassaggio lungo banchina binario 21) Assemblea romana Autoconvocata contro il protocollo Damiano e contro la Finanziaria info: claro@claronet.it, precariatesia@yahoo.it, info@viaefeso.org, rsu.autorganizzati@informatica.aci.it Sosteniamo la manifestazione dei lavoratori immigrati che si terrà il 27 a Brescia e il 28 ottobre a Roma. Solo nell’unità della lotta di tutta la classe e di tutti/e gli oppressi/e si potrà rafforzare la nostra comune battaglia contro il padronato e il governo. |
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