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Evento: '"La Terra: Il Nostro Pianeta Che Cambia"- Perugia 2-13 Luglio 2007'

Perugia
Perugia
Data: Monday, 02 July, 2007 Ore 08:00
Durata: 12 Giorni
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Circa 7.000 scienziati provenienti da 80 Paesi discuteranno de 'La Terra: il
nostro pianeta che cambia'
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Terremoti, siccità, tempeste e vulcani, ma anche le risorse ambientali per
migliorare la vita nei Paesi in via di sviluppo.
Circa 7.000 scienziati provenienti da 80 Paesi ne parleranno durante la XXIV
assemblea di Iugg (International Union of Geodesy and Geophysics) dedicata
al tema "La Terra: il nostro pianeta che cambia", a Perugia dal 2 al 13
luglio 2007. L'assemblea è stata presentata a Roma presso la sede del
Consiglio nazionale delle ricerche da Lucio Ubertini, presidente del
Comitato organizzatore di Iugg e direttore dell'Istituto di ricerca per la
protezione idrogeologica (Irpi) del Cnr, da Giuseppe Cavarretta, direttore
del Dipartimento Terra e Ambiente del Cnr, e da Franco Prodi, direttore
dell'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima (Isac-Cnr).

Iugg è un'organizzazione non governativa e no profit che riunisce sette
associazioni internazionali e interdisciplinari di scienze della Terra, e
che promuove e sostiene la ricerca scientifica. A Perugia sono attese per
due settimane circa 10.000 presenze e si terranno oltre 220 convegni e
incontri. "Avere ottenuto che si tenga in Italia, dopo più di cinquanta anni
dall'edizione inaugurata a Roma da Papa Pio XII, è un successo per l'intera
comunità scientifica nazionale", spiega il prof. Ubertini. "La
partecipazione è imponente, si sono iscritti studiosi persino da Yemen,
Botswana, Isole Fiji e Comore. Inoltre, dai titoli si intuisce la forza di
studi quali quelli su prevedibilità degli eventi calamitosi, variazioni
climatiche globali, influenza della radiazione solare sull'ecosistema,
mutazioni ed inversioni del campo magnetico terrestre. Ma non mancano lavori
come "ghiaccio extraterrestre" o "magnetismo extraterrestre". Verrà inoltre
sancita una nuova associazione in seno alla IUGG, l'UCCS (Union Commission
Cryospheric Sciences)".

L'Assemblea Iugg si inserisce in un momento di ampia e alta attenzione per
le tematiche ambientali, quali il deficit di risorse idriche. Spiega
Ubertini: "Se il rischio di desertificazione per l'Italia è, in realtà,
difficilmente realizzabile, è invece possibile un aggravamento del deficit
idrico di alcune zone. In Europa tale deficit nel 2003 ha causato oltre 10
miliardi di euro di danni e il depauperamento idrico è stato anche causa di
un peggioramento qualitativo dell'acqua dovuto al minor tempo di ritenzione
e depurazione naturale. E' necessario, pertanto, individuare modalità di
prevenzione e mitigazione dei consumi: negli ultimi 100 anni, il fabbisogno
giornaliero in Italia si è innalzato da 50 fino a 500 litri per persona e in
media nei Paesi mediterranei la domanda è raddoppiata negli ultimi 50 anni e
ha raggiunto i 290 miliardi di m3 annui.

Gli incrementi più elevati sono in Turchia, Siria e Francia, e le previsioni
al 2025 stimano una crescita del 25% dei consumi in Turchia, Siria ed
Egitto. L'uso irriguo rappresenta circa il 65% del consumo idrico per i
Paesi mediterranei, anche conseguentemente all'aumento delle aree irrigate
passate negli ultimi 40 anni da 11 a 20 milioni di ettari (in particolare in
Turchia e in Spagna). L'approvvigionamento idrico deve diventare, quindi,
una priorità assoluta, soprattutto attraverso la manutenzione delle reti che
in Italia presentano perdite con punte del 40%".

L'assemblea di Perugia sarà anche l'occasione per focalizzare meglio aspetti
già dibattuti in altre sedi internazionali. Ad esempio, il quarto Assessment
Report dell'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) prevede che
l'innalzamento medio del livello marino alla fine del 21° secolo varierà da
0.18 a 0.59 metri. "Studiare il passato può però fornire una prospettiva",
spiega nel suo abstract per l'assemblea Yury Barkin dello Sternberg
Astronomical Institute di Mosca.

"Globalmente, durante l'ultimo periodo interglaciale (LIG) che durò da 130 a
116 mila anni fa, il livello marino era superiore dai 4 ai 6 metri a quello
di adesso e i dati indicano che l'Artico fosse più caldo di oggi, con una
enorme riduzione dei livelli marini nelle acque costali intorno all'Alaska e
lo scioglimento di quasi tutti i ghiacciai nell'Emisfero del Nord. La
foresta boreale si estendeva in aree ora occupate da tundra nell'interno
dell'Alaska e della Siberia. Le calde estati artiche durante la prima metà
del LIG furono causate dai cambiamenti nell'orbita e nell'inclinazione
terrestre, che intensificarono le radiazioni solari. I calcoli eseguiti su
modelli mostrano estati artiche dai 3 ai 5 gradi più calde di oggi,
specialmente sopra e vicino la Groenlandia, e temperature di superficie
massime quotidiane durante le estati sopra il congelamento su tutta la
lastra glaciale della Groenlandia, che aveva una dimensione più ridotta".

Le misure del cambiamento del livello marino globale saranno anche al centro
del lavoro di Simon Holgate, oceanografo del Laboratory Joseph Proudman di
Liverpool. Negli ultimi dieci anni è stato rilevato, attraverso
l'altimetria, che il livello marino ha avuto un tasso di aumento di 3,2 mm
l'anno, significativamente maggiore del tasso medio del ventesimo secolo
calcolato da un insieme di livelli di marea in circa 1.8 mm/anno. "Questo
porterebbe a ritenere che l'aumento del livello marino sia accelerato",
osserva Volgate, aggiungendo però che "i tassi decennali del cambiamento del
livello marino durante il XX secolo provenienti da due ricostruzioni basate
su differenti metodologie - Holgate (2007) e Church and White (2006) -
comparati con quelli altimetrici danno riscontro che il tasso di cambiamento
del livello marino dell'ultima decade non è il più alto rispetto al XX
secolo e dunque non vi sono prove di tale aumento".


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