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lunedì 06 novembre 2006 |
Sono una signora di 48 anni e una nonna
di una bimba di 4, che sprizza vitalità da tutti i pori, come si suol
dire. Ho deciso di scrivere questa lettera per comunicare il mio stato
di forte preoccupazione che mi sta attanagliando ultimamente. Tempo fà
vidi una trasmissione di Paola Perego dove si parlò di un argomento
che mi aveva a dir poco sconvolta "Psicofarmaci ai bimbi sì o no?". Ero
inorridita. Pensai subito alla mia piccola e la vidi in pericolo. Poi
mi tranquillizzai, pensando tra me e me: “Sono le solite trovate, che
fanno audience, ma poi non se ne sentirà più parlare”. Purtroppo mi
sbagliai completamente, in quanto da allora programmi televisivi e
radiofonici sul tema degli psicofarmaci ai bambini si sono susseguiti
incessantemente e la mia preoccupazione si è trasformata in un incubo.
Con che coraggio degli adulti possono decidere se dare queste
"porcherie" ai bimbi, è logico che la prima risposta da persone sane di
mente deve essere no! Da che mondo e mondo i !
bimbi sono
instancabili, protestano se le cose non sono come vogliono loro (lo
facciamo anche noi adulti), si rifiutano in certe situazioni e hanno
sempre voglia di giocare. I miei nonni dicevano che erano "vivi", ora
dicono che non devono più essere così, ora sono malati, ma dove si
trova un bimbo che rimanga fermo, che dica sempre sì, (a meno che venga
intimorito o picchiato). I miei tre figli erano acrobati, si
arrampicavano su ogni cosa, il mio letto era sempre disfatto dai loro
salti ecc… C'è qualche bimbo che non l'ha fatto o non lo fa? Così è
essere malati? E gli adulti che litigano tra loro a volte in modo
violento davanti ad un bimbo sono sani?
E questi “specialisti”,
chiamati psichiatri, “appiccicano etichette” strane sui bambini
dichiarandoli malati mentali e li sottopongono così agli psicofarmaci.
Ai bambini necessitano comprensione, amore, comunicazione, non veleni.
Scusi
il mio sfogo, ma è ora che qualcuno li riporti alla ragione. Il mondo
esiste da milioni di anni e tutte le cose belle create dall’uomo sono
frutto della creatività ed ingegno di quell’essere umano che una volta
era un bimbo, ma che oggi quello stesso bimbo viene considerato, dagli
psichiatri, malato mentale in base a normalissimi comportamenti. I
bimbi sono il nostro futuro, ma se tarpiamo loro le ali della vitalità,
avremmo un mondo tremendamente infelice e fatto di automi.
Mariangela Cavagnoli
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convincono le donne a non abortire... |
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lunedì 06 novembre 2006 |
“… convincono le donne a non abortire e poi quando fai figli vengono le
assistenti sociali e te li levano perché casa non ne hai!...”
Parole piene di rabbia di una delle donne che abbiamo incontrato martedì
pomeriggio in cattedrale, donne che con le loro famiglie occupano da giorni
la chiesa madre rivendicando il diritto alla casa che viene negato da anni.
Parole piene di rabbia perchè il Comune di Palermo invece di utilizzare i
beni confiscati alla mafia per dare la casa a chi ne ha urgente necessità,
ha affidato uno di questi grandi immobili ad una associazione antiabortista,
ultrabenedetta dal cardinale De Giorgi, quello stesso cardinale che in
questi giorni non ha voluto assolutamente parlare con queste donne e le loro
famiglie, negando loro perfino una visita o una messa!, e spandendo invece a
destra e manca, assieme agli assessori comunali Bonomolo ed Enea, belle
parole sui finanziamenti del Comune a favore di “un progetto sociale
significativo” qual è quello del “Centro aiuto per la vita”.
Ma quale sarebbe in realtà questo “aiuto alla vita”? Dietro i bei sermoni a
suon di “solidarietà sociale” di governo locale e chiesa in realtà emerge
netta e chiara tutta la loro falsità: è “solidarietà sociale” finanziare i
volontari del movimento per la vita per convincere le donne a non abortire,
è “solidarietà sociale” cancellare la libertà di scelta delle donne sulla
propria vita e dire a una donna che deve mettere al mondo un figli sempre e
comunque?
E dove va a finire invece questa “solidarietà sociale” verso i bambini messi
al mondo quando, dinanzi alle difficoltà enormi che si incontrano,
soprattutto tra le donne proletarie, per crescere i figli perché manca il
lavoro per i genitori, perchè mancano le case, perchè mancano gli asili,
perchè mancano i servizi di assistenza sociale e sanitaria, non ci sono
risposte concrete?
E’questa la loro solidarietà, è questo il loro “aiuto alla vita”?
E’ ora di finirla con questa vergognosa ipocrisia!
È ora che le parole piene di rabbia si trasformino in organizzazione!
È questo il salto di qualità che noi donne dobbiamo fare se vogliamo
avanzare nella lotta e cambiare realmente lo stato di cose presenti.
movimento femminista proletario rivoluzionario
Via G.del Duca, 4 Palermo – 340/8429376
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martedì 31 ottobre 2006 |
Ho letto con molto interesse la lettera di
un’insegnante di scuola media superiore che evidenziava con chiarezza e
molta efficacia ciò che oggigiorno nelle nostre scuole italiane sta
succedendo: la vera, ma nascosta, trasformazione delle scuole in vere e
proprie cliniche, dove a farne le spese sono gli studenti che, a causa
della presenza dell’equipe psico-pedagogica, formata da psicologi,
psichiatri ecc., vengono “testati” e poi etichettati ”affetti da”
disturbi e malattie, che non hanno nessuna base scientifica. Risultato
finale: pessimi e nulli risultati, nuovi pazienti che potrebbero
andare ad incrementare gli introiti di questi “specialisti”, fallimento
dell’istituzione scolastica e dell’istruzione. Purtroppo questa grave
ed allarmante situazione è presente anche nella scuola dell’infanzia e
nella scuola primaria, dove io lavoro in qualità di insegnante. In
questi ultimi anni infatti programmi psichiatrici, presentati ai
genitori come Progetti “in nome del successo !
formativo e
dell’aiuto nei confronti del bambino”, hanno invaso le nostre scuole di
ogni ordine e grado. Figure come “psicologi” “psichiatri” o
“neuropsichiatri infantili” si sono sostituiti all’insegnante e al suo
ruolo e, attraverso l’osservazione del bambino durante l’attività
didattica o la compilazione di questionari e test, fatti compilare dai
genitori stessi, dagli insegnanti, ne valutano i risultati e da
semplici sintomi evidenziati etichettano il bambino come “malato
mentale”, il tutto senza NESSUNA VALIDITA’ SCIENTIFICA. A questo punto
mi sorgono spontanee queste domande: cosa succede al bambino
diagnosticato “affetto da malattie inesistenti quali l’ADHD (disturbo
da deficit di attenzione e iperattività) o dislessia o discalculia
(disturbo del calcolo) o …”? Quando ai genitori vengono presentati
questi Progetti, viene precisato loro cosa ne farà il neuropsichiatra
infantile delle informazioni raccolte nei confronti del figlio stesso?
Saranno forse permanent!
emente registrate in una scheda scolastica e medica? Il genitore può
vedere
cosa contiene quella scheda? Il bambino verrà poi seguito dall’Asl?
Il Progetto, in forma cartacea, che viene consegnato nelle mani dei
genitori è completo di tutti le informazioni o viene dato loro con dati
parziali e quindi in forma ridotta (questo è successo in una scuola
elementare di Milano, nella quale ero presente)? E un genitore, una
volta firmato il modulo di consenso alla partecipazione del figlio a
quel Progetto psicologico-psichiatrico, che si ritrova ad avere lo
stesso poi “etichettato”, può rifiutarsi di sottoporlo a terapie
psicologiche, comportamentali o addirittura farmacologiche, che hanno
causato in America orami quasi 400 decessi? Qualora si rifiutasse,
pur “magari” non potendolo fare, il figlio può essere sottratto alla
custodia della famiglia? Ad incrementare e ad avvalorare questa
propaganda psichiatrica si aggiungono trasmissioni televisive e
radiofoniche, che altro non fanno che convincere la gente che
l’agitazione sia una cosa innatura!
le, che la difficoltà ad
apprendere il linguaggio scritto o a comprendere e produrre il
linguaggio siano vere e proprie malattie; così facendo modificano il
punto di vista delle persone su come deve essere un fanciullo,
incentivando l’uso degli psicofarmaci, (stimolanti alcuni dei quali
simili alla cocaina o di potenti antidepressivi), dietro ai quali
ruotano enormi interessi economici da parte delle case farmaceutiche,
alcune delle quali finanziano totalmente i Progetti nelle nostre
scuole. Tutti, secondo questi “specialisti” saremmo malati mentali!
Ogni comportamento umano, ogni emozione umana può essere una malattia
mentale, basti pensare che l’essere estremamente timido è diventato
“disturbo da personalità schiva”. Ma il comportamento, buono o cattivo
che sia, NON E’ UNA MALATTIA.
Ogni bambino ha il suo ritmo di
apprendimento, c’è chi impara e comprende subito, chi, invece,
necessita di un tempo più prolungato per raggiungere gli obiettivi
didattico-educativi previsti, anche attraverso sia i laboratori di
recupero e approfondimento (chiamati L.A.R.S.A.), sia mediante il
recupero individualizzato. E questo è sempre successo da quando esiste
un’istituzione chiamata scuola.
Aiutiamo i nostri figli: problemi
scolastici, didattici, di relazione, familiari, allergie, intolleranze
alimentari, casi di bambini dotati di spiccata intelligenza, malattie
fisiche vere e proprie, molti sono i fattori che possono portare un
bambino ad avere un comportamento non ottimale.
Ripristiniamo il
nostro ruolo di insegnanti e genitori e impediamo a viva voce che “la
psichiatria”, continui a calpestare i nostri diritti, quelli dei
nostri figli e la nostra libertà.
Antonella Marzaroli
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lunedì 23 ottobre 2006 |
Egregio Direttore,
come insegnante di scuola superiore continuo
ad osservare come la nostra scuola stia venendo continuamente
modificata con teorie strane e preoccupanti.
E' soltanto da qualche
anno a questa parte che si sente parlare di disturbi di apprendimento,
iperattività, dislessia per citare quelli più in voga, e già nelle
scuole superiori ci arrivano alunni segnalati con questi disturbi .
La
cosa strana che si è verificata nelle mie classi ed anche in altre
classi, è che malgrado fosse passato un mese e mezzo circa dall'inizio
della scuola, nessuno dei docenti si era accorto che gli alunni
avessero "disturbi" e fossero diversi dal resto dei compagni.
Siamo
venuti a conoscenza dell'esistenza di studenti con questi "disturbi ",
soltanto quando gli insegnanti di sostegno hanno comunicato che dalla
documentazione personale degli alunni proveniente dalla scuola media, i
ragazzi erano stati diagnosticati con "disturbi di apprendimento" e da
ciò la loro presenza.
In un caso addirittura all'alunno era stato
assegnato il sostegno su una diagnosi fatta da uno psichiatra che "
ipotizzava che lo studente fosse dislessico".
La cosa che ha
stupito tutti è stata che gli alunni in questione non solo sono nella
media della classe per capacità di lettura, scrittura, apprendimento e
comportamento, ma che addirittura sono tra quelli più bravini, attenti
e volenterosi di apprendere.
La risposta alle obiezioni sollevate
dalle insegnanti, è stata la distribuzione ai docenti di una piccola
dispensa: " Linee guida per docenti che devono affrontare il problema
della dislessia", che riporta stralci di materiali forniti nei
seminari sulla dislessia, pubblicati nei diversi articoli di stampa
che ne hanno promosso i convegni, dove si legge che gli alunni che non
leggono correttamente, presentano errori di scrittura , o sbagliano i
calcoli, sono secondo la psichiatria dislessici.
In
questa dispensa, come nei vari convegni sui "disturbi dell'
apprendimento" a cui ho partecipato, gli "esperti" si dilungano nella
descrizione dei sintomi, nelle modalità di individuazione degli stessi,
negli interventi terapeutici, mentre per quanto riguarda le cause,
quello che viene detto è così vago che lascia molte perplessità .
Le
diagnosi vengono fatte utilizzando test e valutazioni soggettive che
hanno ben poco di scientifico. Siamo nel 2006 il medioevo è finito
da un pezzo eppure ancora qualcuno ci chiede di credergli per fede.
Non
si parla di esami di laboratorio, di radiografie, di prove oggettive .
Le cause e l'aspetto diagnostico del problema viene liquidato con : "
Il bambino dislessico può leggere e scrivere, ma riesce a farlo solo
impegnando al massimo le sue capacita' e le sue energie, poiché non
può farlo in maniera automatica, perciò si stanca rapidamente, commette
errori, rimane indietro, non impara..…"
Non viene spiegato perché
non può apprendere in modo automatico, e poi chi l'ha detto che
l'apprendimento è o deve essere automatico? I robot sono automatici,
un computer, non un essere umano.
Sappiamo bene che se non si va
alla vera causa del problema o della difficoltà questa non si elimina
o risolve e persiste, per cui individuare la causa è il fondamento di
qualsiasi intervento o "terapia". Questi sono principi elementari e
fondamentali, la medicina e la ricerca scientifica in tutti i settori
sono andate avanti e sono progredite grazie ad essi.
Quello che in
realtà sta succedendo nella scuola e come sta venendo modificato il
ruolo dell'insegnante e il suo modo di pensare, si evince anche da
quanto è stato scritto, per esempio, in questa semplice dispensa
nella Sezione: "Cosa devono fare gli insegnanti" e nella sezione:
"Cosa devono fare i genitori ":
"L'insegnante
spesso è la prima persona che si accorge del problema, quindi il suo
intervento è cruciale. E' importante che l'insegnante non liquidi il
problema attribuendolo pregiudizialmente a scarsa intelligenza o a
povertà dell'ambiente culturale o ad altre cause. Se l'insegnante ha
dei dubbi , deve suggerire alla famiglia di rivolgersi ad uno
specialista o ad un centro diagnostico competente.. l 'insegnante
anche se non può attuare interventi individuali di riabilitazione
specifica, deve tenere conto del problema e agire in maniera coordinata
con gli operatori sanitari, i genitori e l'eventuale insegnante di
sostegno. ….".
Per quanto riguarda i genitori tra le altre cose viene detto :
"Anche
i genitori reagiscono al disturbo e non sempre è facile affrontare il
problema in maniera equilibrata. Sia per il bambino che per i genitori
talvolta è utile un sostegno psicologico" ….
Cosa sono queste se non
manovre per assoggettare la scuola e le famiglie allo psicologo o
psichiatra ? A me sembrano astute tecniche di marketing per
procurarsi clienti ed incrementare gli affari!
Perché dobbiamo
buttare a mare anni di esperienza di insegnamento e tutto il lavoro
fatto da pedagogisti e gli sforzi di persone che hanno cercato di
migliorare l'insegnamento e la didattica e accettare teorie così poco
scientifiche? Tanto più che gli stessi "esperti" affermano che non ci
sarà una guarigione o una risoluzione definitiva del problema?
Gli
alunni che ho ed ho avuto in questi anni, non sono diversi da quelli
che avevo dieci e venti anni fa e che ora sono dei professionisti,
impiegati o operai a seconda di quello che hanno deciso di diventare.
La
cosa che mi turba più di tutto e che fa veramente male è il vedere
incupirsi e cambiare l'espressione dello studente etichettato quando
entra il suo insegnante di sostegno, anche se l'insegnante in molti
casi non si siede neanche vicino a lui per delicatezza e per evitare
che i compagni capiscano che è li per lui, gli si legge in viso la
vergogna dell'essere considerato "diverso", di essere un portatore di
" handicap", un marchio a fuoco che si porterà per tutta la vita e
che influenzerà il suo futuro.
Prof.ssa Margherita Pellegrino - Segrate
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DNA: prelievo forzato per ogni indagato |
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lunedì 16 ottobre 2006 |
La normativa del prelievo forzoso del DNA finora riguardava solo gli
accusati di terrorismo.
Il sinistro governo dei "sinistri" , ha dato il via libera perché il Dna sia
prelevato forzatamente per tutti i reati che prevedono l'arresto in
fragranza; è stato perciò approvato il disegno di legge che obbliga chi
è indagato a fornire il proprio codice genetico, sono state
rinviate,invece, le normative in merito alla Banca Dati, ufficialmente, per
una serie di problemi che dovrà risolvere il garante della privacy.
In ogni caso il prelievo forzoso riguarderà tutti gli indagati "per reati
che prevedono pene superiori nel massimo a tre anni".
Nel disegno di legge è detto che i campioni saranno distrutti
immediatamente, solo per indagini di "particolare rilevanza" saranno
conservati sino a definizione del procedimento, cioè, in soldoni, coi tempi
che hanno i processi di" particolare rilevanza" saranno conservati
sostanzialmente a vita.
Questi sono i risultati della linea "sicurezza" tanto cara ai due
schieramenti apparentemente contrapposti:
collidono come al solito per spartirsi gli scranni, colludono quando si
tratta degli elementari diritti dei sottoposti al loro potere.
Provo a fare alcune considerazioni:
Primo: se un "delinquente" è colto in fragranza di reato che necessità c'è
dell'obbligo di fornire il DNA?
Basterebbe prendere le impronte e confrontarle con la Banca Dati delle
impronte e avere il quadro del "curriculum delinquenziale".
Secondo:
la soglia "per reati che prevedono pene superiori nel massimo a tre anni".E'
evidente che si tratta di una soglia molto bassa; con una soglia così bassa
qualsiasi ladro di struzzi,(i tempi sono cambiati e i polli hanno
l'aviaria), sarà sottoposto al prelievo forzato del suo codice genetico.
E poiché i ladri di struzzi sono di gran lunga più numerosi dei terroristi
è chiaro che le informazioni forzate saranno innumerevoli;
Terzo:
se i dati saranno cancellati immediatamente, escluso per i casi "di
notevole risonanza" perché si pone la necessità di una Banca del DNA?
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