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BAMBINI VITTIME INNOCENTI DI UN PERICOLOSO BUSINESS |
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giovedì 15 marzo 2007 |
BAMBINI VITTIME INNOCENTI DI UN PERICOLOSO BUSINESS
Psichiatria e diagnosi pseudoscientifiche
Sordi agli allarmi che provengono da Nazioni dove l'utilizzo farmacologico per trattamenti comportamentali nei bambini ha creato enormi problemi, dalla tossicodipendenza a gravi effetti collaterali fino alla morte, (http://www.xagenasalute.it/index.php?show=3819&pageNum=3), le istituzioni italiane attraverso l'Agenzia del farmaco, Aifa, hanno dato il via libera a questi stessi trattamenti anche nel nostro paese.
Per tutelarsi da questi allarmi l'Iss (Istituto Nazionale Sanità), ha creato un registro nazionale dei trattamenti farmacologici e non farmacologici per l'Adhd. Secondo l'Istituto questo dovrebbe prevenire abusi.
E così anche in Italia la suggestione psichiatrica ha raggiunto il suo obbiettivo: utilizzando strategie di marketing, sono riusciti a creare il problema, convincere la popolazione che questo problema esiste, che è grave e che si tratta di una malattia.
Stravolgendo completamente l'iter medico di esami clinici che determina la presenza di lesioni effettive, la psichiatria, utilizzando esclusivamente test costituiti da domande indirizzate al comportamento, è riuscita a far passare dei comportamenti (sintomi) per malattie del cervello.
Durante alcune interviste il Dott. Roberto Cestari, Presidente del CCDU Onlus, Comitato che da anni sta investigando e denunciando le violazioni dei diritti umani nel campo della salute mentale, ha dichiarato a proposito delle diagnosi di ADHD:
"Faccio due considerazioni; la prima di carattere storico ed è facilmente percepibile. Guardando la propria storia recente, scolastica e familiare, si comprende come la società occidentale si sia evoluta, da duemila anni a questa parte, senza che nessun bambino abbia avuto queste etichette diagnostiche; e quindi senza l’aiuto di terapie di questo genere. Non mi sembra che in assenza di queste cose siano mancati gli strumenti per consentire il progresso della società. La seconda considerazione è di carattere tecnico scientifico. La malattia dovrebbe consistere in alterazioni anatomo-patologiche specifiche: ci vorrebbero una serie di esami clinico strumentali, genetici, del sangue e delle urine, una risonanza magnetica, una tac che rilevino le alterazioni con sufficiente sensibilità e specificità, cioè che permettano di distinguere i sani dai malati. Se ciò esistesse, l'Adhd diverrebbe una malattia neurologica (non sarebbe nemmeno più di competenza psichiatrica), vi sarebbero test specifici biologici per confermare la diagnosi e nessuno più ricorrerebbe ai test attuali, le cosiddette nove domandine, a fini diagnostici».
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Mecnavi: 20 anni dopo, a Ravenna mobilitazione dello Slai Cobas per la sicurezza |
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martedì 13 marzo 2007 |
MAI PIU' MORTI SUL LAVORO!
MA QUALI CELEBRAZIONI, LOTTA E AUTORGANIZZAZIONE!
Per lo SLAI COBAS non è più tempo di celebrazioni per cambiare le condizioni di sicurezza dei lavoratori nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro in generale.
Gli omicidi bianchi e gli infortuni sul lavoro rivelano cifre da bollettini di guerra mentre, in parallelo, i padroni vantano profitti da capogiro grazie al lavoro precario, sottopagato e senza diritti, violano la 626 e dai processi escono impuniti.
Ma quando i lavoratori sollevano questi problemi non trovano mai i Confederali pronti ad intervenire.
A Ravenna, città-simbolo della più grave strage di operai dal dopoguerra, quella della Mecnavi al Porto, dove nell'87 13 lavoratori morirono come topi asfissiati in una stiva senza vie d'uscita, si celebrerà il ventennale per seppellire di nuovo quei martiri del lavoro. E lo faranno i segretari nazionali di CGIL-CISL-UIL, Epifani-Bonanni-Angeletti, cioè proprio coloro che in questi anni hanno difeso la produttività, la precarietà, a discapito della sicurezza.
I portuali e gli operai di Ravenna questo lo sanno bene e non occorre andare molto indietro nel tempo per accorgersi che la lotta per la sicurezza deve diventare centrale nelle trattative assieme al salario: al Porto un semirimorchio ha ucciso Luca Vertullo il 1° settembre dello scorso anno, un giovane in "affitto" al suo primo giorno di lavoro; in ottobre 9 operai delle ditte di manutenzione dell'Enichem hanno rischiato di rimanere bruciati vivi; solo nel 2006 gli omicidi bianchi in provincia sono stati 14 mentre gli infortuni vengono sempre meno denunciati. E non c'è padrone che abbia pagato con un'ora sola di galera per questo!
Non sono forse i pesanti ritmi di lavoro, i contratti precari, la violazione della 626, le cause di tutto questo?
I confederali si siedono ai tavoli per "monitorare" la quotidiana guerra ai lavoratori e intanto agiscono come nuovi caporali.
I lavoratori hanno bisogno di risolvere questi problemi come è stato messo in luce dal coordinamento nazionale dello SLAI COBAS per il sindacato di classe riunitosi a Ravenna il 10 marzo.
Vogliamo costruire piattaforme per la sicurezza, organizzare i lavoratori e tutti quei sindacalisti che lottano, isolati, senza l'appoggio dei loro sindacati, per la sicurezza, le associazioni dei famigliari dei lavoratori uccisi e le associazioni che si battono contro la nocività nei luoghi di lavoro, proporre leggi che sanciscano il riconoscimento penale per gli omicidi bianchi e sostenere tutti quei giovani artisti che mettono in scena la condizione degli operai. Vogliamo dare vita ad un COMITATO NAZIONALE che raccolga tutte queste energie. Non ci accontentiamo certo di una commemorazione!
Lo abbiamo detto il 12 marzo davanti la Compagnia Portuale e continueremo a ribadirlo il giorno 13 marzo con un Presidio davanti i cancelli dell'Enichem e della Marcegaglia.
SLAI COBAS per il sindacato di classe
via Punta Stilo,15
tel. 339-8911853
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Conseguenze pratiche dei tagli alla sanità |
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martedì 06 marzo 2007 |
Roma, 4 marzo 2007
Lettera aperta a :
Sig. Ministro della Salute (On.le Turco)
Sig. Governatore della Regione Lazio (Dr Marrazzo)
Sig. Assessore alla Sanità della Regione Lazio (Dr Battaglia)
e,p.c. Corriere della Sera - Salute
Sanità Lazio - Rivista
Mi vedo costretto a riprendere l’argomento già trattato con missive
inoltrate, alle Autorità in indirizzo, rispettivamentre, in data 1°/12/2006,
20/12/2006 e 2/12/2006 - replica, quest’ultima, a risposta a mezzo stampa su
Corriere della Sera - Salute del 30/11/2006. Trattasi dei tagli alla Salute
dei cittadini.
Con profonda preoccupazione, che rassegno alle valutazioni e determinazioni
del caso, per quanto di competenza e/o responsabilità, mi permetto segnalare
il problema di un paziente, già operato all’Istituto Regina Elena di Roma,
il quale, dopo più e tanti cicli di chemioterapia, pronto per una ulteriore
asportazione di tessuti "malati" (parere dell’Oncologo) si trova in lista
d’attesa, per carenza di disponibilità di posti letto, anche a causa del
recente taglio inferto alla Sanità. "E’ in lista ma non possiamo dirLe
altro", "semmai riprenda la chemioterapia", si è sentito rispondere il 1°
c.m. al sollecito avanzato all’I.R.E. per il ricovero/intervento.
La causa ? Riduzione di risorse economiche e non solo, che non ha
risparmiato Il citato Polo Oncologico della Capitale - Struttura
d’eccellenza che meriterebbe ben altre considerazioni che non semplici
adeguamenti ragioneristici a criteri di risparmio indiscriminato che
incidono sulla "vita" oltre che sulla "Salute" dei cittadini.
Il paziente, legittimamente "agitato", dopo lungo periodo di chemioterapia
con esito positivo, è ora appeso al filo della speranza per un posto letto
che gli consenta di guardare al domani con relativa fiducia. Non può
attendere molto perchè il Male non aspetta e potrebbe riprendere il suo
nefasto percorso; non può essere operato per carenza di posti letto e
disponibilità "operative" presso la citata Struttura, ove è in cura da tre
anni; non può (resistenza fisica al limite per effetti collaterali dei
medicinali) e non deve riprendere la chemioterapia, ora, se non prima
sottoposto ad intervento, indifferibile e non più oltre procrastinabile.
Cosa altro aggiungere per sollecitare la solidarietà umana e la pietas che
non possono venire meno in circostanze ove si lotta contro la Malattia,
curabile, qualora disponibili le risorse necessarie a sostegno della
professionalità degli Operatori del Settore che, presso l ’I.R.E,. è
elevatissima? Non tutti si chiamano Sandro Curzi - illuminanti al riguardo
le dichiarazioni del citato durante la trasmissione dell’Infedele del 28
s.m. -, non tutti possono recarsi all’Estero o affidarsi alla Sanità privata
per motivi di costi e/o vogliono perdere la fiducia nella Sanità pubblica.
Disponibile per ogni ulteriore precisazione al riguardo, chiedo venia per
l’ardire che caratterizza la nota, motivata dalla preoccupazione del e per
il paziente in "attesa" e dal rammarico per la sordità che, talvolta, la
Politica mostra nei riguardi della Salute dei cittadini.
Con i sensi della stima di un elettore di Sinistra che non vorrebbe rimanere
deluso dal Governo "amico".
Luigi Misuraca
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I dodici punti di Prodi: un programma berlusconiano per evitare Berlusconi |
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mercoledì 28 febbraio 2007 |
I dodici punti di Prodi: un programma berlusconiano per evitare
Berlusconi
(25 febbraio 2007)
Dopo essersi schiantato sulla guerra,
sfidando apertamente il movimento con
la riconferma delle missioni belliche,
l'aumento delle basi e delle spese
militari, Prodi ripresenta il proprio
governo pigliando di petto anche gli
altri movimenti in campo. E quindi
scodella brutalmente, tutto insieme in
dodici punti, quello che poi era già
il suo programma: piena fedeltà a Usa e
Nato con la conferma di Afghanistan
e base a Vicenza, per portare a fondo la
scissione con il movimento no-war;
Alta velocità per la Val di Susa, in modo
da scontrarsi frontalmente con i
No-Tav; rigassificatori a volontà, così da
cozzare contro i movimenti
ambientalisti; abbandono dei moderatissimi DICO,
confliggendo con il
movimento no-TAV e pro-Pacs; e sul piano sociale,
privatizzazioni alla
Lanzillotta e ulteriore taglio delle pensioni, per
schifare definitivamente
i lavoratori.
E come ciliegina al cianuro su una torta all'arsenico,
Prodi chiede per sé
poteri da monarca, che neanche Berlusconi aveva mai
preteso: in caso di
dissenso nel governo decide lui. Insomma, per evitare il
paventato ritorno
del Cavaliere, si squaderna un programma organicamente
berlusconiano.
Diliberto parla di "grande risultato", il PRC espelle l'unico
suo senatore
pacifista coerente, Franco Turigliatto - che si è limitato a
non votare
ancora una volta politiche di guerra, e al quale va la nostra
totale
solidarietà - con un gesto senza precedenti nella storia
repubblicana.
Il Prodi-bis assomiglia ad un saltatore che, non riuscendo
a superare l'asta
a due metri, chiede che venga posta a due metri e mezzo.
Spetta ora ai
movimenti, unitariamente, dire NO al programma
neo-berlusconiano del
Prodi-bis; e in particolare al "popolo contro la
guerra" preparare al meglio
la mobilitazione nazionale del 17 marzo a Roma
per il ritiro immediato delle
truppe dall'Afghanistan e dagli altri luoghi
di guerra, per il NO al Dal
Molin e alle spese militari, per la chiusura
delle basi Usa e Nato.
Confederazione Cobas
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