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Appello Cremaschi, Giannini e altri in difesa delle pensioni |
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mercoledì 27 giugno 2007 |
IN DIFESA DELLE PENSIONI
A FIANCO DEI PENSIONATI E DEI LAVORATORI
APPELLO
La questione delle pensioni è sempre stata un cardine delle vicende sociali
del nostro paese. Oggi l'attacco che viene condotto al sistema pensionistico
pubblico dai poteri economici nazionali ed internazionali, fa parte
integrante di un indirizzo liberista che vuole mettere il mercato al di
sopra di ogni cosa.
Si punta così alla progressiva privatizzazione della tutela pensionistica
dei lavoratori, in nome di una crisi di bilancio del sistema pubblico che
viene strumentalmente gonfiata, per favorire nuove occasioni di profitto per
i fondi e la speculazione finanziaria. Lo stesso aumento delle aspettative
di vita, in realtà molto diverso a seconda delle classi sociali, delle
condizioni di lavoro, dei redditi disponibili, viene utilizzato per
dimostrare l'insostenibilità del sistema pensionistico pubblico.
Il governatore della Banca d'Italia ha più volte richiamato la necessità di
far compiere alle pensioni pubbliche lo stesso percorso che nel passato vide
progressivamente ridurre e poi cancellare la scala mobile. In questo modo ha
chiarito il senso di un progetto che punta ancora una volta a ridurre il
pubblico e i diritti garantiti in nome del privato e della competizione di
mercato.
Per queste ragioni è decisivo che oggi il sistema pensionistico pubblico
venga difeso e che l'offensiva contro di esso venga respinta. Il sostanziale
fallimento della campagna per far versare il Trattamento di fine rapporto
nei fondi pensionistici integrativi è la dimostrazione che il mondo del
lavoro, i giovani, le classi sociali a minor reddito, chiedono le tutele del
sistema pubblico e non vogliono affidare il loro futuro ai rischi dell'investimento
privato. Tra l'altro, e non certo per ultimo, la campagna liberista per
aumentare l'età pensionabile colpisce duramente le donne che lavorano, che
sommano alla fatica del lavoro quella altrettanto pesante del lavoro
domestico.
Per queste ragioni riteniamo che il prossimo confronto sul sistema
pensionistico debba avere come punti fermi:
1. L'abolizione integrale dello "scalone" Maroni, che innalza l'età
pensionabile minima a 60 anni e poi a 62. Va mantenuto il diritto di andare
in pensione con 35 anni di contributi e 57 anni di età e alla maturazione
dei 40 anni di contributi, senza colpire ulteriormente il mondo del lavoro,
che ha già pagato troppo per il risanamento dei conti del Paese. Per queste
ragioni va anche respinta l'ipotesi di mantenere l'innalzamento dell'età
pensionabile rendendolo però più graduale con degli scalini.
2. Il no al taglio dei coefficienti di calcolo per le pensioni future.
Scelta assurda e iniqua che colpirebbe proprio quelle giovani generazioni
per le quali già oggi si lamenta una rendita pensionistica ingiusta e
inadeguata.
3. La separazione della previdenza dall'assistenza, affidando quest'ultima
alla fiscalità generale, la lotta contro i privilegi pensionistici del mondo
politico, dell'alta burocrazia, delle categorie manageriali.
4. La lotta a fondo contro l'evasione contributiva e il lavoro nero,
unica strada giusta per mantenere in equilibrio i conti della previdenza.
5. Il rilancio e il potenziamento di tutto il sistema pensionistico
pubblico che, se messo nelle giuste condizioni, ai fini della garanzia del
reddito per le persone si mostra sempre superiore a ogni investimento
privato.
Affermare questi punti oggi significa sconfiggere un disegno che non solo
colpisce diritti pensionistici di oggi, ma punta a far sì che il sistema
pensionistico pubblico divenga sempre di più una variabile dipendente del
mercato, da sottoporre a continue revisioni.
Per questo chiediamo al Governo di applicare rigorosamente questi punti
nelle scelte sul sistema pensionistico e ci impegniamo in ogni caso a
sostenerli tra l'opinione pubblica e nelle istituzioni.
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per un comitato in difesa del diritto d'aborto |
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venerdì 22 giugno 2007 |
PER UN COMITATO IN DIFESA DEL DIRITTO D'ABORTO
PER
La cancellazione dell' obbligo della sepoltura dei feti e degli embrioni, introdotta dalla Regione Lombardia
L'abrogazione della L.40 sulla procreazione medicalmente assistita, che ha introdotto il riconoscimento giuridico dell'embrione
Il miglioramento della L. 194 del 1978, con la cancellazione dell'obiezione di coscienza. In Regione Lombardia sono obiettori di coscienza 7 medici su 10
L'introduzione della RU 486 in tutti gli ospedali
A Milano il 14 gennaio 2006 200mila donne hanno manifestato contro gli attacchi clerico fascisti al diritto d'aborto e alle condizioni delle donne. L'importante manifestazione ha avuto il merito di porre con forza all'ordine del giorno l'impellenza e la necessità di una ripresa delle lotte delle donne a tutto campo, con l'obiettivo e in grado di opporsi al ritorno a un Moderno Medioevo in cui vogliono ricacciare le operaie, le lavoratrici, ma anche le giovani.
Oggi, vediamo bene che gli attacchi ideologici, legislativi alla dignità, ai diritti, alla vita stessa delle donne continuano con maggiore intensità: l'introduzione dell' obbligo della sepoltura dei feti fa il paio con la L.40 e il riconoscimento giuridico, in essa, dell'embrione come "persona": se l'embrione è una persona le donne che decidono di abortire sono delle assassine, come non cessano di affermare le gerarchie ecclesiastiche che, nel portare avanti questi attacchi trovano tanti sponsor sia nel centrodestra che nel centrosinistra- sino a ritrovarci un ministero per la famiglia, con l'attuale governo!.
Oggi diventa un'urgenza ed una necessità ineludibile contrastare sul piano ideologico e pratico l'offensiva contro il diritto d'aborto perché simbolicamente rappresenta il riconoscimento del diritto di scelta, di autodeterminazione delle donne in tema di maternità ma che allude, allo stesso tempo, al diritto di scelta, per le donne, in tutti i campi della loro vita.
Di più, mentre le cronache quotidianamente parlano di malasanità, di fasce crescenti di popolazione che non riesce a curarsi, di tagli di fondi alla sanità, si distolgono energie, soldi per la sepoltura dei feti, per la ricerca dei contenitori idonei e per elaborare moduli per chiedere alle donne che stanno per affrontare un'interruzione di gravidanza, se vogliono provvedere direttamente alla tumulazione, cancellando d'un tratto lo spirito che permea la 194: salvaguardare l'integrità fisica e psichica delle donne e, inoltre, si preannuncia una schedatura delle donne che ricorrono alla IVG. Ma, soprattutto, si dimostra quanto stia a cuore realmente la salute delle donne e non solo!
Non possiamo non denunciare come le leggi, la cancellazione di diritti conquistati con dure lotte, in primis, delle donne, contribuiscono a diffondere e favorire un humus oscurantista e reazionario, come testimoniano i crescenti stupri, violenze fisiche e psicologiche, sino all'uccisione, soprattutto all'interno delle famiglie. Ideologia oscurantista e reazionaria che vuole scaricare il lavoro di cura sulle donne, all'interno delle pareti domestiche i costi di uno stato sociale inesistente, del mal funzionamento e/o della chiusura di molti servizi sociali, dell'inefficienza di strutture sanitarie ed assistenziali, "incentivando" il ritorno a casa delle donne con demagogici bonus bebè e politiche familiste di stampo fascista
Costruiamo oggi la nostra autonomia, costruiamo un'organizzazione di classe che sia distinta e contro chi vuole circoscrivere la lotta delle donne entro i recinti delle forze parlamentari
Costruiamo un movimento femminista proletario rivoluzionario!
IL DIRITTO D'ABORTO NON SI TOCCA!
LO DIFENDEREMO CON LA LOTTA!
Movimento femminista proletario rivoluzionario -Milano
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333/9415168
C/o Centro documentazione proletaria
Via Bolzano, 18
Fip, 19/06/07
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Contro ogni discriminazione sessuale. Equiparazione tra famiglie e convivenze di fatto. |
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martedì 19 giugno 2007 |
CIRCOLO DI INIZIATIVA PROLETARIA GIANCARLO.LANDONIO VIA STOPPANI 15
(QUART.
SANT’ANNA p.zza princ.)
-21052– BUSTO ARSIZIO – VA –(uscita autostrada A8 Laghi) –
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Formare libere unioni e superare la famiglia matrimoniale. Contro
ogni
discriminazione sessuale, equiparazione tra famiglie e convivenze di
fatto
La regolamentazione delle convivenze di fatto avviene in un momento
di
rognoso attacco del fronte familista, clerico-fascista-nazional-
leghista, contro l’autodeterminazione della donna dei giovani e dei
giovanissimi, a sostegno di un folle riassetto, reazionario e
castigante, della famiglia e del modello sociale. Perciò l’impegno
del
governo di legalizzare i Pacs entro gennaio si è trasformato in un
terreno di melmosa contesa tra cattolici e laici, in un tira e molla
nauseante tra Cei (Conferenza episcopale italiana) e coalizione di
governo e tra le diverse anime della coalizione stessa; in cui tutti,
o
quasi, tirano al ribasso. La rivoltante contesa, in cui si dividono
ideologicamente ma si ricompongono praticamente i sostenitori della
concezione cattolica del matrimonio (tradizionalista,
sacramentalista,
eterosessualista) e quelli della concezione laica (individualista,
patrimonialista, statalista), gira e rigira attorno a luoghi comuni
giuridici senza alcun riferimento ai cambiamenti strutturali della
società, infognandosi nel tunnel oscurantista che porta dalla ragione
alla fede, dalla politica all’etica, dalla parità tra i sessi al
ruolo
ancillare della donna. Occupandoci dei Pacs ci tocca quindi fare
chiarificazioni preliminari di cui avremmo fatto volentieri a meno.
Capitalismo e famiglia
L’istituzione famiglia, per quanto millenaria, non proviene dalla
notte dei tempi. Essa non è esistita nelle epoche più lunghe di
sviluppo della specie umana (nel tribalismo e nella barbarie). È
sorta
con lo schiavismo e ha accompagnato il feudalesimo e il capitalismo.
Il
suo ruolo è stato quello di assicurare la trasmissione dei patrimoni
e
l’educazione dei figli nel rispetto della gerarchia sociale. La
famiglia si è adattata al capitalismo in ogni stadio del suo
sviluppo.
Dallo stadio manifatturiero (17°-18° secolo) allo stadio industriale
(19°-20° secolo); dallo stadio monopolistico (1910-1979) allo
schiavismo tecnologico (1980 in avanti). Evolvendo da famiglia
contadina a famiglia estesa, da famiglia estesa a famiglia nucleare,
da
famiglia nucleare a famiglia unipersonale. E sfaccettandosi in vari
tipi: in famiglia matrimoniale e in convivenze di fatto. La famiglia
matrimoniale basata sul matrimonio religioso ha cinque secoli di
vita.
Le famiglie matrimoniali civili e le coppie non sposate ne hanno
molta
di più. Qualunque sia l’età della famiglia questa è stata sempre il
luogo principale di oppressione della donna nonché la gabbia di
costrizione dei figli in età infantile e giovanile. E da quando
esiste
la famiglia questa è stata sempre accompagnata dalla prostituzione e
dall’adulterio in quanto procreazione e sessualità sono cose distinte
e
il maschio ha appagato sempre, fuori dalla famiglia, i suoi bisogni
sessuali.
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Ultimo aggiornamento ( martedì 19 giugno 2007 )
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Sciopero fame al Cpt di Gradisca |
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mercoledì 13 giugno 2007 |
Storia di Sabri, in sciopero della fame al Cpt di Gradisca
"Se sei clandestino devi rischiare di morire per poter vivere".
Sabri ha 29 anni, gli ultimi otto trascorsi in Italia lavorando saltuariamente, in nero, accontentandosi del lavoro che trovava. L’ultimo che ha svolto era il muratore, poi una mattina mentre si stava recando al cantiere, alla stazione dei treni di Padova la polizia l’ha fermato. Due giorni di Questura e poi il Cpt di Gradisca d’Isonzo, Gorizia.
Dentro il Cpt
E’ bastata una settimana di reclusione a Gradisca perchè Sabri capisse che vivere li è impossibile, che la vita all’interno del Cpt non può neppure essere definita tale.
Sabri non sa che fuori da quelle mura la Coop. Minerva si vanta di gestire un Cpt modello, di aver attivato laboratori ed attività per riempire le giornate dei migranti reclusi. Nella realtà, una volta dentro sei lasciato a te stesso, abbandonato in poche stanze costantemente sotto controllo delle telecamere, circondato da inferiate e obbligato a subire i soprusi da parte degli operatori.
Stare nel Cpt di Gradisca per Sabri vuol dire anche rischiare la vita, un’eventuale espulsione lo condannerebbe a morte. Lui nel suo paese, dalla sua famiglia e comunità non può tornare. Sabri in Italia ha avuto un trascorso di tossicodipendenza, è tantuato da più parti, ha l’orecchino. La sua famiglia lui la definisce integralista, le donne portano tutte il velo, niente alcol, figuriamoci droga! Il padre gli ha detto chiaramente "Fa di tutto per rimanere in Italia perchè se torni a casa ti amazziamo".
Sabri sa che non è un modo di dire.
Lo sciopero della fame
E’ così che Sabri inizia lo sciopero della fame e della sete, l’estremo gesto per cercare di salvarsi, un gesto che all’interno del Cpt rischia di passare inosservato, nel silenzio degli operatori e dei medici. Sabri non è l’unico a fare lo sciopero della fame, ci sono anche altri che all’interno della struttura di Gradisca hanno scelto questa forma di protesta per rivendicare diritti, come Fakhri che vorrebbe solo poter vedere la sua compagna incinta ma che si vede rifiutata la richiesta perchè non sposati ufficialmente.
Passano i giorni e le condizioni di Sabri peggiorano ma invece che ricevere cure riceve calci e pugni, la tecnica usata dalla polizia per disincentivare il suo sciopero. Sabri infatti racconta che dopo qualche giorno di sciopero si è sentito male. La prima visita in ospedale però è stata inutile, il tempo di ricevere una flebo di sali minerali che Sabrì viene riportato al Cpt.
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lunedì 11 giugno 2007 |
Andrea d'Alessano in coma da giorni non ce l'ha fatta !
non si muore a 19 anni, dopo 4 mesi di lavoro !
E' giusto ribellarsi !
abbiamo dichiarato il 12 giugno giornata della memoria dedicata agli operai
dell'ilva e dell'appalto e proposto una fermata generale all'ilva e appalto
non avremmo mai voluto aggiungere il nome del giovane andrea
all'inaccettabile elenco dell'ilva /appalto di taranto
E' invece é avvenuto, la mazzetta che ha colpito Andrea spaccandogli il
casco e poi la testa portandolo all'atroce fine, non é stata una fatalità
ma gli é stata lanciata in testa da chi tiene i lavoratori in condizioni di
rischio continuo di inconcepibile rischio
E' questo si chiama Riva , il suo sistema di comando e gestione dellla
fabbrica la sua politica degli appalti al massimo ribasso
E' questo ricade nella responsabilità di chi parla e annuncia ma niente fa
nella responsabilità di chi nega la postazione ispettiva dentro l'ilVa
il controllo e la prevenzione, la repressione seria delle inosservanze
Ma anche di chi non lotta abbastanza e non contrasta sul campo le
inosservanze
ora il 12 deve essere sciopero generale con manifestazione e corteo
noi dello slai cobas lo convochiamo subito, ma in particolare facciamo
appello a fim/fiom/ uilm a promuoverlo
dobbiamo bloccare la portineria invadere la città
chiamare il nuovo sindaco che martedì si saprà a mettersi subito in prima
fila a sostegno di questa lotta
l'associazione familiari 12 giugno aveva già organizzato una manifestazione
per la sera del 12 in piazza della vittoria con iniziative di denuncia ma
anche teatro operaio e concerto solidale dei due giovani rapper tarantini
Fido Guido e Lo sciamano
vorremmo tutta la città in piazza della Vittoria martedì
e chiediamo a tutti i mass media a contribuire a questa iniziativa
slai cobas ilva taranto
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