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Comunicato di Facciamo Breccia
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martedì 30 ottobre 2007
Facciamo Breccia rivendica il sostegno all’azione compiuta ieri da un gruppo di attivisti/e di “Militant” che, sulla chiesa di S. Eugenio a Roma, gestita dall’Opus Dei e dove furono celebrati i funerali del fondatore Echevarria, hanno affisso una gigantografia della Guernica di Picasso e la scritta “Chi ha ucciso, torturato e sfruttato non può essere beato”. Parimenti sostiene il volantinaggio di un nostro comunicato compiuto – in territorio italiano – da parte di simpatizzanti del nostro coordinamento, a cui la Digos ha poi sequestrato i volantini dopo aver condotto i due ragazzi in questura. Atti simbolici che hanno raggiunto il core e la testa di tutte e tutti coloro che lottano in Italia in nome dei valori della laicità e dell’antifascismo.

La beatificazione di 498 franchisti (“casualmente” nell’anniversario della marcia su Roma) voluta dal Vaticano è un fatto politico, che va ad inserirsi in un progetto ad ampio spettro della gerarchia d’oltre Tevere.

Con il papato Ratzinger la chiesa cattolica ha fatto un salto di qualità: priva di rappresentanti credibili “noleggiati” nei partiti collaterali, scende in campo direttamente nel nome della restaurazione di un sistema che, come nella Spagna franchista, la veda soggetto dominante (in terra, e non in cielo) e beatifica quelli che, da destra, ne difesero il potere temporale.

Facciamo Breccia denuncia la politica italiana per non aver detto nulla su questo ennesimo sdoganamento del fascismo e sul potere che il Vaticano si arroga nella riscrittura revisionista della storia.

Contro queste operazioni ideologiche rivendichiamo l’azione delle/gli antifasciste/i di Roma – etichettati dai media come autonomi, anarchici, no global – che hanno voluto difendere la memoria delle migliaia di donne e uomini che hanno lottato in Europa contro il nazi-fascismo e che sono morti per mano dei franchisti, dei fascisti, dei nazisti e nei campi di concentramento.

Allora chiediamo all’on. Folena di Rifondazione Comunista, che dichiara (su Repubblica) “non va sottovalutato il fatto che manifestazioni come quelle di ieri, oltre ad essere strumentali, possono avvelenare il clima sociale” se non crede che anche i partigiani e le partigiane abbiano avvelenato il clima sociale. Noi crediamo che lo abbia avvelenato lui votando, nella scorsa finanziaria, l’esenzione dall’ICI per le proprietà, anche a scopo di lucro, della chiesa cattolica. O anche quello non è stato un atto politico, ma solo spirituale?

A chi, come Giordano Bruno Guerri su “Il Giornale”, scrive che ad essere in piazza ieri erano “probabilmente” coloro che in altre occasioni avevano urlato “Dieci, cento, mille Nassirya”, rispondiamo che fuori dalla chiesa di S. Eusebio ieri c’erano gli stessi e le stesse che, in altre occasioni, hanno scandito lo slogan “10, 100, 1000 Porta Pia”.

Coordinamento Facciamo Breccia

29 ottobre 2007
 
Nasce radio.copydown.org
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martedì 23 ottobre 2007
Eccolo qui:
http://radio.copydown.org/
il blog di radiocopyDOWN, trasmissione in onda tutti i giovedi alle 23,00
dalle frequenze di RadiOndaRossa (87.9FM su Roma e dintorni e in streaming
sul sito della radio)

Autoproduzioni no copyright e copyleft, diritti digitali e altro ancora
sono gli argomenti di quest'ora/ora e mezza di musica e parole, con
oscillazioni preoccupanti tra il serio e il faceto...

l tutto nasce a partire dalle comunita' che ruotano intorno al sito
copyDOWN e alle 2 maling list copyDOWN e (L)eft (vedi a lato blog)

Volete collaborare o segnalarci qualcosa? Questa e' una costruzione
collettiva: scriveteci! radiocopydown(at)inventati.org
 
Cgil Cisl Uil proclamano la vittoria ....
Valutazione utente: / 1
lunedì 15 ottobre 2007
Cgil Cisl Uil proclamano la vittoria ....

Cgil Cisl Uil proclamano la vittoria. Ma per i lavoratori non cambia nulla. Pensioni sempre peggio e sempre più a rischio. Precarietà a gogò. Salari e diritti sempre più bassi.

A cambiare sono gli stessi sindacati che con questa vicenda aprono la strada al modello neocorporativo.

Sullo scontato, prevedibile, predeterminato risultato della consultazione sul protocollo del 23 luglio, si è giustamente rilevata la scarsa trasparenza nelle operazioni di voto sopratutto tra i non attivi. In effetti l’assenza di regole (perchè questo comporta l’aver promulgato regole generiche e fumose) ha permesso alle sedi esterne i luoghi di lavoro di gestire la votazione senza controlli.

Ma ancora più di questo ciò che inficia la credibilità di questa consultazione è stata la chiusura di ogni spazio democratico di espressione, che aveva come unico obiettivo quello di impedire la divulgazione delle legittime posizioni contrarie all’accordo.

Di fatto Cgil Cisl Uil hanno operato per fare arrivare ai lavoratori, ai precari, ai disoccupati, ai pensionati solo le ragioni del Si, senza spiegare loro il merito dell’accordo ma mettendo in campo una banale propaganda orientata a celebrare le poche cose positive ed a nascondere le molte negative.

Non è un caso che nelle fabbriche (dove le ragioni del NO hanno potuto in qualche modo entrare) i risultati del referendum siano ben diversi dal dato generale.

Non solo. A dimostrare come la consultazione finale sia stata fin dall’inizio programmata in modo da avere certo il risultato finale pesa il contraltare di una trattativa volutamente gestita senza alcun coinvolgimento dei lavoratori, tutta chiusa e subalterna alle esigenze imposte dal Governo.

E ora ? ....

Cgil Cisl Uil intascato il risultato che avevano già programmato e poi organizzato con la messa in campo di tutta la capacità di controllo della loro enorme burocrazia, possono ora autocelebrarsi esibendo una rappresentanza formale a giustificazione della bontà della loro deriva neocorporativa .

Il Governo esulta perchè può ora utilizzare il Si organizzato e conquistato da Cgil Cisl Uil per continuare la sua opera di smantellamento dello stato sociale.

Confindustria esulta perchè ora (dopo aver intascato tutto l’intascabile) può rilanciare (senza troppa opposizione da parte sindacale) anche sullo smantellamento del contratto nazionale e chissà poi su cosa altro.

A paradosso della celebrata bontà dell’accordo, proprio a conclusione della consultazione ecco che Draghi (Banca d’Italia) se ne esce dicendo che l’accordo va bene ma non basta. L’età pensionabile andrà allungata ulteriormente e la riduzione dei coefficienti che l’accordo prevede praticamente in via automatica ogni tre anni a partire dal 2010 dovrà essere rivista a cadenze più stringenti.

Ovviamente nessuno ha contestato Draghi mentre continuano ad infuriare le polemiche contro quelli che sostenevano le ragioni del NO all’accordo.

L’appetito vien mangiando. C’è quindi da credere che questo accordo non conclude nulla e che ancora ci troveremo a parlare di pensioni fra non molto.

Ma immediatamente vedremo aprirsi un capitolo particolare.

L’accordo e la propaganda unitariamente messa in campo in sua difesa dimostra la compattezza tra i soggetti concertativi, sindacati, governo, capitale industriale e finanziario.

L’entusiasmo per questa nuova fiammata concertativa è tale che Epifani, seppur a favore di piccoli interventi di modifica sull’accordo, si premura di precisare che ciò si potrà fare solo se tutti i tre soggetti concertativi saranno d’accordo. Stamane ha ricevuto Montezemolo al quale ha garantito che la Cgil non farà alcuna forzatura su possibili modifiche all’accordo e col quale ha discusso dei prossimi capitoli dell’agenda sindacale a partire dai modelli contrattuali.

Ancor più entusiasta Bonanni (Cisl) che a fronte del risultato del voto sull’accordo dichiara che ora, finalmente, il sindacato potrà cambiare (ricordiamo che Bonanni è quello che solo due giorni addietro aveva affermato che è ora di smetterla di contrattare il salario a prescindere).

Ma questa rinnovata convergenza tra i soggetti concertativi (a spese delle nostre pensioni e delle nostre condizioni di lavoro) ha una zeppa tra i piedi che va assolutamente rimossa.

Possono metterla come vogliono ma in primo luogo i sindacati sanno che il NO è stato forte sopratutto la dove il sindacato è più radicato (cioè nei luoghi di lavoro). E la Cgil sa bene che la stragrande maggioranza di questi NO vengono dagli iscritti alla Cgil.

Ancor più grave è che la Cgil sa bene che questo NO è un NO forte ed importante anche perchè ha una sua rappresentanza dentro la Cgil, sopratutto nella FIOM e nella Rete28aprile.

Lavoro e Società (nella sua forma organizzativa nazionale) è già stata recuperata a miti consigli semplicemente minacciandola con la disdetta di quell’accordo precongressuale che ha permesso all’area d mantenere tutte le sue posizioni negli apparati, non così facile sarà rimuovere la presenza critica della Fiom e della rete28aprile.

E’ chiaro che una accelerazione del passaggio da un sindacato concertativo ad un sindacato che accetta di stare nelle regole di un modello di tipo neocorporativo deve prima liquidare ogni resistenza interna, sopratutto se le ragioni di questa sono radicate anche nei luoghi di lavoro.

I segnali di questa resa dei conti sono già evidenti.

Già durante la trattativa si è impedito che nel dibattito interno alla Cgil anche le posizioni critiche fossero messe in condizione di condizionarne la gestione. Di fatto la segreteria ha accentrato ogni potere, scavalcando il direttivo nazionale fino all’ultimo, fino ad impedire (due giorni prima della firma) che il direttivo si esprimesse con un voto sul mandato da affidare alla segreteria nazionale.

Si è continuato col minacciare ricorsi alla magistratura interna della Cgil contro chiunque avesse sostenuto ed organizzato il NO all’accordo, arrivando ad imporre che tutti i sindacalisti andassero nelle fabbriche a sostenere il SI all’accordo.

Si sono attaccate le voci critiche all’accordo indicandole come irresponsabili, e guidate da obiettivi politici, cioè di voler fare cadere il Governo.

Le segreterie nazionali di Cgil Cisl Uil hanno fin qui fatto di tutto per fare capire che la democrazia sindacale non esiste più, e che da ora in poi dovrà essere preso come oro colato, come verità assoluta ed immodificabile ciò che loro decideranno di concordare con Confindustria e Governo nelle strette e segrete stanze del potere in nome di un progetto che nulla ha di sindacale.

Ma, visto che ancora c’è qualche testardo che crede che prima di una trattativa bisogna discutere e votare una piattaforma assieme a tutti i lavoratori, che una trattativa si apre per affrontare il quadro dei bisogni che il mondo del lavoro esprime e non per togliere le castagne dal fuoco di un ceto politico in difficoltà e perennemente alla ricerca di soluzioni per fare cassa sulla pelle dei lavoratori, e che infine per fare votare un’accodo bisogna spiegarlo per quello che è senza falsità in un quadro dove tutte le posizioni siano libere di esprimere le loro ragioni, ecco che in Cgil si sta pensando di rivedere lo Statuto per ridurre al minimo l’agibilità e la visibilità della critica interna.

Una bella virata accentratrice quindi, che ha il sapore di una operazione liquidatoria di ogni contraddizione interna che avverrà necessariamente per via coercitiva.

La vicenda del protocollo firmato lo scorso 23 luglio ha quindi reso esplicita la deriva sindacale e aprirà, sopratutto in Cgil, un confronto di tipo congressuale il cui perno sarà proprio la questione della democrazia.

la deriva neocorporativa (sia nel sindacato come in politica) deve infatti superare l’ultimo ostacolo per affermarsi ..... rimuovere ogni dissenso, chiudere ogni spazio di vera partecipazione democratica e verifica dal basso, per poter celebrare se stessa come verità immanente ed assoluta a prescindere.

In fondo ... proprio quello che ci hanno fatto vedere con le modalità di gestione di questa ultima consultazione.

12 ottobre 2007

Coordinamento RSU

www.coordinamentorsu.it
 
Referendum
Valutazione utente: / 1
venerdì 12 ottobre 2007
Ai referendum svoltisi a livello nazionale e nelle assemblee, molto più estesamente di quanto il regime fascista abbia fatto pubblicare, i NO sono maggioritari, ne abbiamo notizie precise non solo dalla Fiat Auto di Torino, ma anche da Fiat Auto Pomigliano d’Arco, Fiat Sata Melfi, Fiat Holland Modena. Anche a Marghera i no sono stati maggioritari (assemblea in Raffineria, per esempio), e l’astensione al voto (boicottaggio) è stata massivamente praticata anche dagli operai (alle Acciaierie Beltrame per esempio). Alla ILVA di Taranto, per esempio, il boicottaggio ha riguardato 15.000 operai su 20.000. Ovviamente come per la sconfitta del TFR, anche in questo caso i risultati saranno dati con largo ritardo e senza citare la % dei votanti, né l’impossibilità di votare per milioni di lavoratori precari.
Una relazione dettagliata del voto nel Bollettino Operai Auto-Organizzati n.15
Qui alcuni dati tabella in corso
assemblea in Raffineria 1-10    maggioranza no
Fincantieri   (senza appalti)   astensione 600  si 176 no  785
appalti Fincantieri             2000 operai
Bencksider Mira                 astensione 238  si 155 no  102
Enel comp. Ve                   astensione 114  si 121 no   79
Aeronavali Tessera              astensione 229  si 147 no  447
N.U. (Venezia ex Vesta)         astensione 844  si 127 no   29
Auchan Zelarino-Marcon          astensione 369  si 86  no    4
Syndial-Ineos-EVC-P.E.          astensione  20????? si 665???? no 232
appalti Petrolchimico           3000 operai
Dati di forte astensione in diverse altree fabbriche di Marghera
Aprilia Noale                   astensione 25   si  86 no  189
Alcoa Fusina                    65% no tra i votanti
Fracasso Fiesso d'Artico        90% NO
Savio Marghera                  600 operai - vot.62% - no 60,5%
Plastal Oderzo                  astensione 220  si 300 no  179
Zanussi (BL)                    astensione 400  si 160 no   40

Proteste per brogli a Padova

  

HTTP://WWW.ECN.ORG
 
No al caro libri
Valutazione utente: / 0
venerdì 28 settembre 2007
CONTRO IL CARO-LIBRI. VOGLIAMO GARANTITO IL DIRITTO ALLO STUDIO!
 
Anche quest’anno gli studenti dovranno sborsare cifre esorbitanti per
permettersi di frequentare la scuola. Secondo i dati di Altroconsumo
infatti, l’aumento di spesa medio nazionale per la dotazione libraria nelle
classi delle superiori, riferito al periodo 2005-2007, sarebbe del 14% a
questo si aggiunge il pagamento della tassa d’iscrizione. Nonostante
l’istruzione diventi sempre più costosa, il servizio scolastico italiano è
molto carente. Primo fra tutti l’annoso problema dell’edilizia scolastica:
le nostre scuole ogni anno diventano sempre più fatiscenti nonché
pericolose, infatti sempre più raramente vengono effettuati lavori di
manutenzione. In molte scuole mancano i servizi igienici sufficienti, i
laboratori e le palestre necessarie per fornire un’adeguata qualità del
servizio formativo. L’esempio eclatante a Palermo è quello del Vittorio
Emanuele II che quest’anno è la scuola che ha visto i maggiori aumenti per
l’adozione dei libri di testo e inoltre si prospetta un anno di lezioni
organizzate in doppi turni che arrecheranno ulteriore disagio agli studenti.
Ma di casi come questi ce ne sono anche in molte altre scuole della città. A
tutti questi problemi, il ministro dell’istruzione Fioroni, sembra non voler
dare risposta così come in passato i precedenti ministri sia di governi di
centro-“sinistra” sia di centro-destra. L’istruzione è un diritto
fondamentale è non deve essere calpestato nè dagli interessi economici degli
editori nè dai governi che perseguono politiche classiste per escludere i
poveri dal sapere privando loro dello sviluppo di una coscienza critica. Noi
denunciamo con forza il perseguimento di tali politiche classiste che fanno
in modo che i figli dei ricchi saranno la futura classe dirigente e i figli
dei poveri rimangano ignoranti e sfruttati da padroni sia di destra che di
“sinistra”. È necessario che gli studenti facciano sentire la loro voce per
reclamare una scuola pubblica,laica e accessibile a tutti.
 
Organizziamoci e lottiamo per:
 
Libri a basso costo
Scuole sicure e attrezzate
 
 
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