SCIOPERO GENERALE CONTRO LA MACELLERIA SOCIALE
NON PAGHEREMO LA CRISI E I DEBITI DEL CAPITALISMO!
Il governo Berlusconi ha varato una manovra da 25 miliardi di euro contenente misure che eliminano decine di migliaia di posti di lavoro, colpiscono stipendi e pensioni, attaccano la contrattazione, tagliano risorse agli enti locali, all'istruzione, alla cultura.
Gli effetti del piano di “rientro dal deficit” sono chiarissimi: i lavoratori dovranno compiere ulteriori sacrifici, diminuirà il loro potere di acquisto, peggioreranno le condizioni di lavoro e di vita e si approfondirà l’abisso esistente fra le grandi masse e l’oligarchia finanziaria.
In tal modo Berlusconi e Tremonti, dopo aver mentito spudoratamente parlando di “ripresa”, stanno intenzionalmente aggravando la crisi economica, le cui conseguenze saranno ancor più subite dagli operai con licenziamenti di massa, cassa integrazione, aumento dello sfruttamento.
Contemporaneamente questo governo reazionario sta andando avanti con lo smantellamento dei diritti conquistati con dure lotte dalla classe operaia. Il famigerato “Collegato lavoro”, con cui si vuole demolire lo Statuto dei Lavoratori, sarà approvato a breve.
Tutto ciò ancora non basta ai padroni che reclamano “misure strutturali”. Per salvare il loro anacronistico sistema vogliono riportarci indietro di un secolo a forza di ricatti occupazionali, accordi separati e diktat dell'U.E.
L’obiettivo è scaricare sulle masse lavoratrici il peso della crisi e dei debiti del capitalismo per difendere gli interessi di una minoranza di sfruttatori e di sanguisughe che continuano ad arricchirsi, a vivere nel lusso e nello spreco, con i conti correnti nei paradisi fiscali.
Infatti nessuna misura è stata presa contro i monopoli finanziari che continuano a fare profitti enormi, contro gli speculatori, gli evasori fiscali (300 miliardi annui di imponibile sottratto, pari a dodici finanziarie!), i grandi patrimoni, le rendite finanziarie, i mafiosi, i corrotti. Nessun taglio ai fondi che vanno al Vaticano, alle crescenti spese militari, alle “grandi opere” inutili e dannose, nessuna requisizione dei “tesoretti”. E poi dicono di voler combattere la speculazione!
Di fronte all'inaccettabile operazione di macelleria sociale compiuta dal governo Berlusconi è necessario che i lavoratori esprimano con forza il rifiuto di divenire le vittime di una politica al servizio esclusivo del capitalismo monopolistico.
I lavoratori non sono i responsabili della crisi e dei debiti e non devono pagarli! Che li paghino i capitalisti, i ricchi, i parassiti, coloro che ne sono i responsabili e ora ne beneficiano!
Alle manifestazioni e agli scioperi che i sindacati stanno mettendo in campo è importante che partecipi il maggior numero possibile di lavoratori. Tuttavia essi sono ancora insufficienti, poiché scioperi di categoria o parziali con manifestazioni locali non sono la risposta all'altezza della situazione.
Contro l'offensiva capitalista e la reazione politica serve la mobilitazione più decisa, unitaria e generale.
Perciò è necessario che tutti i sindacati e gli organismi sociali che si oppongono alle manovre del governo Berlusconi organizzino un primo sciopero generale nazionale di 8 ore, con manifestazione sotto Palazzo Chigi per esigere il ritiro delle misure antioperiaie e antidemocratiche.
Al tempo stesso dobbiamo denunciare e combattere la politica odiosa dell'U.E., strumento di dominio e di sfruttamento dei lavoratori e dei popoli. La migliore solidarietà che possiamo offrire ai lavoratori greci e degli altri paesi che si sono ribellati alle misure di “austerità” è quella di combattere con identica determinazione nel nostro paese la stessa politica antipopolare, fino a rompere la gabbia costruita dai monopoli europei!
La crisi non è finita, ma si aggrava. Oggi sono colpiti i lavoratori pubblici, domani sarà di nuovo il turno della classe operaia, che più di tutte le altre classi paga le inevitabili conseguenze del capitalismo.
Possiamo respingere gli attacchi della borghesia, se non ci lasciamo paralizzare dai complici dei padroni e dalla finta opposizione parlamentare. Possiamo licenziare Berlusconi con la lotta a oltranza nelle fabbriche e nelle piazze, coinvolgendo la popolazione. Non per mandar su un governo di “coesione nazionale” che continuerà la stessa politica dei sacrifici, ma per aprire la strada alla vera alternativa rivoluzionaria: un governo degli operai e degli altri lavoratori sfruttati che darà soluzione ai problemi vitali delle masse lavoratrici e delle giovani generazioni.
Come? Socializzando i mezzi di produzione e di scambio, organizzando in modo razionale e pianificato la società, facendola finita con lo sfruttamento, il parassitismo, le guerre di rapina, la devastazione ambientale.
E’ all’interno delle lotte odierne che gli elementi migliori e più combattivi del proletariato devono compiere passi avanti nella ricostruzione del partito comunista, forza dirigente della lotta per una nuova società! Piattaforma Comunista
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Nell'odiosa manovra che il governo Berlusconi sta varando la condizione delle donne viene attaccata da più provvedimenti: per l'allungamento delle pensioni che ha al centro l'accelerazione dell'allineamento dell'età di vecchiaia delle donne con quella degli uomini, per portarla a 65 anni, facendo subito salire di un anno l'età per le lavoratrici statali; per il taglio delle spese nella scuola dove la maggioranza sono donne che si concretizzerà in blocco delle assunzioni ma anche in licenziamenti (vedi insegnati precari e lavoratrici delle pulizie); per i tagli ai Comuni e Regioni che si trasformeranno immediatamente in tagli ai servizi, asili, strutture sanitarie; per i tagli diretti alla sanità.
Da un lato con l'allungamento dell'età pensionabile non si riconosce alle donne il doppio lavoro, dall'altro contemporaneamente si aumenta questo doppio lavoro, scaricando sulla famiglie e quindi sulle donne il peso dei servizi tagliati, come il peso di dover far quadrare ogni giorno salari ridotti all'osso e aumento dei prezzi, delle tariffe, dei costi dei servizi sociali. Mentre alle lavoratrici del PI si costringe a restare al lavoro fino a 65 anni, ad altre si tagliano i posti di lavoro, con un "ritorno in casa" che le rende totalmente dipendenti dalla famiglia.
Contro questi inaccettabili provvedimenti che per le donne uniscono peggioramento delle condizioni di lavoro e di vita ad aumento dell'oppressione, non possiamo delegare la risposta ai sindacati. Cisl e uil già anticipano che possono accettare questi sacrifici se equamente vengono distribuiti; la cgil indice iniziative di facciata, ma Epifani subito dà la disponibilità a sedersi ai Tavoli in maniera responsabile; nel Pubblico Impiego, poi, i sindacati autonomi dicono sciocchezze solleticando gli istinti corporativi e opportunisti di parte del personale e proponendo niente scioperi, niente lotte ma inutili petizioni. I sindacati di base, RdB/cobas indicano manifestazioni/sfilate "rigorosamente" di sabato quando la protesta non può attaccare i centri di potere politico e economico. Molti si propongono come bravi/sciocchi risolutori di strade alternative.
Noi pensiamo, invece, che ad attacco complessivo dobbiamo rispondere con una lotta complessiva, dura e prolungata, sui posti di lavoro come nei quartieri, come nelle case. CON UNO SCIOPERO TOTALE DELLE DONNE.
Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario
28.5.010
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Governo e Confindustria passano ogni limite, grazie all’assenza di una opposizione vera.
In un colpo solo, mentre la Fiat vuole contratti polacchi, il governo muove guerra frontale al pubblico impiego: con blocco dei contratti, licenziamento di massa dei precari, nuovi tagli a cascata su scuola e sanità, elevamento dell’età di pensione.. Perché tutto questo? Per garantire i banchieri, italiani ed europei, sulla tenuta di titoli di Stato che hanno comprato ( risparmiando sulle tasse). Cioè per garantire i principali rapinatori di salari, pensioni, servizi degli ultimi vent’anni, oltreché i principali responsabili del crack.
Di fronte a questo scandalo, c’è il disarmo dell’”opposizione”. Prodi si congratula con..Tremonti. Il PD chiede meno tasse per i padroni, alla coda di De Benedetti. Di Pietro vota il Federalismo di Bossi ( più soldi a padroni e cliniche del Nord, più saccheggio di servizi pubblici al Sud). Tutti pendono dalle labbra di Marcegaglia. Mentre Cisl e Uil fanno scudo al governo, e la Cgil convoca uno sciopericchio ridicolo di 4 ore. Quanto alle cosiddette sinistre “radicali”- ex ministeriali- si limitano a “denunciare”, senza proporre alcuna azione reale: per non spaventare..il PD ed Epifani.
Questo spettacolo deve finire. E’ l’ora di agire. E’ ora che tutte le sinistre politiche e sindacali promuovano unitariamente una mobilitazione vera, radicale, prolungata; che si combini con l’occupazione delle aziende che licenziano, il presidio dei pubblici uffici e delle scuole, l’assedio di massa di governo e Parlamento; che si unisca alle mobilitazioni in corso in altri paesi europei; che duri sino alla sconfitta di governo e padronato. Lo sciopero generale del 25 Giugno va prolungato in questa direzione
Paghi chi non ha mai pagato! Si tassino i grandi patrimoni, rendite, profitti. Si annulli il debito pubblico verso le banche, che vanno nazionalizzate senza indennizzo, sotto controllo sociale. Si abbattano spese militari e privilegi clericali . Si investano le risorse così liberate per allargare le protezioni sociali e promuovere un grande piano per il lavoro. Si apra un vera prova di forza per cacciare assieme a Berlusconi le classi dirigenti del Paese, liberando la via per una vera alternativa.
Il Partito Comunista dei Lavoratori ( PCL) si batterà in ogni caso e ovunque per una vera ribellione sociale, contro lo spirito della rassegnazione e della resa.
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
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http://www.pclavoratori.it
Sez. prov. di Bologna http://sites.google.com/site/pclbologna
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Campagna immigrati-sicurezza sul lavoro
La Rete nazionale per la sicurezza sul lavoro ha partecipato ai lavori del 1° Congresso nazionale dei comitati immigrati a Roma il 24 e 25 aprile per portare la proposta di mobilitazione contro le morti sul lavoro dei lavoratori immigrati. Un'obiettivo che, come Reteci siamo dati in occasione della assemblea nazionale di gennaio a Roma , ripresa in qella occasione dal rappresentante del comitato immigrati di Roma.
La denuncia delle disumane condizioni di sfruttamento, del moderno schiavismo, che portano i lavoratori immigrati a morire nei luoghi di lavoro e restare per sempre "invisibili", senza diritti, è stata gridata forte proprio dagli stessi proletari immigrati dal palco della manifestazione nazionale autorganizzata degli immigrati del 17 ottobre dell'anno scorso ed è state presente nelle mobilitazioni del primo marzo.La Rete ha portato il proprio contributo al Congresso, presentando una mozione per proporre una campagna nazionale autorganizzata su immigrati e morti sul lavoro (il testo è stato messo nella nostra mailing list nei giorni in cui si teneva il Congresso) che veda la partecipazione di un ampio fronte, da chi si impegna contro le morti sul lavoro al movimento antirazzista. Abbiamo chiarito che sulla sicurezza sul lavoro è necessaria una campagna specifica e abbiamo, per questo, fatto conoscere la nostra esperienza.
La mozione della Rete per la sicurezza sul lavoro è stata fatta propria da uno dei tavoli tematici con cui si sono svolti i lavori: quello sul lavoro/sindacalismo che ha proposto al Congresso l'organizzazione di una giornata di lotta nazionale con sciopero su una piattaforma generale per la rottura netta tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro; una campagna per la sicurezza sul lavoro; la lotta contro il lavoro nero e lo sfruttamento, contro il razzismo che divide i lavoratori e per una piena parità di diritti, salario, pensioni; per il reddito minimo garantito per tutti; per il libero accesso ai concorsi pubblici senza l'obbligo della cittadinanza.
Ora, come Rete, dobbiamo impegnarci assieme ai comitati immigrati per la riuscita di una campagna con almeno tre iniziative di rilievo nazionale . Le iniziative sono da costruire con i comitati immigrati . Pensiamo comunque una al nord (milano -coop brembio, origgio/varese, turate, corteolona, ortomercato, via padova e cie; o brescia -dov'è riuscito lo sciopero del 1 marzo, una al centro pensiamo possa essere svolta a massa carrara e una al sud che potrebbe coincidere con la due giorni nazionale dei comitati immigrati a carattere seminariale in giugno a Reggio Calabria
Le iniziative proposte prevedono assemblee, mozioni da firmare nei luoghi di lavoro, presidii sit-in, presentazione libri (penso per es. a Berizzi, Morte a 3 euro. Nuovi schiavi nell'Italia del lavoro), sono disponibilei e possibili uno spettacolo teatrale di attricecontro, "madama cie", film "come un uomo sulla terra" (l'altra faccia della politica razzista di questo governo: le atrocità degli accordi con la Libia) ecc
Enzo per la Rete sicurezza sul lavoro
07/05/2010
Appello inviato agli immigrati:
Ai lavoratori immigrati,
al Congresso dei Comitati immigrati del 24-25 a Roma è stato deciso di realizzare una campagna sulla sicurezza sul posto di lavoro per i lavoratori immigrati. Gli infortuni sul lavoro ai danni dei lavoratori stranieri in Italia aumentano di anno in anno: 124.828 nel 2005 (13,3% sul totale nazionale), 129.303 nel 2006 (13,9%), 140.785 nel 2007 (15,4%) e 143.561 nel 2008 (16,4%) con 189 casi mortali. Sono dati INAIL del 2010 che presumono la regolarità del rapporto di lavoro e che tutti gli infortuni vengano denunciati. Ma sappiamo che la realtà non è così.
E' una campagna necessaria perchè su questo tema non c'è stata ancora una mobilitazione specifica in Italia che denunci la condizione di "invisibilità" nelle fabbriche, nei cantieri, nelle campagne, dei lavoratori immigrati e che lotti per la difesa dei diritti, a partire da quelli della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, e della dignità di esseri umani che lavorano e faticano e non di moderni schiavi sfruttati per il profitto dei padroni italiani.
Con la manifestazione del 17 ottobre dello scorso anno, con la recente rivolta di Rosarno e lo sciopero del 1° Marzo, i lavoratori immigrati hanno ribadito proprio questo e intendono andare avanti a testa alta per non essere ricacciati nell'"invisibilità" dell'oppressione quotidiana.
Come Rete Nazionale per la sicurezza sul lavoro ci battiamo contro la guerra "incivile" ai lavoratori che il padronato porta avanti, con i governi loro amici e, oggi ancora più, con il governo Berlusconi-Bossi.
Ai padroni non gli basta averci rubato i salari, negato i diritti nei luoghi di lavoro dove l'unica "legge" è la dittatura padronale, dopo averci condannati ad una precarietà senza fine, ma hanno creato le condizioni perchè andare a lavorare è come andare in guerra. Profitti e vita, salute, degli operai sono una contraddizione.
Ma la condizione dei lavoratori immigrati è ancora peggiore perchè umiliata dal razzismo di stato che incita ai peggiori istinti xenofobi tra le masse per dividere, ricattare e sfruttare meglio con salari inferiori, precarietà e lavoro nero, senza ammortizzatori sociali, senza stato sociale. Il legame permesso di soggiorno-contratto di lavoro è la sintesi del moderno schiavismo.
Per questo abbiamo partecipato come Rete al Congresso degli immigrati portando il nostro contributo -una mozione che riproponiamo al termine di questo appello- sulla battaglia contro le morti sul lavoro dei proletari immigrati.
Il 1° Congresso dei comitati immigrati ha detto chiaramente che l'unità con i proletari italiani è l'unica strada che rende più forti gli sfruttati.
E' ora di percorrerla seriamente assieme.
Siamo dello stesso sangue, appartenenti alla stessa classe oppressa.
Dobbiamo preparare una mobilitazione nazionale per l'autunno e raccogliere le forze e le adesioni necessarie per farla riuscire.
Come Rete vi proponiamo almeno tre iniziative di rilievo nazionale per i prossimi 2 mesi. Una al nord (Milano, Brescia?), una al centro (Massa Carrara?) e una al sud (potrebbe coincidere con la due giorni nazionale dei comitati immigrati a carattere seminariale in luglio a Reggio Calabria).
Realizziamole assieme con assemblee, mozioni da firmare nei luoghi di lavoro, presentazione libri, spettacoli teatrali,film.
Mozione proposta
Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro
Immigrazione e morti sul lavoro
Il supersfruttamento, lo schiavismo, il ricatto del lavoro in ogni condizione provoca sempre più morti di operai immigrati, nei cantieri, nelle fabbriche, nelle campagne.
Quando muoiono nessuno se ne occupa, spesso non hanno familiari vicino, sono alla mercé della legge del padrone.
È ora di mobilitarsi
Costruiamo una campagna nazionale autorganizzata con l'adesione e la partecipazione di tutte le realtà impegnate nella lotta contro le morti sul lavoro, la precarietà, lo sfruttamento, per i diritti dei proletari contro il razzismo, le leggi anti-immigrati e i lager CIE.
Per adesioni, info, materiali:
Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro
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