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genova: una sentenza infame
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Tuesday 23 June 2009

UNA SENTENZA INFAME

Ci risiamo: dopo l'ignobile sentenza sulla notte
della "macelleria messicana" della scuola Armando Diaz di
piazza Merani a Genova - avvenuta il 22 luglio 2001 - con
l'assoluzione dei vertici delle "forze dell'ordine" e la
condanna a pene vergognosamente basse per i loro servi di
grado inferiore, non si placa l'ondata autoassolutoria del
sistema borghese.
E' di domenica 21 giugno la notizia - noi la riprendiamo
dal quotidiano reazionario torinese "La Stampa", pagina 19,
articolo di Alberto Gaino - che il gip Dante Cibinel ha
archiviato l'inchiesta sul massacro del 6 dicembre 2005
alle ore 3:26, quando squadroni di agenti di "pubblica
sicurezza" e di loro colleghi della "fiamma sul berretto"
sgombrarono in piena notte, con l'aiuto persino di ruspe,
il presidio NO TAV di Venaus, provocando 19 feriti tra i
manifestanti che in quel momento dormivano nelle loro tende.
La motivazione del provvedimento è di per sé già uno
schifo: il pm, del quale nell'articolo non si fa il nome,
aveva chiesto l'archiviazione perché aveva escluso che
le "condotte dei singoli" si potessero ricondurre ad un
disegno preordinato, e chi fosse stato "omesso controllo"
da parte dei funzionari ed ufficiali responsabili sul
campo; il gip ha accolto la sua tesi.
Qualcosa però non ci quadra: siccome quella notte vi furono
19 feriti - tra cui donne, vecchi e bambini manganellati
senza pietà né discernimento mentre dormivano nei propri
sacchi a pelo - di chi è la colpa di tutto questo?
Il gip sostiene che nessuno è perseguibile perché è
impossibile individuare i singoli sbirri picchiatori, ma
nel contempo esclude l'omesso controllo da parte di
ufficiali e funzionari; delle due l'una: o non si può
risalire a chi si è divertito a spaccare teste, oppure i
capi dell'operazione conoscono bene coloro che hanno
operato con tanto zelo... tertium non datur.
In questo secondo caso i funzionari ed ufficiali avrebbero
dovuto essere incriminati quantomeno per falso ideologico;
nel primo caso, invece, se realmente si sostenesse che non
vi è stato omesso controllo, saremmo davanti ad un ordine
ben preciso, ed allora il comportamento di questi signori
sarebbe stato ancora più criminale.
E' chiaro come questa sentenza si inserisca nell'ambito
della costruzione di uno Stato moderno fascista, dove
le "forze dell'ordine" possono impunemente massacrare
cittadini inermi per difendere gli interessi della nazione
borghese.

Torino, 21 giugno 2009


Stefano Ghio - Torino
 
Elezioni e lotta di classe
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Wednesday 10 June 2009
Elezioni e lotta di classe

La crisi capitalista evidenzia sempre più i contrasti di classe, ma con il nazionalismo, il razzismo e la concorrenza fra proletari, la classe borghese imperialista (i padroni di tutto il mondo) alimenta la guerra fra poveri distogliendoli dal loro vero nemico: il capitale internazionale. I dati della guerra di classe fra operai e padroni, dall’inizio dell’anno, sono questi: 500 mila posti di lavoro in meno a causa dei licenziamenti e della cassa integrazione. Mentre diminuiscono i lavoratori occupati si introduce il nuovo Testo Unico sulla Sicurezza, che dà mano libera ai padroni e licenza di uccidere in nome del profitto, scagionandoli dalle responsabilità che verranno scaricate sui sottoposti o addirittura sulle vittime. Intanto, aumentano in percentuale gli infortuni sul lavoro e le morti da lavoro.
Dall’inizio dell’anno al 1° maggio le vittime dello sfruttamento sono: morti sul lavoro 343, infortuni 343.738, invalidi 8.593.

Come sempre durante le elezioni la lotta di classe viene messa in soffitta, i crimini dei padroni nascosti e il conflitto di classe viene sostituito dallo scontro elettorale, il nemico diventa chi non si riconosce nelle istituzioni che legittimano lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, tutti i partiti si trovano d’accordo sul fatto che si vada a votare e combattono l’astensionismo crescente che è un segno evidente del fatto che strati sempre più vasti di proletari non si riconoscono nelle istituzioni borghesi. In queste - come in tutte le elezioni - generalmente vince la democrazia borghese rappresentativa, che ci fa scegliere “liberamente” chi deve rappresentare - al parlamento europeo o italiano, o localmente - gli interessi del capitale e garantire nel modo migliore lo sfruttamento.

Con i licenziamenti e il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro si moltiplicano i centri di resistenza operaia e proletaria; tuttavia senza un’organizzazione generale della classe, gli scioperi, i presidi, le occupazioni delle fabbriche, i sequestri dei manager e tutte le azioni di lotta - isolate le une dalla altre, disperse in mille rivoli locali in scontri con il proprio padrone (lui sì sostenuto dalla sua classe e dalle sue istituzioni) - sono destinati alle sconfitta se non diventano parte di una lotta generalizzata e organizzata.
La crisi economica dimostra meglio di tante parole che tutti i partiti, sia centro-destra che di centro-sinistra, compresi quelli che usano la falce e martello fino a ieri nel governo Prodi, non hanno due visioni del mondo alternative, diverse della società: essi sono semplicemente le due facce del capitalismo italiano, due diversi modi di gestire la società fondata sullo sfruttamento.

Delegare la difesa dei nostri interessi a questi partiti e sindacati che riconoscono la legittimità del profitto mettendolo al primo posto e poi, solo se compatibili, gli altri diritti, da quello del lavoro, alla salute, alla scuola, ad una vita decente, significa subordinare la nostra esistenza alle compatibilità del capitale e nella crisi ciò che lo era ieri oggi non lo è più.

Operai, proletari, compagni,
noi proletari di tutto il mondo siamo un’unica classe sociale che è ancora sfruttata e oppressa e la nostra liberazione ha bisogno di un’organizzazione indipendente internazionale che solo noi possiamo darci. O ci organizziamo come classe o continueremo a rimanere schiavi di un sistema che ci sfrutta e ci opprime.
E’ giunto il momento di riprendere la lotta essendo nuovamente artefici del nostro destino. La lotta per liberarci dalle nostre catene, dallo sfruttamento capitalista, non può essere che opera nostra, non abbiamo altre alternative.

SOCIALISMO O BARBARIE, SONO LE UNICHE ALTERNATIVE.

Da: *comitato promotore assemblea nazionale autoconvocata* Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo **
 
Primo Maggio 2009: E' di nuovo MayDay!]
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Friday 08 May 2009
Primo Maggio 2009: E' di nuovo MayDay!


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 MayDay Parade 009
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** MayDay009 - Rotta verso il futuro! **

A Roma, Milano e Palermo, il primo maggio precario ? per il nono anno
consecutivo "EuroMayday", la street parade che lancer? un percorso di
analisi, di agitazione, di critica a un modello di sviluppo
insostenibile. Gridando "rotta verso il futuro!" la Mayday riprender?
il cammino cominciato nella city di Londra e nelle strade di Atene,
nelle universit? e scuole che cavalcano l?Onda dei movimenti per il
diritto al sapere e alla formazione, nell?Europa che si solleva contro
il neoliberismo e i suoi disastri "in decine di altre citt?".

Mayday: make them pay!

Primo maggio 2009
Milano, Porta Ticinese ore 15
Palermo, piazza Marina ore 16
Roma, Porta maggiore ore 12


Leggi l'appello MayDay 009
<http://italy.euromayday.org/?p=6055>


Guarda i video di lancio
<http://italy.euromayday.org/?p=6115>


Leggi i comunicati di presentazione del percorso MayDay
<http://www.precaria.org/images//press_mayday09.pdf>




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 MayDay Countdown
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?MayDay Countdown 2009? ? uno spazio condiviso che raccoglie una scarica
adrenalinica di iniziative di avvicinamento alle MAY DAY di tutto il
territorio nazionale. I progetti politici e socio-culturali che danno
vita a questo countdown sono attivi, radicali e  radicati da anni nei
rispettivi territori. Le tematiche vive su cui si ? entrati in azione
sono le politiche del lavoro (precariet?, welfare), le rivendicazioni
dei migranti, le devastanti politiche ambientali e socio-culturali che
affliggono le regioni metropolitane. Ogni soggetto propone creativamente
le sue pratiche comunicative, in sintonia con le
rivendicazioni della MayDay, e nel rispetto dell?autonomia e delle
differenze dei protagonisti di ogni iniziativa. Le azioni saranno tutte
caratterizzate dall?incisivit? e dalla precisione con cui andranno a
colpire i responsabili delle politiche che ci hanno trascinato nel
baratro della crisi.
Nelle settimane che precedono il primo maggio, le metropoli italiane
saranno infiammate da un?energia insolita...

Precari, giochiamo a fare la crisi?


Segui le azioni del Countdown in tutta italia
<http://italy.euromayday.org/countdown/blog.php>



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 City of Gods is back
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In occasione della EuroMayday009 ecco in edizione straordinaria un nuovo
numero della free&free press precaria City of Gods . In esclusiva,
all?interno, l?inserto speciale Alitalia: qui troverete spiegati tutti i
divertenti trucchi usati dalla famosa banda Colaninno, insieme a governo
e sindacati, per mandare a casa i lavoratori, speculare sul titolo,
beccare utili, mollare debiti, far valutare la compagnia di bandiera
quasi un miliardo di euro, ma scucire solo 250 milioni. Altro che gioco
delle tre carte!

Continua su City of Gods
<http://www.precaria.org/index.php/Intelligence-Precaria/City-of-Gods-Mayday-009.html>


Scarica il nuovo numero di City of Gods:
<http://city.precaria.org/city7/city_7_milano.pdf>




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 Serpica Naro alla MayDay009
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Serpica Naro partecipa alla MayDay009 all'interno dello sciame No-oil.
L'apertura ciclica, ecologica e desiderante della parade, con il primo
sound system distribuito ad energia solare.
Vieni dritto in testa al corteo! Munito di ruote, rotelle, animali da
traino ma soprattutto, non dimenticare di portare il tuo fido
ghetto-blaster: bastera' sintonizzare le frequenze sui 98.0 FM per
comporre una nebulosa rumorosa e diffusa.
Al carretto di Serpica potrai trovare le due produzioni speciali per la
MayDay009:
 - le magliette Serpica Naro limited edition
 - la borsa a Kilometri Zero


<http://www.serpicanaro.org/>




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 Dalla MayDay all'Abruzzo. Precari & Solidali
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La rete MayDay di L?Aquila ha camminato con noi per tanti anni e ora,
sommersa dal terremoto, sta lottando per una ricostruzione trasparente,
partecipata, dal basso.
Le MayDay italiane saranno al fianco del popolo abruzzese, con la loro
solidariet? e con l'impegno per offrire forme di supporto materiale ed
economico ai progetti di gestione dal basso all'interno dei campi.

Cerca e diffondi le spille "LaQuiLa - Precari&Solidali" tra i carri
della MayDay...


Segui le campagne di solidariet?:
<http://comitatiriscossa.noblogs.org/>
<http://www.epicentrosolidale.org/>




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** Punto San Precario Evolution **

Problemi in azienda? La San Precario Evolution vuole sentire la tua
storia. Ti offriamo assistenza e supporto, legale e di conflitto perch?
capita sempre pi? spesso che l'unico modo per trattare con un'azienda
? quella di trattarla male.

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Assicuriamo massima riservatezza.

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Quale 25 Aprile?
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Friday 24 April 2009
Quale 25 aprile noi comunisti rivendichiamo e difendiamo?

 

Dopo lo «sdoganamento» di "Alleanza Nazionale" da parte di Berlusconi e la legittimazione dei neofascisti come nuova forza «democratica» chiamata a partecipare alle massime istituzioni della Repubblica con la Presidenza della Camera e con vari ministri e sottosegretari, si estende e si intensifica di anno in anno l'ondata di revisionismo storico che tende a rivalutare vari aspetti del fascismo e a denigrare ed infangare la Resistenza.

Aveva cominciato Luciano Violante a riconoscere i presunti «valori» per i quali erano andati a combattere «i ragazzi di Salò». Da allora si è andati avanti con un crescendo di menzogne storiche e di attacchi all'antifascismo e alla guerra partigiana. Ne ricordiamo solo alcuni: la sostanziale riabilitazione di Mussolini e della Repubblica Sociale; il tentativo di mettere la falce e il martello, simbolo glorioso della volontà socialista di riscatto del lavoro, sullo stesso piano di macabri simboli nazisti come le svastiche e le croci celtiche; l'addebitamento della strage delle Fosse Ardeatine ai gappisti romani che compirono l'operazione di guerra di Via Rasella; il progetto di legge presentato in Parlamento per l'equiparazione dei partigiani e dei membri delle Brigate Nere e per la corresponsione ad entrambi di un «vitalizio» quali «combattenti».

Il 10 febbraio scorso si è «celebrata» - in un fiume di retorica patriottarda - la cosiddetta «giornata del ricordo» delle foibe e dell'esodo delle popolazioni istriane, fiumane e dalmate alla fine della seconda guerra mondiale.

Si è taciuto che la responsabilità di quegli avvenimenti fu del regime monarco-fascista che dominò l'Italia dal 1922 in poi. Si sono dimenticate l'occupazione nazifascista della Slovenia e dei Balcani dal 1941 al 1944, le aggressioni e le stragi fasciste e naziste che insanguinarono l'intera Jugoslavia in quegli anni di occupazione. Si è dimenticato che, ancor prima dell'invasione della Jugoslavia, il regime fascista aveva compiuto in Istria una violenta opera di snazionalizzazione nei confronti delle popolazioni di lingua slava e di tutto ciò che non era «italiano». Si sono dimenticati i lager fascisti costruiti dopo il 1941 in Jugoslavia, quando l'attuale Slovenia venne annessa all'Italia e non meno di 30 000 persone di nazionalità slovena furono deportate e rinchiuse in una quarantina di campi di concentramento, il più duro dei quali fu quello creato nell'isola adriatica di Arbe, nel quale morirono più di 4 000 internati.

In un clima come quello che stiamo vivendo, gruppi neofascisti, o neonazisti come Forza Nuova e Casa Pound, aprono covi in alcune città d'Italia e compiono raid squadristici contro immigrati, centri sociali e sedi di sinistra.

Anche quest'anno il 25 aprile darà occasione a stanche cerimonie ufficiali, che cercheranno di offuscare e di far dimenticare che cosa fu realmente il movimento di Resistenza e di liberazione dal nazifascismo.

L'obbiettivo politico generale del movimento di liberazione - nelle sue componenti più avanzate - non fu soltanto quello di cacciare i nazisti dall'Italia e riconquistare le libertà democratiche distrutte dalla dittatura mussoliniana, ma quello di estirpare per sempre le radici economiche e politiche del fascismo e creare le premesse di un profondo rinnovamento della società e dello Stato. E fondamentale fu, durante la Resistenza, il ruolo dei partigiani comunisti nelle Brigate Garibaldi, nei Gap e nella creazione delle zone libere e delle repubbliche partigiane.

La Valsesia garibaldina e la Repubblica di Montefiorino nella provincia di Modena furono le prime due zone stabilmente liberate dai partigiani, e - dopo di esse - nacquero la Repubblica della Valdossola in Piemonte, la Repubblica di Torriglia in Liguria, la zona libera della Carnia nel Friuli, e altre. In quei territori i CLN uscirono dalla clandestinità, sorse un potere popolare, nacque una democrazia ben diversa - nelle speranze, ma anche nelle realizzazioni concrete di allora - dalla democrazia parlamentare borghese dello Stato italiano che si consolidò dopo la Liberazione e che vive oggi la sua fase degenerativa.

Quelle delle repubbliche partigiane furono esperienze che ebbero una vita relativamente breve, ma di grande importanza. Si formarono allora, nelle zone libere, organi di autogoverno popolare: i Comitati di Liberazione locali, le Giunte popolari comunali, i Tribunali Popolari, che svolsero tutta una serie di compiti ed attività concrete: organizzazione della produzione locale, revisione dei ruoli delle imposte, risarcimento degli infortuni sul lavoro, controllo dei prezzi, lotta al mercato nero e alla speculazione, punizione dei traditori e delle spie fasciste.

Le repubbliche partigiane, col potere affidato ai Comitati di Liberazione o direttamente agli eletti di tutta la popolazione, furono dunque delle vere scuole di democrazia, una democrazia nuova che nasceva nel fuoco della lotta ed esprimeva la volontà che, dopo la liberazione dell'intero territorio nazionale, non risorgessero più i vecchi istituti, ma nascessero delle strutture istituzionali che mettessero realmente il potere nelle mani delle masse popolari.

QUESTO È IL 25 APRILE CHE NOI COMUNISTI MARXISTI-LENINISTI VOGLIAMO RICORDARE, in un momento politico nel quale si moltiplicano i tentativi reazionari di trasformare la Repubblica conquistata col sangue dei partigiani in un nuovo Stato autoritario, prono ai voleri del Vaticano.

Contro l'ipocrita pacificazione oggi predicata da tutte le istituzioni dello Stato, la nostra risposta è:

 -    Nessuna pacificazione con il neofascismo!

-         Difesa intransigente della verità storica, contro i falsificatori della storia!

-         Difesa intransigente della lotta armata partigiana, in tutti i suoi aspetti!

-         No a qualsiasi equiparazione legislativa fra partigiani e torturatori

      repubblichini!

-    Lotta a fondo contro la deriva reazionaria berlusconiana!

 

Tratto da: Scintilla, aprile 2009

Foglio politico di Piattaforma Comunista

 

 

--
Piattaforma Comunista
 
Sito Web http://www.geocities.com/scintilla_mail
 
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CUB - Cobas - SdL: l'attacco al diritto di sciopero è un attacco alla democrazia
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Monday 09 March 2009
L'attacco al diritto di sciopero

è un attacco alla democrazia

 

Con le nuove norme previste dal Governo sul diritto di sciopero si sta andando rapidamente verso un nuovo e pericolosissimo capitolo del più vasto tema della limitazione delle libertà sindacali e costituzionali, della democrazia nel mondo del lavoro e nella società.

Dietro un linguaggio formalmente tecnicistico, presentato come un intervento per il solo settore trasporti, il governo predispone la legislazione per gestire la fase attuale e futura di grave  crisi economica e le conseguenti risposte dei lavoratori al tentativo di farne pagare a loro il costo. Ciò è confermato dal fatto che il governo ha annunciato norme che dovrebbero impedire di bloccare strade, aeroporti e ferrovie, forme di lotta utilizzate da tutti i lavoratori in casi particolarmente drammatici.

L'attacco al contratto nazionale, le nuove norme che si intendono introdurre sulla rappresentatività sindacale, la nuova concertazione tra governo, confindustria e sindacati confederali che si è trasformata in una vera e propria alleanza neocorporativa, sono elementi finalizzati ad impedire le rivendicazioni e la difesa dei diritti dei lavoratori. Ciò avviene proprio quando più grave è la crisi economica, più pesanti le conseguenze per i lavoratori e maggiore la necessità di risposte determinate.

 

Lo scopo del governo è quello di imporre per legge la pace sociale, vietando e criminalizzando il diritto di sciopero. Di ridurre al silenzio i lavoratori mentre si celebrano i misfatti nel settore dei trasporti - Fs , Tirrenia, Alitalia - con migliaia di esuberi, di messa in mobilità, di licenziamenti e il relativo aggravio sulla qualità  del servizio e dei costi

UN COLPO DI MANO CHE VA SVENTATO SUL NASCERE , INSIEME A TUTTI I TENTATIVI PROTESI A METTERE AL BANDO LA COSTITUZIONE E I DIRITTI FONDAMENTALI.

 

Illegittima e autoritaria l'ipotesi di consegnare lo sciopero, che è un diritto individuale sancito dalla Costituzione, alla disponibilità gestionale di sindacati che rappresentino il 50% dei lavoratori; assurdo perché in molte aziende la sindacalizzazione non arriva neanche al 50%. Nonché il referendum preventivo che tende a dilazionare e snaturare l'azione di sciopero, già  oggi estremamente contrastata dalle limitazioni della Commissione di Garanzia e dai ripetuti divieti del governo. Altrettanto improponibile è l'adesione preventiva allo sciopero, un non senso giuridico che prevederebbe l'impossibilità del singolo di poter mutare il proprio atteggiamento rispetto ad un'azione sindacale indetta. Inaccettabile infine la forma di lotta virtuale che di fatto elimina il diritto di sciopero ed assegna alle parti la capacità/volontà di individuare la “penale” per l'azienda in caso di “sciopero lavorato”, mentre ai lavoratori si ritira l'intera giornata di lavoro: quindi la perdita secca della giornata per il lavoratore ed una impercettibile riduzione dei profitti per l'azienda.

 

Contro questo ennesimo tentativo di eliminare il diritto di sciopero rispondiamo con la mobilitazione immediata contro governo e padroni, cisl, uil e ugl e finalizzando a questo obbiettivo gli scioperi già programmati a partire da quello per il trasporto aereo del 4 marzo.

 

Il sindacalismo di base ha indetto una manifestazione nazionale a Roma il 28 marzo e uno sciopero generale per il 23 aprile anche per difendere il diritto di sciopero e la democrazia sindacale

 

Cub – Confederazione Cobas – SdL intercategoriale

 

26 febbraio 2009

 
 
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